Signora a prescindere

Oggi hanno montato una pompa di calore 


nella grande stanza che sto - provvisoriamente - trasformando in cucina-soggiorno. Mia cognata, che si è occupata di ordine, pagamento e appuntamenti, ha dato il mio numero di telefono agli installatori.

Ma non mi ha detto come mi ha presentato : l'ingegnere o la ingegnere. Insomma non sapevo come mostrarmi a questi due - comunque molto gentili - bravi operai.

Nel dubbio ho deciso di vestirmi da casa, come sempre, ma senza nascondere ne enfatizzare nulla, indossando solo un berrettino. Insomma ero androgina: ero così.


I due tipi arrivano e do indicazioni. E, ad un certo punto, mi chiamano. 

"Signora !" e mi chiedono qualcosa su dove e come. Non hanno notato il mio sottile sorriso di compiacimento dovuto al fatto che così, semplicemente, e senza volerlo, ero passata. 

Il fatto è che la mia proprio-percezione è severissima ed ha bisogno di un certo numero di significanti femminili abbastanza efficaci da allontanare ad una certa distanza la MIA percezione del maschile. Per gli altri, evidentemente, basta molto meno per definire con quale genere sessuale hanno a che fare. 

L'altra sera, ad un convegno con cena, sono andata così :

Mentre andavo via, sentendo i miei scherzosi commenti sulla eventualità che fossi ingrassata dopo la cena, Elvira mi dice : " Macché, sei una bonazza !". Era un complimento - sicuro - e per me significava che quella distanza dal maschile che cerco, quella sera, era di qualche chilometro. 

Mi chiedo : ma non è che esagero ? 😏

Infatti accade - ed oggi è accaduto - che posso essere "signora a prescindere" , come ogni donna naturale che, a casa sua, in ciabatte, senza trucco e con vestiti qualsiasi, sempre donna è.





Un dono o una disgrazia ?

Alla fine della giornata, prima di andare a letto, si passa dal bagno e lo specchio è lì. Guardarsi allo specchio, nella mia situazione, è abbastanza importante. Scruto cambiamenti del viso, assenza (quasi) di peli, crescita dei capelli, ecc. E' un rito che, come ho detto a Emanuela l'altra volta, mi serve per vedere se esisto. Effettivamente esisto, mi vedo, nonostante quello che mi disse una volta Cristina la mia estetista : "Il tuo pregio principale è che sei trasparente " ma evidentemente non si riferiva alla luce che rimbalza sullo specchio dopo avermi illuminato.

Mentre mi guardavo mi sono fatta anche una domanda esistenziale : 

"Ma la disforia è un dono o una disgrazia ? " 

Per rispondere a questa domanda mi è tornata in mente un'altra domanda che, vent'anni fa, nella mail-list che amministravo qualcuno inoltrò : 

Se esistesse una cura, una pillola, la prendereste per tornare "normali" ?

Le risposte si persero quando la mail-list fu cancellata ( i miei fili di discussione li avevo conservati a parte) ma mi ricordo che la risposta non fu unanime: ci fu chi disse sì e ci fu chi  disse no.

Io non mi ricordo cosa risposi all'epoca ma ora so cosa rispondere, ed è NO.

Ma è un NO piuttosto complicato da spiegare, anche se molto legato ai miei post precedenti,  perché non riguarda la parte esteriore di questa mia trasformazione, anzi. Io non vorrei tornare indietro non perché mi piace mettere gonna e rossetto,  ma  per un altro motivo, penso molto più importante.

Io sento che l'elaborazione interiore che ho fatto e continuo a fare produce  evoluzione della mia coscienza, del mio SE autentico. Riesco a sentire come mai prima che IO non sono né Mario né Marialisa, ma non nel senso di una qualche fluidità tra i sessi che aborro, ma proprio di quasi inutilità del concetto se non per fatti esteriori legati ai rapporti umani, amicali, amorosi od affettivi che siano.

Insomma mi è molto più facile sentirmi semplicemente essere umano, e con una vena di spiritualità che mai prima avevo sentito in me così presente.

Quindi, per un disegno del destino, la disforia per me è stata un dono e non una disgrazia.

 


 

Immergendomi nell'acidità umana

Io leggo spesso X (ex Twitter) e, come negli altri social, chi scrive rivela uno spaccato della società, dei giudizi espressi e dei pregiudizi, delle ignoranze e delle conoscenze umane. Oggi per caso mi arriva questo twitt 

Dove Vladimir Luxuria dice  questo, nel video  :

La cosa peggiore che sento dire da alcune donne è... quando dicono "Ahhh se fossi nata uomo".
Questa è una cosa brutta. 
Per me invece, che sono nato uomo, e ho fatto tanto per diventare donna...(sospirando)

Queste le reazioni al video, ben 260, ne riporto alcune:









E' pesante, per me, leggere i pensieri feroci delle persone "normali".
Sento forte che  quello che sto facendo, pur trovando accettazione e compassione, purtroppo spesso - più di quanto immagino - trova, quando va bene, compatimento e quando va male, disapprovazione e anche disgusto.

Riconosco che il mio percorso di transizione è solo formalmente quello di "diventare donna". Sono perfettamente consapevole che il mio attraversare il guado tra i sessi non mi farà mai risalire sull'altra sponda, resterò sulla battigia, qualunque cosa io possa fare di natura estetica o addirittura chirurgica.

Ma allora ? Perché lo faccio ?

Per me la risposta è banale. 
Io così STO MEGLIO. 
A non farlo cosa sarei ? Un vedovo, anziano ingegnere stimato, con un cane, che lavora  per la sua casa e per la sua professione, che un giorno andrà in pensione e poi morirà, probabilmente,  in solitudine. 
Niente di brutto, sarebbe un percorso di vita dignitoso e forse felice, simile a quello di chissà quante altre persone.
Ma a me è capitato di aver un quid di stranezza, un impulso misterioso, che mi allontana dalla normalità e che mi spinge a cercare di cambiare il mio corpo e la mia immagine verso il femminile. Non ho seguito questo impulso per sessantasei anni ( con una fuga durata qualche anno ) perché avevo delle forti ragioni affettive per non farlo.
Ma ora, che quelle ragioni non ci sono più,  ho sperimentato che nel seguire questo impulso STO MEGLIO, tanto quanto una mia NON trasformazione mi farebbe stare peggio. 
E' sufficiente per fregarsene dell'opinione altrui, quando si dovesse manifestare ? Penso di si.

La gente ha difficoltà ad accettare e giudicare serenamente perché tutto quello che è legato al sesso scatena istinti di base. Poi il fatto che in questi anni abbiamo subito una propaganda esagerata e fuorviante ha prodotto ovvie dicotomie. 
Molta più comprensione ( l'ho constatato personalmente) e, in contrapposizione,  rifiuto e disgusto ( ancora non l'ho potuto constatare). 

Ecco. 

Volontariamente, mi sono immersa in questa acidità umana e ne sto scrivendo invece di adottare il motto dantesco "Non ti curar di lor, ma guarda e passa"  . 
Lo faccio, secondo il mio solito,  per esorcizzare  i pensieri negativi ed esplicitare chiavi di lettura mie personali. 

La cognata rivelata (pare il titolo di una commedia)

Oggi ho dato la prima mano alla parete che devo dipingere. Non mi pare che sia venuta benissimo perché non sono tanto capace, mi manca la mano e varie tecniche. Mia moglie era l'esperta nel fare queste cose e ne sento forte la mancanza.

Comunque, in un modo nell'altro, l'ho dipinta


Dopo bisogna pulire pennelli, rullo, vaschette e accessori vari ( anch'io sono un po' una macchia) e per pulire tutta questa roba senza rovinare lavelli o lavabi interni, mi metto in rubinetto fuori di casa proprio di fronte alla stanza che sto cercando di sistemare. Mentre mi accingo a fare queste fastidiose operazioni di lavaggio, lottando con il mio cane che adora l'acqua e vuole partecipare, si avvicina alla recinzione, a circa 7 metri, la vicina. Mi chiama e mi dice che tra qualche giorno ci sarà una festa di compleanno del suo nipotino e che spareranno qualche botto. Si preoccupava che il mio cane possa avere paura e innervosirsi. Le rispondo che non so, mi pare che lui non abbia paura di niente, ma vedremo e ne avrò cura. A questo punto le dico : "Patrizia, scusa, devo dirti una cosa che mi riguarda, e che mi sembra giusto dirti." Mi avvicino alla recinzione. 

Comincio :  Avrai visto una signora che entra ed esce, qualche volta.
Lei :  Tua cognata ?
Io : Si e no. Non è mia cognata.
Lei : Patrizia, tua cognata ? ( ndr:  mia cognata si chiama come lei...)
Io : No... devi sapere che dopo un po', dopo la morte di mia moglie,  ho deciso di cambiare il mio genere sessuale, quindi potrai vedermi in abiti femminili. Quella signora sono io.
Lei, senza stupore, sorridendo : Ah, certo ognuno deve poter fare quello che sente dentro. 
Conosco qualcuno che ha fatto lo stesso. 

Inciso

E' sempre così. Rivelare una cosa così profonda, straniante, senza vergognarsene, genera un riscontro empatico automatico e, se hai un minimo di sensibilità, ti accorgi subito se c'è ipocrisia o comprensione sincera. Lei mi è sembrata sincera, ma è una donna; chissà suo marito, quando lo saprà. Gli uomini hanno molte più difficoltà nel recepire istanze psicologiche dagli altri.

Fine dell'inciso

Io: Spiego meglio. Il mio è un percorso che faccio con consapevolezza, volontariamente. Ho una certa età e maturità per prendere una decisione così importante. Ho detto a tutti : La ragione per farlo è che non c'è ragione per non farlo. Mi è sembrato giusto dirtelo, per l'amicizia da buoni vicini e perché della mia autenticità io mi faccio forza. 

Dopo qualche convenevole ci salutiamo cordialmente e torno a lavare pennelli.

La cognata è stata finalmente rivelata.

PS: il prologo di questo episodio della mia commedia è qui





La solitudine

La solitudine è una condizione che vivo spesso. La mia solitudine non è immobile, non è un sonno personale, o una silenziosa meditazione. Quasi sempre faccio qualcosa, lavoro per la casa o per la mia professione ma la mia mente è anche spesso distratta, la mia concentrazione è discontinua, ho pensieri che mi riguardano, con i quali mi faccio domande e cerco risposte. 

Quando sono in solitudine vedo chiaramente che  essere Marialisa o Mario vuol dire indossare maschere differenti. Uso la parola "maschera" come sinonimo di "persona",  secondo il lessico di Jung,  che sto leggendo recentemente con piacere. 

Ma io non sono le mie maschere. Quindi chi sono ?

Tempo fa scrissi questo in un altro post, parlando di trasloco della mia coscienza

Ecco quindi i tre soggetti : Mario, Marialisa, e la mia coscienza che li alberga.
Mi è venuta in mente una metafora e la riporto qui per svilupparla meglio.
Mario è la casa che NON amo :  alla mia coscienza non  piace viverci perché è senza colore e senza luce, angusta negli spazi, quasi le da fastidio pulirla ed arredarla, e lo ha fatto finora per necessità.
Marialisa è la casa che mi piace : alla mia coscienza piace viverci e viverla, la trova confortevole, luminosa e ampia, adora arredarla, profumarla e aggiungere fiori e colori. 
La mia coscienza sta  traslocando, e in questo mi considero diversa da altre mie simili, che, tanto per mantenere la metafora : si piazzano nel centro del soggiorno, chiudono gli occhi (la mente),  e si fanno demolire e ricostruire la casa attorno come se a loro (nella mente) non cambiasse niente.
Invece, per una mia complessità, la mia coscienza riconosce entrambe le due case, e nel passare da una all'altra non butta via tutto, qualcosa di utile e meritevole pur c'è, magari  qualche suppellettile (attitudine ) o attrezzatura (abilità).
Questa percezione complessa fa parte della mia coscienza che, quasi sicuramente, non potrà mai dimenticare la prima casa, saprà sempre di averci vissuto, magari guardando una vecchia fotografia.

Con quella metafora sostenevo lo stesso concetto : L'abitante di quelle case è la mia coscienza, la mia anima, il mio autentico SE.

Ma se è così il genere sessuale (assieme a tante altre caratteristiche personali)  risiede  solo nella maschera che indossiamo. 

Ovviamente a farlo per tutta la vita non ce ne accorgiamo neppure. Più in generale, è proprio questo confondere la maschera che indossiamo ( o che vorremmo indossare) con il nostro SE, quella condizione di NON autenticità che  determina problemi psicologici lievi o gravi, come capita a molti, tanti, quasi tutti.

I miei momenti (giornate intere 😔) di solitudine a casa sono anche tali che, per ragioni pratiche,  raramente indosso abiti particolarmente femminili, ovviamente non mi trucco, metto un berrettino invernale, per non parlare del fatto che i miei abiti devono resistere alla esagerata esuberanza del mio cane. Quindi la maschera di Marialisa non c'è in tutta evidenza, ma non c'è neanche quella di Mario perché allo specchio - quando ci passo davanti - posso sbirciare le mie nuove forme. Quando mi penso, però, mi penso al femminile : e mi sento solA non solO. Questa è la parte della maschera di Marialisa che ormai, naturalmente, resta comunque appiccicata.

Ma quando esco, anche solo per fare la spesa, o con gli amici in compagnia, Marialisa è completa, presente, reale, perché tutti i pezzi della nuova persona ( alias maschera) vanno a posto e mi sento bene, molto meglio che nei momenti di solitudine.

Questa mia elaborazione psicologica è quella che mi è servita per vivere vent'anni con la maschera di Mario. Io percepivo chiaramente che di maschera si trattava e quindi, sapendo che potevo mentalmente liberarmene,  era per me più leggera  ed ho così vissuto pienamente quei lunghi anni, senza infliggere dolore a chi mi era più caro, neanche  a me stessa.     

PS. E' stato un post complicato da scrivere. L'ho fatto in un momento di solitudine proprio per chiarirmi turbinosi pensieri.

Una transizione estesa a professoressa.

Qualche giorno prima di capodanno  andai da Cavallotto, una grande libreria catanese, per comprare un libro da portare a Nino, come presente alla imminente cena a casa sua. Prima passai dall'istituto di estetica per ritirare una bottiglia di Aloe Vera e, sebbene di sfuggita, Cristina mi fece i complimenti per come mi ero aggiustata. A volte ci indovino, a volte esagero, a volte sono una frana, ma quella sera ero così


Mentre ero in libreria mi è capitata una cosa strana. Ero nel reparto dei libri di scienza (ci passo sempre, è più forte di me) quando un signore anziano, bassino, mi si avvicina e gentilmente mi chiede con tono interrogativo : Richard Dawkins - L'illusione di Dio ? Di primo acchito mi sembrò che mi chiedesse il favore di prendere un  libro da qualche scaffale alto, notando questa signora piuttosto fuori misura. Invece lui continuò a spiegarmi che cercava questo libro per leggere qualcosa contro le religioni e capii dalle sue parole che ce l'aveva con la chiesa cattolica, non tanto con il cristianesimo. E poi  mi dice che in quel libro c'è un dialogo con un prete dove si affrontano le contraddizioni tra fede e ragione che gli interessava molto. 

Gli dico che questo Dawkins è un biologo ed è famoso per un altro suo libro "Il gene egoista" e anche il successivo "L'orologiaio cieco". Per questi suoi libri egli è diventato un'icona dell'evoluzionismo scientifico e quindi, per contrapposizione, un fiero oppositore di ogni creazionismo. Insomma, gli spiego, costui si è messo a scrivere di ateismo per farci anche soldi, vista la sua fama. E allora gli dico :

"Visto il suo interesse, perché non legge -  Bertrand Russell - Perché non sono cristiano - ? E' un libro che ho letto da giovane, a 15 o 16 anni, e che mi diede una sferzata di razionalità che, all'epoca, mi lasciò il segno"

Il tipo ringrazia, contento di aver trovato una così esperta consulente sulle sue richieste, e si rivolge all'impiegato per trovare i libri dove fossero messi, se presenti in libreria.

Mentre scendevo le scale mi sento chiamare. "Gentile signora ! Ho trovato il libro che mi ha consigliato !" e me lo mostra, contento. E poi mi chiede : " Ma lei è una professoressa ? "

Inciso

Questa è la seconda volta che mi fanno questa stessa domanda. Quindi ci deve essere  qualcosa nella mia immagine e nel mio porgermi al femminile che ricorda questa fattispecie umana che ognuno di noi conserva - nel bene e nel male- nei suoi ricordi scolastici.  Saranno gli occhiali, l'altezza, qualche rigidità espressiva, una postura altera ? Comunque non sono contentissima di questa così frequente rappresentazione di me, con tutto il rispetto per le professoresse.

Fine dell'inciso

Rispondo  "Lo sono stata, anni fa" senza dire altro. Il tizio dice "Non mi sembrava..." manifestando, anche con un'espressione del viso, un qualche stupore che io fossi già una pensionata. Evidentemente mi dava qualche anno in meno.  

Ci rincontriamo alla cassa e ci salutiamo con gli auguri di fine anno e di buona lettura. 

Chiosa finale

L'obiettivo- che stimo raggiungibile - della mia transizione, è " donna non più giovane,  piacente e che ha cura di se " ma non avrei mai immaginato che la mia transizione si potesse estendere oltre, addirittura a "professoressa". 

P.S.

In questi incontri casuali dove emerge, nel dialogo, un richiamo al passato, mi ritrovo a mentire nel  raccontare la mia vera natura sessuale. Insomma se al tizio gli avessi risposto : " Lo sono stata anni fa, ma allora ero ancora un uomo " che sarebbe successo ? Che faccia avrebbe fatto ?😮 Che piega avrebbe preso la conversazione ? 
Provo un sottile piacere ad essere riconosciuta senza dubbi come una donna ma, contemporaneamente, il mio senso morale e di onestà, mi spingerebbe a dire la verità su di me. Poi ci ripenso perché farlo potrebbe mettere in molto imbarazzo gli altri, esser interpretato male, forse come esibizionismo, oltre a non essere un atto molto gentile.
Ciò, per me, è una conferma che l'identità è anche una maschera che siamo costretti ad indossare per rapportarci con gli altri, celandovi dietro quello che siamo veramente, per storia e vita vissuta. 

Capodanno 2025

I miei amici, più o meno le persone incontrate nel viaggio a Caltabellotta, mi hanno invitato alla cena di capodanno nella magione di Nino, che definirla casa è riduttivo per la sua storicità e grandezza.  E' stato il mio primo capodanno e sono andata così, un po' da sera, diciamo.
 

Tavola imbandita, tante - forse troppe - portate, e i segnaposto carini disegnati e scritti con bellissima calligrafia da Marilena. 
Questo il mio



Quel cartellino mi ha regalato una forte emozione. Leggendolo esso risuonava in me come il segno tangibile che la mia nuova "persona" - la mia nuova "maschera" dell' anima -  era riconosciuta in quanto tale dagli altri. Questo fatto per me è la parte essenziale della mia evoluzione identitaria e, senza  questo, Marialisa non esisterebbe. Nessuna immagine allo specchio, pur coerente con i miei desideri, sarebbe sufficiente per renderla reale.

Buon 2025 a voi che mi leggete, conosciuti e sconosciuti.