Assemblea straordinaria e metodo socratico

Mio cognato Antonio è uno che ha sparate un po' urticanti, e lo fa, credo, per mettermi in difficoltà, mai riuscendoci. La mia vecchia casa è nello stesso pianerottolo del palazzo dove abita lui e mia sorella, perciò  l'altra volta lui se ne esce : " E se c'è la riunione di condominio, che cosa dobbiamo dire ?"  riferendosi alla  mia transizione. Io, tranquilla, gli rispondo. " E che vuoi fare, che lo dico a tutti, in riunione, sarà divertente." 

E' certo comunque che, rappresentare in una riunione di estranei chi sei, anzi chi vuoi essere in un futuro più o meno vicino, deve esser fatto con criterio e con circospezione dialettica adatta alle circostanze.

Una  circostanza analoga si è presentata in occasione della assemblea straordinaria del partito "Democrazia Sovrana e Popolare" a cui, mesi e mesi fa, mi ero iscritta, anzi iscritto con le mie generalità maschili, inevitabilmente.

Prima domanda. Questo partito cos'è ? E' un piccolo partito ma la dimensione non deve esser una scusa per non aver struttura. Mi ricordo cosa disse un imprenditore che stimo molto (una persona con la 5a elementare ma con un ingegno ed un intuito meccanico che superava sempre, nella pratica, ogni ingegnere). Disse : " Ogni azienda anche piccola deve esser come un bambino, ed ogni bambino ha il cuore, il cervello, il sistema sanguigno e tutto il resto, altrimenti non potrebbe vivere e crescere"

In sostanza, fuor di metafora, senza organizzazione non si può ne vivere ne crescere. 

Infatti la riunione affrontava anche questa cruciale verità che, a volte, da qualcuno in buona fede, forse per impulsività e voglia immediata di fare e partecipare, non viene compresa e assimilata.

Altra domanda. Questo partito chi è ? Questa risposta è più difficile. 

Tutte le volte che affermo "Mi sono iscritta ad un partito politico" il mio interlocutore mette le mani avanti. Nel senso che è palpabile quanto la parola "partito" e la parola "politica" richiamino, nelle persone normali, un distacco, quasi un disgusto, mentre nelle persone già di qualche "parte" ( anche solo ideale) scatta il meccanismo settario difensivo per cui, la cosa non gli interessa tanto, tipo : " io tifo Milan, ma di che squadra sei tu non mi interessa, se no litighiamo"

Quando è così, se ci fosse tempo per spiegare - ma non c'è quasi mai - una possibilità di fare passare un nuovo messaggio è il dialogo socratico, che io ho applicato alcune volte nella mia attività di consulente.   

Immagino un dialogo con una persone di quelle "disgustate" ( ma il dialogo va adattato ad ogni tipo umano che si incontra) 

1) domanda : "Secondo te la politica come dovrebbe essere e come invece è ? "
2) risposta molto probabile : "la politica è uno schifo. Invece di applicarsi per risolvere i problemi della gente si mangiano tutto e non concludono niente "
3) domanda : riesci ad immaginare come dovrebbe esser un partito politico che risponde agli interessi dei cittadini ? ( questa è "maieutica" = esser levatrice , si cerca di fare partorire la soluzione )
4) risposta : (cominciano le incertezze) "mah, non so, penso che intanto dovrebbe rispettare quello che c'è scritto nel programma alle elezioni, e non ci dovrebbe esser corruzione"
5) domanda : "secondo te, come mai i partiti quando arrivano al governo poi non rispettano il programma ? "
6) risposta : " perché ormai hanno raggiunto lo scranno, hanno uno stipendio bello alto, e quindi si scordano quello che hanno promesso"
7) domanda : " ma, secondo te, questo fatto dipende solo dalle persone elette che hanno un basso livello morale, oppure anche da vincoli esterni invisibili ai più che nessuno ti ha spiegato bene esserci ? " ( questa è "zetetica" = ricerca, cercare soluzioni alternative) 
8) risposta : "un po' l'una e un po' l'altra , pensandoci "
9) domanda : " Non pensi che l'appartenenza all'Unione Europea e l'adozione dell'euro condizioni fortemente la politica , in questo senso ? "
10 ) risposta : "Sicuro ! Siamo stati fregati con l'Europa !"
11) domanda : " Non c'è più un partito che dica chiaramente che vuole uscire da Unione Europea ed Euro, perché secondo te ? " 
12) risposta : " L'hanno levato dai programmi perché hanno capito che non ce lo fanno fare "
13) domanda : " E chi non ce lo fa fare ? Non dovremmo essere "sovrani" in queste decisioni ? 

Mi fermo qui perché potrei scrivere dieci pagine continuando a far si che l'interlocutore risalga dalle sue semplici, giuste o sbagliate che siano, convinzioni, fino ad  arrivare a ridefinirle per poi, finalmente, riconoscere autonomamente ( ha partorito...)   l'esistenza di un soggetto reale ( il nuovo partito) che potrebbe, intanto, essere tirato fuori del generico calderone indistinto del "disgusto" per la politica.

Comunque in sintesi, per me, DsP vuol dire :

Democrazia - governo dei cittadini, attraverso le istituzioni e la rappresentanza; 
Sovrana -  senza vincoli esterni invisibili, rispettosa dall'autodeterminazione, per non essere una colonia dissimulata ;   
Popolare - dove il popolo, informato e consapevole, finalmente sia protagonista del suo destino.

In questo partito, partitino, mi sono iscritta e ieri in assemblea, alla fine,  ho letto questo :

Cari amici e compagni, questa presentazione di me come nuova socia, riguarda primariamente una questione che, per poter continuare a partecipare, devo condividere con voi, perché essa riguarda me stessa, la mia autenticità e il rapporto con tutti gli altri, quindi anche con voi del partito. 
Inoltre, può darsi, che per “partito preso”, pregiudizi, blocchi ideologici potrei non esser ben accetta nel vostro gruppo. Me ne farei una ragione, senza drammi.
Ma veniamo alla questione suddetta. 
Dovete sapere che io, vent’anni fa e per un paio d’anni, iniziai un percorso di transizione sessuale, che poi sospesi volontariamente, per amore e per rispetto alle esigenze di mia moglie. Lei comunque sapeva di me, fino a quando, purtroppo, è mancata per un tumore, quasi un anno fa. Dopo un po’ di riflessione, ho raggiunto la consapevolezza, come ho detto ai medici, che la ragione per riprendere questo percorso è che non c’era ragione per non riprenderlo.  
Non vado oltre. 
Vi preciso solo che vivendo internamente la questione contesto fortemente le filosofie “gender” imperanti e conosco nel dettaglio tutti gli errori del sistema.
Fatemi sapere se questa mia rivelazione vi crea problemi, a qualcuno in particolare o più in generale, e non fatevi remore nel farmelo sapere, direttamente o indirettamente. Ho sufficiente padronanza di me e accettazione di tutto e di tutti e quindi grazie comunque.
PS. In realtà non sono una nuova socia, ho solo cambiato il mio aspetto come vedete, sperando che nonostante questo io possa esser ben accetta.
Se avete domande posso rispondervi.

L'accoglienza è stata calorosa, hanno fatto anche un applauso. E alcuni presenti, poi, mi hanno raccontato della loro conoscenza di casi a me simili. A dimostrazione che la "riprova sociale" è meglio della "riprovazione sociale " che poteva scattare qualche anno o decennio fa. 

Forse qualcuno magari ha storto il muso ma non lo ha dato a vedere. Se è così mi dispiace e se dovesse palesarsi in un modo o nell'altro spero di poter chiarire dubbi e pregiudizi.  

Magari con il metodo socratico.

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PS. Ah.. Mi hanno vista così 


che, coincidenza, la gonna ha lo stesso colore della bandiera del partito.




 


La donna ragno e lo spirito materno

Ieri nell'andar via dall'istituto d'estetica , non so come è stato, si è parlato di bambini. A volte quando mi capita di vedere ( e anche di pensare a) un bambino  nella sua semplicità e bellezza, vado un po' in contemplazione pensando al suo futuro, a come la sua mente si arricchirà, a come diventerà crescendo. Il fatto è che, a me, la contemplazione del bello e del bene mi commuove, e qualche lacrima mi viene. E infatti Elena, la ragazza gentilissima del desk dell'istituto,  mi ha portato dei fazzoletti prontamente per asciugarmi gli occhi. 

Parlare di bambini mi richiama alla mente i figli che non ho e che, in fondo, avrei desiderato di avere, specialmente ora che la solitudine si fa, in certi momenti, pesante. 

Inciso

Quando penso e parlo dei figli che non ho avuto è come se un pugno di rimorsi e rimpianti mi stringesse il cuore. Sebbene io neanche veda i contorni di queste cose fatte o non fatte, il sentimento nonostante tutto c'è e mi abbatte non poco. 

Fine dell'inciso

Mi torna in mente un episodio di più di vent'anni fa che mai ho  raccontato, neanche a mia moglie. 

Ero a Torino per lavoro, ed ero quella persona  che viveva la sua apparenza  androgina senza troppi problemi. Io non me ne facevo e neanche gli altri se ne facevano. Ho quasi la certezza che, in un incontro a Catania, la  mia immagine "particolare" unita alla mia - dimostrata nei fatti - competenza, aveva incuriosito l'imprenditore di una delle più grosse imprese impiantistiche di Torino che mi aveva poi  chiamato ed incaricato di un lavoro speciale, poi di un altro e un altro ancora. Andavo a Torino quasi ogni settimana.

Un giorno, un collega ingegnere di quella impresa, quasi coetaneo e con il quale eravamo ormai in confidenza, mentre eravamo in macchina, uscendo da un cantiere, mi chiese : " Ti posso fare una domanda personale ? ". Io, ovviamente, risposi di si. 

E lui : " Perché non hai figli ?"

Nel rispondere trattenni le lacrime a fatica ( forse qualcuna è pur scesa) , e la mia voce era rotta dall'emozione. Risposi a lui come - poi - risposi anche allo psichiatra che mi diagnosticò il "disturbo" (io non sono pazza, sono solo disturbata 😀). 

“Avete figli ?” mi chiese.  "Non ne abbiamo voluti…..più mia moglie che io, a dire il vero “ gli risposi. " Non ne ha voluti perché non si è mai sentita adatta,  ne psichicamente ne fisicamente, al ruolo di madre." 

Completai, dicendo allo psichiatra, "Forse sarei stata più madre io di lei…”  ma quest'ultima frase non la dissi al mio collega. 

Mia moglie era una donna che non desiderava esser madre ed io non avevo la spinta adeguata a perseguire, come un traguardo di virilità,  il classico pensiero : "avere un figlio, magari maschio". 

Ed è andata così, e sono sola 😞.

Così come esistono questo tipo di uomini, esistono le donne con un desiderio analogo: quelle per cui la maternità è tutto. 

Proprio l'altra sera mi è scappata una frase che affermava questo concetto, ma devo averla detta in un modo che è sembrata una affermazione "maschile", forse ho usato un tono di scherno ( anche se non mi pare,  ripensandoci). Fatto sta che Marilena, la moglie di Leonardo, sorridendo, me lo ha fatto notare. 

Io mi difesi un po' ma poi riaffermai il concetto che alcune donne sono così, non pensano ad altro, raggiunta una certa età. A dire il vero lo trovo anche bellissimo e naturale, biologicamente prevedibile. In molte specie viventi funziona proprio così : non si dice che vanno "in calore" ? Altre specie, come alcuni ragni femmina ( si può dire "ragne " ? dovremmo chiedere una consulenza LGBTQ+TdC ) addirittura si mangiano -  dopo - il ragnetto che le ha fecondate ( che mala sorte, dopo l'amore !).

Credo che anche a me capitò di conoscere una donna così. Era una studentessa d'ingegneria, molto studiosa e brava che si laureò nella mia stessa sessione di laurea : il 4 novembre del 1982 e io avevo 24 anni. Lei meritava 110 e lode come voto di laurea ma non glielo diedero e mi dispiacque tantissimo, perché la colpa fu mia. 

Il voto di laurea dipende dalla media dei voti ottenuti nelle materie + voti aggiuntivi per premiare la tesi ( a quei tempi funzionava così, ora non so). Io avevo avuto solo due 28 su 28 materie e tutti gli altri voti erano 30 e 30 e lode. Avevo una media stratosferica, avrei anche  potuto non fare la tesi e mi avrebbero dovuto dare 110 e lode. Quindi, per non fare un torto a me, non poterono dare 110 e lode ne a lei ne a nessun altro in quella sessione.

Inciso

Io non ero un secchione. Cioè uno di quelli che si chiudono a studiare e nessuno manco li conosce. Ero voluto bene da tutti, i miei appunti e quaderni riepilogativi circolavano tra i miei amici e non lesinavo spiegazioni e coinvolgimenti di studio. Il preside, nella sessione di laurea, modificò la formula e disse " Vista la sua brillante carriera di studio la nomino dottore in ingegneria" . La parola brillante la aggiunse lui. E tutta l'aula magna scoppio in un applauso che smise solo quando io feci un gesto con il braccio. 

Ok, ho messo da parte la modestia, ma è andata proprio così.

Fine dell'inciso

Questa ragazza mi "tirava il filo". Insomma le piacevo e me lo dava a vedere, e un paio di volte l'ho pure accompagnata a casa dall'università. Non era brutta, anzi, ma non era il mio tipo e  dopo qualche mese incontrai Cristina, la mia compagna per la vita.

Capitò dopo un po' ( un anno e più)  che la incontrai in un supermercato, ed era con suo marito ed un bambinetto, maschio ma con i capelli lunghissimi come una bambina ( mi ricordo proprio questo particolare). Chi era suo marito ?  Un ingegnere anche lui laureato all'epoca (credo un po' dopo di noi), una persona scialbissima, per niente attraente, che deve aver sposato senza nessuna selezione ne estetica ne intellettuale ed io allora ho pensato (forse sbagliando, chissà)  : questa voleva fare un figlio al più presto,  e con il primo che le capitava.

Per concludere, la domanda cruciale è : c'è in me uno spirito "materno" inespresso ? Secondo la mia filosofia vien prima l'essere che il sentire. E io non potrò MAI essere madre. Quindi in realtà si tratta solo del desiderio di dare affetto e anche di riceverne, in modo e con intensità simili, ma questo è incomparabilmente diverso dal sentimento che una madre può avere per il proprio figlio: che è carne della sua carne.

Mi accontento del mio cane, non ho molte alternative😢.







Una giornata " letteraria"

In casa ho i muratori che stanno distruggendo per ricostruire. 


In questo terribile momento edilizio la padrona di casa non può distrarsi. Deve provvedere alle loro esigenze di materiali e di altra roba ( lavorano in economia, a giornata, quindi devo procurare tutto io, più o meno). Infatti ieri Marialisa, nelle vesti di Mario, è andata nel negozio di materiali edili, si è caricata da sola 12 ( anzi 6 ,perché qualcuno l'aiutata) sacchi di sabbia lavica in macchina e poi è tornata a casa. Poi, nel pomeriggio, si è accorta che il lavatoio che aveva comprato era da 60 cm e invece doveva essere da 45 cm e quindi, di corsa, doveva tornare al brico e sostituirlo. Ancora non sapeva se andare a questo spettacolo, che Luisa l'aveva invitata.


Lo spettacolo era alle 20, erano le 17 quindi il tempo c'era. Solo che dovevo vestirmi consonamente ad un evento di mezza sera (definizione estetica formale che mi sto inventando ora, così, e che non so se manco esiste) ma sarei dovuta andare, prima, in un posto tutt'altro che adatto a quell'abbigliamento, per caricare e scaricare cose sporche e pesantucce. Insomma mi vesto così. Un minimo, consentitemi.


Arrivo al Brico e vado al desk dei resi a chiedere, intanto, se il lavatoio da 45, bianco, c'è. La tizia, una ragazza ( meglio una giovane donna, simpatica, sposata , l'ho visto dalla fede) si prodiga al telefono e mi dà una informazione sbagliata : si c'è, ma è color mogano. Uno schifo, penso, e faccio una smorfia di disgusto. La commessa, sorride, si rende conto del problema, e comincia con me una breve chiacchierata al femminile che culmina nella mia decisione di cambiarlo comunque : " Vuol dire che lo colorerò rosa shocking" le dico. E lei divertita è d'accordo. "Siii, qui i colori non mancano !". Insomma  cambio il coso (che poi bianco c'era), ma il fatto per me piacevole, anche emozionante, è che questa tizia che vedete in foto, NON INVISIBILE perché alta più di 1.80 ( ho messo dei sandali con 4 cm di tacchi vista la lunghezza della pantagonna) passa come una signora, piacente, forse anche elegante, e NESSUNO, NESSUNO, dubita minimamente che io possa avere altri cromosomi che XX. Non so come sia possibile, ma è così.

Carico il nuovo lavatoio in macchina ( cercando di non sporcarmi...) e mi fiondo in città per andare al Castello Ursino, dove si terrà il caffè letterario. Fortunatamente conosco bene le strade di Catania e dintorni e arrivo nelle vicinanze verso le sette e mezza. 

Scopro che la piazza del Castello Ursino è zona a traffico limitato e quindi mi immetto in una strada laterale e, mentre procedevo, un ragazzo, ben vestito in fondo, si avvicina e mi fa : "Signora, deve posteggiare ? " . "Si ", prontamente rispondo a questo consulente di parcheggio, non proprio un parcheggiatore, il quale mi indica un bel posticino a cavallo di una striscia pedonale e con una ruota sulla banchina. Perfetto per lo standard medio dei posti in quella zona. Gli chiedo quando gli devo. E lui " Al suo buon cuore". Io, che ero molto soddisfatta di quella soluzione, prendo il borsellino e gli rifilo 3 euro "Bastano ?". Lui si illumina e mi dice " Mi ha pagato 3 macchine, certo, grazie !" E io, gentilissimamente : "Grazie a te, ti voglio bene !" .  Ero veramente contenta del posto e del momento. Mentre scendo dalla macchina, un po' più lontano, sulla strada,  una giovane donna che andava a piedi mi guarda da lontano sorridendo, compiaciuta, quasi ammirata, e  mi è sembrato che facesse anche un segno di saluto. Aveva assistito a tutto il mio discutere con il posteggiatore e deve esserle piaciuto il modo come è andata la cosa, e come mi sono atteggiata, con gentilezza. Magari era una parente del tizio, chissà.

Aspetto un po', pago il biglietto, ed entro nel Cortile del Castello dove è allestito un piccolo palcoscenico ( è vietato fare foto, ma l'ho fatta lo stesso, mi arresteranno ?) 

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Ah, già prima di partire sapevo che sarei stata sola. Ne Luisa ne Leonardo sarebbero stati presenti. Mi dispiace un po' , ma va bene  lo stesso. 

Mi siedo di lato, che sono alta e se dovessi andar via prima non darei problemi, tanto si vede e si sente bene ovunque. Più o meno quando il pubblico è al 50% delle sedie, comunque in orario, comincia lo spettacolo. 

Si tratta della lettura di un racconto di uno scrittore russo Ivan Sergeevič Turgenev intitolato "L'Appuntamento" che io non conoscevo ( ma la mia conoscenza di letteratura russa e non solo russa è ai minimi termini, perciò...). Chi vuole ascoltarlo lo trova su you tube ( cosa non si trova su you tube ?) 

L'appuntamento di Ivan Turgenev

Ma questa lettura su you tube è incomparabilmente più scadente di quella che ho ascoltato io. L'attore che ha letto il racconto riusciva a modulare tre voci, il narratore, il protagonista maschile ( una persona descritta come orribile, piena di iattanza) e la protagonista femminile ( una contadina semplice ed innamorata persa). Mi gusto tutti i dettagli di descrizione di ambiente, fatti, persone, emozioni, di cui questo scrittore è veramente un maestro assoluto. E me le gusto meglio perché spiegate e descritte dal prologo fatto da un altro attore ( dalla voce impostata mi è sembrato  così) .

La serata è stata molto piacevole, arricchente ma, come esperienza sociale (Marialisa cerca un po' questo, diciamocelo), ha avuto un  valore minore dell' incontro al desk dei resi del brico, in fondo. Ma non si può avere tutto.

La prossima volta devo portare un ventaglio, che tante signore lo avevano, e una spettatrice a teatro senza ventaglio è imperfetta, disadorna 😀😉.

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PS. Qualcuno dice che io scrivo bene, ma se si legge quello che scrive un VERO scrittore come questo Turgenev,  io, in proporzione, sono da tema delle elementari. Tuttavia, specialmente la descrizione dell'ambiente, della pioggia e del sole che si alternavano, mi ha fatto tornare in mente una cosa che scrissi,  22 anni fa e che a qualcuno piacque, diciamo, dal punto di vista letterario, lusingandomi.

Ecco è questo il Thread n. 23 - Le vetrine , che scrissi il 10 luglio del 2002.





Il problema della sincerità

Luisa mi ha telefonato, anzi le ho telefonato io, come capita quando non ci si trova subito. Lei è molto gentile, mi sento veramente bene a parlare con lei, e mi propone sempre qualcosa di nuovo, per me intrigante e stimolante : "usciamo per shopping, vieni alla serata al Castello Ursino, incontriamo questi amici, ecc. "

Nel parlare, esce fuori una questione che per me, in fondo, è già adesso un po' critica.

Se conosco nuove persone, potenziali amici, compagni di comitiva, gente  con cui si parla, si discute, dovrò dire chi Marialisa in realtà è stata ? Chi cromosomicamente è ?

Luisa afferma, come se fosse una questione di sentimento momentaneo : "Come e quando ti senti, lo dici o non lo dici"

Ma non dirlo non sarebbe così semplice. Non dirlo vorrebbe dire  prepararsi ad inventare una vita che non c'è. La mia vita passata ( 66 anni ) è stracolma di eventi, fatti, emozioni, esperienze che costituiscono quello che potrei raccontare in una semplice discussione su un qualsiasi argomento. Dovrei inventare esperienze femminili che non ci sono mai state, mariti inesistenti, figli in Australia, e chissà cos'altro.

Non credo sia possibile e non mi sentirei proprio di farlo. 

Già adesso, quando qualcuno, come le cassiere al supermercato, comincia a riconoscermi ed a ricordarsi di me, mi sale un piccolo senso di colpa, come se le stessi ingannando non dicendo che i miei documenti dicono altro. Magari qui esagero perché le cassiere vanno e vengono ed è solo un umore, una specie di senso morale che mi sale, ma c'è.

Forse questo è l'unico inconveniente ad essere "passabile" ed onesta. 


 




Party in casa e Party altrove

Ieri, sono venuti a pranzo da me  i miei parenti. Praticamente 5 persone : le mie due cognate (sorelle di mia moglie) e mia sorella con suo marito e suo figlio. Sono venute per festeggiare il gazebo ombreggiato che ho comprato e costruito fuori della cucina di casa mia.


Acquistare e costruire questo oggetto da "sola" non è stato semplice.  Quando l'ho preso, scontato,  i commessi che me l'hanno portato al carrello non facevano altro che raccomandarmi : "Signora, stia attenta, purtroppo non possiamo uscire ! " In effetti gli scatoli erano lunghissimi e pesanti e non entravano dentro la macchina mia, che è pur grande. Ho dovuto metterli sul portabagagli e legarli con le cinghie a cricchetto. Diciamo che senza l'aiuto di Mario ( il mio alter ego che rispunta in questi momenti difficili) me la sarei vista brutta. Anche montarlo fuori da sola non è stato per niente facile ma fortunatamente eravamo in due : Marialisa e Mario, e ce l'abbiamo fatta 😀.

Verso l'una arrivano, portando pasta al forno, pollo allo spiedo e tante altra roba pesantina oltre a melone, ciliegie e gelato.

Io mi ero vestita cosi, per casa 


e ormai si sono tutti abituati. L'unico che non riesce a non fare battute cretine é mio cognato Antonio. Parlando parlando, mi scappa un "non rompetemi le palle" ( espressione che ho ascoltato mille volte detta anche dalle donne). Lui, prontamente, coglie l'occasione per la battuta: "Eh... ancora lo puoi dire ".  Io, di rimando : "Certo, ancora lo posso dire. Però noto che non pensi che a palle e cazzi. In genere questo tipo di pensieri caratterizzano le teste di cazzo. Non c'é da esserne fieri."  Lui, invece, orgoglioso di una specie di virilità manifestata con le sue parole dice : "Perché no ?" oltre a bofonchiare  qualcos'altro che manco ho capito. L'episodio un po' scurrile finisce qui.

Mentre prendevamo il gelato chiedo del mio problema di badare al cane, se volessi partecipare a quei tre giorni a Caltabellotta. Mia cognata, che ha anche le chiavi di casa/studio, non fa problemi. Lei potrà venire a portare il mangiare al mio cane 


cambiargli l'acqua e fargli un po' di compagnia (che è la cosa che più interessa al mio cane, più del cibo). Infatti il mio è un cane che mi hanno regalato "per  compagnia" ma non immaginavo che finisse che "è lui che vuole compagnia" e in momenti impossibili.

Questa gita sarà articolata così, secondo un programma provvisorio che Luisa mi ha inviato.

Promemoria riassuntivo

Gita a Caltabellotta 

Partenza 02/08
Ritorno 04/08
(stanza al costo di 35 euro a notte pro capite)
02/08 bagno alla riserva di Torre Salsa
02/08 sera Party e concerto  Blues &Wine Soul Festival al Madison di Realmonte
(costo 50 €)
03/08 visita con guida delle meraviglie archeologiche di Caltabellotta 
03/08 serata Cous Cous nella casa al mare di Sabah Benziadi
(costo 25 €)
04/08 visita archeologica con guida del territorio
Pranzo a Caltabellotta e ripartenza nel pomeriggio.

Questo sarà il mio primo viaggio da quando Marialisa è venuta fuori. Intravedo alcune criticità ma, per carattere, in genere io mi attrezzo per vincerle, mentalmente e/o praticamente. 

Criticità numero 1 : I miei documenti riportano foto e nome di un tizio ben diverso dalla tipa che sono.

Soluzione : Basta essere sinceri e si risolve, penso.

Criticità numero 2 : Se dovessi stare in una stanza doppia sarebbe con un'altra donna, ovviamente. Ma quale dovrebbe essere il mio atteggiamento ?  

Soluzione : Meglio stare in una stanza singola, casomai pago due posti, è più facile.

Criticità numero 3 : Il bagno a mare alla riserva di Torre Salsa, spiaggia di sabbia, questa


Soluzione : devo comprare un costume ( ho solo i bikini di mia moglie, ma non mi sento) e potrei, come mi ha suggerito Luisa, stare con la testa di fuori, o mettermi al posto dei "capelli" una cuffia di quelle da piscina ( che in genere sembro non male)

Criticità numero 4 : sera Party. E quindi esplode in me la domanda esistenziale di tutte le donne : 

COSA MI METTO ?

Soluzione : Ho qualche idea, che mia moglie mi ha lasciato qualche capo prezioso, anche firmato, ma devo perdere un pomeriggio a fare prove.

Criticità numero 5: sera Party : E se qualcuno "mi fa delle advances ?". Cioè, più terra terra, "mi sconcica ?"

Soluzione : 1) fingersi donna sposata con marito molto geloso in viaggio per affari; 2) dire la verità ( pericoloso per le reazioni) ; 3) spiegare che , in questo momento della mia vita, sono 0sessuale ( cioè non mono, né bi, proprio zero);  4) quello che mi viene in quel momento

Criticità altre non ne vedo. Mi basterà immergermi nel mio essere Marialisa per sentirmi tale e penso che me la caverò. Dopo scriverò un post su questo blog che racconterà questa mia nuova esperienza non solo di accadimenti ma anche di sentimenti.






Per partito preso

Non sono una persona impulsiva. Però, a volte, è come se scattasse in me una specie di interruttore operativo : devo fare questa cosa.

Qualche mese dopo la morte di mia moglie avevo un sentimento struggente: cercavo in me e fuori di me il cosiddetto "senso della vita". Chi non si è posto questo "amletico" dilemma interiore ? 

Una cosa che feci di impulso fu di iscrivermi a Democrazia Sovrana e Popolare. Un partitino che, ai miei occhi ed al mio intelletto,  coniugava in uno tutto quello che da un bel po' di anni avevo capito del sistema politico ed istituzionale del nostro paese e non solo. La comprensione finale l'avevo raggiunta con la "pandemia", durante la quale io compresi immediatamente la necessità di chiudere ogni canale di comunicazione convenzionale, di massa ( mainstream si dice). Infatti, fino ad oggi, non ho più visto un solo telegiornale Rai, Mediaset, La7 ecc.. Invece seguivo su You tube alcune canali di informazione "alternativa" tra cui "Visione TV" che è il loro canale, di fatto.

Dopo qualche mese partecipai a due riunioni della sezione della mia città, mi presentai come Mario e poi sparii. 

L'altro ieri  ho scritto a Luisa (la segretaria iperattiva di sezione) questo messaggio su WhatsApp.

Cara Luisa, ci siamo visti solo due volte poi ho dovuto affrontare, per risolverla, una questione molto personale che mi ha tenuto lontano dalle vostre attività. Ti scrivo perché per poter continuare a partecipare devo condividere con voi questa questione perché riguarda me è il rapporto con tutti gli altri, quindi anche con voi del partito. Inoltre, può darsi, che per “partito preso”, pregiudizi, blocchi ideologici potrei non esser ben accetta nel vostro gruppo. Me ne farei una ragione, senza drammi.

Ma veniamo alla questione suddetta. 

Devi saper che io, vent’anni fa e per un paio d’anni, iniziai un percorso di transizione sessuale,  che poi sospesi volontariamente, per amore e per rispetto alle esigenze di mia moglie che comunque sapeva di me, fino a quando, purtroppo, lei è mancata. Dopo un po’ di riflessione, ho raggiunto la consapevolezza, come ho detto ai medici, che la ragione per riprendere questo percorso è che non c’era ragione per non riprenderlo.  

Non vado oltre. Ti preciso solo che vivendo  internamente la questione contesto fortemente le filosofie “gender” imperanti e conosco nel dettaglio tutti gli errori del sistema.

Fammi sapere se questa mia rivelazione crea problemi nel gruppo, a qualcuno in particolare o più in generale, e non farti remore di farmelo sapere. Ho sufficiente padronanza di me e accettazione di tutto e di tutti e quindi grazie comunque.

Lei mi chiama per telefono e parliamo un po' e poi le giro il link a questo blog e qualche foto mia recente, tanto per darle un'immagine completa di me .  Dopo di che mi lei invita ad uscire,  con altre persone della sezione, per parlare e conoscerci, o meglio ri-conoscere me.

La sera del giovedì quindi ci incontriamo in città, lei e suo marito Antonio, e andiamo a trovare altre due persone, Leonardo e Marilena . Praticamente loro quattro costituiscono il cuore pulsante e pensante della sezione. Due uomini, due donne ed una terza, io, che aspira ad appartenere alla seconda categoria anche perché appaio così



Decidiamo di uscire dalla città perché c'è troppo caldo e, dopo un po', siamo seduti attorno ad un tavolo per prendere gelati e granite - da Urna, una pasticceria storica di Viagrande, un paesino alle pendici dell'Etna.
L'argomento della conversazione sono io e quindi, inevitabilmente, parlo, racconto, leggo pezzi del blog, e la discussione finisce anche su questioni che, per certi versi, hanno anche un certo peso politico.
Si parla di gender, di oncologia, di salute, di psicologia applicata. Tutto piacevole, come il gelato e le granite.
Ad un certo punto, Luisa, che è una donna con una intelligenza acuta (che lei tenta di dissimulare e che fa il lavoro più bello del mondo, insegnando ai bambini della scuola primaria), mi chiede se io so perché viene la disforia di genere. Le rispondo spiegando di memoria, emulazione e costruzione dell'identità. Ma non so se sono stata chiara. Voglio perfezionare quanto ho detto,   ora  che ho appena riletto una frase chiave della diagnosi che 20 anni fa mi fece lo psichiatra. Riporto  tutta la diagnosi qua per completezza.

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..... già dall'età scolare aveva evidenziato, seppur non dichiarandolo a nessuno, il bisogno di "sentirsi" più vicino al sesso femminile, allo spirito ed ai modi che caratterizza tutta la sfera della femminilità, rispetto al sesso maschile. Aspetto psichico questo coniugato anche ad una forma immaginaria, con fantasie astrattive, legata a modus specifici di genere. Tale anelito è maturato in lunghi anni di riflessione e di consapevolezza ben strutturata, senza tuttavia compromettere sia il funzionamento sociale, sia le relazioni lavorative tra l'altro portate avanti con successo.

 

Questa tendenza psichica non è stata comunque accompagnata da alterazioni del comportamento ( travestitismo, voyeurismo, feticismo o altro). La consapevolezza del proprio stato emotivo è stata sempre vissuta nell'intimità e con una dignità rispettabile.

 

In atto egli è in procinto di realizzare, dando seguito alle proprie aspettative, una lenta e progressiva metamorfosi corporea per il raggiungimento del personale ed intimo equilibrio psicologico. In questo senso, proprio per l'ottenimento di tale obiettivo, lecito dal punto di vista personale, potrebbe beneficiare di cure ormonali ed estetiche adeguate e finalizzate al raggiungimento del suo obiettivo. Le cure ormonali tuttavia dovrebbe esser compatibili con i parametri di non nocumento del normale pattern fisiologico corrente.

 

DIAGNOSI

Disturbo dell'Identità di genere  (DSM IV F 64.0)


Quella frase evidenziata, che sta lì innocua, secondo me è cruciale. Immaginate un bambino che ha fantasie astrattive, immaginazioni legate al genere maschile o femminile, in cui per qualche circostanza assolutamente casuale ( eventi, visioni, parenti distratti) si rafforzano queste fantasie che da - uso una metafora - "gassose" diventano man mano "liquide" e poi "solide", scalfiture sempre più profonde nella memoria, a costruire l'identità. E di questi eventi consolidanti, in gran parte, non si ha più  ricordo. 
Ai nostri tempi, il boom del "gender", secondo me è dovuto proprio al fatto che la comunicazione "social " su internet, la pressione mediatica sul tema, oltre alcune liberalità apparentemente innocue (come l'alias a scuola), producono che  quelle fantasie "gassose " non possono evaporare come succedeva per il 98% delle persone, ma invece si consolidano e diventano realtà "solida" per tanta gente. Chi si fa coinvolgere tra i più giovani  non esce più da una spirale di  emulazione-approvazione reciproca e  finisce per credere che la propria vita sia uno STATO ( io mi sento così e per sempre) e non un MOTO ( ho questa aspirazione e chissà).

Inciso 

Una riflessione sulla coscienza e identità ( con  l'emulazione come chiave ) la scrissi nel lontanissimo 2004 in questo thread n.51 -Coscienza e identità - . Qualcuno, dopo un po',  aprì con me una breve interessante discussione sul tema che trovate qui thread n.62 - una risposta 

Fine dell'inciso 

Ho suggerito allo psicologo che (NON) mi segue, che imponga ai suoi clienti più giovani lo stop assoluto di tutte le forme telematiche di comunicazione per sei mesi. E poi se ne riparla. 

Verso la fine della serata, Leonardo, a cui devo essere diventata simpatica, mi invita ad un raduno nel suo paese d'origine, a Caltabellotta, in provincia di Agrigento. Non gli dico ne si ne no. Ma ci penso perché sarebbe un'esperienza che a Marialisa potrebbe piacere ( mi metto in terza persona, perché è la mia coscienza che dovrà valutare le complicazioni del caso).
E poi Luisa, quando vede l'ambigramma di Cristina, il nome che si legge anche capovolto, mi chiede se glielo posso fare anche a lei. 
Ci lasciamo con segnali d'affetto e d'amicizia. 
E' stata una bella serata

Siccome io le sfide le accetto, il giorno dopo, lavoro sull'ambigramma di Luisa ed eccolo qua.



Carino, no ?












L'anima della voce

Sono convinta da sempre che tutti gli strumenti di conoscenza (libri, lezioni, corsi, ecc.) siano come le ostriche. Compri l'ostrica e poi, e mettendoci anche di tuo, la apri (leggi, ascolti, studi) e così trovi la perla o le perle.

Quella perla è il vero valore che hai acquistato, è ciò che ti resta per sempre.

Così mi sta succedendo con le lezioni del corso di logopedia. Proprio ieri ho trovato e sperimentato l'ultima perla. 

Ho letto il mio ultimo post (Fantasie immobiliari) due volte, prima normalmente e poi con un leggero sorriso, come mi aveva suggerito di fare Elisabetta, la mia insegnante. Le ho inviato i file audio delle mie letture e lei, analizzandoli, mi ha confermato quello che già, ad orecchio, mi sembrava di sentire : la voce era più femminile. Anche Silvia ( l'altra insegnante) mi aveva dato delle perle, tra queste quella di fare un leggero sospiro di sollievo, prima di iniziare a parlare : aaaahhhhh.... Anche questo banale accorgimento, mi aiutava a parlare con un tono di voce più femminile.

Senza entrare nel merito dei meccanismi psicologici e fisiologici che producono questo risultato io trovo questa cosa meravigliosa, nutriente del mio spirito contemplativo.

Pensateci : un sospiro di sollievo e un sorriso = più femminilità. 

Una congiunzione emblematica che da anima alla voce affinché, poi, venga fuori la voce dell'anima.

Grazie Elisabetta, grazie Silvia e grazie anche a Dorella (dietro le quinte).


Fantasie "immobiliari"

Oggi, nel pagare  la seduta di elettrocoagulazione, chiacchieravo con  Elena, la ragazza che è al desk dell'istituto d'estetica, parlando della voce e di altre cose a me relative. Ad un certo punto Elena, a me rivolgendosi, dice :  "Ma se lei si sente .... ".  Donna intendeva, ma io la interrompo per precisare la mia filosofia, che lei non può conoscere.

Intanto le dico "Vedi, Elena, per me è diverso; io antepongo l'essere al sentire" e, per spiegarle meglio, le racconto questo episodio accaduto proprio ieri.

Sono andata in un centro commerciale per fare un po' di spesa, vestita così, piuttosto normale, direi.


Però prima di entrare al supermercato, ho voluto curiosare in qualche negozio della galleria , che cominciano gli sconti. Poso gli occhi su dei vestiti di maglina, taglia unica, e mentre guardavo e toccavo, una ragazza, o meglio una giovane donna, vicinissima a me, fruga nello stesso  appendiabiti dicendo al suo compagno ( un ometto un po' viscido ai miei occhi ... ) che non capisce le taglie. La ragazza non leggeva ( o non capiva)  l'inglese dell'etichetta che diceva "ONE SIZE" . Io, per solidarietà (femminile ?), le dico " Sono tutti taglia unica". Lei, di rimando, riporta la notizia al tipo che l'accompagna dicendo : " Ah! La signora dice che sono taglia unica ".

Ecco in quel momento, a quel "signora" , per un attimo, ho avuto consapevolezza di me. 

Mi sentivo perché ero. 

Questa sensazione l'ho spiegata più volte in questo blog ( lo trovate qui )  ma ora la voglio integrare con la metafora della coscienza e delle due case che ho scritto qui.

Mi sentivo significa che abitavo ( la mia coscienza) nella nuova casa (Marialisa). 

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Chi legge faccia un esercizio di immaginazione. 

Voi abitate una casa per decenni e decenni, per una vita, ne conoscete tutto, ogni angolo, ogni piastrella, dalle finestre avete visto il mondo, dentro avete sofferto, gioito, visto morire i vostri cari, l'avete ristrutturata, mantenuta non male, l'avete bene o male arredata, e ne avete avuto le chiavi anche per chiudervi dentro in riflessione e solitudine. Non l'avete mai amata come casa ma dentro, nonostante questo, avete fatto tanto, anche con un certo successo. Siete stati un tutt'uno con questa casa, per decenni e decenni.

Ora, per un disegno del destino, potete lasciarla (e qui mi vien giù qualche lacrima d'emozione).

Ed ecco appare la villetta dei vostri sogni e cominciate un difficile trasloco ma ancora è assolutamente incompleta, abitabile ma senza lampadari, piena di scatoloni, non sapete ancora dove appendere quadri e posare la cassetta degli attrezzi. Da fuori è carina, piacevole, qualcuno dice "fine ed elegante" ed esagera,  ma nel suo interno è un casino. Quando siete dentro e squilla il citofono ("Signora!") voi trasalite e vi accorgete di abitarla e ne siete contente, ma sapete che dovete ancora fare un sacco di lavoro per sistemare tutto e sentirvi, finalmente, "a casa vostra".

Ecco perché io affermo che "antepongo l'essere al sentire". Perché non puoi abitare una casa senza averla, senza viverci realmente dentro, pur con tutto il disordine e il casino dei primi giorni, mesi od anni. Altrimenti sono solo fantasie "immobiliari", forse anche utili se si cerca casa, ma sempre di fantasie si tratta.








Una conoscenza on-line

Mi sono imbattuta in un sito web, edito da una mia simile, mooolto grande ed articolato in immagini ed informazioni. Le ho scritto ed ho avuto, oltre ad alcune gentili ed affettuose risposte, anche il privilegio di avere citato il mio minuscolo blog nelle sue pagine.

Ricambio, nel mio piccolo, con il link.

https://blog.simiula.com/



Una immagine coerente

L'altro ieri, prima di andare dall'estetista per l'elettrocoagulazione, e prima di fare la terza lezione di logopedia, mi ero vestita così.


Avevo scritto in questo post  che "L'immagine riflessa è fondamentale per la ridefinizione della propria identità. " 

Perciò deve esserci un momento nel quale hai, finalmente, una visione di te.  Un momento nel quale ti RI-CONOSCI. Ecco questa foto ha compiuto questo "miracolo". In tutto, nello stile d'abbigliamento, nella posa, nel sorriso giocondo, mi sono sentita e mi sento IO. La mia coscienza è nella nuova casa, ed è felice ed emozionata.

Una amica mi ha detto, con affetto : "Sei sempre più gnocca !" che considero un complimento anche preoccupante vista la mia età, e non avendo l'obiettivo di "acchiappare" alcuno. 

Magari non mi vestirò più così ( per prudenza ... ) ma questo momento d'immagine coerente al mio immaginario ( che manco sapevo fosse così ) per me è stato importante.

PS. 

Nel pomeriggio, mi ero appena cambiata in abiti per casa, e mi telefona quel mio amico al quale, il giorno del mio compleanno, avevo fatto LA RIVELAZIONE ( trovate il racconto in questo post ). Quando rispondo mi dice : "Marialisa ! Come stai ?" ridendo. Io rispondo :" Sei stato due giorni a fare le prove per non sbagliare il mio nuovo nome, confessa !" . Risate comuni. Dopo qualche chiacchiera generica, lui mi dice: " Ti ho voluto chiamare per accertarmi che non avevo perso la tua amicizia a cui tengo molto, dopo cinquant'anni che ci conosciamo. Non sapevo se questa cosa tua poteva cambiare il nostro rapporto."  Ovviamente lo rassicuro che per me non cambia niente e che, anzi, io avrei potuto avere la stessa preoccupazione e quindi questa telefonata è provvidenziale per chiarire e chiarirci. Nel frattempo mi chiede anche come sto e allora, per precisare, gli invio con whatsApp la foto che si vede in questo post. E' colpito dal mio look, quasi ammutolisce, e mi pare che sia contento, in definitiva, del fatto che il suo amico diventa un'amica niente male, lui che è un tipo che ha sempre saputo apprezzare il fascino femminile.

Bene così. Mantenere l'amicizia è una cosa importantissima per me.




Accadimenti e compiacimenti

Ormai esco sempre in abiti femminili. 
Ieri,
ero così

ed in un brico-center sono andata a comprare pezzi dell'impianto idrico  che si deve rifare a casa. Nel reparto idraulica ( non rubinetteria, proprio dove vendono tubi e raccordi) avevo il carrello semi-pieno ed una signora mi si avvicina e mi dice : "Signora , vedo che lei ne capisce ( è vero ne capisco...), potrebbe dirmi dove trovare questi raccordi ( e me ne fa veder una foto) ". Era una donna non magrissima, alta quasi quanto me ( ma credo avesse un po' di tacco), con grandi occhi. Mi spiega che era stata mandata da suo marito (che era al lavoro) ,  a comprare queste cose. Troviamo la scansia e, guarda caso, anch'io dovevo prenderne sei, quanto lei. Mi saluta e mi ringrazia . "Grazie, signora !" . 
Io completo il mio giro, chiedo ai repartisti di altre cose che cercavo e tutti, sistematicamente, aggiungono "signora" al loro rispondere : "E' in quel corridoio, signora" ;  E' sotto, nello scaffale, signora ". Questa enfasi nel sottolineare "signora" non me la ricordavo quando andavo negli stessi posti con mia moglie, ma forse non ci facevo proprio caso e ora invece mi colpisce e , la dico tutta, ne sono proprio compiaciuta.. 
Oggi 
dovevo : 1) ritirare il forno a microonde che mi hanno riparato; 2) comprare dei pozzetti per un impianto esterno che stanno approntando nel giardino di casa mia;   3) fare un po' di spesa .
Siccome  il laboratorio di riparazione del formo a microonde è a 10 metri dal centro estetico, mi vesto così, che dopo sarei passata a salutare.
Ritiro il forno e passo da Cristina. Mi apre lei e mi fa i complimenti per come sono vestita dicendo che mi trova giovanile, fresca, estiva (merito anche di consigli suoi). In effetti mi sento proprio così e di questa "assoluta passabilità" mi compiaccio moltissimo. Purtroppo lei è un po' affranta perché oggi il laser le si è guastato e non sa bene quanto le costerà ripararlo. Ci baciamo e la lascio, tanto domani sarò da lei di nuovo.
Vado in un altro brico e compro i pozzetti, anzi chiedo al repartista di trovarmeli e lui gentilmente, -signora di qua, signora di là - me li procura e me li mette nel carrello.

Inciso
Essere donne in questi ambiti "maschili" è vantaggiosissimo.
Ti considerano come una che "certamente" ha bisogno d'aiuto e si prodigano immediatamente e, per ottenere il massimo, devi fare la cretina. 
Fine dell'inciso

Corro al supermercato e faccio la spesa senza intoppi. Alla cassa no-problem, e faccio come al solito mio : rapidamente prendo la spesa e la schiaffo nel carrello senza metterla nei sacchetti che mi sono fatta dare; dopo aver pagato mi sposto in una cassa accanto  inattiva e con calma riempio i sacchetti.

Mentre mi accingevo a questa operazione sento una voce : " Signorina ! Vuole che l'aiuto ? Se fa l'abbonamento a "questa TV" le riempio i sacchetti !" . Era un promoter che stazionava in un banchetto di quelli che stanno nel corridoio antistante alle casse. Rispondo : " Si... signorina, una volta - con gesto all'indietro, fingendo chissà quale vita vissuta da donna maritata - no, grazie !
La compagna del tizio si avvicina e mi fa : " Se viene al banchetto lui è anche disposto a portarle la spesa in macchina..." sfottendo un po' il suo compagno di lavoro per la invadente solerzia.
Mi defilo subito, in modo risoluto : " No , abbonamento "a quella TV", mai ! Ho disdetto l'abbonamento vent'anni fa perché facevano un telegiornale "di regime" assolutamente finto e inaffidabile."
Capiscono dal tono che "non c'è trippa per gatti".
La ragazza, mentre completavo di riempire l'ultimo sacchetto, torna ad avvicinarsi e mi chiede. " Ma lei è una professoressa ? " le rispondo che si, sono stata una professoressa ( in verità un professore, ma NON POSSO esser sincera) e lei di rimando :" Di che materia ? " E io : "di ingegneria" ma non credo mi abbia sentito, era un po' ancora stranizzata dal mio tono tranciante.
Me ne vado, spingendo il carrello e facendo loro gli auguri di buon lavoro.

Giornata queste piene di "signora" e anche di una "signorina"  e, addirittura, essere riconosciuta come una "professoressa". 
In effetti, riguardandomi, spesso ho il look di una professoressa : forse i capelli, gli occhiali, l'altezza, devo incutere un qualche rispetto che richiama nell'immaginario quella figura.
Comunque sempre più sono sicura di me e nessuno mai dubita che io non possa essere una donna. 
Ma sono o non sono una donna ? 
Verrà un giorno che non mi porrò più questa domanda ?