La revisione... della definizione di cognata

La mattina di sabato, quando sono partita in aereo per Roma, nel quadro della mia auto è apparso il simbolo del motore, con l'avvertimento "Far controllare il motore" . Guardo il libretto e questa spia si riferisce, sembra, al sistema antinquinamento. "Dannazione", esclamo, "giusto giusto ora che devo fare la revisione obbligatoria. Se c'è un guasto finisce che non passa."

Mi organizzo con mia cognata perché lunedì mi segua in modo che io possa portare la macchina dal meccanico e lei poi riportarmi indietro. Puntualmente -secondo una delle tante leggi di Murphy "Il guasto non si manifesta quando vai dal meccanico" - appena avvio l'auto la spia del quadro non si accende più. Decido perciò di andare a fare la revisione in un posto vicino a casa mia, dove la feci due anni fa. Nonostante la "spia" si sia solo pentita di apparire decido di andare: "Comu Finisci Si Cunta (CFSC, acronimo inventato qui )".

Mi sono vestita così, un po' spinta, capelli stile VonDerLeyen, jeans stretch a gamba larga, maglietta a pelle con ampia scollatura, insomma  nella direzione pin-up che mi piace essere   😉 ( eh….  ogni tanto fatemi esser un po' vanitosa che poi finisce che vi resta solo l'ingegnere razionale e  noiosO ...)


Infatti dovevo andare dal meccanico che mi conosceva già come una signora mentre  alla revisione non mi conoscevano come donna. Nella procedura - chissà perché - chiedono pure i documenti di identità ma  io, con il mio spirito esplorativo degli eventi, vado lo stesso (CFSC).

Alla bottega della revisione ho solo un'auto davanti e quindi, nel giro di mezz'ora, cominciano a lavorare sulla mia macchina. Quando stanno per finire un addetto mi chiama perché mi avvicini al box dove c'era il computer per collegarsi con il Ministero dei Trasporti. Prende la carta di circolazione e mi chiede un documento. Io, serafica, gli do la mia carta d'identità e, senza  mentire, dico " E' il documento dell'amministratore", essendo l'auto intestata come mezzo aziendale.

Che io, invece della signora che gli appariva davanti, potessi essere in verità quel figuro del documento in altri abiti, al tizio non passa neanche per l'anticamera del cervello. Fa le fotocopie, trascrive i dati e mi fa firmare falsamente ( cioè veramente ) il modello cartaceo della procedura. Pago gli 80 € scarsi e sono tutti felici di salutarmi: grazie, signora di qua, grazie, signora di là. 

Quando mi capita di esser così credibile da non destar nessun sospetto (quasi sempre) mi sento veramente bene e sono soddisfatta della mia nuova identità. Ho il timore che  quando avrò i documenti corretti questa sensazione di forza, di vittoria, mi possa passare, non avendo più queste gare psicologiche da sostenere.

Torno a casa e  il mio cane ha il muso che esce dal cancello. Sono costretta ad entrare a piedi e legarlo ad una catena perché  ho il timore ( l'ha già fatto) possa scappare, attraversando la strada,  seguendo il richiamo del cane scemo della villa di fronte che abbaia come un forsennato. Faccio questa operazione ed entro la mia auto nel viale. Chiudo il cancello e , improvvisamente, mi avvedo che la vicina della villa accanto si avvicina alla recinzione, mi fa dei segnali e mi vuole parlare. 

Non mi riconosce e mi dice : "Signora, volevo dirle che ho notato che qualche ora fa un ragazzo con uno scooter è passato ed ha fatto delle foto, anche attraverso gli spazi del cancello ".  Io, alzando le spalle, le rispondo che "Non so, che posso fare ? Grazie comunque " . Potrebbe essere un basista di furti nelle ville, o che ne so cos'altro.

Entro l'auto, percorrendo i 50 metri che separano la mia casa dall'ingresso, e mi accorgo di aver dimenticato il cane legato. C'era mia cognata (la sorella di mia moglie, che lavora come segretaria/ragioniera da me) e le dico se per favore va a slegare il cane. Mentre lei va a slegarlo la mia vicina la chiama ( si conoscono bene) e ne approfitta per ripeterle la storia di prima e le chiede chi era quella signora a cui la aveva appena detta.

Lei, impassibile, risponde " E' mia cognata" e la vicina replica "Ah".

Inciso

I miei parenti non sono capaci di dire la verità su di me a chicchessia. Non hanno la capacità di raccontare in modo semplice, senza imbarazzo, della mia transizione di genere. Non ne parlano neanche ad amici vecchi comuni od altri parenti. In fondo per loro questa cosa, che tuttavia hanno accettato completamente, resta "inspiegabile" e quindi, appunto, non la sanno spiegare.

Fine dell'inciso

Ora potrebbe darsi che la storia del tizio che fa le foto sia vera, fatto sta che il dilemma  della mia vicina è ancora irrisolto. Lei vede da lontano da mesi entrare ed uscire questa signora e non si capacita di chi diavolo questa tizia sia. Ora riceve una risposta da mia cognata che la sollecita come in un quiz di intelligenza.

Infatti ci sono due casi per esser la cognata di una donna:
1) essere la moglie del fratello
2) essere la sorella del marito

Ma mia cognata non ha fratelli e non è sposata e credo che lei lo sappia.

La soluzione del quiz "Mio cognato è diventato mia cognata" è un tale tuffo di pensiero laterale, carpiato e  con avvitamento, e non penso la mia vicina ne sia capace. Le risate che ci siamo fatte pensando a questo sono state inenarrabili.

Comunque la verità, anche per questa poveretta, si avvicina. La prossima volta che capita glielo dico io, direttamente.

A Roma contro la guerra

Sono andata a Roma, per un corteo contro la guerra di DSP, in buona compagnia degli amici di partito. Siamo partiti con l'aereo per tornare in giornata e, stavolta, invece di adottare un look semplicemente androgino me ne sono un po' fregata. In siciliano si dice : "comu finisci si cunta" cioè "come finisce si racconta", per i leggenti di questo blog non siculi. Diciamo che mi sono vestita da viaggio ma senza rinunciare a capelli, orecchini, abiti stretti, ecc. Certo non ho messo la gonna ma nessuna donna sull' aereo l'aveva : poco pratica per viaggiare, evidentemente. Ero così.


Io in questa immagine - come quelli "che mi sanno" - vedo distintamente il maschile emergente ma - e questa è un po' una mia fortuna -mi pare che questo maschio abbia un bel po' di anni meno dei miei. Gli altri, quelli "che NON mi sanno", non mi degnano di uno sguardo in più : credo che io a loro sembri una signora piuttosto alta, non bella, non giovane ma neanche anziana, con fattezze un po' mascoline, ma non dubitano del mio sesso apparente, in definitiva.

Quindi alla fin fine, tutta questa transizione intanto mi fa apparire ringiovanita, anche perché le foto nei miei documenti altro mostrano. E infatti il problema con il viaggio aereo si pone all'imbarco, momento dove devono controllarti i documenti, cioè controllare che sei tu, che la foto ti somigli. 

E non è il mio caso. 

Faccio la fila e arrivo alla postazione. Davanti a me una signora in jeans,  con una cappa nera svolazzante, con un trolley e due borse, capisce che probabilmente la faranno pagare per il trolley ( per una delle solite trappole di marketing nel venderti il biglietto, in cui lei era caduta).  E' incazzata un bel po' e prima di intavolare una discussione, mi porge una delle sue borse, facendomi  complice del suo esagerato ( si fa per dire) trasporto di bagagli. Gliela prendo e le passo avanti, sentendo che lei comincia a lamentarsi : " Non finisce qui! Io sono una legale" ( o lavora in uno studio legale , non ho captato bene). L'addetta è impassibile, anche perché è una scena che si ripete un sacco di volte e sono abituati ; un suo collega accanto a lei staccava ricevute di pagamento, inesorabilmente.

Tenendo a spalla il mio zainetto, e in una mano la borsa a sacco delle signora, porgo il mio documento, con la foto del mio IO del 2021 : un'altra persona ( non  riporto qui la foto per decenza ). L'hostess guarda la foto del documento, legge il nome. Poi alza gli occhi e mi guarda. Poi torna a guardare il documento  e io, in quel momento dico: " la foto è un po' vecchiotta". Lei ha un guizzo negli occhi - ha capito - e mi fa un ampio sorriso,  restituendomi il documento e augurandomi buon viaggio. Anch'io sorrido  e vado per entrare nel corridoio. Poi ricordandomi della borsa, vedendo che la signora sta ormai per pagare, torno un po' indietro e gliela restituisco e l'hostess esclama : "Ah, pure...". La signora la riprende e mi ringrazia (della complicità).

Mentre prendevo posto in aereo riflettevo sull'accaduto e sulle mie sensazioni. Mi capita che,  invece che provare imbarazzo, provo soddisfazione, cioè  la cosa mi esalta un po'. Mi piace pensare che, nella mente altrui, oltre al  meccanismo di ri-conoscimento, scatti un po' di apprezzamento, tenendo conto di com'ero e di come sono ora. Naturalmente sarebbe potuta andare diversamente, ma non mi fa paura uscire dalla "comfort zone" e penso che  me la sarei cavata comunque. 

Guarda caso, con la signora dei bagagli siamo dirimpettaie di corridoio. Lei torna a ringraziarmi e mi dice che le hanno fatto pagare 80€ e quindi per vendetta non so che cosa vuole ordire contro la compagnia. Dopo un po', prima di partire, mi invita a leggere sul suo telefono, condizioni e vincoli del volo come se volesse organizzare lì su due piedi un ricorso contro l'ingiustizia. Durante il viaggio, scambiamo alcuni  convenevoli e, tanto per dire, non credo che lei abbia dubitato minimamente che io non fossi una signora gentile, sua compagna di viaggio. 

Arriviamo a Roma e veniamo portati da un'auto con conducente da Fiumicino fino alla piazza di partenza del corteo . Non c'è moltissima gente ma è sufficiente per fare una bella figura, mi pare.

C'era pure una piccola rappresentanza di russi, con bandiere, magliette e adesivi. Evidentemente questo "gemellaggio" tra la Russia ( i russi che vivono in italia ) e questo partito è una realtà concreta, molto bella.

 


Il corteo si avvia e noi siciliani, per merito di Leonardo, sfoggiamo una bellissima bandiera con la Trinacria che attrae l'ammirazione e la simpatia dei siciliani e non siciliani, tutti che amano la nostra isola.


In queste altre foto ci sono pure io che, stranamente,  non sono venuta malissimo. Probabilmente chi mi sa "mi vede", e chi non mi sa non "mi vede". E va bene così, per ora.





Il corteo corteo finisce ai Fori Imperiali e su un bassissimo palchetto di legno ( i potenti mezzi....) si tiene il comizio del partito. Parlano anche Rizzo, Toscano e poi Pennetta conclude.


Ci riportano in aeroporto abbastanza presto, ma lì ceniamo e ci riposiamo prima dell'imbarco. 

E quest'altro imbarco ? Come mi è andata ? Passo quasi in modo indifferente, come se la tizia non avesse visto la foto ( ma l'ha vista ). Penso che non devo esser l'unica persona che gli capita  con un abbigliamento non proprio corrispondente al  genere dei documenti e quindi, di base, se ne fregano. 

Bella esperienza di partecipazione politica, comunque. Ti senti parte di una "comunità  pensante", di una "coscienza collettiva", ed è una bella sensazione. Per me, che altrimenti sarei stata  una persona destinata ad un solitudine disperante, ha un ulteriore  valore aggiunto a cui ormai non posso rinunciare. 

Grazie a tutti, ed alla prossima.


 

Una rivelazione a Parigi

Sono partita per Parigi, con tutto pagato perché c'era bisogno che le mie competenze di ingegneria strutturale si affiancassero ad altre per risolvere un problema in un impianto per Lafarge-Holcim ( multinazionale francese del cemento) . Le strutture furono da me progettate 6 anni fa circa, ma ora un braccio mobile di carico si era bloccato e i tedeschi che l'avevano costruito, per spicciarsi, hanno dato la colpa alla struttura portante dell'impianto, alla sua presunta deformabilità. 

Dovevo perciò essere là.

Marialisa e Mario vanno insieme, come sempre, ma è Mario che deve apparire per gli altri. Tuttavia Marialisa non si nasconde : indossa i suo abiti androgini con qualche maglietta colorata, non dissimula il seno, ha il viso glabro, ha i capelli ricresciuti e un po' disordinati, ma evita orecchini, trucchi ecc.

Viaggio diretto Catania-Parigi, niente da raccontare alla partenza, stavolta ai miei documenti somigliavo, poco, ma somigliavo. Viaggio con un giovane ingegnere dell'azienda che non conoscevo se non per telefono, e ci vien a prendere un altro ingegnere, meno giovane e più esperto, che veniva dalla Danimarca e che lì sta curando i montaggi di un altro grosso lavoro (sempre progettato da me) nel porto di Aalborg.

Arriviamo sul sito, un impianto piazzato in riva alla Senna, a GeneVilliers , per la prima volta, vedo con i miei occhi le strutture che ho visto in foto e nei miei modelli di calcolo, anni ed anni fa.


Roba d'acciaio mooolto pesante, piena  di cemento, ma per me non più esaltante, professionalmente parlando.

Fortunatamente non piove e si lavora cercando di capire le ragioni del blocco del braccio mobile di carico del cemento sulle chiatte.


Impieghiamo mezza mattinata  per venirne a capo. Non era la "mia" struttura a produrre il problema  ma si trattava dei freni elettromeccanici inceppati, guasto che né i francesi (figuriamoci, povere anime), né i tedeschi, costruttori della macchina, erano stati capaci di individuare. 

Dovevamo pensarci noi italiani, come capita spesso.

Mentre facevano prove e io mi "godevo" il fresco umido del luogo ( che ti entra nelle ossa come una lama...) ricevo una telefonata. E' l'amministratore (e padrone) della azienda per la quale ho fatto questo e altri progetti simili. Siamo amici da qualche decina d'anni e mi considera una persona ( parole sue ) "fuori dagli schemi". Mi chiama per raccontarmi che uno dei suoi dirigenti chiave ( che anch'io conosco da sempre) si è dimesso  per ragioni che, a me, sono parse inspiegabili. Lui è amareggiato e mi racconta inoltre che ha avuto la visita di un fondo d'investimento che potrebbe  fare un'offerta per entrare nell'azionariato dell'azienda, forse controllarla. Insomma lui se la venderebbe. (Nota: se accadesse nel giro di qualche anno ne verrebbe stravolta la struttura produttiva - a mio avviso - e potrebbero anche poi liquidare e spezzettare un'azienda che fattura circa  20 milioni di Euro l'anno e dà lavoro a 150 persone.) 

Poi parliamo del più e del meno, anche di malattie essendo lui stato operato di un tumore alla prostata proprio qualche mese fa. Ad un certo punto, allo scemare degli argomenti di dialogo, quando capisco che la conversazione va sul finire, gli dico: "Poi devo dirti di una cosa mia personale". Lui, trasale. "Non mi fare preoccupare" mi risponde. E io, serafica, racconto la mia rivelazione, ormai praticamente standard . "Devi sapere che io vent'anni fa ( ti ricordi quando avevo il codino ecc ecc.) avevo iniziato un percorso di transizione sessuale, che poi ho sospeso per vent'anni, per amore e rispetto di mia moglie. Ora, che lei non c'è più, non c'è ragione per non riprendere quel percorso e lo sto facendo".

Non si scandalizza per niente. Anzi mi dice che è giusto, che faccio bene se mi fa star meglio. Addirittura mi invita per una serata a parlare a casa sua, a bordo piscina, dice. In fondo io esprimo per lui una specie di saggezza (professionale e umana)  che non ritrova in altre persone e per questo mi ha sempre apprezzato.

La giornata operativa francese finisce in aeroporto dove, al controllo bagagli, una degli addetti mi dice di levarmi la catenina d'oro e i ciondolini che avevo al collo. Nel farlo mi dice "madame". In questi casi dove "il secondo specchio" ( spiegato qui)   funziona meglio del primo provo un senso di compiacimento ( complementare al disappunto quando invece non funziona). E, anche quando salgo in aereo, dove l'hostess controllava i posti, nel guardare il check-in lei mi dice "benvenutA".  

Concludo che, male che va, sarò in futuro una tizia "laria ma passabile".






SENTIRMI (nella voce) per ESSERE

Ieri ho ricominciato le lezioni di logopedia. 

Ho ripreso con Silvia, simpaticissima e gentile insegnante di "Perfezionamento vocale", così sarebbe definita la lezione che ho seguito. In verità, per come Silvia  sviluppa e spiega la lezione, la definirei (per me) meglio "Filosofia della voce ".

Infatti c'è molto di filosofico perché intravedo rappresentazione del senso, dell'estetica, oltre che, più propriamente, della conoscenza dei meccanismi della voce quali timbro, lancio modulato delle parole, respirazione, orchestrazione ( come raccontai già in questo post, tempo fa). 

Con lei ho discusso del mio obiettivo primario in questa rieducazione . Come lo specchio ottico è fondamentale  per ri-conoscermi,  così è  altrettanto importante per me lo specchio acustico, cioè io devo sentire un cambiamento nella mia voce tale da riflettere e completare la mia nuova identità.

La mia voce, con le sue cadenze, il suo volume, le sue frequenze, specialmente quando parlo di getto, cioè quando è la mia mente a pilotare direttamente l'apparato di fonazione, è quella del mio alter-ego maschile. Io lo sento, e mi infastidisce, tanto quanto mi infastidirebbe se mi vedessi con tracce di barba mentre sono in abiti femminili (orrore !).  Il fatto è che - e Silvia concorda - è come se parlassi con la mia "lingua madre", fluentemente, senza intoppi, con la articolazione dialettica e la proprietà di linguaggio acquisita nei decenni e decenni del mio parlare. A questo si aggiunge, peggiorando il tutto, la mia deformazione professionale di ingegnere consulente, di "problem solver", che è fatta di autorevolezza, forma non dubitativa, razionalità. Tutte caratteristiche che potremmo, senza tanto sbagliare, classificare  come "maschili". O meglio appartenenti alle maschere maschili ( ne ho un bel po') che cerco di distruggere, o almeno neutralizzare, per acquisire ( con moderazione ) alcune maschere femminili ( ci sono anche quelle, e non poche).  Un vantaggio di questa fase intermedia del mio essere è che riesco, fortunatamente, a percepire una autenticità sottostante, né maschile né femminile, che evidentemente deve esserci in ognuno di noi, ma che non è facile rivelare introspettivamente. 

Dopo la lezione -utilissima perché Silvia è una miniera di metodi, ed atteggiamenti anche immaginifici (e questi mi piacciono tanto ) - ho riflettuto su una cosa che succede e, la cui causa attribuivo ad altro, a qualcosa di più generale. La cosa è che   tra  i miei parenti e gli amici nuovi che frequento,  tutte persone normalissime e gentilissime nei mie confronti,  capita - non spesso, ma capita -  che venga fuori un "lui" nel riferirsi a me.  Non è fatto intenzionalmente, ma automaticamente nel parlare,  e nel discutere reciprocamente tra di noi.

Tanto per spiegare rapidamente che intendo : se Marylin Monroe avesse avuto la voce di Clark Gable allora, anche spesso, l'avrebbero appellata come "LUI".  In sostanza ( ma ci vorrebbe una spiegazione scientifica che non è alla mia portata, vado ad intuito )  la voce guidata d'istinto dalla nostra mente  (quella del senza pensarci troppo) dipende primariamente da quello che la mente sente con le orecchie, dalle parole e dalle frasi percepite e, inevitabilmente, se la voce è maschile, o non sufficientemente femminile, l'automatismo LUI  scatta (anche perché sanno di me, e questo è ovvio, ma non lo dimenticano).

Questa consapevolezza  mi spinge ancor più ad impegnarmi per questo perfezionamento della mia voce che per ora, solo apparentemente, è accettabile. In realtà non lo è : lo sento e ne ho la controprova in quello che ho scritto.

Io ho sempre affermato, in controtendenza con la vulgata gender, che prima viene l'essere e poi il sentirsi ( ad esempio in questo post recente "Woman nel basamento"). Se adesso uso i due significati del verbo italiano "sentire" le cose si intrecciano :

SENTIRMI (nella voce) per  ESSERE e quindi SENTIRMI (nell'anima)




Raccomandazioni per chi ama

Oggi sono tornata nell'appartamento che io e Lei abbandonammo  nel 2001, al primo lock-down, per non restare intrappolati e ci trasferimmo in campagna, a Pedara. La casa chiusa da oltre tre anni, ancora piena di mobili, libri e di un sacco di altre cose, è stata visitata da potenziali acquirenti. Vedremo.

Mentre ero lì  ho trovato una foto incorniciata di me e Cristina, una bella foto insieme presa nel 1999 nel parco di Yosemite, quando abbiamo fatto un lungo viaggio negli Stati Uniti.  


Non abbiamo molte foto insieme, perché eravamo sempre in due, quasi mai in gruppo e quindi per avere una foto insieme dovevamo chiedere la cortesia dello scatto a qualcuno. Fu quando tornai da quel viaggio che la mia coscienza ebbe il sussulto per iniziare quel percorso di transizione che poi interruppi qualche anno dopo. Era il 2000 e per me - e credo non solo per me - quell'anno era idealizzato come una specie di fine del mondo, un momento di svolta, una proiezione nell'immaginario : "chissà che farò, chissà come sarò, chissà .. chissà... ".

Ma a parte questo, rivedere una foto insieme, crea in me sensazioni di rimpianto fortissime. Per me è come se rivedessi il quadro della vita passata insieme -  40 anni - come un quadro che, sì, è prevalentemente colorato, ma nel quale sento che ci sono parti in bianco e nero e tanti vuoti non dipinti - da me e da Lei - che non so neanche dire dove sono (cioè non ricordo quando e perché) . Di questi bianchi  e neri e dei vuoti di colore ho tanto rimpianto perché mai più avrò l'intensità di un rapporto d'amore simile. 

Mi sento di dare delle raccomandazioni a chi ama, a chi ama veramente : 

Colorate con intensità ogni istante del vostro rapporto, vivetelo nel corpo, nell'anima, nel fare, nel creare, nel ridere e nel piangere insieme, e se litigate fate subito pace per non avere né rimorsi né rimpianti. 

In un rito dei più conosciuti, si dice : "Finché morte non vi separi"

Posso confermare che è inesorabilmente vero.

PS. Ci deve essere un legame tra la funzione delle ghiandole lacrimali e il raffreddore, perché mi è peggiorato improvvisamente ...😥😰


Racconto di viaggio : Assemblea DSP a Perugia

Luisa fa sempre così :  "Daiii, perché non ci vieni ? ". E io capitolo. Ho partecipato lo scorso sabato all'assemblea in Umbria di DSP Democrazia Sovrana Popolare, il piccolo ( in crescita, pare)  partito al qual mi sono iscritta e rivelata, acquisendo amici e amiche, gente simpatica e intelligente con cui mi piace stare.

Premessa

I viaggi, in genere, richiedono che il viaggiatore mostri i documenti in alcuni momenti del suo peregrinare. Nel mio caso, la foto dei miei documenti e il nome scritto sono piuttosto incongruenti con la mia nuova immagine e, perciò, qualche pensiero  a riguardo mi passa per  la mente. Tuttavia non si tratta di preoccupazione, perché il mio approccio alla  mia mutata identità sembra sia  non "totalizzante". Questa  definizione mi è stata affibbiata  dallo psicologo che mi segue.

Lo psicologo mi segue, nel senso che io passo avanti ( per esempio con questo blog) e lui mi segue.

Qualche giorno fa mi ha consegnato la relazione psicologica che serve per avviare la pratica legale del cambio ufficiale di nome, oltre alle autorizzazioni a chirurgie variamente invasive (come standard c'è anche questo che viene autorizzato per legge). In una parte della relazione scrive :

Il lungo percorso, poi sospeso, ma mai abbandonato interiormente, ha permesso a Marialisa di compiere un ulteriore passo evolutivo nello sviluppo della coscienza di sé, in cui la propria identità di genere, non è vissuta come un elemento totalizzante, ma come una dimensione del sé interiorizzata e integrata in una sintesi armoniosa e personale all'interno di un percorso evolutivo che mantiene una coerenza interna e diventa espansione del proprio sé.

E' un po' prolisso ma, grosso modo, ci indovina. Cioè se  mi chiamano Mario o devo apparire un po' senza qualche - come dico io - "significante" femminile non è che impazzisco e mi metto ad urlare, perché offesa nell'anima. No. Faccio spallucce a vado avanti perché, in effetti, ho sufficiente padronanza di me ( lui scrive che ho "il sé espanso", ma che voglia dire non mi è chiarissimo, speriamo non ingrassi).

Venerdi 27 - La partenza

Senza descrivere qui i casini preliminari che ogni viaggio comporta, venerdì 27 settembre attraverso il controllo bagagli dell'aeroporto di Catania. Sono vestita con jeans e maglietta stretti, abiti femminili da viaggio, diciamo. E' un mix androgino, senza capelli finti, con la mia cuffietta e gli orecchini. Quando attraverso il varco, per qualche misteriosa esigenza di sicurezza area , devo levarmi la cuffietta e, in quel momento, i miei capelli, fortunatamente abbastanza ricresciuti e senza stempiature, appaiono. E' un attimo, Marialisa si sente scoperchiata. Ma non frega niente a nessuno come sono, e passo. 

Il momento clou dei documenti avviene all'imbarco. L'addetta dà un'occhiata alla mia foto, legge il nome, e, sorridendo con indifferenza, mi restituisce il tutto e anche da lì passo. 

In aereo si viaggia senza intoppi, il mio look è quello che è, ma sufficientemente femminile, e penso nessuno abbia avuto dubbi riguardo il mio sesso apparente..

Arrivati a Roma dovevamo noleggiare due auto per andare a Perugia e un'auto dovevo guidarla io. Perciò mi avvicino al desk di una agenzia di noleggio e con la voce un po' da  donna "distinta" ( non proprio come quella della barzelletta che, se non la sapete, trovate sotto) chiedo se hanno un paio di auto da noleggiare. "Prego signora", mi fa l'addetto, "ora controllo sul terminale ", facendo un po' il difficile, da buon venditore. Ma le trova e, quindi, ora vien il bello, devo dargli patente e documento, due carte dove la foto, per me orripilante, del mio alter ego pelato è in mostra con il mio nome ufficiale. Il tizio legge ed incassa, non dice niente, manco alza gli occhi per guardarmi, procede freddo a trascrivere tutto per produrre il modulo di noleggio. Nel mentre Leonardo mi pare mi guardi, come se, nel caso io fossi andata in panico da imbarazzo, lui potesse intervenire in qualche modo. Ma forse mi sbaglio ed ho travisato.

Domanda retorica: che avrei fatto e il tizio avesse detto qualcosa - banalmente - un semplice " E' lei ?". Mi vien da ridere solo a pensarlo. Penso che avrei fatto una battuta tipo :" Si ma solo nei giorni pari, oggi è 27 e sono come mi vede" oppure " Si, ma la foto è vecchia, ho avuto qualche cambiamento" e altre amenità del genere. Ma non c'è stato bisogno di essere spiritosa.

Arriviamo a Perugia e, in albergo, al check-in, si ripete il problema : la prenotazione è a nome Mario e devo consegnare  il documento per la registrazione. Tuttavia l'addetto non fa storie per come apparivo (e ci mancava) e, appellandomi al maschile, mi da le indicazioni per raggiungere la mia stanza. Non mi metto a piangere per questo e vado in stanza. 

La sera andiamo a cenare in un locale di Perugia e potete vedere uno scorcio di me (la terza da sinistra, dopo Luisa) in questa foto fatta con Marco Rizzo e tutti gli amici di viaggio.


Sabato 28 - L'assemblea

La mattina, l'immagine androgina la metto da parte, e mi vesto così. 


Faccio colazione con gli amici di viaggio e poi, verso le 11, comincia l'assemblea.


Non farò qui il resoconto delle cose dette e, chi vuole, può guardare ed ascoltare in questo link la mattina e in quest'altro il pomeriggio
Mi piace però affermare che le persone che hanno assistito erano tutte accomunate da esperienze simili e, soprattutto, da visione sistemica. In pratica ognuno dei presenti  ha la totale  consapevolezza in che ginepraio istituzionale, politico e geopolitico, e sociale siamo finiti. La risposta che questo partito vuole dare non è però di sterile protesta e di dissenso per il dissenso (come furono i falliti 5stelle) ma vuole, con sistematica perseveranza, scalare le istituzioni in modo da poter offrire una visione finalmente alternativa alla falsa contrapposizione destra-sinistra. Questi momenti comuni li definisco di "risonanza" perché vibrando con le stesse corde intellettuali e ideali si amplifica la risposta e si aggiunge energia ad ognuno di noi ed a tutta la compagine politica.

La giornata passa veloce, non vengo sgamata da nessuno 😀, e dopo una cena in un locale infilato in un vicolo di Perugia centro, torniamo in albergo a tarda sera.

Domenica 29 - Ritorno a casa

L'aereo per Catania sarebbe stato alle 21:25 quindi c'era una domenica  da passare. Mi rivesto in abiti androgini, molto più comodi per viaggiare, e partiamo per Roma dopo il check-out in albergo. Ah.. anche in questo caso emerge l'incongruenza tra i miei documenti e la mia immagine, ma la signora che produce la fattura/ricevuta fa finta di niente. Dovrò farci il callo che non frega  a nessuno come sei vestita. Mi viene il dubbio che tutti, proprio tutti,  in tutte le circostanze che ho vissuto fin ora, abbiano capito da sempre cosa sono, e che se ne freghino altamente senza darmelo a vedere. Sarebbe proprio un disastro d'immagine 😕

Arriviamo a Roma ad ora di pranzo e c'è appena il tempo di mangiare un primo in un locale romano per poi ripartire per Fiumicino. Al controllo bagagli ed all'imbarco si ripete la stessa identica scena vissuta a Catania : via la cuffia per passare e poi indifferenza all'imbarco alla lettura dei documenti "incongruenti". L'aereo ha un ritardo di un'ora e torno casa molto tardi.

Il mio cane quando mi vede ha la coda vorticante come una pala d'elicottero ( mi ricorda i cartoni animati), e cerco di fargli calmare la gioia di rivedermi con uno stick da masticare.

Spengo la luce del comodino per dormire alle due di notte. Sogno che mi hanno rubato il piatto della doccia e la relativa cabina, dalla vecchia casa. Chissà che vorrà dire...

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La barzelletta :

Una popolana si avvicina allo sportello delle poste e, in dialetto, chiede : " Avissi pigghiare i soddi 'ndo librettu". L'impiegato risponde, un po' bruscamente : "Faccia la distinta". La tizia, turbata dalla richiesta, s'aggiusta un po' e poi con tono il più affettato che le viene : "Mi scuuusiiii, dovrei ritirare dei soddi dal libbretto...."