Al solito, anni ed anni fa avevo già elaborato, forse per altri, quello che ora è accaduto a me. Scrissi vent'anni fa nel Thread n.48 (che trovate qui, lunghetto e dispersivo, anche con qualche raccontino mio dei soliti ) le frasi che seguono:
Le resistenze e le possibili rotture con le persone a noi più vicine non derivano solo da difficoltà di comprensione. Il fatto è che spesso PRETENDIAMO la comprensione senza capire che è praticamente IMPOSSIBILE ottenerla.
Quando una persona manifesta la sua condizione di transessualità cosa succede nella testa dei nostri interlocutori ? La persone investita dalla rivelazione usa la sua cognizione e conoscenza del fenomeno per estrapolare la “differenza “ tra quello che sarà prima e quello che potrà essere dopo. Soprattutto inquadra tutto, egoisticamente, in quello che questo fatto rappresenta per la SUA immagine e per il SUO futuro. Le sue estrapolazioni possono esser assolutamente sbagliate ma questo non ha importanza. Non è possibile modificare in poco tempo e con poche spiegazioni le sue “mappe” mentali che la fanno orientare in tal senso.
Capito questo è chiaro che la colpa può essere anche un po’ nostra. Non possiamo raccontare ad un genitore ottantenne ( o anche cinquantenne, dipende…) che suo figlio vuole diventare sua figlia e pensare che la cosa non lo turbi affatto. Penserà : “e che diranno i vicini , e come farò a parlare di lui, non potrò più esserne fiero, ecc, ecc.”
Ci si può salvare invocando la condizione medica, la malattia: “Non è una scelta, è una disgrazia !”
Anche se fosse in parte vero (e forse lo è) io trovo la cosa insopportabile. E' mai possibile che se dobbiamo spiegare per tentare di ottenere accettazione (e poi ottenere, quando va bene, compatimento) bisogna raccontare una delle tante teorie biologiche e/o psicologiche con le quali si tenta di spiegare il transessualismo ?
Io credo che tutte le persone siano Trans-QualcheCosa.
Transizionare da una condizione mentale ad un altra è quello che si fa per tutta la vita.
Studiando, cambiando mestiere, città, amici, amori, modo di essere.
Ecco. Modo di essere. Per adesso per la famiglia, per i miei dipendenti, per chi mi conosceva prima io sono una Trans-ModoDiEssere.
Il genere sessuale è solo una delle infinite forme di classificazione dei modi di essere. Solo che il genere sessuale è una classificazione di alto livello. Di quelle che connotano intere società e culture se non proprio la stessa biologia umana. E i nostri cervelli sono macchinette biologiche fatte per classificare, archiviare, dare nomi, strutturare rappresentazioni simboliche.
Insomma, nella testa di mia sorella e delle mie cognate io ero (sono e resto) Mario in abiti femminili, che se avessi avuto una maglietta molto colorata o un cappellino strano forse, in questo caso, avrebbero detto qualcosa a riguardo.
In sostanza, cambiare questo paradigma fisso riguardo a come chiamarmi o nel coniugare al maschile i verbi e gli aggettivi ( dove sei stato, andato, sei un cretinO se faccio una battuta, ecc.) non è semplice e si tratta di attuare una qualche strategia . Non basta cambiare il contesto ( era quello che speravo accadesse andando insieme all'IKEA) ci vuole proprio uno sforzo intellettuale di consapevolezza che richiede un "apprendimento" della nuova realtà.
Ragionando sull'apprendimento che dovrei instillare mi è tornato in mente un capitolo di un libro che considero tra le più arricchenti letture che io abbia mai fatto. Era, tra l'altro, nello scaffale dello psicologo che, quando lo notai e glielo feci notare, lo definì una specie di "bibbia".
E' un libro che comincia così:Figlia. Papà, che cos'è un istinto?
Padre. Un istinto, tesoro, è un principio esplicativo.
E continua in un dialogo filosofico, che alcuni potrebbero considerare noioso ed incomprensibile, ma che io trovo sublime.
Il capitolo che riguarda l'apprendimento ha un valore secondo me fondamentale per capire molti degli aspetti psicologici della comunicazione come esseri umani e non solo. Mi chiedo se gli attuatori della cosiddetta Intelligenza Artificiale l'abbiano mai letto.
Il capitolo che vi dico s'intitola :
LE CATEGORIE LOGICHE DELL'APPRENDIMENTO E DELLA COMUNICAZIONE
l'ho riportato qui, per chi volesse approfondire, e nel seguito vedrò di illustrarne i punti essenziali ed applicarli al mio problema.
Una precisazione. Quello che sto per scrivere è una elaborazione MIA che mi serve per fissare le MIE idee sull'argomento e impadronirmene compiutamente . Scusatemi quindi, ma scrivo per scrivere e non perché qualcuno legga. Comunque cercherò di farlo in modo chiaro ed utile, se qualcuno dovesse esser interessato.
I livelli di apprendimento
L'apprendimento 0
Il primo livello di apprendimento, denominato "apprendimento 0", è quello dove la risposta ad uno stimolo, ad una domanda è sempre la stessa o, anche se diversa, deriva da un algoritmo, una programma prestabilito. Anche un calcolatore che gioca a scacchi, nel dare risposta ad una mossa, anche se usa metodi statistici o analizza una grandissima quantità di possibilità, in definitiva , nelle condizioni date della scacchiera, per quella mossa, darà sempre la stessa mossa in risposta. L'apprendimento 0 è quindi un tipo di conoscenza "meccanica", automatica, e, dobbiamo riconoscerlo, gran parte della conoscenza acquisita è proprio così, priva di consapevolezza. Come il moto di una particella decritto applicando le leggi della dinamica e le condizioni iniziali : fisica deterministica.
Per rientrare nel caso che mi riguarda il software di base che gira nella testa di mia sorella o delle mie cognate è : "Qualunque cosa fai, comunque ti vesti, in qualunque contesto, sempre Mario sei e così ti chiamiamo".
L'apprendimento 1
Nel secondo livello d'apprendimento qualcosa deve pur cambiare. Per farla semplice l'apprendimento 1 avviene quando, ad esempio per tentativi ed errori, l'agente comincia ad esplorare alternative alla risposta. Questo significa che l'apprendimento 1 nasce quando avviene un cambiamento nel tempo ma senza cambiamento del contesto. Perché se il cambiamento avvenisse solo nel caso in cui cambiasse anche il contesto sarebbe un apprendimento 0 e non di tipo 1. Per applicare questo ragionamento:
Se all'IKEA mia cognata o mia sorella, a contesto mutato ( io in abiti femminili e in luogo pubblico) mi avessero chiamato al femminile si sarebbe trattato di apprendimento 0 cioè il software che girava nella loro testa sarebbe già stato : "Mio fratello/cognato è in abiti femminili quindi lo chiamo Maria in qualunque contesto" oppure "Mio fratello/cognato è in abiti femminili quindi, in un contesto pubblico, lo chiamo Maria"
Quindi l'apprendimento 1 avviene quando, nello stesso contesto, una reazione ( chiamiamola ricompensa o punizione ) modifica la specificità della risposta. Vediamo di fare un esempio con un fatto accaduto.
L'altro giorno ero a casa mia in abiti femminili e, dopo aver preparato il caffè, mia cognata mi ha chiamato : "Mario, è pronto". A questo punto -rifletto adesso - avrei dovuto rispondere: "Cosa ? Come mi hai chiamato ? Non pensi che dovresti aggiustare questo tuo comportamento automatico almeno in ogni contesto in cui sono in abiti femminili ? Sarebbe gentile da parte tua" .
Potrei aver anche un rifiuto (con una risata, la confidenza è un danno) ma sarebbe un caso, anche frequente, di rifiuto d'apprendimento di un nuovo modo di agire. In quel caso, senza arrivare all'estremo di buttargli il caffe in faccia, dovrei studiare qualche sistema per costringerli ad apprendere la novità. Tipo : " Se non fate come vi dico, per favore, non venite più".
Quindi capisco ora che dipende da me se, con la necessaria perseveranza e/o anche durezza, desidero che la loro mente cambi. Non mi aspetto che possa cambiare immediatamente il concetto di me in loro - sono fratello/cognato - ma cambiando la struttura della comunicazione confido che anche il mutamento a sorella/cognata potrà - in modo subliminale forse - avvenire.
L'apprendimento 2
L'apprendimento 2 è definito come un cambiamento del processo dell' Apprendimento 1. In fondo anche l'Apprendimento 1 può definirsi come un cambiamento del processo di apprendimento 0 ( cioè della specificità della risposta). Si intuisce quindi la ricorsività delle definizioni e ci si aspetta che esistano Apprendimenti 3, 4 e via di seguito.
Questo livello d'apprendimento non è applicabile al mio caso, perché l'obiettivo sarebbe elevare l'agente a considerare in ogni caso di comunicazione come vuole esser chiamato l'interlocutore. E' il motivo per cui, per esempio nel profilo di contatto, si scrivono i pronomi che si preferisce che vengano utilizzati nel comunicare con lui/lei, ma un interlocutore che avesse raggiunto l'apprendimento 2 a riguardo avrebbe la gentilezza di chiederlo, se mancasse.
In sostanza l'apprendimento 2 è qualcosa di più elevato e generale. E' quello che caratterizza il carattere dell'individuo. Gentile, energico, pignolo, giocondo, ecc. sono tutti aggettivi quali caratteristiche esplicative ( io direi "modi di essere" ) che denotano livelli di apprendimento 2 nell'individuo.
Non posso aspirare a cambiare i miei parenti a questo livello, ma forse l'aggettivo "gentile" o "accondiscendente" potrebbe essere aggiunto, almeno a riguardo, al loro carattere di comportamento.
L'apprendimento 3
Quando l'apprendimento si rivolge alle caratteristiche di auto-convalida dell'Apprendimento 2 ( lo chiamerei apprendimento da profonda introspezione) saremmo in presenza di Apprendimento di livello 3. Siamo quindi in presenza di modifiche innescate da psicoterapia, da meditazione Zen, da conversioni religiose, o sequenze in cui avviene una profonda riorganizzazione del carattere.
L'apprendere 3 , cioè apprendere sull'apprendimento 2, significa che se ti piace una musica, ti chiedi perché ti piace ed esploreresti alternative fino ad apprendere come cambiare il tuo stesso gusto. Se hai una abitudine acquisita con apprendimento 2 potrai imparare a cambiarla. Esso deve condurre ad una maggior capacità di liberarsi dalla "tirannia" delle abitudini. E qui riporto dal libro :
Ma qualunque liberazione dalla tirannia dell’abitudine deve anche indicare una profonda ridefinizione dell’io. Se mi fermo al livello dell’Apprendimento 2, allora ‘io’ sono l’aggregato di quelle caratteristiche che chiamo il mio ‘carattere’; ‘io’ sono le mie abitudini di agire in un contesto e di dar forma e di percepire i contesti in cui agisco. L’io dunque è un prodotto o aggregato dell’Apprendimento 2. Nella misura in cui un uomo consegue l’Apprendimento 3 e impara a percepire e ad agire in termini dei contesti dei contesti, il suo ‘io’ assumerà una sorta di irrilevanza. Il concetto dell’’io’ non fungerà più da argomento cruciale nella segmentazione dell’esperienza.
Da questo si capisce che siamo ad un livello di astrazione che pochi "illuminati" possono raggiungere. Si tratta del "NON SE" che ho citato nel mio post sulla meditazione trascendentale.
L'apprendimento 4 non è di questo mondo.
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Avrei chiuso qui questo approfondimento ma, scrivendo scrivendo, non posso non notare che all'apprendimento 2 corrisponde al nostro " modo di essere". E quindi riguarda anche il "maschile" ed il "femminile"
Il nostro genere sessuale è un fattore biologico al livello dell'Apprendimento 0 ( gli impulsi primari, biologici, ormono-dipendenti determinati dall'appartenere ad un sesso od all'altro) . Oltre a questi impulsi base, crescendo nel contesto familiare e sociale, si apprendono a livello 1 una serie di modifiche ai nostri comportamenti e si possono contraddire o confermare anche di molto quanto l'apprendimento 0 ha indotto. Giocando e comunicando si possono per esempio fare propri modi di fare del sesso opposto, oppure rafforzare molto quelli del proprio sesso. Cioè rientrerebbe nell'ambito dell'apprendimento di livello 1. Il completamento, la maturità di tutti queste acquisizioni, porta al carattere dell'individuo e, nel caso del genere, lo caratterizza come "femminile o "maschile" . Siamo quindi con questi aggettivi al livello di apprendimento 2.
In un mio vecchio thread ( n.51 eccolo qui) avevo affrontato questa problematica e la costruzione dell'identità basata sul processo di emulazione che, alla luce di quanto scritto, non è altro che un processo di apprendimento di livello 1. Nel thread n.62 (qui) risposi dopo ad Aurora che, non immediatamente, argomentò su quel post. In quella risposta intuivo (con altre parole ) che l'apprendimento 3 poteva dare risposte, diciamo, "non convenzionali" alla problematica.
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Ok. Chiudiamolo qui, che questo è un post pesante. Se qualcuno è arrivato a leggere fin qui, complimenti per l'interessamento e scusatemi, ma vi avevo avvertito che io scrivevo per scrivere.