La pillola rossa anzi la caramella rossa e la caramella blu

Gli scrivo :

Da quello che mi hai finora detto, secondo me tu non hai preso nessuna pillola rossa, anche se ce ne é più di una in giro, da assumere. 

Per te è inutile ma il pezzo merita lo stesso di esser rivisto.


In realtà in giro, più che pillole, ci sono metaforiche  "caramelle rosse e caramelle blu" che in quanto tali sono ancora più difficili da assumere. Infatti vige il detto "non accettare caramelle dagli sconosciuti" che io estenderei, per gli ideologizzati, "non accettare caramelle dai conosciuti dell'altra parte, mai".

Per cui anche quando io ti invierò qualche caramella rossa, probabilmente non avrai la voglia, il tempo, la pazienza, di assumerla e nel caso lo facessi probabilmente la sputeresti subito, in quanto amara e indigeribile. Infatti essa ti sarà offerta non da me ma da qualcuno che tu reputerai, per  qualsiasi ragione ( era questo n anni fa, ora è quest'altro dopo n anni , chi lo conosce, conosco quest'altro che insegna ad Harvard e perciò mi fido di più, ecc..)  non accettabile e non entrerai nel merito, che richiede un po' più di attenzione e lavoro intellettivo dell'esclusione a prescindere, ad hominem.

Ti invio la mia prima caramella rossa che ho assunto. Sono passati 14 anni circa, la mia azienda ( e non solo la mia)  cominciava ad andare in crisi, non capivo perché e quindi con spirito di ricerca interessato cercavo online le ragioni di questo. Ragioni sistemiche, non banalità da attribuire alla situazione locale, italiana o addirittura siciliana. 

Bagnai non era ancora nella lega, era un professore di economia, piuttosto eterodosso e questo lo rendeva inviso alla comunità accademica che, come capita ai non conformisti, lo ostracizzava. Messora aveva un canale YouTube di informazione non allineata che poi, per questo, gli fu chiuso d'imperio e tutti i video sparirono da esser disponibili. Questo video  è stato rimesso in rete da volenterosi perché storicamente fu illuminante per tantissime persone, tra cui la sottoscritta.

Eccolo. Dura 2 ore e mezza quindi ci vuole tempo e pazienza.

Ce lo chiede l'Europa. 




Seguito della discussione

 Dopo un giorno gli mando questo.



E' il racconto del permesso dato ad un ragazzo - un 16-enne che si percepisce ragazza - di spogliarsi con le ragazze, nel loro spogliatoio. Solo che il tipo comincia a massaggiarsi il pisello davanti alle ragazze. Le ragazze protestano con l'insegnante di ginnastica che dice loro che sarebbe " discriminatorio" negargli l'eccesso allo spogliatoio. Le ragazze allora cominciano ad usare un'altra stanza per spogliarsi e la stessa insegnante poi glielo vieta dicendo di finirla di "fare un dramma" della cosa. E le ragazze quindi vanno a fare ginnastica senza più cambiarsi.

Io commentai sotto : Il progresso ....

La sua risposta è questa:

Preferisco non rispondere ai tuoi ultimi messaggi perché le nostre posizioni sono evidentemente inconciliabili. In generale e al di là di tutto, secondo me la comunicazione non può funzionare se il numero di assunti apodittici e assiomatici (magari basati su biases di cui non si è consapevoli) supera una certa soglia. Quella delle "fissazioni" è una tua teoria, basata certamente su lunghe e approfondite riflessioni ma non per questo più valida di altre teorie elaborate in ambito psicologico (e magari con una letteratura scientifica leggermente più solida alle spalle). Lo stesso discorso vale per chi dice che la crisi climatica è una bufala o per chi ritiene che i vaccini siano dannosi. Il fatto che la scienza sia fallibile non implica che tutte le posizioni si equivalgano. È altrettanto sbagliato e direi fuorviante, secondo me, usare esempi estremi (quelli che si sentono cani, l'omone di 2 metri che vuole competere con le ragazzine di 45 kg, la storiella che racconta una tizia su Twitter) per fare un ragionamento esteso e di principio. Si parla, in questi casi, di "straw man argument", una fallacia logica purtroppo abbastanza diffusa. Può funzionare a livello retorico, ma non dal punto di vista logico né tanto meno da quello sociale, psicologico o politico. La comunicazione può produrre risultati positivi e arricchire le parti solo quando si sviluppa su un terreno logico e dialettico condiviso, fondato su presupposti comuni (indipendentemente dalle posizioni, che possono anche essere antitetiche). In tutti gli altri casi non produce nulla, se non frustrazione.

E io scrivo :

Ti dirò, vengo da una seduta di elettrocoagulazione. Dura poco meno di un'ora e si parla. La mia cara amica e confidente estetista, che per lavoro conosce anche qualche trans "incredibile", si poneva su una posizione che lei riteneva intermedia tra me e te. A suo parere ( ha letto il mio ultimo post dove riporto la nostra discussione ) si tratta di posizioni estremiste entrambe. Era d'accordo con il principio che qualcuno deve rompere "  l'ordine costituito " sennò la società potrebbe non cambiare mai. Ma che anche bisogna distinguere tra bisogni, desideri legittimi e vere proprie turbe mentali. In fondo la sua posizione non mi è lontana e mi chiedevo quale è il discrimine per un giudizio. Riflettendo io ho un assunto che la " consapevolezza " ( quella per la quale si lavora mentalmente per raggiungerla ) non alberga nella maggior parte della gente e che questo fatto è noto al potere. E il potere con i suoi mezzi di condizionamento può spingere per un cambiamento a se congeniale : cioè al mantenimento del potere. L'assoluta liberalità dei comportamenti, quindi di qualsiasi fissazione o desiderio immaginario, è l' ideale per atomizzare la società ed impedire che si formino gruppi sociali omogenei e capaci di richiedere diritti "sociali", come accadeva una volta con la lotta di "classe". In mezzo a questo ci sta pure il gender o la disforia di specie ma, misurando, potrebbe essere la  cosa meno importante.
E la gestione del COVID ne è un esempio perfetto. Mediante paura pilotata mediaticamente hanno condizionato la gente per poter spendere miliardi ( e arricchirsi ) su vaccini fintamente salvifici (anzi rivelatisi dannosi).
Ma c'è una cosa che ci unisce:  entrambi crediamo di vedere il mondo dalla nostra porta spalancata e crediamo che l'altro lo veda dal suo buco della serratura. Quindi solo il tempo e i cambiamenti che verranno faranno si che a me o a te  si spalancherà la porta e dopo potremo andare d'accordo.

E risponde :

Conosci il rasoio di Occam? Semplificando al massimo, si tratta di un principio di "pulizia mentale" alla base di qualsivoglia ragionamento che voglia dirsi corretto. Se vedo un asino che vola, secondo il rasoio di Occam è più probabile che io stia avendo un'allucinazione e non che un asino stia effettivamente volando. La seconda opzione non è da escludere al 100%, ma è altamente meno probabile. "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem". La spiegazione più semplice, quella meno astrusa e cervellotica, è quasi sempre quella corretta. Ora, secondo te è più probabile che esista un potere occulto il cui scopo è manipolare la mente degli individui (ma composto da chi e con quali finalità? Gli Illuminati di Baviera? Bill Gates? George Soros? Un misterioso cartello fatto di capi di stato, imprenditori senza scrupoli e giornalisti venduti?) oppure che alcune persone, sbagliando, si siano convinte che esista un "complotto" quando in realtà non c'è assolutamente nulla? Dopo aver frequentato il master in comunicazione della scienza ho conosciuto virologi, epidemiologi ed esperti di salute pubblica. Tutti loro sono convinti (oddio, tutti no: diciamo un buon 98-99%), sulla base delle loro conoscenze e delle evidenze scientifiche, che i vaccini anti-COVID abbiano salvato tantissime vite. Possibile che siano stati tutti plagiati o comprati? Ecco, io cerco di applicare il rasoio di Occam anche alle questioni legate al "gender" e a tutto il resto. La mia non è la visione di chi è convinto di avere la porta spalancata o la verità in tasca. Penso solo che sia più corretto partire dai dati di fatto (quello che desiderano le persone, ciò di cui hanno bisogno per stare bene, più libertà e più diritti anziché più norme e restrizioni) piuttosto che usare come criterio un'ipotesi basata su presupposti teorici che non stanno in piedi (e non stanno in piedi non in quanto scomodi o antipatici, ma perché non superano il vaglio del rasoio di Occam, della verifica delle fonti, della correttezza dei dati). Questo vale per chi non crede nei vaccini o nel riscaldamento climatico, per la teoria della terra piatta, per la teoria del gender, per la teoria della sostituzione etnica, per chi sostiene che non siamo mai stati sulla Luna o che le sorti del mondo siano in mano a un ipotetico Nuovo Ordine Mondiale, per chi crede nelle scie chimiche, per chi immagina che Joe Biden sia un rettiliano e altre amenità. Queste idee sono tutte allo stesso livello perché sono formulate a partire da presupposti egualmente fallaci. Su una cosa sono d'accordo con te: la maggior parte della gente non è "consapevole", è vero. Forse però non abbiamo la stessa idea di cosa voglia dire essere consapevoli. Per me non esiste un potere talmente forte e coeso da elaborare piani di condizionamento su così vasta scala (non sono assolutamente certo che non ci sia, lo ritengo solo estremamente improbabile, come nell'esempio dell'asino che vola). Anzi, per me non esiste proprio il "potere" in quanto entità astratta e demoniaca (una sorta di Leviatano). Esistono invece migliaia di uomini e donne di potere, in vari contesti e a vari livelli, fallibili e imperfetti, come tutte e tutti. È possibile che qualcuno abbia tentato di usare il proprio potere per condizionare la gente usando i mezzi di comunicazione di massa? Assolutamente sì (vedi Berlusconi). È realistico che questa cosa si sia estesa all'intero globo e che abbia portato a manipolazioni di massa sul "gender", sui vaccini ecc.? Assolutamente no. Non è impossibile, dico solo che è altamente improbabile (se vuoi posso chiedere a un mio amico matematico specializzato in statistica di elaborare un calcolo approssimativo delle probabilità che una cosa del genere possa essere realisticamente realizzabile). Per quanto riguarda l'onere della prova, ti rimando a un altro principio-metafora: https://it.wikipedia.org/wiki/Teiera_di_Russell

Scrivo :

Ecco. Tu con quello che mi hai scritto mi dimostri che ti senti di vedere il mondo da una porta quasi spalancata. E per te che quello che dico io ha la probabilità molto bassa di essere vero  perché io vedo il mondo dal buco della serratura ( tu hai intervistato scienziati ecc. ecc.  e io no ). Confermo quindi la mia ipotesi delle porte. Può darsi che non ci voglia molto tempo perché anche la tua porta si apra ( per me sei che tu vedi dal buco della serratura e con occhiali deformanti ideologici, ma è una mia opinione). Aspettiamo che succeda, che le tue argomentazioni non mi convincono per niente. Bisognerebbe che tu avessi la voglia di ascoltare altre fonti oltre le tue, che sono quelle di tutti. Se non lo hai fatto è perché non le cerchi, non ti interessano e lo capisco. 
Chiudiamola qui. Un abbraccio comunque.


Risponde :

Basarsi sulla ragione, sulla raccolta dei dati e sulla verifica delle fonti non equivale a usare occhiali deformanti ideologici. Se da una parte c'è una persona che studia medicina e fa ricerca da 30 anni e dall'altra un tizio che fa tutt'altro ma "ha capito che...", tendo a dare più valore alle parole del primo. Non credo aprioristicamente a tutto quello che dice, solo non lo metto sullo stesso piano di chi non ha studiato; il concetto di "uno vale uno" può aver senso per quanto riguarda i diritti, non per quanto riguarda le conoscenze. In caso contrario mio cugino laureato in legge potrebbe insegnare meccanica quantistica all'università e mia zia con la licenza media discettare di geopolitica in TV. Io non escludo nulla a priori, ma se uno fa affermazioni forti deve portare con sé prove altrettanto forti. Altrimenti si tratta di fantascienza (fantapolitica, fantamedicina, fantapsicologia ecc.). Le mie fonti non sono quelle di tutti, purtroppo. La maggior parte della gente, dicevamo, non è consapevole e non sa distinguere una fonte seria e affidabile da una che non sta in piedi. Detto ciò, tempo permettendo (non è mai abbastanza), sono pronto ad ascoltare eventuali fonti alternative. E ricambio l'abbraccio. :)

Scrivo :

Quello che dici è quello che posso sentire tutti i giorni su Rai, La7, e tutti i quotidiani di carta e on line di tutto il mondo.
Restiamo così. Ti giro informazioni alternative che non è difficile trovare avendo la curiosità di cercarle. Ma te le trovo e poi me le contesti nei fatti con altri fatti. 
A partire dalla luna, torri gemelle, COVID, e altre tante storie. Purché tu , nella versione critica della verità ufficiali,  non le assimili ai terrapiattisti, che è un artificio di settarismo ideologico, strumentale a bloccare ogni discussione su fatti. Esempio : Ah... Sei NOVAX ? Non ci parlo con te e non voglio sentire ragioni ! 

Ciao....che vado a fare la spesa, e uscire in abiti femminili prende più tempo, caro.

E gli mando la mia foto, prima di uscire



Apprezza e mi scrive : Stai benone 😘

E poi ribadisce : 
(Per la cronaca e per chiudere la questione, quando parlo di fonti non mi riferisco al Corriere della Sera o al Tg1. Per fare un esempio, nel caso dei vaccini considero una fonte attendibile un paper basato su una ricerca in doppio cieco condotta da un team di studiosi di più università e pubblicato, dopo peer review, su Science o Lancet.)
Rispondo :

Ok. Ma dietro ci sono mostruosi interessi economici quindi le menzogne dette dal mainstream sono tutte lì. 
E grazie per i complimenti...







 

Discussione "lunghetta" su whatsApp

Quella che segue è una discussione che oggi ho avuto con l'autore del libro "Le ribelli : otto scienziate che hanno cambiato il mondo"


Avevamo avuto un breve botta e risposta durante la presentazione. Questo il video e io intervengo al minuto '42, sono concitata e gesticolante. Non mi sono piaciuta, ma tant'è.




Scrivo :

Ieri l'altro sono stata dall'endocrinologo. Qualche complimento ( mi ha trovata "carina" ) e poi mi dice che, lavorando lui anche con l'Inghilterra ,  lì c'è un vento di ritorno forte e che qui potrebbero anche levare la gratuità delle terapie (questo è uno che fa commissioni al ministero) . Come vedi, e come ho detto, a voler esagerare con sfacciate esibizioni e rivendicazioni senza senso, la reazione colpisce poi chi non c'entrerebbe niente. 

Risponde :

Continuo a pensarla diversamente. Le rivendicazioni "senza senso" sono in percentuale risibile (vedi quelli che si sentono cani, ma anche in quel caso io sono per il "lasseiz faire"). Nella maggior parte dei casi si tratta di richieste valide e più che legittime.

Scrivo :

Che un tipo come Schwarzenegger si sveglii la mattina e affermi convintA che da oggi lui è Caterina e che perciò deve fare pipì nel bagno delle donne e poi prenota una visita ginecologica e denuncia il medico che rifiuta  sono cose possibili  che qualcuno si ostina a rivendicare "con senso".

Risponde :

Ma questo è l'ennesimo esempio estremizzato. Qual è la storia esistenziale e psicologica della persona con le fattezze di Schwarzenegger che "si sente" una donna? Cosa prova? Quali sono le sue sofferenze?  Secondo me sarebbero queste, al limite, le prime domande da fare. Non credo che questo ipotetico personaggio avrebbe come urgenza più pressante quella di fare pipì nel bagno delle donne. Ma poi, anche fosse, cosa potrebbe accadere? Potrebbe molestare o violentare le donne? Turbarle? Liberiamoci da questi schemi: sono vecchi e non ci aiutano a evolvere. Detto ciò, io abolirei del tutto la suddivisione dei bagni in maschili e femminili.

Scrivo :

Il fatto è che "rivendicare" significa pretendere "diritti". Che significa, per quella società nella quale non si ha il "consenso" su questo (con senso = consenso),  fare leggi e quindi imporre doveri a chi per biologia, cultura, abitudini non è d'accordo. Ciò, se esagerato, è una violenza nella direzione pseudo progressista che produce inevitabilmente reazione. E metteranno nei bagni non la figurina con i pantaloni o la gonna ma direttamente XX e XY e poi io, che non ho problemi di credibilità ad andare nel bagno femminile, non ci potrò andare più. Non capisco questo impulso all'abolizione del genere sessuale con tutti le sue anche giuste differenze, molte derivanti dalla biologia. Ciò per le esigenza di qualche personaggio ( infima minoranza) che fluidamente vuole avere barba e indossare gonna e rossetto? Che lo faccia, ma si deve aspettare in questa società  che non lo arrestino ok - ma qualche fischio sì - e in una società islamica che lo buttano dal 4° piano , però.

Risponde :

Io non voglio che le nostre conversazioni degenerino in litigi (soprattutto via chat), ma sappi che non condivido praticamente nulla di quel che dici. 😅 Esiste una intera branca di ricerca chiamata "gender studies" (purtroppo in Italia c'è in poche università e fa fatica ad attecchire perché il nostro è un paese esageratamente bigotto). Il genere non ha nulla a che fare con il sesso biologico. In natura esistono i maschi e le femmine, nessuno lo mette in dubbio (a parte i molti casi di intersessualità, ma mettiamoli da parte). Tutte le altre differenze sono di matrice puramente culturale e quindi si possono mettere in discussione, non sono scolpite nella pietra. Ha senso ed è giusto che una minoranza (anche molto piccola) chieda più diritti, se questo può aiutare a star meglio qualcuno senza che ciò provochi danni o limitazioni per altri? Assolutamente sì. Non basta che qualcuno dica "mi turba" o "è ridicolo" o "il rischio è un'onda reazionaria", perché in base a questo assunto non cambierebbe mai nulla.

Scrivo :

Ok. Finiamola qui. I gender studies che dici sono opinabilissimi (falsificabili anche da un solo caso di de-transition) come ogni studio di ogni disciplina. E questa manco scientifica è. Io penso che il genere sessuale è invece in gran parte innato e in minor parte derivante dal resto ( educazione, cultura, famiglia, ambiente). In questo siamo troppo distanti. E poi affermate che il "sentire" sia realtà e non illusione cognitiva è una cosa su cui ho scritto, ho fatto conferenze, e che ho  elaborato da  oltre vent'anni. A partire da questo puoi sentirti Marylin, un cane, un pipistrello (ricordi Nagel?) e va bene. Ma imporlo alla percezione altrui ( e costruire doveri) è altra roba.

DOPO UN PO' LUI RIPRENDE LA DISCUSSIONE

Scrive :

Fermiamoci qua, hai ragione. 😅 Intanto dovresti spiegarmi cosa intendi per scienza tu, visto che la stessa definizione di "scienza" è oggetto di diatribe epistemologiche che vanno avanti da decenni e non si è riusciti a trovare una risposta univoca e definitiva (l'antropologia è meno "scienza" della meccanica quantistica? Lo studio degli epigrammi è meno scientifico delle ricerche in ambito biomolecolare?). Senza scomodare Kuhn, Feyerabend o Lakatos, mi limito a dire che è un terreno minato e nessuno (ma proprio NESSUNO) può pretendere di conoscere la risposta finale e ultima. Il falsificazionismo di Popper è superato da tempo. Discorso analogo per quanto riguarda la questione del "genere". Non puoi prendere un ambito di studi complesso che nel corso degli ultimi cinquant'anni ha prodotto una letteratura scientifica molto ampia e ridurlo a una barzelletta. Dire che i gender studies possono essere falsificati dai casi di detransition significa dichiarare apertamente di non sapere cosa sono i gender studies. È legittimo che l'argomento non ti interessi, così come è legittimo e sacrosanto che tu la pensi diversamente da me. È un po' più difficile da capire e accettare, invece, il fatto che una persona intelligente e di ampie vedute come te, che ho sempre stimato e che continuo a stimare, possa esprimere pareri così tranchant su argomenti che chiaramente frequenta poco. Tu vivi sulla tua pelle una forma di disforia di genere e sulla base della tua esperienza e delle tue riflessioni sei arrivata a certe conclusioni, ma questo non implica che il tuo percorso e le tue risposte possano essere estesi all'intero genere umano. Sul fatto che il genere sia un costrutto culturale e sul "sentire" come realtà o illusione cognitiva si potrebbe discutere per giorni, ma bisognerebbe farlo senza partire da verità preconcette. Perché in base a questo presupposto Simone De Beauvoir e Judith Butler (due filosofe) così come Gina Rippon (neurobiologa), sono oggettivamente cretine che sparano cazzate, mentre Steven Pinker o Diego Fusaro dicono la verità. Questo solo perché Pinker e Fusaro (come Rizzo) mi dicono quello che voglio sentirmi dire, in un certo senso mi danno ragione, mentre le altre vanno in direzione opposta al mio pensiero. È ovvio che così non si va da nessuna parte, non è possibile un confronto né un avanzamento del pensiero. È uno scenario simile a quello di chi prova a discorrere con un negazionista climatico o un novax (ha senso farlo? È utile?). Per me possiamo scambiarci consigli di lettura e discorrere amabilmente di questi argomenti, ma senza partire dalla convinzione di avere la verità in tasca. Io non credo di averla e sono certo che anche per te sia così. Se dal punto di vista scientifico e filosofico è corretto cercare di saperne di più e non pretendere di essere detentori del Verbo, dal punto di vista politico è invece necessario prendere posizione. La posizione che tu chiami di "progressismo indefinito" è, a mio parere, l'unica davvero libertaria. Se si comincia a mettere paletti è poi facile tornare indietro a passo di gambero (lo dicevamo l'altro giorno) e giudicare anormale o sbagliato tutto ciò che si discosta anche di poco dallo spirito del tempo in cui si vive: il matrimonio omosessuale (ops, questo in Italia non è ancora legale e chissà se lo sarà mai), la gestazione per altri (ops, questa in Italia è considerata "reato universale"), l'adozione per le coppie gay (ops, anche questa qui in Italia è vietata; sarei curioso di conoscere l'opinione di Rizzo in merito), la libera circolazione delle persone (ma sì, mandiamo i migranti in Libia o Albania), fino ad arrivare al diritto all'aborto.

 Le persone che percepiscono di non appartenere né al genere maschile né a quello femminile (non ho scritto "che non si sentono né maschi né femmine" per non destabilizzarti) esistono. Cosa vogliamo fare con loro? Li vogliamo ignorare o prendere in giro perché non sottostanno alla nostra idea dicotomica di genere sessuale? Li vogliamo paragonare a chi dice di sentirsi un cane o un cioccolatino? Ha senso fare così? Suvvia.

 In UK tolgono la gratuità delle terapie? Lottiamo affinché venga ripristinata, non incolpiamo gente che si limita a essere ciò che è (perché dire di essere nonbinary o genderfluid dovrebbe essere una "sfacciata esibizione"?).

Rispondo :

Le scienze ( quelle sociali e mediche in particolar modo ) purtroppo sono guidate da interessi politici ed economici. Tu dirai di no e dubiti poco ( ti sarai vaccinato, X dosi), io dirò di si (non mi sono vaccinata, 0 dosi) e dubito assai. Quindi su questo non andiamo da nessuna parte. Tesi contrapposte in letteratura autorizzano su queste cose a farsi una propria opinione. Che poi la biologia venga prima della psicologia nel conformarci a me sembra una ovvietà. A te no, ma che uno dica non mi sento ne maschio ne femmina è possibilissimo anzi è la normalità. Perché non ci si può "sentire" maschi o femmine si può "essere" maschi o femmine, nel corpo, nei modi ecc. Quindi costoro semplicemente oscillano ed è quasi naturale. Io lunedì sono andata a farmi una ecografia addominale ( una scemenza rivelatasi inutile ) e ci sono andata in abiti maschili perché ritengo stupido e inutile "sentirsi" donna quando poi devi dire al medico che non hai utero, ovaie ma hai la prostata. Cosa mi sentivo ? Mi sentivo me. Persona umana. Se non avessi avuto consapevolezza e controllo di me e mi fossi "sentita donna" non avrei potuto che fare un casino. Quando sono andata dall'endocrinologo ero vestita bene e lui mi ha detto che ero "carina" e mi sono "sentita donna" perché lo ero.

Inciso di vanità : ero questa 

 

Fine dell'inciso di vanità 

Fissarsi sul proprio genere è il modo principale per dargli un'importanza assoluta. E' la "fissazione disforica". E' la malattia. La cura è non avere fissazioni di nessun tipo. L'ho scritto ma tu non mi leggi ( peggio per te) l'identità non è uno STATO ( io sono così e basta, aggiustatevi voi ) ma è un MOTO ( io vorrei diventare così, e chissà...). E poi tu ( ed io) siamo proprio un esempio di come si può non esser "fissati" e farsi una vita comunque.

Scambiare le "fissazioni" come libertà psicologica è per me un errore, anche grave che, se non corretto in terapia, ti può portare dove non si sa, anche al suicidio. Chi si sente un cane è un fissato che va curato. Se mi piscia su una gamba ha il diritto di non esser preso a calci ? Pretende questo ?

E se uno  è un omone di 2 metri d'altezza e (pur transizionato quindi sarebbe "donna")  vuole  competere a nuoto con delle ragazzine da 45 kg secondo me sbaglia e non dovrebbe essergli consentito. NON è una donna , come non lo sarò mai neanche io, nonostante terapie ed eventuali operazioni. Il giorno che avrò cambiato il nome e dovrò farmi una ecografia addominale la "donna " Marialisa dovrà dire al medico : "Guardi che non troverà utero ed ovaie ma una prostata."

<per le terapie non più gratuite (ndr) > Non in UK. Potrebbero toglierle in Italia e poi valle a recuperare. E se levassero la disforia dal DSM ? Perché dovrebbero darti le cure ? Il tuo è un passatempo, no ? Oggi donna, domani uomo e che vuoi dalla società....


Essere autenticamente se stessi e, misteriosamente, gli altri se ne accorgono.

 WhatsApp è una applicazione che si usa tanto per lavorare. 

Oggi ricevo un messaggio e poi una chiamata telefonica da un imprenditore mio amico e cliente (quello di quella roba immensa costruita a Parigi e in tante altre parti del mondo).

Al finire della discussione mi capita di fagli il nome di un mio caro amico ( quello a cui mi rivelai in questo post " Il compleanno più movimentato" che si occupa di energia per grandi aziende, comuni ecc, insomma grandi consumi.

Gli giro il contatto e poi gli scrivo :


Dopo qualche altra battuta lui mi chiede :


Al mio amico gli giro il primo messaggio per avvertirlo ed ecco il dibattito:
 

Stavo mangiando. 

E ho pianto, porca miseria.


Testimonianza dalla rete

Mi considero "passabile" , ed esserlo alla mia veneranda età è una grande fortuna. 

Però non va a tutti/e così bene. Mi hanno raccontato di una persona che ha transizionato praticamente in modo completo. Ha vent'anni meno di me, anno più anno meno. Questa è andata all'estero e, con una serie di interventi chirurgici, ha fatto il seno, vagina e anche altro che non so.

Io non l'ho vista ma, fidandomi del giudizio altrui, appariva un disastro. Tacchi alti, minigonna, un corpo visibilmente con struttura maschile (spalle larghe e fianchi stretti, per dire), trucco vistosissimo ma che non riusciva a trasformare il suo viso in modo femminile, avendo lineamenti troppo forti. Nonostante lei dicesse che ormai era e si sentiva donna, a vista altrui non pareva affatto così.

Mi pare di aver capito, dal racconto che mi hanno fatto, che  ha detto che vorrà trovare un uomo che la ami. Ma, restando così la sua immagine, costui non sarà un normale uomo eterosessuale, penso.

Oggi su twitter (X) ho trovato questa testimonianza che mi pare interessante per descrivere come è possibile non farsi travolgere dal proprio sentire inconsapevole e quindi arrivare a risultati desiderabili per una vita serena, anche se con qualche struggimento.

Ecco questa testimonianza

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Quando avevo circa 21 anni, una donna trans anziana mi parlò del mio interesse per la transizione.

"Passerai il resto della tua vita a chiederti perché hai rinunciato a essere un uomo gay carino ma insicuro e ti sei intrappolato nel corpo di qualcuno che assomiglia un po' a una donna".

Ogni giorno ti guarderai allo specchio studiando ogni ombra, ogni accenno del tuo vecchio viso, convinta che traspaia. Cercherai di nasconderlo con il trucco, i capelli lunghi e ancora trucco. Ma lo vedrai sempre. I tuoi vestiti non ti vanno bene. Sei troppo alto, troppo magro.

Ogni persona che incontrerai, immaginerai che si stia chiedendo di te. La tua voce sembrerà sempre troppo profonda, troppo forte, troppo pesante. Ma fingere suonerà falso. Te ne accorgerai. Se ne accorgeranno. Ti sentirai sempre nudo in pubblico.

Se non ci credi tu, come potrà crederci un uomo?

Col tempo troverai i trucchi giusti, il trucco giusto, il tono giusto, il movimento giusto. Dimenticherai di più e non noterai gli sguardi del tipo "Sono certa che qualcosa non va".

Ma lui sarà sempre lì ad aspettare. Hai bisogno del mondo intero per credere. Ma non ci crederai mai.”

Mi ha salvato.

Per me la soluzione è stata accettare ciò che non potevo cambiare. Ero ancora in difficoltà. Vivevo ancora con l'ansia. Odiavo ancora il mio corpo. Ma era *questa* la risposta? Era davvero la risposta? Non lo era. Avevo bisogno di tempo e di dare priorità alla mia vita. Arrivarono sfide più importanti.

Non esiste un modo giusto per gestire questa esperienza, ma la transizione è una soluzione così permanente e drastica. Una soluzione che non è garanzia di pace. Più aspetti, più è difficile. Più ti precipiti, più è probabile che te ne pentirai.

C'è un modo migliore.

Parte della crescita è rendersi conto che a volte le cose fanno male. La tua vita non può fermarsi quando le cose sono difficili.

 Devi trovare una via d'uscita.

I trattamenti di affermazione di genere ti tengono bloccato in un'accettazione e convalida senza fine e nel tentativo di essere ciò che non puoi essere.

Sono grato ogni giorno di non aver fatto la transizione. Non ho rinunciato a un futuro che non avrei mai potuto immaginare. Non mi sono fatto intrappolare. Non troppo tardi ho scoperto che non era la risposta al mio dolore.

Qualcuno che sapeva, mi ha detto la verità.

Ecco perché oggi parlo apertamente.

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A me sta andando bene, perché sono CREDIBILE (spero). Ho aspettato a lungo (potenzialmente per sempre, se non avessi perso la mia compagna di vita) e per fortuna, pur con qualche incertezza ancora, riesco a coltivare e sviluppare la mia nuova identità senza rimorsi o rimpianti.

Purtroppo tanta gente come me è anche INCREDIBILE e, spesso, non se ne rende manco conto. In genere costoro sperimentano verso di loro un certo "distacco empatico" ( per usare un eufemismo se non, in alcuni casi, disgusto),  ne soffrono e si arrabbiano. Quindi costruiscono un concetto di fluidità dove piazzare la propria identità e cercano di spingere con moti rivendicativi una accettazione sociale (o addirittura legale) sempre ed a prescindere (ad esempio nello sport). 

In se - non facendo del male a nessuno - non si tratterebbe di rivendicazioni dannose, ma non devono diventare l'occasione perché altre istanze di trans-formazione della società vengano propugnate in modo subdolo, nei media, nello spettacolo, nella pubblicità, o addirittura nel sistema educativo dei più giovani .

A me resta comunque il sentimento di stare dentro un recinto ( sociale, umano, biologico, ecc.) con tutte queste persone mie simili. Ora, nonostante io stia sperimentando l'accettazione, la simpatia, la convivialità con tante persone dotate di grande cultura e intelligenza, certe volte - a causa di questa varietà umana che mi è adiacente - quel recinto lo sento più alto.

Ma è solo il mio sentire quindi - secondo la mia tesi di fondo - è una mia illusione, e un po' mi consolo.



Leave The Kids Alone - Lasciate i bambini in pace - Sulle pedagogie transumaniste

Quest'ultimo sabato è stato particolare. 

La sezione del partito Democrazia Sovrana Popolare dove sono iscritta ha organizzato una conferenza sul tema "gender", cioè sulle problematiche di questo condizionamento sociale generale a cui siamo sottoposti e, in particolare, su quello che si riversa in vario modo nel percorso educativo dei bambini e dei più giovani.

Il vero motore dell'iniziativa è stata la vulcanica Luisa che, con la sua pervicacia e spinta ideale ed emotiva, desiderava illustrare la pressione educativa sul "gender" che comincia ad affacciarsi anche in Italia  ma che nei paesi anglosassoni è invece già dilagata determinando tanti e tali problemi da indurre, da non molto, anche ad una marcia indietro.

Ma io non potevo non essere protagonista. Anzi, la mia presenza in sezione, per certi versi, è stata  il seme in più che ha fatto germogliare questa voglia di parlare ed illustrare, politicamente, la questione.

La locandina del convegno è questa.



Il titolo è stato scelto ad hoc. Non c'è ne la parola GAY, ne LGBT, ne TRANS ( se non nella parola transumaniste) perché sembra che queste parole attraggano gli attivisti più aggressivi di queste organizzazioni e, secondo il loro modo di fare democratico e tollerante, impediscano anche con violenza ogni manifestazione che possa, anche pur lontanamente, criticare le loro posizioni e le loro rivendicazioni.

E' chiaro che l'argomento politico è mirato sui bambini (LASCIATELI IN PACE), e sui condizionamenti che possono subire, ma anche, più in generale, su quanto la spinta mediatica generale su tutti noi cerchi di mutare, quasi antropologicamente, alcuni paradigmi sociali e anche biologici. Queste sono le  "PEDAGOGIE TRANSUMANISTE" che subdolamente - ma neanche tanto - in nome di un progressismo incondizionato vogliono trasformarci in esseri umani privi di identità e quindi anche di identità di genere : consumatori perfetti, macchine umane inconsapevoli, ricettacoli di condizionamenti pubblicitari e di paure indotte artificialmente, per controllarci e prevenire ogni reazione. 

Non potrò illustrare le relazioni dei correlatori (Luisa, io, e due professori di filosofia bravissimi) perché non ho il loro materiale e perciò riporterò qui solo la mia relazione che ha avuto molti riscontri positivi, sia per il contenuto che per l'esposizione.

Questa è una  foto del convegno. 



Ero vestita così


E in questa foto la tipa seduta a sinistra sono io. Presa da lontano non sembro male (un po' di vanità mi è necessaria in ogni contesto, scusatemi 😀).


E questo è il mio intervento. 

----------------------------------------- IL MIO INTERVENTO ------------------------------------------------

Vi sarete chiesti che ci fa un'ingegnere , addirittura progettista industriale, in una conferenza che è tutt'altro che tecnica. Se non l'avete già capito, lo capirete tra un po'.

Comunque sono una iscritta a DSP che pensa di poter dare un contributo importante alla strutturazione degli obiettivi politici del partito nel campo delle problematiche della discriminazione sessuale e di genere.

V ho detto che faccio l'ingegnere e potete notare che non ho usato il verbo essere. Non ho detto "sono un'ingegnere". Personalmente ho una certa circospezione ad usare la prima persona del verbo essere : io sono.

Questo mio "vezzo"   è molto legato al  concetto d'identità che, per me ( e credo per tutti, consentitemi) è tutt'altro che "una e permanente", nonostante il significato più stretto della parola : identità, cioè qualcosa che è uguale a se stessa. 

C'è l'identità professionale ( sono un ingegnere, avvocato, operaio, ecc), quella familiare ( sono padre, madre, figlio, marito, moglie), quella legata all'età (sono un bambino, un giovane, un anziano) e tante altre definizioni che, a domanda, ognuno di noi declinerebbe secondo la percezione del suo momento di vita. 

E poi, anzi prima, c'è l'identità di genere : Sono un maschio, sono una femmina.

Inciso

Una volta si parlava solo di identità sessuale. Poi fu coniato questo termine per distinguere in quest’ultima due aspetti : le preferenze sessuali ( cioè il sesso del partner che si preferisce ) e l’abito sessuale in senso lato, cioè il modo di essere con cui ci si presenta nella vita: al maschile od al femminile, più o meno.  In effetti già così si manifesterebbe una varietà data dalle 4 combinazioni possibili del caso binario. Ma se si considera invece che solo i due estremi una continuità dei due aspetti le combinazioni diventano tantissime, ed ecco una spiegazione delle sigle che ci ritroviamo ai giorni nostri per individuare una qualche fattispecie sessuale.

Fine dell’inciso

La differenza cruciale tra queste definizioni è che quelle prime declinazioni dell'identità sono tutte più o meno mutevoli nel tempo : infatti si cambia lavoro, si cresce, si invecchia, ci si sposa, ci si separa e via discorrendo.

L'identità di genere, invece, appare decisamente differente. 

Per tanti - quasi tutti - è FISSATA da bambini e poi inalterabile per tutta  la vita.

Per arrivare al focus di questo convegno, si tratta di capire come e quando l'identità di genere si FISSA nel bambino in questo modo così inalterabile.

Alcune teorie filosofiche e psicologiche individuano due parti della formazione del "se" cioè in generale dell'identità e quindi anche dell'identità di genere: una parte "innata" e una parte "non innata" quindi legata all'instaurarsi, crescendo, della coscienza, del dialogo interiore, e quindi influenzata dagli stimoli sensoriali e culturali . 

Quanto le due parti pesino relativamente sul risultato finale  dell'identità nessuno lo sa. 

Gli esperimenti e gli studi che hanno fatto  dimostrano una grande influenza della parte innata ( che potremmo anche chiamare biologica) ma, ciononostante, ogni tanto, in piccola percentuale, l'identità di genere risultante non coincide con quella che ci si aspetterebbe dal sesso di nascita.

A questo punto devo raccontarvi di me.

Il modo più semplice e sintetico per raccontarvi di me è  leggervi la lettera che scrissi alla cara Luisa, segretaria di sezione di DSP 

Cara Luisa, ci siamo visti solo due volte poi ho dovuto affrontare, per risolverla, una questione molto personale che mi ha tenuto lontano dalle vostre attività. Ti scrivo perché per poter continuare a partecipare devo condividere con voi questa questione perché riguarda me è il rapporto con tutti gli altri, quindi anche con voi del partito. Inoltre, può darsi, che per “partito preso”, pregiudizi, blocchi ideologici potrei non esser ben accetta nel vostro gruppo. Me ne farei una ragione, senza drammi.

Ma veniamo alla questione suddetta. 

Devi sapere che io, vent’anni fa e per un paio d’anni, iniziai un percorso di transizione sessuale,  che poi sospesi volontariamente, per amore e per rispetto alle esigenze di mia moglie che comunque sapeva di me, fino a quando, purtroppo, lei è mancata. Dopo un po’ di riflessione, ho raggiunto la consapevolezza, come ho detto ai medici, che la ragione per riprendere questo percorso è che non c’era ragione per non riprenderlo.  

Non vado oltre. Ti preciso solo che vivendo  internamente la questione contesto fortemente le filosofie “gender” imperanti e conosco nel dettaglio tutti gli errori del sistema.

Fammi sapere se questa mia rivelazione crea problemi nel gruppo, a qualcuno in particolare o più in generale, e non farti remore di farmelo sapere. Ho sufficiente padronanza di me e accettazione di tutto e di tutti e quindi grazie comunque.

Qualcuno l’aveva già capito ( in cuor mio spero pochi ma come va, va), che io sono una persona che, da non molto tempo, cioè in piuttosto tarda età, ha iniziato una transizione di genere sessuale. Sono stata accolta senza nessun pregiudizio e preconcetto nel partito e, anzi, i miei amici e compagni di sezione ritennero che la mia esperienza poteva essere importante per l'immagine del partito e per i suoi obiettivi.

Quindi, come ho detto a Luisa, il mio percorso non è stato semplice ne lineare e non è cominciato solo qualche mese fa, così per magia. 

Questa era io vent'anni fa.


Vent'anni fa avevo iniziato terapie e ottenuto la cosiddetta "diagnosi di disturbo dell'identità di genere" e poi, più recentemente, ne ho ottenuta un'altra simile aggiornata.

Quando si ottiene questa diagnosi si fanno uno o più dialoghi con uno specialista della mente, psichiatra o psicologo. Nel primo rapporto c'era scritta questa frase, conseguente al racconto dei miei ricordi infantili  :

... già dall'età scolare aveva evidenziato, seppur non dichiarandolo a nessuno, il bisogno di "sentirsi" più vicino al sesso femminile, allo spirito ed ai modi che caratterizza tutta la sfera della femminilità, rispetto al sesso maschile. Aspetto psichico questo coniugato anche ad una forma immaginaria, con fantasie astrattive, legata a modus specifici di genere. Tale anelito è maturato in lunghi anni di riflessione e di consapevolezza ben strutturata, senza tuttavia compromettere sia il funzionamento sociale, sia le relazioni lavorative tra l'altro portate avanti con successo.

Quella frase evidenziata, che sta lì innocua, secondo me è cruciale.

Immaginate un bambino che ha fantasie astrattive, immaginazioni legate al genere maschile o femminile, in cui per qualche circostanza assolutamente casuale ( eventi, visioni, parenti distratti) si rafforzano queste fantasie che - uso una metafora - da "gassose" diventano man mano "liquide" e poi "solide", scalfiture sempre più profonde nella memoria, solchi che si approfondiscono nel tempo con  pensieri ricorrenti, fino a costruire l'identità. 

E di questi eventi consolidanti, in gran parte, non si ha più  ricordo. 

Ai nostri tempi, il boom del "gender", secondo me è dovuto proprio al fatto che la comunicazione "social " su internet, la pressione mediatica sul tema, producono che  quelle fantasie "gassose" non possono dissolversi come succedeva per il 98% delle persone, ma invece si consolidano e diventano realtà "solida" per tanta gente. Chi si fa coinvolgere tra i più giovani  non esce più da una spirale di  emulazione-approvazione reciproca e  finisce per credere che la propria vita sia uno 

STATO ( io mi sento così e per sempre) e non un 

MOTO ( ho questa aspirazione e chissà).

Bisognerebbe che, consapevolmente, si accettasse di vivere in modo dinamico, accettando il cambiamento, desiderandolo, ma anche cercando di resistere, per valutare nel tempo alternative e altre ragioni di risoluzione del proprio "sentire", in modo non totalizzante ( come dice di me il mio psicologo.)

Il fatto è che la convinzione del sentire senza riscontro con la realtà e uno degli obiettivi pedagogici del transumanesimo.

Io sono  convinta che non esiste un "sentirsi" prima dell'essere. E questo vale per tutte le declinazioni dell'identità : non puoi sentirti madre prima di esserlo, ne ingegnere prima di laurearti e fare un po' di professione. 

Domanda : Perché questo non dovrebbe valere per l'identità di genere ?

Racconto l'episodio del mio primo incontro con l'endocrinologo come emblematico dell'approccio che sembra esserci, , fin dall'inizio, nell'esame di questa fattispecie umana a cui appartengo

Eccolo in stralcio :

Ad un certo punto mi dice: " Ah, scusi, non le ho chiesto come preferisce essere chiamato o chiamata ".

Io resto un attimo interdetta, e gli rispondo. : "Mi chiami come si sente di chiamarmi. Per ora non ho un immagine tale da poter pretendere appellativi femminili obbligatori e non mi faccio problemi in un modo o nell'altro. Ho sufficiente padronanza di me."

-Inciso 

Avevo letto in racconti di persone che avevano cominciato percorsi di transizione che la prima cosa che gli chiedono è : "Lei come si chiama ? Qual'è il suo nome della nuova identità ?" . Forse dietro c'è qualche moderna  teoria psicologica sul "gender" a me ignota ma questa separazione tra mente e corpo, tra sentirsi ed essere, secondo me  è un grosso errore.

Ora se io fossi un medico, o uno psicologo, e ricevessi una risposta  "Siiii, grazie. Mi chiami Savannah, ma con l'h espirata per favore" da un tipo barbuto di 90 kg con i peli lunghi un dito sulle gambe ( e che se li vuole pure tenere) dovrei fare uno sforzo di atarassia professionale di non poco conto. 

-fine dell'inciso

Spiegai : "Non mi inalbero se mi chiama Signor e non Signora. La mia necessità è, intanto, fisica, corporea e dopo, come naturale conseguenza, mentale.

Quindi, e lo riscontro su me stessa, è la transizione cioè il cambiamento più o meno graduale e più o meno riuscito che  modifica la tua identità e il tuo sentire e quest'ultimo non è precedente al tuo "divenire per essere", come dico io. Sentirsi qualcuno o qualcosa, a prescindere dalla realtà, è un'illusione cognitiva che, come tutte le illusioni, può spingerti verso orizzonti che poi si rivelano miraggi pericolosi e distruttivi.

Vent'anni fa, nella mail list che amministravo tra persone mie simili, scrissi una autointervista nella qual svisceravo in modo dialetticamente intrigante (piacque all'epoca ed ebbi riscontri positivi) questa problematica. 

Vi riporto qui un pezzo di quell' auto-intervista (la versione integrale si trova cliccando qui).

-------------------------------- LA MIA AUTO-INTERVISTA ---------------------------------

D: Perciò, avviandoci alla conclusione, non hai la molla delle “vere” transessuali, quelle che dicono languidamente : “ Mmmm… mi sento tutta donna dentro…” ?

R: Sentirsi donna, siamo alle solite. E come si sentono le donne ? Credo che se lo domandassimo ad una donna ti direbbe "Mi sento me stessa, così come mi vedi, così come sono. Non so come potrei sentimi in altro modo !"

Io credo che sentirsi diversi da se stessi, cioè donna, uomo, o pipistrello sia una illusione cognitiva. Alle persone transizionanti sembra privo di contraddizione affermare "Mi sento donna".

Secondo me non ci si può sentire realmente qualcuno diverso da se stessi. Ci si può solo illudere di sentirsi qualcosa o qualcuno diverso da se stessi.

Se dico "Mi sento Indiana Jones" indossando abiti da esploratore e facendo schioccare la frusta  creo in me una "autoillusione cognitiva" che mi fa immaginare come dovrebbe percepire il mondo circostante e se stesso il vero Indiana Jones ( che manco esiste...).

L'attore professionista è un esperto di queste autoillusioni cognitive. Quelli migliori riescono ad annullare il proprio "se" per diventare il personaggio che interpretano.

Perciò io, non essendo donna, non facendo la donna, non vestendomi con abiti femminili se non nel modo che t’ho spiegato, non mi sento donna. Però è anche certo che non mi sento uomo (ndr. vent'anni fa ero così) . Quindi sono io e basta e, in questo momento, non mi so classificare. E’ come se fossi priva di genere sessuale . Se dicessi altro  mentirei, soprattutto a me stessa.

 D: Ma molte altre transessuali non dicono così, dicono che si sentono donne dentro ”da sempre” e che perciò devono re-allineare il loro corpo con la loro mente. Anche prima di aver iniziato la loro transizione. Pensi che  mentano ?

 R: No. Non mentono. Anch'io anni fa ero vittima di una illusione analoga. Se ti immedesimi molto, se chiudi gli occhi come se volessi concretizzare il tuo desiderio di trasformazione, oppure ti guardi allo specchio negli abiti che ti piacerebbe indossare tutti i giorni, in una posa riuscita, puoi scioglierti nel desiderio di femminilità, soffrire moltissimo per non avere le sembianze che desideri, e sentirti fortissimamente "donna". Ma, volendo, anche fortissimamente Indiana Jones....

 D: Ma tu parli di desiderio di trasformazione. Quindi c'è qualcosa alla base....

 R: Oh. caspita. Certo che c'è. Se non ci fosse saremmo tutte da ricoverare. Invece qualcosa di sostanziale ci deve essere e c'è sicuramente. Mettendo da parte i desideri  e le turbe infantili che, molto probabilmente, sono alla base di tutto, cosa ci capita ad un certo punto della vita ?

Ci si specchia, ci si ri-conosce e si sta male. Ora la cosa più clamorosa e vergognosa che ha questo “male” è che deriva, piuttosto che da un nasone o da qualche chilo di troppo, dal vedersi maschi nel proprio corpo e/o nel proprio ruolo. L’unico atto volontario che c’è in questo processo di transizione è decidere di non resistere più a questo misterioso istinto di cambiamento.

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Per concludere sul sentirsi

Il "sentirsi" è un esercizio dell'immaginazione. Ed è quello che fanno i bambini giocando e scegliendo ruoli ed emulando personaggi ( cenerentola, l'uomo ragno , voglio fare il calciatore, la ballerina, l'astronauta, ecc.). 

Per questo bisogna lasciare libertà e casualità ai percorsi immaginifici dei bambini per il loro formarsi una identità, senza griglie prestabilite, iper-stimoli mirati , condizionamenti occulti inseriti negli spettacoli, nei cartoni animati ecc.  

Questa, in sintesi, è la nostra idea politica a riguardo.

Per concludere su di me

Qualche amica mi definisce "atipica" e credo sia vero. Io sono una persona che ha la disforia di genere, ma che ha ed ha avuto una vita piena senza farsi travolgere da questa pulsione (innata, acquisita, non lo saprò mai), l'ha controllata, è riuscita a sospendere ( per vent'anni, non poco ) un percorso già intrapreso per amore e rispetto della sua compagna, e che poi, al suo mancare, con una certa determinazione - e, leggendomi dentro, con sincero spirito esplorativo di se - ha ricominciato quel percorso.

Perciò, se invece di intervenire sul corpo ( terapie, chirurgia) intanto si facesse un profondo, accurato, lavoro sulla mente, ripulendola intanto dai condizionamenti esterni, instillando consapevolezza interiore, penso si potrebbero evitare molte transizioni giovanili improprie non volute, impulsive, e che possono portare anche a risultati drammatici.

Grazie dell'attenzione


-------------------------------------------FINE DELL'INTERVENTO-------------------------------------------
 
Il riscontro è stato positivo, molto positivo, tutti i relatori hanno avuto complimenti e io ho avuto personale riscontro per i contenuti filosofici del mio intervento con sincero apprezzamento anche dai professori di filosofia (uno ordinario di filosofia teoretica nell'Università di Catania).

Leonardo Nicolosi, il nostro coordinatore, ha scritto questo.

Scontata la maestria dei due professori, relatori ospiti, è mio immenso piacere fare i complimenti alle sorprendenti ed eccezionali relatrici del  nostro convegno "Lasciate in pace i bambini".
Luisa Ragonese e Marialisa Granata, ci hanno deliziato, pur trattando argomenti duri ed ostici da digerire, con una prova entusiasmante per qualità, profondità, chiarezza di contenuti ed intensità emozionale, sostenute da ottime doti di comunicazione.
La mia immensa gratitudine ed il grande piacere di servire tanta bellezza, impegno e qualità, sia l'elemento che dia la misura, a chi si è persa questa occasione, di quanto sarebbe stato meglio viverla. 
Sarà per le prossime.
Avanti senza indugio.

Grazie