Ma ancora ce l'hai, no ?

Oggi, sabato, al solito viene mia sorella a trovarmi. Io, ormai, per abitudine, mi faccio trovare tipo così

 


e loro, tranquilli, non fanno una piega. Anzi, mia sorella sempre, gentilmente, mi chiede come sto e mi abbraccia e bacia. 

Mio cognato si piazza in cucina e gli offro il caffe e i biscotti ( senza zucchero) che ho comprato più per lui che per me. Si parla di tutto, anche dei massimi sistemi e io, al solito, faccio le mie filippiche politico-sistemiche che mi sono congeniali. In qualche momento della discussione, mio cognato, inevitabilmente, sbaglia e mi appella al maschile. Io, come mia regola, glielo faccio notare e lui, va in difensiva ed esclama : " Ma ancora ce l'hai, no ? "  giustificando il suo errore per il fatto che io, ancora, non ho provveduto alla asportazione delle mie protuberanze sessuali.

L'espressione, fortunatamente, non è fatta con serietà e io, con altrettanta giovialità, rispondo per le rime, sorridendo : "Si, per ora ce l'ho, ma ciò non toglie che dovresti un po' elevarti da questo livello di così bassa considerazione".

Ecco. L'episodio mi ha fatto pensare , o ripensare, a come avere o non avere gli organi genitali giusti possa negli altri, più che in me stessa, determinare l'accettazione definitiva di un cambiamento. Io, per me, ci penso ma, come mio solito, non mi faccio travolgere da impulsi irrefrenabili. 

Però ci penso.



 



Ginnastica vocale

Oggi ho fatto la prima lezione di Riabilitazione logopedica della voce. Credo che il titolo sia lo stesso per chiunque abbia subito un intervento o abbia qualche problema alla voce.
In effetti io non mi sento proprio "sciancata" nella mia voce, ed Elisabetta ( la mia bravissima insegnante "ginnica") me lo ha confermato. Infatti, da misteriose elaborazioni da lei fatte sui campioni di voce che le ho dato nella prima lezione "Valutazione della voce" ( che si è avvicinata ad un visita otorinolaringoiatrica),  pare che me la cavo abbastanza bene e che posso permettermi  un risultato di 220 Hz (A3= terza armonica del LA) come frequenza media del mio parlato, che sarebbe abbastanza dentro l'intervallo femminile.
Mentre la lezione con Silvia è stata sulla "mente" questa è stata sul "corpo". 
Cioè sugli esercizi da fare con le mie corde vocali ma anche badando alla vibrazione della bocca, delle labbra in modo da abituare i miei organi di fonazione a sollecitazioni -e anche a qualche sforzo un po' innaturale - per superare le inevitabili imperfezioni. 
Usiamo anche il kazoo. Chi legge male pensa subito male. No. Il kazoo è questo.


Sembra un fischietto ma non lo è. E' uno strumento ( musicale, 
a tutti gli effetti) che mi pare di capire abbia la funzione di vibrare con frequenze più isolate ( quella della membranina che c'è nel foro) rispetto a quelle di una voce parlata che è invece il risultato di uno spettro di frequenze (cioè tante frequenze che si sovrappongono). Infatti se ci si parla dentro non si capisce niente, mentre se si emettono suoni isolati il risultato è più netto, e perciò più leggibile anche agli strumenti di rilevazione (o ad un orecchio addestrato).
La lezione si è svolta intanto con un riscaldamento ( infatti ginnastica è...) pronunciando consonanti e vocali tutte partendo dalla frequenza "target" di 220 Hz - alla quale mi accordavo usando un preziosissima App sul telefonino  - e poi modulando in frequenza, in crescendo, decrescendo ed in oscillazione. Il tutto leggendo sulla stessa App che frequenza raggiungevo, sempre sotto l'orecchio attento di Elisabetta.
Poi, fatto il riscaldamento,  si intonano vocali e sillabe sempre partendo ed attorno alla frequenza target ed usando il kazoo.
Pare che me la sia cavata benino, ma è ovvio che certi "esercizi" richiedono allenamento, non ti riescono a primo colpo.
Anche questa lezione mi è piaciuta, mi è congeniale, perché sono pur sempre un'ingegnere (notate l'apostrofo), tra l'altro per caso esperta in dinamica strutturale (mastico frequenze per professione).
E poi è tutto una sfida, e questa della rieducazione vocale è di quelle che aggiungono non poco a quel risultato di completezza al quale aspiro.

Grazie Elisabetta (e grazie a Dorella del Centro Italiano di Logopedia)

Andiamo avanti.




"Venir fuori" con altri amici.

Ieri sera, domenica, sono venuti a trovarmi una coppia di cari amici, entrambi ingegneri sia lui che lei, per chiedermi qualche consiglio su una roba che hanno per le mani. Li conosco da una vita, lui venne (da solo, non l'aveva ancora sposata) al ricevimento del mio matrimonio 36 anni fa, e poi furono entrambi miei colleghi perché anche loro vinsero il concorso a cattedra e insegnarono con me nella stessa scuola per tre anni fino a quando io non mi dimisi, per il richiamo della foresta (dicasi professione libera).

Lui è una persona in gamba, ha una mano artistica eccezionale, ho incorniciato ed appeso suoi quadri disegnati a matita bellissimi, ma è di una gentilezza e ingenuità disarmante, un po'  timido e non esuberante, un uomo buono, se dovessi definirlo. Lei è ingegnere ma essenzialmente è una madre di famiglia, dedita alle sue figlie, ora donne adulte, una medico ospedaliero a Monza e l'altra che fa dottorato di archeologia, ora in Croazia. Lui ha 70 anni, lei un po' meno ma non tanto.

Mi considerano da sempre - in modo  per me anche imbarazzante -  una specie di persona eccezionale,  culturalmente e professionalmente, e pendono dalla mie labbra per consigli non sono tecnici ma anche d'impresa e di rapporti (che io definisco psichiatrici) con clienti e fornitori.

Quando mi vedono, vestita come quando vado dell'estetista, cioè pantaloni e maglietta stretti e berrettino leggero tipo cuffia sui capelli, mi chiedono prima se ho cambiato gli occhiali, e poi se sto male. Il fatto che io sia dimagrita e che il mio viso appaia con i lineamenti diversi, dalle cure e dai trattamenti di depilazione, sembra agli altri una malattia, anche grave. Li tranquillizzo subito, dicendo : " Non sono mai stata così bene, non vi preoccupate, poi vi spiego".

E infatti, dopo aver discusso per un paio d'ore di noiosissima ingegneria (non so perché ma i miei colleghi complicano troppo i problemi semplici e semplificano troppo i problemi  difficili), prima di decidere il da farsi per il resto della serata ( pensavano alla pizza), io li blocco è pronuncio la mia classica frase: "Devo farvi una rivelazione ".

E continuo : " Vent'anni fa io ho iniziato una transizione sessuale, che poi ho sospeso e vi dirò perché. Ora, dopo la morte di Cristina, non ci sono più ragioni per non continuare e quindi sto continuando."

Sono letteralmente stupefatti e imbarazzati. Lui un po' ammutolisce e sua moglie lo guarda continuamente cercando di capire dalla sua espressione come abbia preso la cosa. Lei è la prima a riprendersi e a proferire con parole il suo stupore.

Dico : " Capisco che la cosa può imbarazzarvi e siete stupefatti, ma questa cosa non è nata oggi e per farvi capire un po' tutto vi leggo la lettera che ho scritto al mio endocrinologo per ricominciare il percorso"

Leggo il primo post di questo blog e gli faccio vedere la mia foto di vent'anni fa che mette un punto di certezza all'esistenza di un'altra me, prima di ora.


All'epoca mi frequentavano, ma non avevano notato niente, perché, come spiegato più volte, la gente non vede con  gli occhi ma con l'immagine mentale che si è fatta in qualche momento della vita nel conoscerti e poi, quell'immagine, non la cambia più.

Gli faccio veder qualche foto mia nuova, in abiti femminili, tipo questa


e mentre lei mi trova irriconoscibile, lui mi pare piuttosto turbato. Lei si accorge della differenza nell'approccio tra se stessa e suo marito alla cosa (lo conosce bene)  e lo spiega  chiaramente : " Forse perché sono una donna,  ma io riesco ad accettare mentalmente questa cosa meglio di mio marito. Lui è  sbalordito, inquieto,  non gli è facile  adattare i suoi pensieri a questa rivelazione ". 

A me un po' dispiace perché capisco che un imbarazzo notevole lascia un segno emotivo nella memoria di questa serata e potrebbe non essere senza conseguenze.

Per completare il mio racconto e rispondere a qualche ovvia domanda leggo la diagnosi di disforia di genere che mi fecero 20 anni che è molto descrittiva ed esplicativa del mio modo di essere, anche nel tempo (la si trova in questo post ) 

Alla fine hanno incastrato questa mia rivelazione nella specialità della mia  persona, da loro sempre idealizzata.  Li dentro mettono tutto : competenza, cultura, assertività, originalità umana ed intellettuale ed ora, inaspettatamente, cambio di genere sessuale.

Decidiamo di non uscire e loro vanno a comprare le pizze. Meglio così. Penso che vedermi direttamente in abiti femminili  sarebbe stato per loro, in questo momento, fin troppo imbarazzante.

L'argomento cade, non se ne parla più, ne mangiando ne salutandoci quando vanno via dopo un'altra ora e più. Finisce l'imbarazzo e si parla del più e del meno, e anche di altre operazioni aritmetiche ( siamo sempre tre ingegneri, no ? 😀).

Commento finale.

Ho come l'impressione che, anche senza disapprovazione pregiudiziale o qualche forma di riprovazione, l'impatto del mio "venir fuori" ( uso l'italiano, che ho idiosincrasia verso gli anglicismi)  sia stato, per loro - per lui in particolare - molto forte.

Potrei anche non sentirli più, e mi dispiace molto. 


Le due case della mia coscienza

Oggi, chiacchierando con Cristina , mentre lei mi bruciava peli bianchi del viso, le raccontavo come  a volte avevo sensazioni di distacco dalla mia nuova, imperfetta, identità femminile. Come avevo già più o meno raccontato in questo post, il mio sentire non è singolo, ne duplice ma, addirittura triplice. E l'avevo scritto anche nella frasetta che avevo letto durante la festicciola del mio compleanno (in questo post) che riscrivo qui :

Mario ha smesso di compiere gli anni, e non solo lui.
Marialisa non ha ancora cominciato.
Chi compie oggi gli anni è la mia coscienza 
Che sta traslocando con scatoloni
Pieni di emozioni, di nuovi sentimenti,
Di nuove percezioni, e anche nuove amicizie.

Ecco i tre soggetti : Mario, Marialisa, e la mia coscienza che li alberga.
Mi è venuta in mente una metafora e la riporto qui per svilupparla meglio.
Mario è la casa che non amo :  alla mia coscienza non  piace viverci perché è senza colore e senza luce, angusta negli spazi, quasi le da fastidio pulirla ed arredarla, e lo ha fatto finora per necessità.
Marialisa è la casa che mi piace : alla mia coscienza piace viverci e viverla, la trova confortevole, luminosa e ampia, adora arredarla, profumarla e aggiungere fiori e colori. 
La mia coscienza sta  traslocando, e in questo mi considero diversa da altre mie simili, che, tanto per mantenere la metafora : si piazzano nel centro del soggiorno, chiudono gli occhi (la mente),  e si fanno demolire e ricostruire la casa attorno come se a loro (nella mente) non cambiasse niente.
Invece, per una mia complessità, la mia coscienza riconosce entrambe le due case, e nel passare da una all'altra non butta via tutto, qualcosa di utile e meritevole pur c'è, magari  qualche suppellettile ( attitudine ) o attrezzatura (abilità).
Questa percezione complessa fa parte della mia coscienza che, quasi sicuramente, non potrà mai dimenticare la prima casa, saprà sempre di averci vissuto, magari guardando una vecchia fotografia.
Mi piacerebbe che non fosse così, ma che ci posso fare.

L'apprendimento 3 applicato alla voce

Chi avesse letto (per sbaglio) questo post potrà capire meglio quello che sto per raccontare.

Oggi ho avuto un incontro su Skype con Silvia, una bravissima insegnante ( lei ha detto che è una cantante, ma la definizione andrebbe sicuramente ampliata) che mi ha fatto una lezione definita così : Prerequisiti alla voce parlata.

 Questo è quello che ho capito.

La  voce è solo in minima parte una conseguenza della nostra struttura degli organi di fonazione. In pratica  (cioè facendo pratica, proprio così) possiamo apprendere come modificare le abitudini "vocali", riprogrammandole in altre aderenti, o più aderenti, a quelle del genere d'elezione. Ecco perché  ho intitolato il post  apprendimento 3, cioè un apprendimento di alto livello che necessita di introspezione, proprio-percezione e riadattamento a nuove abitudini in modo che la voce alla fine, naturalmente e senza sforzo, sia femminile o più femminile.

Non basta cambiare la frequenza media della voce. In effetti esistono alcune differenze tra maschile e  femminile che vanno ben oltre il fatto che una voce sia più o meno grave o acuta. Si tratta di differenze di andamento espressivo, di emanazione della voce con un respiro più soffice, di modulazione d'ampiezza nella formulazione delle frase, ecc.   Silvia mi insegnato alcuni trucchetti per riabituare la mia voce a queste differenze. Non ultimo quello di usare anche il gesticolare perché ( frase mia) in questo modo dirigi ( orchestri...) le tue inflessioni in un automatismo mente-corpo-voce che si fissa più facilmente nella memoria dei nuovi comportamenti. 

Quindi il mio percorso verso un a "nuova voce" sarà apprendimento di livello 3 per raggiungere un apprendimento di livello 2, cioè qualcosa di stabile e che riguarderà in modo definitivo la mia "nuova" persona/identità.

- inciso

Non si tratta in effetti di una "nuova voce" In verità è una voce che c'è sempre stata e che si tratta solo di farla venire fuori. Ho definito la cosa con una analogia ( Silvia ha assentito), come una specie  di "rieducazione posturale". E' come riabituarsi a  stare in posizione eretta senza sforzo e senza tensione muscolare, in modo naturale. L'esercizio, com'è ovvio, è indispensabile.

- fine dell'inciso 

Confermo quindi la mia ipotesi  che questa rieducazione vocale possa esser per me qualcosa di esaltante, cioè che esalta al massimo livello il  lavorio mentale, emotivo, che sperimento sulla mia identità in trasformazione.

Grazie Silvia (e Dorella del Centro Italiano di Logopedia).

Andiamo avanti.


Di nuovo dallo psicologo. Tutta la mia storia.

Oggi 4 giugno sono andata dallo psicologo per discutere della relazione che lui dovrà redigere per il tribunale, per il cambio del mio nome. Ci vado così, un po' fasciata ( che ci posso fare un look con vestiti aderenti mi attrae) 


La discussione verte sul contenuto della relazione che non può esser "standard" (se uno standard esiste). Anche perché io non sono "standard" e lui lo sa. Insomma se questa relazione deve essere il preludio ad un udienza ed ad un colloquio con il magistrato deve rispecchiare la mia realtà odierna  ma anche la mia storia. E in questo siamo d'accordo.

La mia storia, fortunatamente ( o per un misterioso destino) è scritta  nelle pagine collezionate 20 anni fa e la mia realtà odierna sta riportata in questo blog. Il materiale non manca. Gli do qualche indicazione dove trovare gli spunti per descrivere il dipanarsi della mia vita. 

Troverà qui :

IL PRIMO POST DI QUESTO BLOG.  La lettera "spiegatutto",  sintesi estrema delle motivazioni antiche e moderne della mia transizione.

THREAD N. 11 - La mia storia in sintesi, l'incontro con mia moglie ecc., che scrissi come presentazione in un altro gruppo di discussione, ma che non frequentavo.

THREAD N. 18 - Alcune considerazioni teoriche su come vedo, mooolto pragmaticamente, il transessualismo. Nella discussione, altre non la pensano come me.

THREAD N. 28 - La mia infanzia e la mia famiglia raccontata per cercare spunti e spiegazione del "DISTURBO". Altri raccontano la loro infanzia in un utile confronto.

THREAD N.30 - Dove parlo di immagine e simboli (tutta roba che sto riscontrando vera adesso) ma nel quale testimonio che all'epoca avevo già fatto 19 mesi di terapia. Se non l'avessi ritrovato scritto non me lo sarei ricordato.

THREAD N.33 - Scrivo di mia madre, del mio rapporto con lei. Post che fu emozionante per me e per chi lo lesse

THREAD N.34 - Scrivo di mio padre e del mio rapporto con lui, traendo spunto da un sogno.

THREAD N. 39 - Una breve auto-elaborazione sulla natura e sulla fattispecie della mia disforia di genere.

THREAD N.51 - Lunga riflessione  su come ho studiato, analizzato e fatto mio il concetto di coscienza ed identità. 

THREAD N. 53 - Ennesimo riepilogo della mia vita " disforica" e sul momento cruciale, inizio della mia transizione.

THREAD N. 54 - Pensieri sulla molteplicità delle nostre personalità, tutt'altro che "identiche" a noi stessi, non solo nel genere sessuale.

Estratto dal THREAD N.65 - Il mio dialogo con lo psichiatra per la mia prima diagnosi di "Disturbo dell'identità di genere"

THREAD N.67 - Autointervista che riepiloga i miei pensieri e lo stato dell'epoca in cui fu scritta. Ottenne molti risconti positivi per la chiarezza argomentativa e l'originalità d'espressione.

Ecco basta così. In questi threads c'è tutto quello che mi riguarda. 

Adesso c'è solo da leggere e lavorarci sopra. 

Ci vorrà tempo, capisco. 

Attenderò e resto disponibile ad ogni chiarimento ( scrivo per lo psicologo che legge questo post).



Un piano in più (di eleganza)

Oggi, mentre andavo alla visita di controllo per il trapianto dei capelli, pensavo che la mia immagine femminile, che spesso viene definita elegante, sia messa così per una forma mia di insicurezza. In sostanza , nel vestirmi per uscire, io costruisco quell'immagine e, costruendo costruendo, finisce che faccio un piano in più ( da ingegnere non dovrei preoccuparmi ) per paura che possa da qualche parte emergere un'ombra maschile. 

Per questa visita ad una clinica che fa trapianto dei capelli mi sono vestita così :


per niente elegante, senza un filo di trucco, senza coperchio peloso, con i peluzzi bianchi del viso manco rasati che devo andare da Cristina bruciarli. 
Questa immagine corrisponde ad una signora che soffre, per terapie, per genetica, per qualche accidente, di alopecia e quindi porta quella cuffia aderente.
Accade che, al desk della clinica la tipa che mi accoglie, segna il mio cognome e, nel chiarire una cosa sul nome del medico, mi chiama "signora". Non è che non me l'aspettassi, anche la mia voce era giusta, e un po' mi compiaccio.
Faccio la visita e sembra che vada tutto bene, che il primo mese non conta e che tra quattro mesi ci rivedremo perché ora comincia la crescita e qualcosa di evidente apparirà. Speriamo, perché questo aspetto è per me fondamentale, come per ogni donna.

Nel tornare a casa, con spirito esplorativo sulla mia immagine, decido di andare a fare la spesa. L'immagine con la cuffia desta immediatamente un certo rispetto, la cassiera mi chiama "gioia" con affetto perché mi costringe a tirar su la busta dell'acqua due volte e, quando chiedo ad un addetto per un gazebo in offerta, anche lui, molto gentilmente e senza tentennamenti, mi appella "signora".

Deduco che l'immagine mia "esageratamente elegante" sia  praticamente inutile dato che passo tranquillamente senza trucco, gonne, ecc.  e penso che i fattori principali siano  l'assenza dell'ombra della barba ( la famosa 5 O'clock shadow = l'ombra delle cinque ) frutto del laser e del certosino lavoro di Cristina e, manco a dirlo, la mascheratura della calvizie (peggiorata dalla rasatura fatta un mese fa).

Non è che ora mi vestirò senza cura alcuna ma proverò a trovare un nuovo equilibrio estetico più semplice. 

Forse. Perché, lo ammetto, vestirmi bene mi piace.

 





Il compleanno più lungo (e movimentato) della mia vita

Questo 31 maggio 2024 è stato un compleanno diverso, speciale.

Ecco gli avvenimenti.

1) alle 6:36 il primo WhatsApp di auguri . E' di Sim, fondatrice di "Disforia", la mail list che mi affibbiò vent'anni fa per amministrarla, dileguandosi poi nei suoi impegni infiniti e nella sua eterna procrastinazione (che perdura essendo eterna, se no che eterna sarebbe). Quattro chiacchiere e mi gira l'indirizzo del suo blog semiabbandonato ( sue parole , con il link che non riporto qua per privacy). E' un blog che io definirei "onirico" dove l'arte affabulatoria epistolare di Sim lascia qua e là intravedere, specie per chi sa cosa vedere,  pulsioni e pensieri analoghi ai miei.

2) alle 11 primo incontro con la logopedista per la terapia di rieducazione della voce. Praticamente una specie di visita otorinolaringoiatrica  fatta via Skype con aggiunto l'invito a pronunciare uuuuu, iiiiiii ecc in modo da individuare l'intervallo di frequenze a cui posso aspirare. Sembra che una media di 220-235 Hz sia alla mia portata, che è una bella voce calda e femminile. Bene.

3) alle 15:30 vado nell'Istituto d'estetica, che Cristina ha congegnato una mini festicciola con delle tortine "Tomarchio" 

e una candelina da spegnere. Ci riuniamo nella "cabina" (nome delle  stanzette dell'istituto) e mentre tutti assistono, dopo aver acceso la candelina, leggo il discorsetto che avevo preparato, come mio solito. Eccolo.

Mario ha smesso di compiere gli anni, e non solo lui.
Marialisa non ha ancora cominciato.
Chi compie oggi gli anni è la mia coscienza 
Che sta traslocando con scatoloni
Pieni di emozioni, di nuovi sentimenti,
Di nuove percezioni, e anche nuove amicizie.
Queste siete voi, che mi donate 
la vostra vicinanza e comprensione. 
Grazie di cuore
31 maggio 2024, 
Marialisa
   

Post Scriptum

La candela accesa si consuma, 
piano piano, come la vita.
Soffio per spegnerla, augurandomi
di non consumarmi anch’io
nel vivere la mia nuova vita, 
come potrò, anno dopo anno, 
che 66 sono già tanti.

         Speriamo bene.

Fuuuuuuu…

Qualche lacrima  viene giù, ma non solo a me. Mi abbracciano tutte. E ci scattano una foto ricordo.


E' stato bello, emozionante  ma anche pieno di allegria. Cristina mi da una busta. Dentro c'è un buono  per un "bel trattamento viso riservato alla Signora Marialisa". Mi farò spiegare la differenza tra un "bel trattamento viso" e un "trattamento viso". Penso che risieda nel suo donarmelo con affetto, il che è un dono in più per me, ma chiederò conferma. Intanto andiamo avanti a levar peli bianchi dal viso.

4) alle 17:00 viene a casa un mio carissimo amico. E' un compagno di scuola delle superiori, ci conosciamo da 50 anni perciò. Scende dalla sua auto, il cane lo accoglie con l'interesse che dedica agli estranei ( ma non lo morde, ci mancherebbe, anzi) , ma lui non nota nulla di strano in me. Ero con i miei abiti da casa : fuseaux e maglietta stretta quindi con il seno in evidenza.  Mario sono e Mario resto per un pezzo di chiacchiere generiche. Ad un certo punto gli dico : "Devo farti una rivelazione". In questo momento i miei interlocutori immaginano cose pazzesche e  meno male che dura poco, perché la mia rivelazione arriva a ruota: " Ho iniziato un percorso di transizione sessuale ". 

Non si scompone più di tanto. E' gentile e  assertivo. Un vero amico. Ovviamente faccio vedere foto vecchie e nuove, leggo cose importanti e chiarisco le incertezze. 

Inciso

Lui , che ha 68 anni, si è laureato in ingegneria pochi mesi fa ( io gli ho dato anche un piccolo aiuto ). Era il suo sogno, la sua ragione per l'autorealizzazione, e l'ha fatto. Lo ammiro per la sua determinazione e anche per aver superato le inevitabili critiche che qualcuno gli ha fatto considerandolo un obiettivo troppo grande per la sua età. Lui ha paragonato la sua determinazione alla mia e quindi gli ho fatto leggere un pezzo di questo vecchio Thread dove proprio valutavo i momenti cruciali delle scelte di vita.

Fine dell'inciso

Gli dico che può dirlo a tutti, prima di tutto a sua moglie, che mi stima e vuole bene quanto lui almeno. Insomma decidiamo di uscire stasera in tre per mangiare una pizza. E così concordiamo.

Con un po' di confusione preparatoria ( non vi dico che cosa c'era sul mio letto …) mi vesto così , forse un po' troppo elegante per una pizza, ma che ci posso fare..

 


La pizza e buona, ma la confusione nella pizzeria era troppa, che è capitata la pizzata di fine anno di una classe scolastica e perciò cantavano e facevano casino.

Nota a margine, il mio amico non riesce  a non chiamarmi "Mario" ed a non appellarmi come "lui".  Siamo sempre lì : il solito meccanismo automatico di parlare senza consapevolezza con l'immagine mentale consolidata da ( quasi) una vita di conoscenza. Ci vorrà tempo. Quando ci lasciamo abbracciandoci, davanti al cancello di casa mia, però qualche Marialisa convenevole scappa, proprio come saluto. 

Meglio che niente.