La mattina di sabato, quando sono partita in aereo per Roma, nel quadro della mia auto è apparso il simbolo del motore, con l'avvertimento "Far controllare il motore" . Guardo il libretto e questa spia si riferisce, sembra, al sistema antinquinamento. "Dannazione", esclamo, "giusto giusto ora che devo fare la revisione obbligatoria. Se c'è un guasto finisce che non passa."
Mi organizzo con mia cognata perché lunedì mi segua in modo che io possa portare la macchina dal meccanico e lei poi riportarmi indietro. Puntualmente -secondo una delle tante leggi di Murphy "Il guasto non si manifesta quando vai dal meccanico" - appena avvio l'auto la spia del quadro non si accende più. Decido perciò di andare a fare la revisione in un posto vicino a casa mia, dove la feci due anni fa. Nonostante la "spia" si sia solo pentita di apparire decido di andare: "Comu Finisci Si Cunta (CFSC, acronimo inventato qui )".
Mi sono vestita così, un po' spinta, capelli stile VonDerLeyen, jeans stretch a gamba larga, maglietta a pelle con ampia scollatura, insomma nella direzione pin-up che mi piace essere 😉 ( eh…. ogni tanto fatemi esser un po' vanitosa che poi finisce che vi resta solo l'ingegnere razionale e noiosO ...)
Infatti dovevo andare dal meccanico che mi conosceva già come una signora mentre alla revisione non mi conoscevano come donna. Nella procedura - chissà perché - chiedono pure i documenti di identità ma io, con il mio spirito esplorativo degli eventi, vado lo stesso (CFSC).
Alla bottega della revisione ho solo un'auto davanti e quindi, nel giro di mezz'ora, cominciano a lavorare sulla mia macchina. Quando stanno per finire un addetto mi chiama perché mi avvicini al box dove c'era il computer per collegarsi con il Ministero dei Trasporti. Prende la carta di circolazione e mi chiede un documento. Io, serafica, gli do la mia carta d'identità e, senza mentire, dico " E' il documento dell'amministratore", essendo l'auto intestata come mezzo aziendale.
Che io, invece della signora che gli appariva davanti, potessi essere in verità quel figuro del documento in altri abiti, al tizio non passa neanche per l'anticamera del cervello. Fa le fotocopie, trascrive i dati e mi fa firmare falsamente ( cioè veramente ) il modello cartaceo della procedura. Pago gli 80 € scarsi e sono tutti felici di salutarmi: grazie, signora di qua, grazie, signora di là.
Quando mi capita di esser così credibile da non destar nessun sospetto (quasi sempre) mi sento veramente bene e sono soddisfatta della mia nuova identità. Ho il timore che quando avrò i documenti corretti questa sensazione di forza, di vittoria, mi possa passare, non avendo più queste gare psicologiche da sostenere.
Torno a casa e il mio cane ha il muso che esce dal cancello. Sono costretta ad entrare a piedi e legarlo ad una catena perché ho il timore ( l'ha già fatto) possa scappare, attraversando la strada, seguendo il richiamo del cane scemo della villa di fronte che abbaia come un forsennato. Faccio questa operazione ed entro la mia auto nel viale. Chiudo il cancello e , improvvisamente, mi avvedo che la vicina della villa accanto si avvicina alla recinzione, mi fa dei segnali e mi vuole parlare.
Non mi riconosce e mi dice : "Signora, volevo dirle che ho notato che qualche ora fa un ragazzo con uno scooter è passato ed ha fatto delle foto, anche attraverso gli spazi del cancello ". Io, alzando le spalle, le rispondo che "Non so, che posso fare ? Grazie comunque " . Potrebbe essere un basista di furti nelle ville, o che ne so cos'altro.
Entro l'auto, percorrendo i 50 metri che separano la mia casa dall'ingresso, e mi accorgo di aver dimenticato il cane legato. C'era mia cognata (la sorella di mia moglie, che lavora come segretaria/ragioniera da me) e le dico se per favore va a slegare il cane. Mentre lei va a slegarlo la mia vicina la chiama ( si conoscono bene) e ne approfitta per ripeterle la storia di prima e le chiede chi era quella signora a cui la aveva appena detta.
Lei, impassibile, risponde " E' mia cognata" e la vicina replica "Ah".
Inciso
I miei parenti non sono capaci di dire la verità su di me a chicchessia. Non hanno la capacità di raccontare in modo semplice, senza imbarazzo, della mia transizione di genere. Non ne parlano neanche ad amici vecchi comuni od altri parenti. In fondo per loro questa cosa, che tuttavia hanno accettato completamente, resta "inspiegabile" e quindi, appunto, non la sanno spiegare.
Fine dell'inciso
Ora potrebbe darsi che la storia del tizio che fa le foto sia vera, fatto sta che il dilemma della mia vicina è ancora irrisolto. Lei vede da lontano da mesi entrare ed uscire questa signora e non si capacita di chi diavolo questa tizia sia. Ora riceve una risposta da mia cognata che la sollecita come in un quiz di intelligenza.
Infatti ci sono due casi per esser la cognata di una donna:
1) essere la moglie del fratello
2) essere la sorella del marito
Ma mia cognata non ha fratelli e non è sposata e credo che lei lo sappia.
La soluzione del quiz "Mio cognato è diventato mia cognata" è un tale tuffo di pensiero laterale, carpiato e con avvitamento, e non penso la mia vicina ne sia capace. Le risate che ci siamo fatte pensando a questo sono state inenarrabili.
Comunque la verità, anche per questa poveretta, si avvicina. La prossima volta che capita glielo dico io, direttamente.