Ieri sera, domenica, sono venuti a trovarmi una coppia di cari amici, entrambi ingegneri sia lui che lei, per chiedermi qualche consiglio su una roba che hanno per le mani. Li conosco da una vita, lui venne (da solo, non l'aveva ancora sposata) al ricevimento del mio matrimonio 36 anni fa, e poi furono entrambi miei colleghi perché anche loro vinsero il concorso a cattedra e insegnarono con me nella stessa scuola per tre anni fino a quando io non mi dimisi, per il richiamo della foresta (dicasi professione libera).
Lui è una persona in gamba, ha una mano artistica eccezionale, ho incorniciato ed appeso suoi quadri disegnati a matita bellissimi, ma è di una gentilezza e ingenuità disarmante, un po' timido e non esuberante, un uomo buono, se dovessi definirlo. Lei è ingegnere ma essenzialmente è una madre di famiglia, dedita alle sue figlie, ora donne adulte, una medico ospedaliero a Monza e l'altra che fa dottorato di archeologia, ora in Croazia. Lui ha 70 anni, lei un po' meno ma non tanto.
Mi considerano da sempre - in modo per me anche imbarazzante - una specie di persona eccezionale, culturalmente e professionalmente, e pendono dalla mie labbra per consigli non sono tecnici ma anche d'impresa e di rapporti (che io definisco psichiatrici) con clienti e fornitori.
Quando mi vedono, vestita come quando vado dell'estetista, cioè pantaloni e maglietta stretti e berrettino leggero tipo cuffia sui capelli, mi chiedono prima se ho cambiato gli occhiali, e poi se sto male. Il fatto che io sia dimagrita e che il mio viso appaia con i lineamenti diversi, dalle cure e dai trattamenti di depilazione, sembra agli altri una malattia, anche grave. Li tranquillizzo subito, dicendo : " Non sono mai stata così bene, non vi preoccupate, poi vi spiego".
E infatti, dopo aver discusso per un paio d'ore di noiosissima ingegneria (non so perché ma i miei colleghi complicano troppo i problemi semplici e semplificano troppo i problemi difficili), prima di decidere il da farsi per il resto della serata ( pensavano alla pizza), io li blocco è pronuncio la mia classica frase: "Devo farvi una rivelazione ".
E continuo : " Vent'anni fa io ho iniziato una transizione sessuale, che poi ho sospeso e vi dirò perché. Ora, dopo la morte di Cristina, non ci sono più ragioni per non continuare e quindi sto continuando."
Sono letteralmente stupefatti e imbarazzati. Lui un po' ammutolisce e sua moglie lo guarda continuamente cercando di capire dalla sua espressione come abbia preso la cosa. Lei è la prima a riprendersi e a proferire con parole il suo stupore.
Dico : " Capisco che la cosa può imbarazzarvi e siete stupefatti, ma questa cosa non è nata oggi e per farvi capire un po' tutto vi leggo la lettera che ho scritto al mio endocrinologo per ricominciare il percorso"
Leggo il primo post di questo blog e gli faccio vedere la mia foto di vent'anni fa che mette un punto di certezza all'esistenza di un'altra me, prima di ora.
All'epoca mi frequentavano, ma non avevano notato niente, perché, come spiegato più volte, la gente non vede con gli occhi ma con l'immagine mentale che si è fatta in qualche momento della vita nel conoscerti e poi, quell'immagine, non la cambia più.
Gli faccio veder qualche foto mia nuova, in abiti femminili, tipo questa
e mentre lei mi trova irriconoscibile, lui mi pare piuttosto turbato. Lei si accorge della differenza nell'approccio tra se stessa e suo marito alla cosa (lo conosce bene) e lo spiega chiaramente : " Forse perché sono una donna, ma io riesco ad accettare mentalmente questa cosa meglio di mio marito. Lui è sbalordito, inquieto, non gli è facile adattare i suoi pensieri a questa rivelazione ".
A me un po' dispiace perché capisco che un imbarazzo notevole lascia un segno emotivo nella memoria di questa serata e potrebbe non essere senza conseguenze.
Per completare il mio racconto e rispondere a qualche ovvia domanda leggo la diagnosi di disforia di genere che mi fecero 20 anni che è molto descrittiva ed esplicativa del mio modo di essere, anche nel tempo (la si trova in questo post )
Alla fine hanno incastrato questa mia rivelazione nella specialità della mia persona, da loro sempre idealizzata. Li dentro mettono tutto : competenza, cultura, assertività, originalità umana ed intellettuale ed ora, inaspettatamente, cambio di genere sessuale.
Decidiamo di non uscire e loro vanno a comprare le pizze. Meglio così. Penso che vedermi direttamente in abiti femminili sarebbe stato per loro, in questo momento, fin troppo imbarazzante.
L'argomento cade, non se ne parla più, ne mangiando ne salutandoci quando vanno via dopo un'altra ora e più. Finisce l'imbarazzo e si parla del più e del meno, e anche di altre operazioni aritmetiche ( siamo sempre tre ingegneri, no ? 😀).
Commento finale.
Ho come l'impressione che, anche senza disapprovazione pregiudiziale o qualche forma di riprovazione, l'impatto del mio "venir fuori" ( uso l'italiano, che ho idiosincrasia verso gli anglicismi) sia stato, per loro - per lui in particolare - molto forte.
Potrei anche non sentirli più, e mi dispiace molto.