Dall'avvocato per il cambio del nome (+foto)

Andare dagli avvocati è una cosa seria. Bisogna essere eleganti. 

La parola "eleganti" mi ricorda una battuta che poco tempo fa feci da un notaio. Eravamo tutti presi e silenziosi che dovevamo firmare una cosa da notaio, appunto. Senonché il notaio chiama due sue assistenti per fare da testimoni e queste due signore si mettono  ferme in piedi, di fianco a me. In un attimo di silenzio, con serietà, sparo : " Ma le testimoni non devono essere vestite eleganti ? ". Una risata generale esplode. 

Eh..., questa dote della battuta fulminante è una cosa che lego alla mia parte maschile, ma forse mi sbaglio, insomma sono io. 

L'altro giorno, mentre andavo via dall'ultimo incontro con lo psicologo, mi fermo un attimo sulla soglia e, seriamente gli dico : "Non è che devo superare un esame di uncinetto, tra le altre cose necessarie per il cambio di nome ? ". Lui resta un attimo interdetto poi, vedendo che comincio a ridere, ride pure lui e mi conferma che non è necessario. 

Ok, basta con le battute, siamo serie. Mi sono vestita così.


L'avvocato è gentile e accogliente, mi chiama signora ( e come dovrebbe chiamare una vestita così…) e mi spiega cosa dovremo produrre per iniziare la procedura. Non complicato ma, tra udienze e tempi tecnici, ci vorrà un anno almeno e qualche migliaio di euro. 

Restiamo che si sentirà con lo psicologo  per discutere dell'opportunità di aggiungere o cambiare qualcosa al certificato da lui già redatto perché potessi iniziare le terapie. Vediamo che succede, io ho dato la mia disponibilità per eventualmente collaborare.

Dopo aver finito passo trafelata dall'istituto d'estetica di Cristina per portarle l'ennesimo giubbotto dismesso. Mi apre e la trovo al desk . Lei mi vede, ed esclama : " Marialisa !! ... Ah.. grazie del giubbotto "  e aggiunge, dopo un'occhiata sapiente " Come sei elegante !". " Eh…" faccio io " Sono andata dall'avvocato " per giustificarmi della mise non proprio sportiva.

Scappo via per lasciarla ai suoi impegni e passo dal supermercato che avevo finito l'insalata. 

Inciso

Quando mi capita di andare a supermercato vestita un po' più elegantemente, le cassiere sono insolitamente gentili e rispettose. Penseranno che sono una ricca signora che, per caso, non ha mandato la servitù a fare la spesa o che sono una baronessa decaduta o, al minimo, una tizia raffinata che, in ogni circostanza, ci tiene ad apparire fine ed elegante. In effetti al super si vede di tutto e loro - le cassiere - ne hanno un quadro ampio e dettagliato.

Fine dell'inciso

Quando torno, mentre apro il cancello, e combatto contro il mio cane che mi fa le feste, noto che il mio vicino di casa sta sul balcone ( hanno una casa a due piani dalla quale si vede dentro il mio lotto, però solo dove non ho alberi alti). Non so se mi ha visto e se mi ha visto abbia capito chi fossi. 

Non mi frega. Prima o poi sapranno anche loro.


I 5 sensi e pensieri cannibali

Nell'ultimo post ho parlato dei due specchi : quello di vetro argentato e quello della comunicazione sociale. Entrambi questi specchi sono fondamentali per costruire e rafforzare l'identità in mutamento ( la vulgata "io sono una donna nata in un corpo di uomo ", come sa chi mi ha letto, per esempio qui, non mi trova d'accordo).

Ma, riflettendo, i sensi sono 5 : vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Quindi sono 5 gli specchi da attivare per la propria auto-percezione e quindi per il proprio ri-conoscimento.

Valutiamo, quindi.

La vista.

L'immagine riflessa è fondamentale per la ridefinizione della propria identità. La mente si nutre delle modifiche corporee ed estetiche per adattare l'immagine interiore a quella esteriore. Nel far questo si commettono errori ed si hanno  visioni illusorie, esagerate e spesso fuorvianti . Tuttavia discernere, per tentativi ed errori, quale è l'immagine nuova che si vuole (o si può) raggiungere è fondamentale in un percorso di transizione sessuale.

L'udito

Non è un fattore per niente trascurabile. L'auto-percezione della propria voce è, secondo me, paragonabile alla sensazione visiva della riflessione. Ascoltare la propria (vera ) voce è già difficile. Noi ci ascoltiamo non solo dalle orecchie, come ci ascoltano gli altri, ma anche attraverso la struttura ossea del cranio. Cioè sono altre le frequenze percepite e quindi quando, ad esempio, riascoltiamo la nostra voce registrata, quasi non ci riconosciamo e sentiamo accenti e andamenti vocali che non credevamo di avere.

Quindi rieducare la voce in un intervallo di frequenze  ed alla modulazione ed al modo femminile è fondamentale per attivare una auto-percezione importantissima per la ridefinizione della nostra identità.

Io riesco a modulare la voce nel campo femminile, riesco a leggere anche lunghi brani, ed una App sul cellulare me lo  conferma. Ciò non toglie però che faccio uno sforzo e che non si tratta della mia voce "naturale". Quindi al più presto telefonerò al Centro Italiano di Logopedia dove fanno proprio dei corsi online per questa rieducazione. Sarà un'esperienza che voglio pensare esaltante.

Il tatto

La proprio percezione dal tatto è anch'essa importante. Sentire la pelle liscia, senza peli e più morbida, il seno turgido e, se operata, toccarsi i nuovi genitali è una sensazione che ti da contezza del tuo procedere o del tuo essere arrivata ad una nuova identità corporea e quindi di una coscienza di se femminile.

L'olfatto

Ieri ho lavorato fuori per aggiustare le aiuole che il mio cane aveva distrutto. Avevo le braccia scoperte e pensavo, nel frattempo, proprio a questo post sui 5 sensi. Ho odorato le mie braccia e, credetemi, mi è sembrato di sentire l'odore della pelle di mia moglie ( gli estrogeni cambiano l'odore della pelle). Ho avuto un tuffo al cuore perché l'olfatto attiva, più di tutti gli altri sensi, la memoria e quindi i pensieri di amore e di sofferenza connessi a mia moglie sono riemersi fortissimi.

Il gusto

E qui veniamo al titolo del post. Per attivare l'auto percezione del gusto non si può fare a meno di essere cannibali. Io non so se la carne delle femmine è più buona o meno buona della carne dei maschi. Allora ho interrogato l'intelligenza artificiale di Google "Gemini" per sapere se c'è differenza di sapore tra la carne dei maschi e la carne della femmine nelle vacche.

Ebbene si. C'è differenza.

Ecco la risposta

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Sì, la carne dei tori (vacche maschi) ha un sapore generalmente diverso da quella delle vacche femmine. La differenza principale è dovuta a due fattori:

1. Ormoni:

  • Tori: I tori non castrati hanno livelli più alti di testosterone, che conferisce alla loro carne un sapore più forte e deciso, spesso descritto come più "selvaggio" o "mascolino". Questo sapore più intenso può essere gradito ad alcuni, ma può risultare troppo forte per altri.
  • Vacche: Le vacche femmine hanno livelli più bassi di testosterone e producono più grasso intramuscolare, che conferisce alla loro carne un sapore più delicato, tenero e burroso.

2. Attività:

  • Tori: I tori sono generalmente più attivi delle vacche, il che significa che la loro carne ha muscoli più magri e con meno grasso. Questo può rendere la loro carne più dura e fibrosa, ma anche più saporita.
  • Vacche: Le vacche tendono ad essere meno attive, il che porta ad una carne con più grasso intramuscolare e un sapore più morbido e ricco.

Altri fattori che possono influenzare il sapore:

  • Età: La carne di animali più giovani tende ad essere più tenera e saporita di quella di animali più vecchi.
  • Dieta: L'alimentazione dell'animale può influenzare il sapore della sua carne. Ad esempio, gli animali allevati al pascolo tendono ad avere una carne più saporita di quelli alimentati con cereali.
  • Razza: Diverse razze di bovini hanno caratteristiche genetiche che influenzano il sapore della loro carne.
  • Frollatura: La frollatura è il processo di invecchiamento della carne, che può ammorbidirla e intensificarne il sapore.

In definitiva, la scelta tra carne di toro o di vacca è una questione di gusti personali.

Se preferite un sapore più forte e deciso, la carne di toro potrebbe essere la scelta giusta per voi. Se invece preferite un sapore più delicato e tenero, la carne di vacca è probabilmente l'opzione migliore.

È importante sottolineare che la qualità della carne dipende da molti fattori oltre al sesso dell'animale. È quindi importante acquistare carne da fonti affidabili e di alta qualità, indipendentemente dal fatto che provenga da un toro o da una vacca.

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Conclusioni sul gusto. Se mi assaggiassi, con molta probabilità, sarei più buona di prima e la mia carne avrebbe un sapore delicato, tenero e burroso. 

Vallo a sapere.



Quasi come una rinascita ovvero il secondo specchio

A volte mi capita di sentire così :

E' come se invece  che due soggetti, Mario e Marialisa ,ce ne fossero tre : Mario (il vecchio involucro, quasi sparito) e Marialisa (il nuovo involucro in trasformazione), e la mia coscienza che li alberga. Sento una specie di distacco, quasi extracorporeo, che dura un attimo ma che arrivo a percepire. Poi c'è fusione nelle cose comuni, ma certe volte -  a Marialisa esclusivamente però,  accade questo.

Voglio tentare un significato/spiegazione. 

C'è solo un soggetto non tre. E' la mia (unica) coscienza che si adatta alla sua sede corporea in trasformazione, quasi come una rinascita, rimodulando sensazioni, percezioni, elaborazioni mentali, approccio emotivo, tutto, cercando di trovare un equilibrio complessivo, ma dinamico perché in mutazione continua. A volte questo legame tra corpo astrale e  corpo fisico ( per usare in modo assolutamente impreciso termini esoterici ) si manifesta e io lo sento.

Ho voluto scrivere  per fissare questa sensazione che provo con delle parole, sperando di esserci riuscita.

Ma, ora che ci penso, aggiungo una variante a questa spiegazione. In effetti a volte ho questa sensazione quando sono da sola magari in un luogo affollato ma, più spesso, questo istante straniante avviene quando mi chiamano, improvvisamente, "signora". Per esempio una cassiera per chiedermi quanti sacchetti voglio, oppure l'altro giorno quando avevo problemi alla macchinetta dei tagliandi del parcheggio. Mi è tornata in mente una cosa che ho scritto nel 2003 e che riporto qui sotto (è estratta da un thread che però è lunghetto e pieno di dialoghi di tanta gente) 

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Approfondisco il concetto di identità.

Identità è un sinonimo di uguaglianza. E non è strano che sia così. Avere una identità  significa essere uguali a se stessi. Cioè a quello che la mente, la memoria, ha immagazzinato come nostra immagine. Quest’ultima è restituita fedelmente dallo specchio, chiave di volta di ogni definizione di identità. Se la riscontriamo “uguale” a quella che il nostro cervello ha immagazzinato/idealizzato ecco che ci Ri-conosciamo.

Che non ci piaccia la nostra immagine maschile è un dato di fatto. La questione è se questo fatto assodato sia secondario o essenziale.

Ho riflettuto un po’ su quello che avete scritto e siccome le stesse  parole le potrei fare mie mi sono data questa spiegazione.

Esistono non uno ma DUE specchi :

-Il primo specchio è piatto, argentato,  e riflette,  dopo percorsi estetico chirurgici più o meno complicati, una nostra immagine trasformata finalmente soddisfacente ai nostri preferiti canoni di genere eletto.

-Un secondo specchio tridimensionale è fatto di comunicazione sociale e ci restituisce la sensazione che i nostri comportamenti, atteggiamenti, (oltre che l’immagine nostra vista dagli altri) vengano percepiti come femminili. Dal sentirsi chiamare signora o signorina scaturisce la completezza (e l’euforia) della nuova identità di genere.

C’è altro ? Non mi pare.

La disforia, la transessualità ridotta all’osso, equivale a mettere d’accordo questi due specchi e fare in modo che riflettano quello che ci piace. Forse ha ragione qualcuno nel considerare secondario il primo specchio rispetto al secondo, ma propendo per dare ad essi valenza molto simile. Forse ci distinguiamo tra di noi proprio dal peso relativo che diamo a questi due aspetti.

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Vengo quindi alla seconda interpretazione dell'effetto straniante che provo.

La mia coscienza, che  si ritrova normalmente in Marialisa nello specchio argentato ( la ricercata coerenza dell'immagine visiva),  si ritrova in questo caso di nuovo nell'altro specchio, quello della comunicazione e del riscontro altrui.  

Questo è uno specchiarsi improvviso, a volte inatteso, a cui non sono molto abituata ( penso/spero che mi abituerò) e per questo lo vivo come   "il prendere coscienza" del mio corpo/immagine oppure, invertendo la dislocazione, come "il prendere corpo/immagine" della mia coscienza. Forse quest'ultimo modo somiglia all'altra spiegazione.

Al solito - chi legge sia indulgente - ho scritto per chiarire a me stessa i miei pensieri e fare un po' di ordine interiore. 

Pan per focaccia in un sabato piovoso. (+foto)

Anche se non ho voglia di mettermi in ghingheri, il sabato, che è il giorno in cui i miei parenti vengono a farmi visita, lo faccio. Ciò  per attuare quella strategia di rivoluzione d'immagine indispensabile per innescare cambiamenti nelle loro percezione e quindi comunicazione con me. Perciò stamattina mi sono vestita così : pantaloni palazzo con stampa, maglia scollata sul seno, ecc.

Causa pioggia mia sorella arriva in ritardo, mi lascia uno scatolo di vecchi vestiti, e mio cognato entra in casa per sedersi in cucina, al solito. 

Il fatto nuovo è che si riferisce a me (non so cosa abbia detto, cose futili che manco ascolto) come sua cognatA.  Già è un passo avanti. Dopo un po', sempre a lui, però gli scappa Mario che subito corregge a Mària ma lasciando l'accento sulla prima a. 

Non avevo ancora fatto caso a questa fondamentale differenza tra Mario e Maria : non c'è solo la O e la A finale ma anche l'accento, che in Mario è sulla a e in Maria è invece sulla i. Quindi non si può commutare, mentre si pronuncia,  il nome da Mario a Maria. 

In questi giorni avevo congegnato una strategia di interlocuzione per reagire in questi casi, che mi aspetto frequenti. Quindi, per lasciargli più profondamente ricordo dell'errore compiuto e quindi rafforzare l'apprendimento di comunicazione, ho applicato la semplice strategia "pan per focaccia".

Gli dico : "AntoniA, devi stare attentA. Quando mi vedi in questi abiti ( e non solo) devi comportarti di conseguenza: Il semaforo è rosso, ti fermi. E' verde, riparti. E' semplice".

Sembra che io abbia colpito nel segno. Un po' indispettito, mi dice che alla sua età ( 79 anni) ha il diritto anche di non cambiare che quindi dovrei accettare la cosa.  "Ok", faccio io, "ti chiamo Antonia quando capita".

La cosa finisce li. Poi quando vanno via, lui per dirmi non ricordo che, mi chiama Marialisa. Io gli rispondo con un OK  e lui però vuole precisato " AntoniO ". E io quindi, preciso  "Ok, AntoniO".

Insomma il messaggio è passato. 

L'apprendimento procede.


PS. Le altre cognate da istruire non sono venute causa pioggia e quindi sarà per un'altra volta. 





A casa di mia sorella : passi avanti , alluce permettendo.

Oggi sono andata presto con lo scooter dal podologo. Il podologo è un medico che cura le patologie dei piedi. Avevo una specie di callo a lato dell'alluce destro e non  ne venivo  a capo usando callifughi e roba simile. Era un'unghia incarnita con granuloma, dice il medico e, sapientemente, taglia, raschia, lima e mi aggiusta l'alluce. 20 €  ed è tutto fatto, già alle 10 del mattino.

Avevo programmato di andare dopo nella seconda casa mia che è attualmente chiusa. E' piena di roba da smaltire e ci sono lavori da fare e quindi faccio dei sopralluoghi  per organizzarmi. L'appartamento è sullo stesso pianerottolo dell'appartamento dove vive mia sorella e suo marito. Quindi, dopo che l'ho chiamata per darle della roba che potrebbe  esserle utile, lei mi invita a pranzo. Prima tentenno e poi accetto.

Dopo che ho finito un gustoso piatto di pasta con salsa e ricotta salata ( erano anni che non la mangiavo) ho tirato fuori l'ARGOMENTO. 

Lei e suo marito mi confermano l'assoluto stupore della mia rivelazione. Mio cognato avrebbe considerato più probabile che avessi confessato un furto, un omicidio o altre nefandezze.

Faccio vedere la mia foto di 22 anni fa e leggo la lettera "spiegatutto" entrambe riportate nel primo post di questo blog.

Continua quindi un mio spiegare, leggendo il blog ( ne misuro in questi casi l'enorme utilità..) e incrociando i miei ragionamenti con le loro esternazioni. Mi capita anche di spiegare loro  il principio della auto-determinazione che in questo vecchio Thread  n.53 avevo affrontato.

Poi racconto del mio incontro ieri con lo psicologo, del suo stupore e dei suoi  complimenti ( qui il resoconto), insomma finiamo anche a parlare di IKEA e leggo il post dove mi stupisco della loro indifferenza e così arrivo al problema del nome. Leggo il passo dove  non sono riuscite a chiamarmi diversamente da Mario. Mia sorella mi conferma la sua seria difficoltà a fare diversamente. 

Le dico : "E' un problema di consapevolezza. Cos'è la consapevolezza di un fatto, di un evento, di una cosa ? Si ha consapevolezza se ciò determina un cambiamento del comportamento." Esempio " Ho consapevolezza che il semaforo è rosso e mi fermo". 

Quindi, rivolgendomi a mia sorella," Tu, non hai reale consapevolezza di quello che sta facendo tuo fratello". 

Lei mi conferma che si sente effettivamente senza una vera e propria consapevolezza a riguardo. Penso qui, che forse le sembra una specie di sogno ad occhi aperti, non so. 

Le dico :" Ok. E' comprensibile. Ma  quando io sono in abiti femminili, di fatto, sto comunicando con te, con gli altri, una realtà precisa, e la risposta a questa comunicazione visiva dovrebbe essere una  corrispondente comunicazione verbale".  

Quindi le leggo la parte del post IKEA dove affermo che è opportuno che si instauri un sistema dove loro, sbagliando, possono poi correggersi e quindi pian piano, modificare il loro comportamento automatico. Lei ne conviene che è l'unica strada possibile.

Mentre me ne sto andando  le chiedo : " Come mi chiamo ? " 

E lei, tentennando e con tono interrogativo, risponde : " Marialisa ? "

Vabbè, facciamo qualche passo avanti, tanto l'alluce l'ho aggiustato.




Marialisa (+foto) colpisce ancora: un incontro con lo psicologo ed un caffè dall'estetista

Avevo deciso che a questo incontro con lo psicologo sarei andata in abiti femminili. Con pochi tentativi scelgo la mise di questa foto


e completo il tutto con il mio trucco leggero, orecchini, collana. Purtroppo non posso usare lo scooter, per incompatibilità tra casco e parrucca, quindi  sono costretta a partire un'ora prima per andare in auto, mettendo in conto le insidie del traffico di Catania.

Arrivo un quarto d'ora prima dell'appuntamento e , non ricordandomi come diavolo si facesse  a farsi rilasciare il biglietto del parcheggio, attendo che una signora  gentile ci riesca ed io sto a guardare. Anzi io proprio faccio l'imbranata,  e lei così pure mi aiuta e discutiamo - signora di qua, signora di la - della complicazione diabolica di queste macchinette. E' stato un momento gradevole, ho avuto conferma della credibilità della mia immagine. 

Lo psicologo mi accoglie con un wow, dicendomi che sono assolutamente perfetta, nel look, nei colori, insomma mi sono beccata un bel po' di complimenti.

Cominciamo a parlare e scopro che lui , avendo perso il cellulare, di questo blog non ha letto neanche un post. Stessa cosa mi aveva confermato - perché non ha avuto tempo - anche Sim  a cui avevo dato l'indirizzo. Devo chiedere anche a Mia (Mia, se mi leggi batti un colpo)  perché qualcuno, tanti, leggono e avvengono anche 50 visualizzazioni in un giorno e non ho idea chi siano. 

Quindi, per raccontargli quello che è successo nel frattempo,  lo invito a leggersi il blog (e gli ridò l'indirizzo) e leggiamo insieme qualcuno dei miei post più recenti e piuttosto interessanti ed istruttivi dal punto di vista psicologico e del dipanarsi della mia transizione. In fondo i miei incontri con lui sono incontri che considero "di livello" e mi servono per parlare di argomenti a me congeniali, filosofici, psicologici e anche sociologici, con un interlocutore competente e attento.

Gli chiedo anche lumi sulla procedura per il cambio ufficiale del nome e mi fornisce l'indicazione di un avvocato catanese che si occupa di questa roba. Lo chiamerò.

Gli argomenti non mancherebbero e potremmo parlare per ore, ma l'ora è una e finisce. 

Ci sentiamo più avanti per concordare un qualche appuntamento di confronto, specialmente se lui dovrà scrivere la relazione per il tribunale. Leggermi su questo blog gli sarà molto utile per recuperare passato, presente e la mia realtà personale.

Ma l'avventura di questa giornata, non è finita qui.

Cristina, la mia amica estetista, mi aveva detto che se avessi avuto abiti maschili preferibilmente invernali aveva qualcuno a cui darli. La badante di suo padre viene dall'India e i suoi parenti ( gente molto povera) nel venire a lavorare qua ha bisogno di vestirsi di tutto punto e, quindi, accettano ben volentieri abiti dismessi. 

Caso vuole che proprio qualche giorno fa ho cominciato a sistemare la cabina armadio

riordinando i capi vecchi e nuovi e, soprattutto, liberandomi di un sacco di capi di "Mario" dei quali non farò più uso : giubbotti, maglioni, felpe, camicie ecc. tutta roba poco usata e in buono stato.  

Due grandi scatoli che riempiono il bagagliaio della mia macchina sono quindi pronti ad esser portati da Cristina. L'avevo avvertita la mattina, e lei mi attende gioiosa perché, per la prima volta, sono da lei in (evidenti) abiti femminili.  Parcheggio praticamente davanti all'istituto, scarico le scatole e citofono.

E' Cristina ad aprirmi e mi accoglie con un enorme, raggiante, sorriso e portiamo dentro le scatole. Il suo occhio professionale non trova difetti in me e nel frattempo, entra nella reception una delle sue assistenti, che esclama : " Ohhh.. complimenti sta veramente bene. Sembra anche più giovane." 

Insomma, sono un po' in imbarazzo ma, fortunatamente, entra un'altra cliente che non mi degna di uno sguardo, e la "rivelazione e rivoluzione estetica" del Signor Mario ( come mi hanno finora chiamato ) non è più l'argomento del momento.

Cristina mi invita a sedere nel suo ufficio e prepara il caffè. Mentre lo beviamo, parlando di quello che mi accade, che ha detto lo psicologo ecc., con gli inevitabili collegamenti a questo blog, che Cristina legge quando può  la sera, prima di (o per 😉) addormentarsi. La sua deformazione professionale la spinge a chiedermi del trucco che ho usato e concordiamo che un giorno le porterò i flaconi così lei possa controllare se faccio bene. Capita di leggere qualche pezzo del blog e, quasi inevitabilmente, finisco in un pezzo che parla d'amore e lì io mi emoziono e piango un po'. Chiedo : " Mi cola il trucco ? " "No" risponde lei, che aveva fatto la radiografia del mio make-up, "perché non hai il mascara".

Non è proprio così. Io il mascara lo metto in quantità ridottissima (ho il terrore di fare grumi) dopo aver piegato le ciglia (ho comprato quella strana pinzetta). Il trucco (!)  è che uso una specie di spruzzo fissativo che dovrebbe impedire scolature e sbavature. Praticamente 'sta roba, alla fine, mi vernicia in modo trasparente la faccia. 

Mentre parliamo entra Elena, la nuova assistente in prova alla reception, per avere un consiglio da Cristina. E' una ragazza carina e gentile, buona e brava. Mi guarda con gli occhi sgranati e mi sussurra, uscendo dall'ufficio " Sta benissimo, davvero, sta benissimo…"

Cristina vuole che ci facciamo un selfie e mi istruisce come farlo, che io ho non sono gran che capace. Al solito scatta in me l'alterazione del meccanismo auto-percettivo, per cui nell'immagine bidimensionale io mi trovo orribile con un naso 4 volte quello che è, mentre nella foto riconosco perfettamente la Cristina che vedo a tre dimensioni, con il suo sorriso e la sua faccina.  Vabbè, questa è la foto migliore tra quelle che abbiamo scattato.


Mi congedo, che Cristina ha una cliente che, fortunatamente, aveva ritardato e, perciò, ne abbiamo approfittato per stare insieme un po' di più.

Ci rivedremo la settimana prossima, per il lavoro sui peli bianchi del mio viso (non amo chiamarla "barba", è un termine troppo maschile). Lavoro lungo, ma sembra che siamo a buon punto.

 

 





IKEA 2 : Un approfondimento teorico-strategico

Al solito, anni ed anni fa avevo già elaborato, forse per altri, quello che ora è accaduto a me. Scrissi vent'anni fa nel Thread n.48 (che trovate qui,  lunghetto e dispersivo, anche con qualche raccontino mio dei soliti ) le frasi che seguono:

Le resistenze e le possibili rotture con le persone a  noi più  vicine non derivano solo da difficoltà di comprensione. Il fatto è che spesso PRETENDIAMO la comprensione senza capire che è praticamente IMPOSSIBILE ottenerla. 

Quando una persona manifesta la sua condizione di transessualità cosa succede nella testa dei nostri interlocutori ? La persone investita dalla rivelazione usa la sua cognizione e conoscenza del fenomeno per estrapolare la “differenza “ tra quello che sarà prima e quello che potrà essere dopo. Soprattutto inquadra tutto, egoisticamente,  in quello che questo fatto rappresenta per la SUA immagine e per il SUO futuro. Le sue estrapolazioni possono esser assolutamente sbagliate ma questo non ha importanza. Non è possibile modificare in poco tempo  e con poche spiegazioni  le sue “mappe” mentali che la fanno orientare in tal senso.

Capito questo è chiaro che la colpa può essere anche un po’ nostra. Non possiamo raccontare ad un genitore ottantenne ( o anche cinquantenne, dipende…) che suo figlio vuole diventare sua figlia e pensare che la cosa non lo turbi affatto. Penserà : “e  che diranno i vicini , e come farò a parlare di lui, non potrò più esserne fiero, ecc, ecc.”

Ci si può salvare invocando la condizione medica, la malattia: “Non è una scelta, è una disgrazia !”

Anche se fosse in parte vero (e forse lo è)  io trovo la cosa insopportabile. E' mai possibile che se dobbiamo spiegare per  tentare di ottenere accettazione (e poi ottenere, quando va bene, compatimento) bisogna raccontare una delle tante teorie biologiche e/o psicologiche con le quali si tenta di spiegare il transessualismo ?

Io credo che tutte le persone siano Trans-QualcheCosa.

Transizionare da una condizione mentale ad un altra è quello che si fa per tutta la vita.

Studiando, cambiando mestiere, città, amici, amori, modo di essere. 

Ecco. Modo di essere. Per adesso per la famiglia, per i miei dipendenti, per chi mi conosceva prima io sono una Trans-ModoDiEssere.

Il genere sessuale è solo una delle infinite forme di classificazione dei modi di essere.  Solo che il genere sessuale è una classificazione di alto livello. Di quelle che connotano intere società e culture se non proprio la stessa biologia umana. E i nostri cervelli sono macchinette biologiche fatte per classificare, archiviare, dare nomi, strutturare rappresentazioni simboliche. 

Insomma, nella testa di mia sorella e delle mie cognate io ero (sono e resto) Mario in abiti femminili, che se avessi avuto una maglietta molto colorata o un cappellino strano forse, in questo caso, avrebbero detto qualcosa a riguardo.

In sostanza, cambiare questo paradigma fisso riguardo a come chiamarmi o nel coniugare al maschile i verbi e gli aggettivi ( dove sei stato, andato, sei un cretinO se faccio una battuta, ecc.) non è semplice e si tratta di attuare una qualche strategia . Non basta cambiare il contesto ( era quello che speravo accadesse andando insieme all'IKEA) ci vuole proprio uno sforzo intellettuale di consapevolezza che richiede un "apprendimento" della nuova realtà. 

Ragionando sull'apprendimento che dovrei instillare mi è tornato in mente un capitolo di un libro che considero tra le più arricchenti letture che io abbia mai fatto. Era, tra l'altro, nello scaffale dello psicologo che, quando lo notai e glielo feci notare, lo definì una specie di "bibbia".



E' un libro che comincia così:

Figlia.  Papà, che cos'è un istinto? 
Padre. Un istinto, tesoro, è un principio esplicativo.

E continua in un dialogo filosofico, che alcuni potrebbero considerare noioso ed incomprensibile, ma che io trovo sublime.

Il capitolo che riguarda l'apprendimento ha un valore secondo me fondamentale per capire molti degli aspetti psicologici della comunicazione come esseri umani e non solo. Mi chiedo se gli attuatori della cosiddetta Intelligenza Artificiale l'abbiano mai letto. 

Il capitolo che vi dico s'intitola : 

 LE CATEGORIE LOGICHE DELL'APPRENDIMENTO E DELLA COMUNICAZIONE

l'ho riportato qui, per chi volesse approfondire,  e nel seguito vedrò di illustrarne i punti essenziali ed applicarli al mio problema. 

Una precisazione. Quello che sto per scrivere è una elaborazione MIA che mi serve per fissare le MIE idee sull'argomento e impadronirmene compiutamente . Scusatemi quindi, ma scrivo  per scrivere e non perché qualcuno legga. Comunque cercherò di farlo in modo chiaro ed utile, se qualcuno dovesse esser interessato.

I livelli di apprendimento

L'apprendimento 0

Il primo livello di apprendimento, denominato "apprendimento 0", è quello dove la risposta ad uno stimolo, ad una domanda è sempre la stessa o, anche se diversa, deriva da un algoritmo, una programma prestabilito. Anche un calcolatore che gioca a scacchi, nel dare risposta ad una mossa, anche se usa metodi statistici o analizza una grandissima quantità di possibilità, in definitiva , nelle condizioni date della scacchiera, per quella mossa, darà sempre la stessa mossa in risposta. L'apprendimento 0 è quindi un tipo di conoscenza "meccanica", automatica, e, dobbiamo riconoscerlo, gran parte della conoscenza acquisita è proprio così, priva di consapevolezza. Come il moto di una particella decritto applicando le leggi della dinamica e le condizioni iniziali : fisica deterministica.

Per rientrare nel caso che mi riguarda il software di base che gira nella testa di mia sorella o delle mie cognate è : "Qualunque cosa fai, comunque ti vesti, in qualunque contesto, sempre Mario sei e così ti chiamiamo".

L'apprendimento 1

Nel secondo livello d'apprendimento qualcosa deve pur cambiare. Per farla semplice l'apprendimento 1 avviene quando, ad esempio per tentativi ed errori, l'agente comincia ad esplorare alternative alla risposta. Questo significa che l'apprendimento 1 nasce quando avviene un cambiamento nel tempo ma senza cambiamento del contesto. Perché se il cambiamento  avvenisse solo nel caso in cui cambiasse anche il contesto sarebbe un apprendimento 0 e non di tipo 1. Per applicare questo ragionamento: 

Se all'IKEA mia cognata o mia sorella, a contesto mutato ( io in abiti femminili e in luogo pubblico) mi avessero chiamato al femminile si sarebbe trattato di apprendimento 0 cioè il software che girava nella loro testa sarebbe già stato : "Mio fratello/cognato è in abiti femminili quindi lo chiamo Maria in qualunque contesto" oppure "Mio fratello/cognato è in abiti femminili quindi, in un contesto pubblico,  lo chiamo Maria"

Quindi l'apprendimento 1 avviene quando, nello stesso contesto, una reazione  ( chiamiamola ricompensa o punizione ) modifica la specificità della risposta. Vediamo di fare un esempio con un fatto accaduto.

L'altro giorno ero a casa mia in abiti femminili e, dopo aver preparato il caffè, mia cognata mi ha chiamato : "Mario,  è pronto". A questo punto -rifletto adesso - avrei dovuto rispondere: "Cosa ? Come mi hai chiamato ? Non pensi che dovresti aggiustare questo tuo comportamento automatico almeno in ogni contesto in cui sono in abiti femminili ? Sarebbe gentile da parte tua" .

Potrei aver anche un rifiuto (con una risata, la confidenza è un danno) ma sarebbe un caso, anche frequente, di rifiuto d'apprendimento di un nuovo modo di agire. In quel caso, senza arrivare all'estremo di buttargli il caffe in faccia, dovrei studiare qualche sistema per costringerli ad apprendere la novità. Tipo : " Se non fate come vi dico, per favore, non venite più".

Quindi capisco ora che dipende da me se, con la  necessaria perseveranza e/o anche durezza, desidero che la loro mente cambi. Non mi aspetto che possa cambiare immediatamente il concetto di me in loro - sono  fratello/cognato - ma cambiando la struttura della comunicazione confido che anche il mutamento a sorella/cognata potrà - in modo subliminale forse - avvenire.

L'apprendimento 2

L'apprendimento 2 è definito come un cambiamento del processo dell' Apprendimento 1. In fondo anche l'Apprendimento 1 può definirsi come un cambiamento del processo di apprendimento 0 ( cioè della specificità della risposta). Si intuisce quindi la ricorsività delle definizioni e ci si aspetta che esistano Apprendimenti 3,  4  e via di seguito.

Questo livello d'apprendimento non è applicabile al mio caso, perché l'obiettivo sarebbe elevare l'agente a considerare in ogni caso di comunicazione come vuole esser chiamato l'interlocutore. E' il motivo per cui, per esempio nel profilo di contatto, si scrivono i pronomi che si preferisce che vengano utilizzati nel comunicare con lui/lei, ma un interlocutore  che avesse raggiunto l'apprendimento 2 a riguardo avrebbe la gentilezza di chiederlo, se mancasse.

In sostanza l'apprendimento 2 è qualcosa di più elevato e generale. E' quello che caratterizza il carattere dell'individuo. Gentile, energico, pignolo, giocondo, ecc. sono tutti aggettivi quali caratteristiche esplicative ( io direi "modi di essere" ) che denotano livelli di apprendimento 2 nell'individuo.

Non posso aspirare a cambiare i miei parenti a questo livello, ma forse  l'aggettivo "gentile" o "accondiscendente" potrebbe essere aggiunto, almeno a riguardo, al loro carattere di comportamento.

L'apprendimento 3

Quando l'apprendimento si rivolge alle caratteristiche di auto-convalida dell'Apprendimento 2 ( lo chiamerei apprendimento da profonda introspezione)  saremmo in presenza di Apprendimento di livello 3. Siamo quindi in presenza di modifiche innescate da psicoterapia, da meditazione Zen, da conversioni religiose, o sequenze in cui avviene una profonda riorganizzazione del carattere. 

L'apprendere 3 , cioè apprendere sull'apprendimento 2, significa che se ti piace una musica, ti chiedi perché ti piace ed esploreresti alternative fino ad apprendere come cambiare il tuo stesso gusto. Se hai una abitudine acquisita con apprendimento 2 potrai imparare a cambiarla. Esso deve condurre ad una maggior capacità di liberarsi dalla "tirannia" delle abitudini. E qui riporto dal libro :

Ma qualunque liberazione dalla tirannia dell’abitudine deve anche indicare una profonda ridefinizione dell’io. Se mi fermo al livello dell’Apprendimento 2, allora ‘io’ sono l’aggregato di quelle caratteristiche che chiamo il mio ‘carattere’; ‘io’ sono le mie abitudini di agire in un contesto e di dar forma e di percepire i contesti in cui agisco. L’io dunque è un prodotto o aggregato dell’Apprendimento 2. Nella misura in cui un uomo consegue l’Apprendimento 3 e impara a percepire e ad agire in termini dei contesti dei contesti, il suo ‘io’ assumerà una sorta di irrilevanza. Il concetto dell’’io’ non fungerà più da argomento cruciale nella segmentazione dell’esperienza.

Da questo si capisce che siamo ad un livello di astrazione che pochi "illuminati" possono raggiungere. Si tratta del "NON SE" che ho citato nel mio post sulla meditazione trascendentale.

L'apprendimento 4  non è di questo mondo.

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Avrei chiuso qui questo approfondimento ma, scrivendo scrivendo, non posso non notare che all'apprendimento 2 corrisponde al nostro " modo di essere". E quindi riguarda anche il "maschile" ed il "femminile"

Il nostro genere sessuale è un fattore biologico al livello dell'Apprendimento 0 ( gli impulsi primari, biologici, ormono-dipendenti determinati dall'appartenere ad un sesso od all'altro) . Oltre a questi impulsi base, crescendo nel contesto familiare e sociale, si apprendono a livello 1 una serie di modifiche ai nostri comportamenti e si possono contraddire o confermare anche di molto quanto l'apprendimento 0 ha indotto.  Giocando e comunicando si possono per esempio fare propri modi di fare del sesso opposto, oppure rafforzare molto quelli del proprio sesso. Cioè rientrerebbe nell'ambito dell'apprendimento di livello 1. Il completamento, la maturità di tutti queste acquisizioni, porta al carattere dell'individuo e, nel caso del genere, lo caratterizza come "femminile o "maschile" . Siamo quindi con questi aggettivi al livello di apprendimento 2.

In un mio vecchio thread ( n.51 eccolo qui) avevo affrontato questa problematica e la costruzione dell'identità basata sul processo di emulazione che, alla luce di quanto scritto,  non è altro che un processo di apprendimento di livello 1. Nel thread n.62 (qui) risposi dopo ad Aurora che, non immediatamente, argomentò su quel post. In quella risposta intuivo (con altre parole ) che l'apprendimento 3 poteva dare risposte, diciamo, "non convenzionali" alla problematica. 

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Ok. Chiudiamolo qui, che questo è un post pesante. Se qualcuno è arrivato a leggere fin qui, complimenti per l'interessamento e scusatemi, ma vi avevo avvertito che io scrivevo per scrivere.


Le gambe secche ? (+foto)

Giovedì scorso ho fatto veder una foto mia a Cristina, la mia estetista. Ogni volta che compro qualcosa di nuovo mi faccio una foto. In genere la foto viene male perché non sono capace ma comunque resta traccia di una mia immagine. Questa è la foto.


Quando lei la vede, esclama: "Ma hai delle belle gambe !" - "Dici ? Non sono secche ? " rispondo io, un po' lusingata e neanche tanto convinta. 

Il fatto mi ha ricordato proprio un piccolo thread che scrissi anni e anni fa e che riguardava le mie gambe e la possibilità (ventilata da qualcuno) che potessi assomigliare ad Olivia, la moglie di Braccio di ferro. Eccolo qua.  Buona lettura e buon  divertimento



IKEA - (+foto) Istruzioni per smontare e rimontare (la mente altrui)

Mi sveglio presto, anzi prestissimo causa  un bip-bip insistente. E' saltato l'interruttore differenziale del lato ufficio della mia casa-ufficio, i gruppi di continuità si lamentano con il bip e il server si è spento. Riattacco tutto ma il server non riparte, proprio morto. Suppongo sia l'alimentatore, almeno spero. Se ne parla lunedì, ormai.

Approfitto della levataccia per fare la mia routine di esercizio fisico una mezzoretta prima : 

1) Tappeto mobile 24 minuti a 6 km/h con tre scatti a 9 km/h al 5° a 10° e d al 15° minuto. Alla fine segna 300 Kcal consumate.

2) Esercizi per il punto vita. Con questa routine - che mi guardo sulla smartTV mentre la faccio, mi sono mangiata le maniglie dell'amore. 

3) Esercizi a terra per pancia, glutei e gambe, più o meno classici.

Doccia, e poi mi rado dal viso quei peli bianchi radi che, appena ricresciuti, saranno l'oggetto del lavoro della mia estetista. Faccio colazione.

Avevo già deciso ieri cosa mettermi : reggiseno bianco , camicetta bianca con sprone  di pizzo, gonna lunga alla caviglia rossa, sneakers bianche, borsa bianca. Insomma volevo esser un po' più femminile dei soliti jeans attillati e maglietta fiorata. Senza esagerare in eleganza però che, in definitiva, sempre all'IKEA stavo andando.

Appena pronta chiamo mia sorella  per avvertirla che sarei passata a prenderla tra un quarto d'ora, e avverto  le mie due cognate che stavo partendo. Su WhatsApp invio la mia immagine con l'avvertimento : Vedete che sarò così. State attente... :

E' la prima volta che mi vedono truccata ma io tanto mi trucco poco : fondotinta, rossetto e quasi niente sugli occhi, perché non sono capace.

Mia sorella sale in macchina , accanto a suo fratello che è vestito come sua sorella, ed è tutto normale. Proprio non batte ciglio, come se fosse sempre stato così. Parliamo del più e del meno, ma MAI si fa cenno al mio nuovo "modo di essere". Teoricamente dovrebbero essere gli altri che, in una fase di adattamento delle loro solite percezioni, commentano, apprezzano, criticano o argomentano  sul tema, anche generale sulla sostanza della cosa. Niente invece, come se io fossi sempre stata così. Sono i miei parenti, speciali ? Cercherò di dare una risposta a questa domanda più avanti.

Arriviamo all'IKEA e incontriamo le due mie cognate nel box-resi per cose loro e quindi decidiamo di andare al bar. Pago io, dico, per festeggiare. Cosa dovremmo festeggiare ? Che, senza traumi, sono qui in abiti femminili e loro, praticamente, se ne fregano ? 

Quando ci sediamo raccomando a tutte : Se vi capita di chiamarmi, chiamatemi Liz come il cane di mia sorella, così vi vien facile. Assentono ma non mi sembrano convinte, come se questa cosa per loro sia molto difficile e quindi ci sia un sottinteso " ci proviamo, ma non è sicuro ".

Si comincia il tour all'IKEA (quattro donne, una sola con la gonna, io) e non ci sono molte occasioni che io venga appellata. MA le poche volte che avviene, quasi inevitabilmente Mario scappa. Non sente nessuno, fortunatamente, ma chi lo fa si accorge subito dell' errore e neanche corregge, tanto mi ha già chiamato. Però un po' sente il disagio di non esser stata capace di controllare le parole. Capita un paio di volte, ma capita. In pratica MAI sono riuscite a chiamarmi con un nome femminile : Marialisa, Maria, Lisa, Liz, o come caspita gli pare. Non lo hanno fatto apposta, perché io passo assolutamente come una signora (altina ok, ma normalissima) e non ricevo sguardi  interrogativi da nessuno. E' proprio così : la loro mente va in automatico, parlano senza pensare consapevolmente.

Insomma si finisce di spender circa 100 euro  e, appena uscite, ancora con i carrelli pieni prima di andare in macchina, Dico a tutte : " Allora, la prossima volta levate la o, chiamatemi Mari così vi vien facile", Al solito dicono "Ah si". Ma ho l'impressione che  abbiano un circuito mentale da smontare e rimontare e la cosa non è facile, proprio come i mobili dell'IKEA.

Ci salutiamo e ognuno torna a casa sua, con 100 Euro in meno e tanti oggetti, forse anche in parte inutili..

Quindi ora tiriamo le conclusioni e ragioniamo sull'esperienza.

Prima considerazione: 

Non desto scandalo. Forse è merito mio, cioè della credibilità della mia immagine, o forse loro sono refrattarie a manifestarmi un qualunque sentimento associato al mio cambiamento. Per non turbarmi ? Per rispetto ? O, molto più semplicemente, se ne fregano ? In ogni caso mi appare evidente che la "riprovazione sociale" che esser transessuali poteva destare ( perché associata, a perversione, prostituzione ecc.) ora sia mutata decisamente in "riprova sociale" ,: Cioè la pressione mediatica che in questi ultimi anni c'è stata sul fenomeno (a parer mio in modo anche esagerato e fuorviante), ha comunque lasciato il segno. Infatti, pensandoci, mio cognato, quando a Pasqua feci il mio coming-out, disse :" Si vero, spesso a forum non fanno altro che parlare di queste questioni". 

Infatti è noto che la riprova sociale è uno dei sei metodi di persuasione . Che ora Cialdini, nell'ultima edizione del suo famosissimo libro ( qui il link),  ha portato ad otto. Questo illuminante libro lo lessi in prima edizione oltre 20 anni e fa e lo diedi a legger anche alla mia metà ( qui un breve e divertente Thread che ne parla). Mi ha aiutato a capire in anticipo gli imbrogli della pandemia ed è utilissimo nella gestione del marketing di qualsiasi attività

Quindi penso che ormai ( molte persone, e anche i miei parenti) siano entrati nell'ordine d'idea che tanta gente ( e quindi anche loro) accetta questa realtà "stramba" delle persone transgender come persone con un bisogno particolare ma, in fondo, gestibile ed innocuo. 

Seconda considerazione: 

La mente funziona con automatismi, senza consapevolezza, ed è una disgrazia. Per riprogrammare quei circuiti è necessario ripetere e ripetere e quindi dovrò sempre più spingerli a chiamarmi con i miei nuovi nomi in modo che loro, commettendo inevitabili errori ( per i loro automatismi)  e accorgendosene (magari scusandosene) cominciano a modificare quei circuiti mentali incrostati da una vita nell'aver a che fare con Mario. Del resto l'apprendimento per errori è uno dei più efficaci.

Conclusioni: 

Mi aspettavo di più, sia da me, che dagli altri. Le cose diventano fin troppo normali. Prima o poi subentrerà il disincanto (ne scrissi - non solo io - anni fa in questo Thread), ma ancora di strada da fare ne ho.

Alla prossima



Evoluzione dell'immagine di se, ovvero : perché sarebbero gli altri ad aver bisogno dello psicologo.

 

Oggi, lasciando l’istituto d’estetica, dopo 49 minuti di elettrocoagulazione  (7x7 , non so deve esserci qualcosa di esoterico, quasi mistico, in questo numero, perché si ripete spesso) spiegavo a Cristina che sto attuando una strategia che serve a mutare l’immagine che  hanno di me nella mia famiglia.

Come spiegavo anni fa ( qui il link del Thread n.30 ) la gente non vede con gli occhi, ma con la mente. In pratica la mente nel tempo costruisce un’immagine simbolica, non dettagliata, e dopo usa questa per ri-conoscerti. A meno che tu non cambi in modo significativo qualche parte della tua immagine ( ad esempio ti levi o ti metti i baffi, ti levi o ti metti gli occhiali, cambi la pettinatura, ma molto) chi ti incontra non lo nota neppure. Infatti capitò anche a me che, una volta uscendo con mia moglie, non mi accorsi, già seduti in macchina, che lei aveva ancora un bigodino in fronte, che aveva dimenticato di togliere. Se ne accorse al lavoro, appena prima di entrare, e mi ha rimproverato per anni quella distrazione che ebbi nel guardarla prima di partire. Ma, del resto, essa corrisponde alla stessa distrazione che lei stessa ebbe nel guardarsi allo specchio prima di uscire.

Fatta questa premessa,  la mia strategia non può che passare dal mostrarmi a loro sempre più spesso nella mia nuova immagine. E devo per forza avere capelli e abiti inconfondibilmente femminili, non bastano pantaloni stretch e una maglietta con seno svettante.

Fortunatamente in questi mesi ho cominciato a prender confidenza con il vestire femminile e i tempi delle mie insicurezze sono ormai solo un lontano ricordo (anche piacevole e divertente, qui c’è il link del Thread n.37) anche se, consapevole di quanto la percezione della mia immagine possa essere imperfetta, impiego un sacco di tempo a decidere cosa mettere e come apparire (ma sembra che in questo sia in buona compagnia con tutte le donne).

Adesso devo fare un passo ulteriore che è apparire in pubblico insieme a  loro. Saranno costrette, a meno di farmi fare una brutta figura, ad accettare la mia nuova immagine e il mio nuovo ruolo (da fratello a sorella, da cognato a cognata).

Potrebbero anche viverla come una  violenza psicologica ma quello che spero è che si adattino in fretta. Questo sarà un passo avanti non solo per loro ma anche per me che sperimenterò così un modo di essere relazionale più ampio del parlare con la cassiera di un supermercato.

Domani andrò all’IKEA, passo a prendere mia sorella ed incontrerò le mie cognate sul posto.

Il racconto prossimamente su questi schermi.

Da 5 sillabe ad 1 sillaba (+foto)

Ieri mia cognata Gina era in ufficio da me ( cioè nella parte di casa mia che è ufficio) perché si occupa della segreteria e della contabilità aziendale. Io, per non farmi mancare niente, ero vestita così, (diciamo da casa).


Non batte ciglio e la giornata passa normale. Quando va via, parliamo di una possibile visita all'IKEA sabato e, nel caso ci vedessimo, le dico, sorridendo : " Naturalmente non sbagliate il nome, chiamatemi Marialisa ". E come avevo preparato, davanti a lei, chiedo ad Alexa, con la mia foce femminile : " Alexa, chi sono io  ". E Alexa, fedelmente, risponde : "Sto parlando con Marialisa, nell' account di Mario".  

"Visto ?" ribadisco ridendoci su, " l'intelligenza artificiale è capace, basta non seguire la  cretinaggine naturale". Lei ribatte puntuta prendendosela con Alexa dicendo che non è per niente intelligente ( e in questo ha ragione).

Lei mugugna " Ma è così lungo, Marialisa " . Le rispondo "E vabbè chiamatemi Maria o Lisa se vi viene complicato". Non mi risponde e se ne va.

In effetti Ma-ri-a-li-sa è un nome a cinque sillabe lunghetto e perciò mi torna in mente quel pezzo del film "Ricomincio da tre" dove Massimo Troisi ragiona sul valore educativo dei nomi lunghi o brevi : esilarante 


Quindi devo inventarmi un diminutivo per evitare di diventare "scostumata" , come dice Troisi (in fondo, come Marialisa, è come se nascessi ora, no ?).

E allora, visto che Marialisa non è altro che l'italianizzazione del mio Maryliz (pseudonimo che ho usato nelle mia esistenza epistolare 20 anni fa) e che deriva da Mary + Liz dove Liz è il diminutivo di Elisabetta ( il nome che mi avrebbero dato se fossi nata femmina) la soluzione è semplice.

Il mio diminutivo familiare sarà Liz. 

Da 5 sillabe ad 1 sillaba. Tra l'altro il cane femmina di mia sorella si chiamava Liz, quindi a lei basterà chiamarmi come il suo cane e così le verrà facile. Specialmente a mio cognato piacerà. 

Mi comprerà pure un osso, conoscendolo.

PS. Anche Lisa andrebbe bene, dice Cristina la mia estetista, parlandone oggi. Scopro che Lisa è anche diminutivo di Elisabetta è quindi, perché no ? Sarebbe sinonimo di "logora, consumata" che, vista la mia età, potrebbe anche starci. E poi ha  due sillabe. Vorrà dire che prendo un po' d'aria, come Ciro invece che Ugo.



La meditazione trascendentale

Gira e rigira, nel mio peregrinare tra letture di filosofia  e filosofia orientale, sono arrivata ad approfondire la meditazione trascendentale.

Un video chiaro ed esplicativo è questo :

https://www.youtube.com/watch?v=OWVuprCt2V4

Ma, se vi interessa, cercando in rete troverete un mare di informazioni.

Secondo questo Sig. Fancello ( lui, che proprio insegna, ha promosso un corso ai bambini delle elementari di un paesino vicino Catania e casa mia, Tremestieri Etneo, che fu pagato da Franco Battiato) è opportuno che, per praticare la meditazione trascendentale, si faccia un corso, una specie di iniziazione, dove oltre a spiegarti la tecnica in generale, ti danno anche vere e proprie istruzioni personalizzate.

Intanto, per non saper né leggere né scrivere , ho comprato e letto un libro che ne parla, mi pare abbastanza esaurientemente.



Riporto, e commento, i brani del libro  che ritengo più significativi ed esplicativi.
  • Cos'è la meditazione trascendentale 

La Meditazione Trascendentale è una potente, comprovata, tecnologia che permette di schiudere, rivelare, manifestare la nostra risorsa naturale più preziosa: la mente umana."

Commento : La parola "tecnologia" mi  è congeniale (sono pur sempre un'ingegnere, con l'apostrofo). Per  me significa che facendo  certe cose, una sopra una sotto, usando certi metodi, prima uno poi un altro, alla fine, se non si fanno errori, si ottengono dei risultati a prescindere.  
  • Altra definizione:

La Meditazione Trascendentale è una pratica di trasformazione (della mente n.d.r.) che si integra in maniera naturale  nella nostra vita di tutti i giorni. Non è una religione, uno stile di vita, un impegno di devozione.

Commento : Ho sempre cercato ( e anche trovato, bene o male) in queste pratiche un modo di trasformare il mio modo di pensare, e quindi anche di "essere" ( o "non essere", come diceva Amleto). In realtà, al massimo, sono riuscita ad allentare la morsa dei pensieri e ridurne il gravame psicologico. Adesso, se ci riesco, posso potenziare questa facoltà di adattamento del mio stato mentale e integrarla nel mio percorso, per quanto mi sarà possibile. Infatti nel libro c'è scritto :

Dallo stato mentale si generano i pensieri, dai pensieri si generano le emozioni, dalle emozioni si generano gli stati fisici, dagli stati fisici, cioè dalle reazioni del corpo, si generano le azioni che creano la realtà. E il processo avviene anche all'incontrario e dalla realtà si arriva allo stato mentale.

  • Quali sono i benefici della meditazione trascendentale ?

I benefici della Meditazione Trascendentale coinvolgono tutti i livelli della nostra vita : il livello fisico  ( cioè la salute), il livello mentale, il livello emozionale, il livello relazionale, il livello spirituale, il livello sociale, il livello planetario (! n.d.r). 

Commento: non mi dilungo perché si tratta di un sacco di cose, riporto solo uno dei commenti del video che vi ho segnalato

  • Perché questa Meditazione è definita "Trascendentale" ?
Quando si pratica la Meditazione Trascendentale si cerca la trascendenza della mente. Cioè uno stato naturale della mente che, al tempo stesso, è oltre la mente. Precisano, citando un testo sacro indiano : c'è qualcosa oltre la nostra mente, che dimora nella nostra mente, nel silenzio della nostra mente. E' il supremo mistero che è oltre il pensiero. Lasciamo che la nostra mente riposi unicamente in esso e non si soffermi su altro.

Commento : E' un obiettivo ambizioso, per il quale ci vuole dedizione e perseveranza nell'applicare questa "tecnologia". Ogni volta che leggo queste definizioni mi viene in mente la frase di Cartesio : "Cogito, ergo sum" che io traspongo all'incontrario : "NON cogito, ergo NON sum" Cioè il NON PENSIERO, raggiunto attraverso la meditazione, ti porta all'annullamento del se, al NON SE (Anatta), alla vacuità di se stessi e quindi di tutta la realtà ( terrena ?).

  • Ma allora com'è fatta questa "tecnologia "?

Due istruzioni semplici : 

1) Non forzare, lasciare andare la mente; 

2) Usare il mantra. 

Che cos' il mantra ? Nella tradizione meditativa e mistica il mantra è la prolungata e ripetuta ripetizione di formule e frasi composte di sillabe il cui suono produce effetti psichici su chi medita. ...... La Meditazione Trascendentale non si esaurisce nel mantra, ma il mantra svolge una funzione esatta : incapsula l'intenzione della meditazione in forma sottile. Il mantra permette di sviluppare una presenza mentale ricettiva, senza sforzo. Si tratta di una presenza mentale focalizzata, ma non attivamente concentrata, sulla parola, sulla sillaba, sulla ripetizione della frase. Attraverso la ripetizione della sillaba, della parola, della frase,  ci si lascia assorbire dalla ripetizione stessa, dal suono, dal ritmo o dalla forma e così si lascia andare la mente. Non è perciò una ripetizione forzata, ma una ripetizione naturale. La ripetizione del mantra ha la precisa funzione di farci abbassare la le resistenze della mente conscia e di favorire l'apertura della mente stessa a dimensioni ulteriori. Così il mantra favorisce la trascendenza come un suono ipnotico.

Commento: Funziona. La prima sensazione  che ho provato, dopo aver ripetuto un bel po' di volte un mantra, è stata che ho sentito i miei pensieri diventare "piccoli piccoli", senza peso. In altro modo mi è pure capitato di scoppiare a piangere senza apparente motivo. Devo perfezionare il mantra e come fare questa pratica, ma che funzioni, in un qualche strano modo, è certo. 

  • La scelta del mantra

Tre regole fondamentali:

  1. Il mantra deve restare segreto e non deve esser rivelato a nessuno.
  2. Una volta scelto , non cambiarlo o, almeno,  mantenerlo per un lungo periodo di tempo.
  3. Puoi aggiungere altri mantra ( mantra per specifici obiettivi) mantenendo il tuo mantra principale 

C'è un modo di scegliere il mantra in modo spirituale "magico" e un modo razionale. in questo caso devi scegliere il mantra  che ti fa vivere la migliore esperienza, che ti fa vivere la più intensa, la più luminosa, squillante, viva sensazione. Deve esser un incontro, devi sentire la sintonia con il mantra. Nessun altro può fare questa valutazione oltre a te, in questo contesto.

Commento: Il libro riporta mantra in Italiano e mantra in Sanscrito. Si trovano qui:  A me  sono piaciuti i mantra in Sanscrito brevi  tipo Om e simili. Volendo ci si può fare accompagnare da video ad hoc tipo questo. Per ora sono in prova. Vedremo.

 Per finire questo lunghissimo post, riporto quanto nel libro, in un capitolo, è scritto :

Attraverso la Meditazione Trascendentale ci connettiamo con la parte transpersonale, quella parte che va oltre noi stessi, quella parte di noi stessi che va oltre noi, la nostra mente, la nostra esperienza autobiografica, va in profondità fino ad interconnettersi con le esperienze di tutta l'umanità, con l'inconscio collettivo, con gli archetipi, con lo spazio spirituale che forma il campo spirituale  il campo di energia di interconnessione.

Ho sottolineato questo pezzo ma, di lato, ho scritto :

E Marialisa ?















L'appropriazione indebita

Quello che sto per scrivere riguarda un mio sentimento che cozza non poco con la filosofia "gender" che  viene declinata in tutti i modi in quest'epoca strana della nostra società. L'ho detto anche a Cristina, la mia estetista, ma forse non sono riuscita a spiegare bene il mio pensiero.

L'altro ieri, guardando la televisione, ho visto l'intervista a due donne, una più giovane e una un po' meno. Quando vedo una donna nella sua espressione compiuta, nell'immagine, nel parlare , nel porsi in generale, io ammiro ( o meglio "contemplo" ) questo "modo di essere" e mi sembra quasi di intravedere una continuità esistenziale che passa da essere bambina, adolescente, donna, moglie, forse anche madre e, alla fine, intervistata sotto la mia visione. Una continuità di declinazione del femminile che considero inarrivabile a chiunque non sia donna dalla nascita.

Probabilmente, se guardassi con lo stesso interesse e curiosità un uomo, potrei avere una analoga sensazione.

La mia mente immagina quindi queste due file adiacenti di modi di essere dove, ad un certo punto della vita, qualcuno passa da una fila all'altra e, in questo, facendo una forzatura alla natura della cose ( le file si rispettano…).

Appunto "appropriazione di un posto della fila dei modi di essere dell'altro sesso". Ma perché dico indebita ? Perché - vale per tutte le file - vedersi passare avanti o infilarsi nel mezzo senza  aver fatto tutto il resto dell'attesa può destare una qualche forma di disappunto o anche di  protesta. Dico può, ma ciò non vuol dire che l'assenza di reazione per educazione,  opportunità politica, per lasciar correre, renda il fatto assolutamente accettabile. 

Penso, ad esempio, a quella trans nuotatrice, tale Lia Thomas

cha ha vinto il campionato universitario di nuoto in USA.  Guardando la posa dolce e femminile della seconda (!) mi viene voglia di abbracciarla e chiederle scusa a nome di tutte le persone transessuali. Sia che ci fosse stato un premio in denaro sia che no, non si tratta di appropriazione indebita (almeno della coppa )?

Quindi, a mio parere, non è inappropriato  l'uso della parola "indebito" quando una persona transessuale vuole appropriarsi di tutte, dico tutte, le possibilità e prerogative dell'altro sesso.

Chi contesta questa mia visione propugna la NON esistenza delle file. Cioè i modi di essere sarebbero come le file in meridione, cioè tutti in confusione, chi passa a destra e chi passa a sinistra, senza ordine e differenza. E' una posizione puramente ideologica ( siamo tutti transgender ) salvo poi pretendere di incasellarsi - dopo - o di qua o di là, perché è necessario per mille motivi sociali e di convivenza.

Per quanto mi riguarda, a questo sentimento di imperfetta pulsione, io contrappongo la differenza tra il "diritto" e il "bisogno". 

Il bisogno insoddisfatto è stato il mio peso che avrei potuto portare (sopportare) per una ragione importante, anche per tutta la vita ( come fanno milioni di persone per malattie proprie ed altrui, famiglie distrutte, situazioni di guerra, ecc) e l'ho dimostrato a me stessa, in questi ultimi vent'anni. 

Ma ora che la mia ragione importante, ahimè, non c'è più, nelle condizioni date di questa società, posso alleggerire il mio peso e intraprendere quel percorso di transizione che le circostanze della vita hanno fatto si che io, nella fila dei modi di essere, arrivassi quasi alla fine. Ed ora un mio bisogno profondo è diventato, solo in seconda battuta, un diritto, ma entro limiti precisi che vengono delimitati in percorsi istituzionali abbastanza ben codificati. 

L'apertura senza limiti a questa condizione ( per ragioni politiche e di fanatismo antidiscriminatorio ingiustificabile) porta a situazioni a dir poco assurde:

Come facciamo quindi a dire se l'appropriazione  di "un modo di essere" è indebita o no ?

Detta in questo modo così generico la risposta non può che essere no. Non può esserci nessuna limitazione a cambiare il modo di essere, è una nostra libertà per la vita, almeno nella nostra società. 

Ma c'è un MA. 

Se si accetta  l'appartenenza ad una categoria ( le categorie esistono, la parola è definita nel vocabolario :Partizione nella quale si comprendono individui o cose di una medesima natura o di un medesimo genere ) ciò comporta il possesso dimostrabile di alcune caratteristiche peculiari, o mediamente peculiari.
Non si può appartenere alla categoria dei "culturisti" se non si ha una certa massa muscolare rispetto alla massa-grassa e, invece, con un eccesso di massa-grassa magari si appartiene alla categoria della persone obese. Passare da una categoria all'altra richiede un difficile processo e non basta la dichiarazione " io mi sento Arnold Schwarzenegger " se poi hai 125 kg di grasso e una panza così,  per rientrare nella categoria "culturisti".

A voler forzare a tutti i costi "il diritto ad esser quello che ci si sente di essere" senza alcun limite o meglio senza nessun criterio, quando invece esistono delle categorie sociali ben precise, nel caso nostro maschi e femmine, può determinare - e già ci sono i prodromi - una reazione. 

Per salvare capre e cavoli ( due altre categorie…) dovranno inventarsi il genere "MIX", dove mettere tutti quelli senza categoria e, in questo malaugurato caso, non potranno che applicare poi un criterio biologico ( cioè XX di qua e XY di là)  oppure fisico ( se non sei operata la sigla F sui documenti te la scordi; era già così, ma perdere diritti è più facile che conquistarli, basta pensare alla pandemia).

La società "transgender" senza categorie (linguistiche, materiali, di vita) io credo che sia una società  distopica e quindi , per me, non vale la pena battersi per propugnarla. Tra l'altro il potere (quello vero, profondo ) sembra molto interessato alla cosa.

Quindi attrezziamoci a vivere i giorni che ci restano accettando le categorie, e lottiamo per evitare le discriminazioni.

Inoltre è meglio che esagerazioni spettacolari che, solo in quanto tali, posso anche esser accettabili e divertenti, non costituiscano la scusa per inventarsi nuovi diritti e quindi, per gli altri, nuovi doveri.


Conchita Wurst ( o chi volesse emularla/o) è categorizzabile tra i maschi o tra le femmine ? Qualcuno direbbe : dove vuole esser lui/lei si mette.  Quindi, andando al supermercato,  dovrà mettere un post-it in fronte dove è scritto " chiamatemi signora" perché, violando le regole della categorizzazione accettata da (quasi) tutti sarà indispensabile precisare prima. Quindi nella società distopica avremo tutti i clienti del supermercato con un post-it in fronte o dovremo appellarli con Signor*, che non so manco come si pronuncia.

Non mi piace. Preferisco appartenere ad una categoria e vivere consapevolmente per quanto mi resta, nel modo più leggero possibile. Del resto esser chiamata "Signora"  mi piace e la mia nuova immagine, per fortuna, rientra nella categoria a cui aspiro ad appartenere.

Tutto ciò indebitamente, forse.

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 P.S. nel THREAD N.18 Teoria matematica (!) del transessualismo 

che scrissi il 14 giugno del 2002 c'è un dibattito sulla questione dove il mio punto di vista (che evidentemente non ho mutato)  viene fortemente criticato con gli argomenti che ho accennato sopra. Chi vuole approfondire non può che leggerselo.