Questo è il racconto rinnovato di un viaggio tra i generi.
La percezione del nostro passato non è mai chiarissima,
mai perfettamente definita.
I ricordi, i sentimenti e le emozioni vissute si affastellano, si aggrovigliano come fili di un unico gomitolo che sembrerà poi impossibile svolgere e districare.
Scrivere per ricordare servirà a tirare i fili di quel gomitolo, per riannodarli ad uno ad uno, e così tèssere una nuova trama per il proprio futuro.
Questo è un post molto impegnativo. Nel farlo seguo un impulso che mi spinge, come se fossi arrivata ad un punto di convergenza di molti accadimenti e sentimenti che hanno costellato la mia vita. Come sempre scrivere mi serve per districare il groviglio di pensieri ed emozioni che pulsa nella mia mente, in modo da poterne esser padrona -goderne anche - invece che esserne vittima impotente. Chi mi legge, forse, potrà anche trovarne beneficio. Ma se vi infastidisco per saccenteria e prolissità, basta smettere di seguirmi in quello che scrivo. Non ve ne vorrò.
Del Tempo
Ci sono domande che - se abbiamo un minimo di attività intellettuale di tipo speculativo - tutti ci poniamo. Una di queste è : cos'è il tempo. Per trovare la risposta leggiamo di tutto (filosofia, fisica, interi trattati) ma, quasi sempre, restiamo con incertezze, deboli convinzioni, con la fastidiosa percezione di non aver colto del tutto (o per niente) il significato e l'essenza del TEMPO.
Non sarò certamente io a risolvere questo eterno problema umano ed esistenziale, ma ho bisogno di mettere ordine nei risultati delle mie letture e visioni ( lo chiamiamo studio ?) che faccio da decenni su questo argomento.
Cominciamo.
La fisica è la scienza che studia i fenomeni naturali, ovvero tutto ciò che accade nell'universo. La fisica si basa sull'osservazione e sulla sperimentazione. I fisici osservano i fenomeni, fanno delle ipotesi su come funzionano e poi le verificano attraverso esperimenti. Se le ipotesi sono corrette, diventano leggi fisiche, che descrivono come funziona la natura.
Cercherò sintetizzare la concezione che la fisica, nel tempo (!), ha avuto del tempo.
Per Newton, e per molti di noi - diciamo tutti - il tempo è considerato qualcosa di assoluto e immutabile, che scorre uniformemente. Passato, presente e futuro sono idealizzati in una linea che percorriamo in una direzione, senza possibilità di invertire questo moto ideale. Questa concezione del tempo era strettamente legata alla visione di Newton dello spazio, anch'esso considerato assoluto e indipendente. Insieme, spazio e tempo costituivano il palcoscenico immutabile su cui si svolgeva l'universo. La visione newtoniana del tempo rimase dominante per oltre due secoli, fino all'avvento della teoria della relatività di Albert Einstein.
Einstein, con la teoria della relatività ristretta e generale, ha completamente cambiato la concezione del tempo nella fisica. Ma questa concezione, seppur dimostrata completamente ed utilizzata in tutti i dispositivi che usiamo ogni giorno (cellulari, GPS, telecomunicazioni), non appartiene al senso comune di tutti noi, che continuiamo a vivere "nel tempo" esattamente come prima. Non potrò fare una trattazione della relatività di Einstein ma chi vuole può trovare trattati, video, articoli, anche dello stesso Einstein, che la spiegano a livello divulgativo. Mi interessa però evidenziare un aspetto particolare che è diretta conseguenza della scoperta di Einstein.
Tutto deriva dal fatto che la velocità della luce nel vuoto è una costante ( diciamo circa 300000 km/s) e che essa non dipende dal sistema di riferimento in cui la misuriamo. La cosa è ben strana perché tutti noi abbiamo la percezione della relatività della velocità, per esempio, quando sorpassiamo qualcuno in automobile ( lo sorpassiamo, per il sorpassato, ad una velocità più bassa) . Invece la luce sorpassa sempre alla sua velocità e l'oggetto sorpassato non la vede un po' più lenta , sempre un lampo è. Questa strana verità fisica ha un impatto sul concetto di simultaneità e quindi sul tempo nella forma effettiva con il quale noi lo misuriamo: il treno parte alle 17:00 cioè simultaneamente con il fatto che la lancette del mio orologio segnano le 17. Ebbene Einstein ha dimostrato che la simultaneità è relativa e dipende dall'osservatore e dalla sua velocità. Ciò ha implicazioni importanti per la nostra comprensione del tempo e dello spazio. Ad esempio, significa che non esiste un "presente" universale. Ciò che è il "presente" per un osservatore potrebbe essere il passato o il futuro per un altro in moto rispetto al primo.
Ciò ha una conseguenza dirompente per la concezione del tempo. Voglio soffermarmi su questa frase " Il presente di qualcuno è il futuro di un altro". Il futuro di quest'altro non è nella sua immaginazione (sempre se lo immagina) è proprio già esistente! E' lì immutabile così come è immutabile il passato di un altro (sempre se se lo ricorda), ma come realtà di qualcun altro. Chi vuole approfondire può guardarsi questi dieci minuti di video.
Einstein, era convinto che questo fosse il modo corretto di vedere le cose. Ecco cosa scrisse quando morì il suo più caro amico, il matematico Michele Besso: «Egli mi ha preceduto da poco nel congedarsi da questo strano mondo. Ma ciò non significa niente. Per noi che crediamo nella fisica, la divisione tra passato, presente e futuro ha solo il valore di un’ostinata illusione».
Per la fisica moderna quindi si dovrebbe concludere che IL TEMPO NON ESISTE. Esso è solo un'illusione della nostra mente e viviamo il presente come il passaggio su un fotogramma di una pellicola di un film nel quale i fotogrammi, passato, presente e futuro, sono già tutti lì, immutabili.
Come dovremmo chiamare se non "DESTINO" la nostra linea di vita immersa in questo blocco di tempo ( e spazio) che è inalterabile, determinato ed eterno ? E se esiste il destino, con tale forza dimostrativa, che fine fa la nostra libertà di scelta, quello che si definisce "libero arbitrio"?
Del Destino
Prima ancora che si arrivasse alla conclusione che il tempo non esiste, la possibilità che la sequenza della vita, degli accadimenti attorno a noi e, in definitiva, di tutto l'universo fosse predeterminata era stata già ipotizzata.
In filosofia, il determinismo è l'idea che tutto ciò che accade, comprese le nostre azioni, sia causato da eventi e condizioni precedenti. La vita è come una lunga catena di eventi, dove ogni anello è collegato a quello precedente e ne causa quello successivo. Questo determinismo casuale è di fatto supportato dalla fisica, perché le leggi fisiche proprio questo comportano : date certe condizioni iniziali, quello che succede, se descritto da leggi fisiche, è già predeterminato e, al contrario, se quello che è successo è governato da leggi fisiche, possiamo risalire ai momenti precedenti.
Se riprendiamo l'immagine del presente come un fotogramma di una pellicola, il determinismo delle leggi della fisica, genera l'ordine dei fotogrammi che non possono che essere in una sequenza, appunto "determinata" e non casuale.
Comunque, posta l'ipotesi filosofica del determinismo come vera, il libero arbitrio, cioè la nostra libertà di decidere svanisce senza speranza. Unendo questo determinismo e l'illusione mentale del tempo che scorre, resta inesorabile, ancor più, un DESTINO (fisicamente ordinato) già scritto, per noi, per gli altri, per l'intero universo.
Questa conclusione ci appare poco sopportabile (almeno, a me, genera disagio) e tendiamo a non accettarla. Infatti la mia ricerca sull'argomento è continuata, ma prima di addentrarci in qualche possibile alternativa con relative spiegazioni, chi vuole approfondire può ascoltare questo video di 16 minuti.
Dato che il trascorrere del tempo appare essere una illusione cognitiva, dovrebbe accadere che una azione ordinata dal cervello ( per esempio alzare un braccio) risulti in anticipo rispetto alla consapevolezza di volerlo fare ( cioè nessuna scelta, seguiamo il destino di farlo). Qualcuno ha fatto esperimenti in tal senso ( Benjamin Libet ). Ed ecco il risultato :
Il risultato dell'esperimento è controintuitivo: il potenziale di prontezza motoria comincia circa 1 secondo prima dell'avvio del movimento del dito, ma i soggetti divengono consapevoli dell'intenzione di agire solo 200 ms circa prima del movimento, quindi molto dopo (circa 800 ms) l'inizio dell'attività cerebrale.
Ovviamente ci furono critiche e altre spiegazioni (non molto convincenti a mio avviso), e le trovate nel link che vi ho indicato sopra.
Del Tempo Alternativo
La meccanica quantistica ha dato una botta al determinismo, almeno al livello microscopico delle particelle elementari. Secondo questa disciplina scientifica (che nessuno capisce ! e lo dicono i fisici), usata ovunque con una precisione inaudita, il futuro non è deterministico ma è probabilistico, cioè quello che possiamo dedurre dalle formule è la probabilità che qualcosa accada. Per portare a livello macroscopico questa verità scientifica ormai acclarata il fisico Schoridnger immaginò di mettere un gatto in una scatola con un gas velenoso che si sarebbe attivato se una particella radioattiva fosse decaduta. Quest'ultimo evento microscopico era previsto avesse la probabilità del 50% quindi, finche non si fosse aperta la scatola, il gatto era sia vivo che morto, con la stessa probabilità.
Questa condizione è definita "sovrapposizione di stato". Solo quando c'è una osservazione che risolve la casualità questa sovrapposizione sparisce e il gatto è vivo o morto.
Di fatto i fisici non capiscono perché sia così, e si sono inventati varie interpretazioni, alcune per spiegare ma senza comprendere (che è il paradosso epistemologico attuale della meccanica quantistica).
Un fisico di nome Hugh Everett ha prodotto una "interpretazione" di questa fenomenologia in modo piuttosto originale. La sua interpretazione afferma che quando costruiamo una occasione di casualità o di scelta per il futuro - sentite sentite - l'universo si divide. Quando, come osservatori, apriamo la scatola la nostra coscienza sta in uno solo degli universi, quello del gatto vivo o quello del gatto morto e poi prosegue come prima.
Pare una stupidaggine, sinceramente. Ma questa cosa ci da una via d'uscita per poter avere ancora libertà di scelta. Ogni volta che facciamo una scelta l'universo si dirama e noi seguiamo il ramo dove questa scelta (purché essa non contraddica le leggi della fisica) produce le sue conseguenze.
Se fosse vero la pellicola del tempo, dove ogni fotogramma è il presente, si sdoppia - anzi è sdoppiata fin da prima che noi facessimo la scelta - e poi noi proseguiamo su una delle due pellicole. E poi si sdoppia di nuovo e poi di nuovo, infinite volte tante quante sono le possibilità degli eventi.
Il tempo per noi scorre quindi in modo "alternativo" dentro un "multiverso", un universo multiplo che contiene tutte le possibilità di tutto e di tutti.
Vertigine.
Per approfondire potrete guardare questo video ( dura un'oretta, e che mi illuminò su questa possibilità)
o leggere questo libro ( c'è anche in italiano "La trama della realtà" - Einaudi)
E' possibile provare se questa interpretazione sia vera ? No (più o meno). Ma intanto sta lì, descritta è anche utilizzata in qualche applicazione più moderna della meccanica quantistica.
Poi, stranamente, per un caso, o per destino, ho trovato altri video. Si tratta di video complicati, difficili, ed offrono risposte "esoteriche" al tempo e non solo, anche alla natura della nostra esistenza in questa vita e anche oltre. Illustrerò qualcosa di ciò con i riferimenti di approfondimento. Potrebbe darsi che, per convinzioni profonde sia nel credere che nel non-credere, possiate giudicare quel che vi scrivo non arricchente e forsanche disturbante. Oppure no.
La curiosità però è l'attività mentale primaria che permette di accrescere la propria conoscenza.
Il senso della vita
Ne ho fatto cenno nel post precedente a questo. Ho trovato disponibile online il materiale di questo CERCHIOFIRENZE77. Ripeto qui la brevissima spiegazione di cosa questo fosse.
" una realtà nata e cresciuta attorno al medium Roberto Setti (1930 – 1984) che a Firenze dal 1946 al 1984 è entrato in contatto con numerose entità attraverso la trance profonda e la telescrittura. Le sedute spiritiche guidate da Setti hanno raccolto un numero sempre crescente di interessati anche se da parte di Setti e degli organizzatori degli incontri non c’è mai stata volontà o desiderio di fare proseliti. Sebbene il numero delle persone intervenute aumentasse ad ogni seduta, gli intenti che animavano gli incontri non sono mai cambiati e le persone che accorrevano sempre più numerose lo facevano per ascoltare Roberto e gli spiriti – presto definiti Maestri - che entravano in contatto con lui."
Vabbè, direte, figurati se ci mettiamo a credere a questa roba. Infatti lo scetticismo è d'obbligo ma ora vi spiegherò il percorso intellettuale che mi spinge a dare credito a quello che leggo e ascolto in questi siti.
Quando morì la mia compagna io caddi in uno stato di impotente frustrazione. Quelle teorie sul tempo e sul destino che vi ho illustrato facevano parte della mia conoscenza da molti anni, decenni, ed ho sentito il loro peso fin dalla diagnosi del suo male. Ho fatto tutto il possibile, abbiamo lottato senza nessun fatalismo ma, ora che il peggio era avvenuto, restavo in solitudine con un pensiero pesantissimo : perché questo destino ?
Non ho mai seguito ne praticato la religione, che ho sempre considerato una versione semplicistica, infantile, della risposta ai problemi esistenziali della vita e della morte. Ma, fin da giovane, ho coltivato con interesse e dedizione le filosofie orientali e la loro visione olistica dell'umana realtà con l'universo tutto.
La possibilità che LEI fosse non morta ma trapassata in altri piani esistenziali, la sentivo forte. Cominciai a fare letture esoteriche e vedere video di personaggi più o meno credibili che si trovano, cercando, su YouTube. Comprai un libretto intitolato : " Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili " di tale Tommaso Palamidessi. Da questo acquisto potete capire cosa mi spingeva e provavo in quel periodo. Feci pure un sogno, non molto tempo dopo la sua morte, e lei mi apparve, di sfuggita. Le chiesi "Come va ? Come stai ? Non mi rispose, ma fece una smorfietta come quando una vuol dire, "Così, così" e il sogno finì.
Lessi ( in parte) anche Steiner e la sua Teosofia. Un trattato complesso dove, con un dettaglio degno di un libro di testo, illustrava le manifestazioni dei vari livelli che costituisco la vita : livello fisico, astrale, mentale e akasico o coscienziale. Seppi poi che questi insegnamenti ( fatti nei primi anni del secolo scorso) gli derivarono anch'essi da esperienze medianiche.
Quel periodo finì e, piano piano, cominciai a ridare forza alla mia vita, fin quando, seguendo l'impulso del destino (o della mia volontà, apparente o reale fate voi), cominciai a seguire il mio percorso di transizione. Altri momenti che considero topici ( predestinati ?) sono : l'incontro con l'estetista che si chiama Cristina come LEI, il mio iscrivermi a Democrazia Sovrana Popolare e poi rivelarmi a Luisa, ed essere introdotta in un gruppo di nuovi amici - che mai avrei cercato e trovato altrimenti - ognuno dei quali ha spessore di umanità e intelligenza.
Poi, qualche giorno fa, casualmente ( o per destino) capitai a leggere e vedere roba di questo CERCHIOFIRENZE77.
E cosa ritrovo ? La stessa struttura esplicativa, più chiara e con molti dettagli della Teosofia di Steiner ( questa in tedesco poi tradotta) e anche di altre esperienza medianiche (come Seth di Jane Roberts, questa fatta in America) .
Come hanno fatto ad inventarsi in epoche differenti, persone differenti, in lingue differenti grosso modo la stessa roba ? Che, tra l'altro, si trova anche, in modo molto più fantasmagorico, nel "Libro Tibetano dei Morti" del buddismo tibetano.
Questo è ilsito You Tube dove si possono ascoltare questi insegnamenti e qui dove si possono leggere. E, tra gli altri video , per restare fedeli al titolo di questo post c'è questo.
Troverete la spiegazione del tempo (che non c'è) con la stessa metafora dei fotogrammi di come il tempo procede e come è diramato per cogliere la possibilità delle nostre decisioni. Somiglia maledettamente alla teoria del multiverso che vi ho illustrato prima.
Concludendo
Che cosa ho appreso da queste letture e visioni ( che ancora ho fatto solo parzialmente, qua e là) ? Cioè qual è il senso della vita ?
Saremmo individui ( appartenenti al regno minerale, vegetale, animale, umano) in evoluzione e che, per evolverci, percorriamo la nostra esistenza su questa terra in una sequenza di vita, morte e reincarnazione, ogni volta elevando la nostra coscienza un po' più su, fin quando arriveremo ad un livello tale che potremo fare a meno di ritornare sulla terra e resteremmo sui piani "soprasensibili" (come quelli del libro) per procedere ancora ad altra evoluzione fino ad unirci all'assoluto.
Crederci o non crederci ?
Aggiorno la scommessa di Pascal.
Mi conviene scommettere che tutto sia vero o verosimile. Ed è molto più semplice e meno impegnativo della religione che richiede, per eventualmente vincere la scommessa sull'esistenza di Dio, la partecipazione ai suoi riti e preghiere.
Spero che quanto io abbia scritto sia in qualche modo illuminante, o quanto meno vi incuriosisca. A me scriverlo è giovato perché convinzioni così ardite non sono facili da assumere e richiedono impegno intellettuale, ragionamento e sentimento per il loro mantenimento.
Grazie per essere arrivati fin qui.
Post Scriptum
Il sabato insieme alla comitiva dei miei nuovi amici frequentiamo un "Caffe letterario" ( che, in effetti, dovrebbe esser chiamato "Vino letterario" perché nel prezzo è compreso un mezzo bicchiere di vino, e mai ci hanno dato un caffè... ). In questa occasione un eruditissimo professore di letteratura introduce un brano a tema tratto da un testo piuttosto famoso, ne spiega il significato e ne mette in evidenza gli aspetti più interessati e pregevoli, in modo che la lettura successiva del brano, fatta da un attore o da un'attrice, possa essere gustata consapevolmente.
La serata si conclude, in genere, andando a cenare insieme. E così è stato anche l'altro ieri.
Quando la tavolata supera le 6 persone - ed è il nostro caso- inevitabilmente si creano più gruppi di discussione e di condivisione di vino, acqua, patatine ecc.
Per qualche ragione Luisa mi invitò a sedermi accanto a lei e di fronte a Vincenzo, il giovane medico che conobbi all'epoca della mia epopea di Caltabellotta.
Dopo ho capito perché ero seduta lì. Mi raccontano che, qualche giorno fa, dovettero andare a Pedara per lo smarrimento del portafoglio di Vincenzo. Luisa mi aveva detto che, passando davanti a casa mia, avevano visto la mia macchina. Ma la mia automobile però è invisibile, a meno che non ci si avvicini e si sbirci dagli spazi della cancellata.
Quindi mi spiegano meglio.
Mentre viaggiavano, a Vincenzo venne in mente un episodio toccante che qualche anno fa gli accadde di vivere professionalmente, lavorando lui come guardia medica a Pedara. Racconta che andò a visitare una donna, dice bellissima -sebbene sciupata dalla malattia - grave, in fin di vita, con il marito al fianco, straziato dall'impotenza e dal dolore. La coppia- questo disse- gli restò impressa per il rapporto speciale che traspariva in loro, e il marito gli raccontò del dramma vissuto, dei tentativi fatti, anche del viaggio in Germania per tentare una terapia immunitaria che, purtroppo, si rivelò tardiva rispetto alla progressione del male.
Luisa quando sentì quel racconto, avendo letto tutto di me, disse immediatamente : " Ma è Marialisa ! " Sgomenti cercarono perciò la mia casa e, sbirciando dal cancello, ebbero la conferma che ero io, vedendo la mia macchina.
Io ero attonita ad ascoltare ma, già alle prime parole, ho ricollegato.
E mi sono ricordata della sua voce, mi sono ricordata di lui. Vincenzo, che ora è dimagrito di 20 kg e quindi per me era un'altra persona, fu il medico che chiamai in un momento disperazione (non mi ricordo neanche per cosa) ma avevo, avevamo bisogno di trovare qualche appiglio, anche momentaneo, nella situazione che precipitava.
Sono scoppiata a piangere.
Due persone diverse, lui dimagrito moltissimo, io diventata altro da quell'uomo disperato, che si riconoscono e si ritrovano per una serie di straordinarie coincidenze attorno ad un tavolo a ricordare quei momenti drammatici.
Premessa: Questo è un post lungo e potrebbe coinvolgervi emotivamente. Non lo faccio apposta e quindi vi avverto prima.
San Lavandino. Era così che chiamavamo questa ricorrenza degli innamorati, per demitizzarla e perché ci divertiva. Per anni ci scambiammo scemenze : fiori, cioccolatini, gioiellini, regali inutili. Nel 1983, quando ci mettemmo insieme a pochi giorni dal S.Valentino di quell'anno, le regalai un completo mutandine e reggiseno che, coraggiosamente, comprai alla Rinascente (quei momenti sono riportati in questo post). Lo accompagnai con questo biglietto, della cui esclusiva originalità non si può che convenire : un'unica scritta che rigirata significava il nostro reciproco amore.
Ma nel 2008, forse perché non ebbi tempo di fare altro, come ricordo/regalo le diedi un biglietto a forma di cuore con qualche frase scritta con amore, come necessario. Come ogni coppia che si rispetti avevamo un nomignolo con cui ci chiamavamo : era "Citù" per entrambi.
E da quell'anno, fino ad ora, anche dopo la sua morte, li ho scritti e, come tutti i biglietti, sono stati appesi con una calamita ai vari frigoriferi usati in questi lunghi anni.
Ve li riporto qui, perché nel riscriverli e nel recitarli nella mia mente (con moltissime inevitabili lacrime) spero che possa ancora arrivarle l'intensità del mio amore.
Qualche giorno fa, riordinando materiale hardware, un vecchio PC e degli hard disk, mi sono imbattuta in un backup del PC che avevamo a casa nel 2003. Quel periodo fu quando io mi rivelai a lei, quando già scrivevo di me e che lei poteva leggere su internet. Questa mia sincerità, evidentemente, fece sorgere in lei la voglia di raccontarsi e lo fece in questo documento che io ho trovato qualche giorno fa, in quel backup. Sono più di 10 pagine, scritte benissimo, nelle quali racconta la sua infanzia, la sua adolescenza e il rapporto difficilissimo che ebbe con suo padre, un padre padrone, che tormentava tutta la famiglia con un atteggiamento vessatorio e anche violento. Questo racconto, che riporterò qui solo nelle sue parti essenziali, finisce con l'incontro con me e con l'inizio della nostra vita insieme. E' un copia-incolla dal documento, con in evidenza solo alcune frasi significative.
Sto per iniziare un lungo
cammino. Non so se mai arriverò alla fine. Da un po’ sento la necessità di
mettere su carta, o meglio su computer, la mia vita. La mia vita, forse è
troppo, parti della mia vita, fatti, che ovviamente riemergono dalla memoria. Non
so bene perché. O forse sì. Credo che questo sia percorso che desidero fare,
giunta alla fatidica età dei 40.
Penso che raccontare la propria
vita sia una cosa molto difficile. Per non parlare poi del “da dove inizio?”.
Facile, direte voi: “dall’età in cui pensi di avere ricordi da raccontare” No
dico io. Almeno non per il tipo di racconto che voglio scrivere. Non è una
biografia. Perché, la mia storia inizia dalla fine.
Si, inizia dalla fine. Non perché
andrò a ritroso, ma per capire, (ripercorrendo episodi della mia infanzia e
gioventù) perché oggi sono così, e che cosa mi ha fatto diventare questa donna.
Sicura e insicura alla stesso tempo, capace di grandi gesti ma anche un po’
vigliacca; ammirata da molti come una persona matura, che sa ascoltare; forse
anche invidiata; come una sicura di sé, che sa, apparentemente, quello che
vuole.
Da pochi mesi, con il mio
compagno (mio marito, ma spiegherò più avanti perché non utilizzerò quasi del
tutto questa parola), sto affrontando problemi che lo riguardano, ma che mi
toccano in quanto sua compagna. Abbiamo preso l’abitudine, di stare , anche per
ore, a chiacchierate. Ed in queste infinite discussioni mi sono tornate alla
mente tantissimi episodi del mio passato. Situazioni che analizzate con senno
del poi, danno una diversa consapevolezza nell’affrontare le difficoltà, ma
anche di vedere diversamente le cose rispetto ad altri.
Sono adulta? Si ma non solo. Mi
convinco sempre di più, che le certezze di oggi, la consapevolezza, le mie
decisioni, e tutto quello che mi riguarda oggi, vengano da molto lontano.
Da molti anni mi considero una
persona “marchiata a fuoco”. Ma, oggi, non la percepisco come qualcosa di
negativo. Ho imparato a considerarla una mia peculiarità. E credo, in fondo,
che mi abbia reso migliore.
Ho sofferto molto da ragazza. La
diversità, quando si è giovani, può essere dolorosa. E il disagio è accentuato
se tuo padre o tua madre non sono in grado di adempiere al loro mestiere di
genitore.
Non ricordo un avvenimento che mi
ha spinto, non a perdonare mio padre, ma vederlo come un individuo. Un
individuo con i suoi difetti, debolezze, mancanze, cattiverie, e tanti altri
aggettivi purtroppo tutti negativi. Come mai negativi? Certo non tutti negativi,
ma soprattutto negativi. Mio padre è stata la persona che mi ha “marchiata a
fuoco”.
Omissis......
Lui ora non c’è più. E’ morto il
5 marzo del 2000. E’ morto nel reparto di geriatria dell’ospedale dopo una
settimana di ricovero, per complicanze polmonari. Era malato già da tempo, ma
questo non gli impediva, però, di infliggere angherie a mia madre, alle mie
sorelle, e indirettamente anche a me, che vivo da anni per conto mio.
Come dicevo, non so quando ho
iniziato a vedere mio padre come una
persona. Cosa è scattato in me. Ma negli ultimi anni della sua vita non
riuscivo più a provare odio e rancore nei suoi confronti. Quello che vedevo era
un vecchio malato, rabbioso, che non riusciva ad avere nei confronti della sua
famiglia, ma neanche per altri al di fuori, una parola gentile, un gesto di
amore, una carezza. Queste sono, soprattutto, le cose che mi sono mancate nella
vita.
Omissis....
Mio padre
Mio padre posso definirlo un
bell’uomo. Lui non beveva, non andava a donne, non andava in giro con gli amici
(non ne aveva), era tutto dedito alla famiglia. Già, tutto per la famiglia. Lui
era il capofamiglia, quello che comandava, e noi quelli che
dovevamo ubbidire. Anche mia madre, doveva ubbidire. Se mio padre diceva una
cosa, quella doveva essere. Non importava se giusta o sbagliata. Quella era la
sua decisione. “E allora?”, voi direte. “Tantissimi padri sono così”. Può
darsi, ma spero ardentemente di no!.
Un padre può essere severo,
rigido, geloso delle figlie femmine, intransigente con quelli maschi, può
punirti se sbagli, proibirti se lo ritiene giusto, e comunque tutto quello che
deve fare per rendere un figlio un adulto responsabile. Ma, un padre che ti
isola da tutti i parenti, che ti proibisce di frequentare compagne di scuola,
che non ti fa uscire con qualsiasi condizione, che cerca di manipolarti il
cervello di ragazzina per convincerti che tu non sei capace di nulla, che cerca
di forgiarti a suo piacimento anche con le botte; cosa ne pensate di questo
tipo di padre?.
Oggi, si parla molto della
violenza fisica sui minori. Ma della violenza psicologica? Non credete che sia
altrettanto devastante per un bambino?
Omissis.....
Sono stati anni bui. Mi alzavo la
mattina con la paura di vederlo già arrabbiato. Non importava il motivo non
sempre c’era. Ma il finale era lo stesso: urli e molto spesso botte. Non si
possono contare le volte che a pranzo buttasse il tavolo in aria facendo cadere
tutto a terra. Il cibo sul pavimento piatti, bottiglie, bicchieri tutto in
cocci. Allora mia madre ci diceva di andare nella nostra stanza. Ma più spesso
succedeva che lui ci obbligasse a raccogliere tutto e rimetterci a tavola a
mangiare. “Che atmosfera!”. Paura e un senso di impotenza crescevano dentro di
me.
Queste scene di ordinaria follia
non si modificavano in vista di feste come la Pasqua o il Natale.
Anzi più grande la festa più grande era la follia. Una mattina, credo
giorno di Pasqua, io e mia sorella più grande discutiamo per qualche
sciocchezza di ragazzine. Mio padre si arrabbia e interviene, io sentendomi
rimproverata ingiustamente mi ribello al rimprovero. Botte, botte, botte.
Omissis....
Ricordo le sue mani. Le vedo
molto spesso su di me ma non per una carezza o per un gesto affettuoso. Le sue
mani. Come bruciava il braccio o la gamba quando arriva una sberla. Quasi come
se lo sentissi adesso. Un dolore acuto ma diffuso in tutta la parte.
Lui aveva delle mani grandi.
Almeno così le vedevo da bambina. Le sue mani potevano fare cose buone come
varie riparazioni in casa, scrivere (anche bene), stringere la mano di
estranei, ma anche infliggermi un dolore profondo.
Omissis....
Molto spesso persone che ci
conoscevano, anche da tempo, mi dicevano: “Sei fortunata ad avere un papà
così”. Io li guardavo e sorridendo amaramente pensavo: “ti vorrei a casa mia
quando siamo soli e fa il brutto e il cattivo tempo”. Ma purtroppo questa era
la convinzione degli altri. Una famiglia modesta, un padre esemplare, una brava
moglie e dei figli educati (o secondo il mio punto di vista, ammaestrati come
degli animali tenuti alla catena).
Ricordo un episodio di diversi
anni fa. Andai con mia sorella a pagare l’assicurazione dell’auto. La mia
famiglia si serve di questa agenzia da quasi trent’anni. L’impiegata ci chiese
come stava nostro padre perché da un po’ di tempo non lo vedeva. Dopo di chè
lei volendo farci cosa gradita affermò che avevamo un padre eccezionale.
Vedendo sul nostro viso un’espressione di disaccordo, ci chiese il perché. Con
riluttanza le raccontammo alcuni episodi che riguardavano il nostro non proprio
eccezionale papà.
Mi sorprendo ancora oggi,
dell’espressione del suo viso, tra l’incredulo e lo sconcertato. Quasi non
credeva alle nostre parole. Aveva appena scoperto un’altra persona da quella
precedentemente conosciuta. Lui si era sempre dimostrato con lei gentile, allegro
e divertente.
Mio padre era un bravissimo
attore nella vita. Portando avanti due parti, una recitata all’interno della
famiglia e un’altra per tutti gli altri. Un perfetto esempio di Dottor Jekyll e
Mister Hide.
Omissis...
Io
Avrò fatto paura a mia madre
quando mi ha vista appena nata? Ho visto le mie foto bruttina, scura in viso e
spelacchiata. Di quei neonati che le persone guardano e non dicono: “Ma che
bella bambina!”. A differenza di mia sorella più grande molto più bella e con
dei capelli lunghi a boccoli quasi sul biondo.
Sono nata con un peso non
indifferente di circa 4,5 chilogrammi. Preludio di una tormentata adolescenza.
Ho, infatti, letto o sentito in televisione, che i neonati con un peso così
elevato sarebbero stati, in percentuale più elevata rispetto agli altri, destinati
all’obesità in età adulta. Inizio col dire questo proprio perché la mia
adolescenza è stata segnata da una obesità abbastanza grave.
Omissis...
A parte l’episodio in sé, quello
che cerco di rendere chiaro è il sentimento di profonda paura (a prescindere
dalle percorse) che la figura paterna mi suscitava.
Il suo viso, gli sguardi, le
punizioni fisiche erano alla base della sua “educazione”. Non usava carezze o
parole d’incoraggiamento. Tutto quello che facevo, anche se mi sforzavo di
farla bene, gira e rigira era sempre sbagliato. Io, ma comunque tutta la
famiglia, non era alla sua altezza. Lui era quello intelligente, e noi poverini
avevamo bisogno del suo aiuto per fare qualsiasi cosa. Incapacità era la parola
più ricorrente. La certezza di essere incapace e cretina mi ha accompagnato
fino a grande, quando con l’aiuto del mio compagno ho riscoperto la mia
capacità nel fare e la mia creatività repressa, a qualunque costo, da mio
padre.
Io adoravo disegnare. Mi dicevano
che ero brava. Desideravo frequentare il liceo artistico, per avere la
possibilità di imparare ad educare le mie eventuali capacità artistiche. Ma
questo genere di scuole non si “usavano” a casa nostra.
Posso ipotizzare , oggi, che mio
padre percepisse in me una vena di ribellione e di senso di libertà.
Frequentando un liceo del genere, con menti aperte, originali e libere che
caratterizzano le persone creative, sarebbe stata certamente una catastrofe per
lui. Gli sarei sfuggita troppo presto dalle mani. Quindi orientarmi in scuole
più tradizionali era un modo per domarmi. E’ così? Può darsi. Ma di una cosa
sono certa che, nell’inconsapevolezza e nella non conoscenza, esisteva in me
già un potenziale senso di indipendenza, di forza morale, di capacità
intellettive che mi hanno dato la spinta necessaria a sopravvivere nonostante
mio padre.
Esistevano, forse, insignificanti
fatti (per allora), che mi lasciano ritenere giusta la precedente affermazione.
Per esempio i capelli. “Che stupidaggine” direte voi. Si certo, ma è stata una
piccola conquista tutta mia. Mio padre mi costringeva, camuffandola da cosa
razionale, che i capelli dovevo portarli a maschietto. E questo mi frustrava
moltissimo anche perché il taglio veniva fatto qualche volta dal suo barbiere.
Per me è stata una soddisfazione bellissima andare insieme a mia madre e mia
sorella dalla parrucchiera. Alla fine delle scuola elementari portavo i capelli
sulle spalle. E questo era motivo di scherno da parte di mio padre che li
riteneva: brutti, poco curati, e non adatti ad una bambina.
Ma ho tenuto duro. Li ho portati
sempre lunghi, addirittura lunghissimi. Da allora non ho tagliato mai più i
capelli così corti. Fino a quando alla veneranda età dei quasi 38 anni, ho
deciso drasticamente di imitare il taglio dei marines. Ero libera!. Si, ero
libera di fare di testa mia. I capelli erano soltanto un simbolo, nient’altro.
Un giorno dico a mio marito: “Vado dal parrucchiere. Forse li taglio corti”.
Altro che corti. Rasati. Poverino, restò di stucco. Ma come sempre non si fermò
all’esteriorità del gesto ma comprese le profonde ragioni di questo mio nuovo e
rivoluzionario “look”.
Omissis....
Comunque chi mi conosce, mi
apprezza, penso, anche per queste piccole stranezze.
Da diversi anni vengo vista come
una persona strana o pochino eccentrica. Tutto ciò si è reso evidente quando ho
conosciuto il mio compagno. Il nostro è stato fin dall’inizio un legame quasi
di simbiosi. Da quel momento credo di aver iniziato, inconsapevolmente, un
doloroso lavoro su me stessa che continua ancora oggi.
Avevo circa vent’anni quando ciò
accadeva. Avevo già un fisico accettabile. Avevo perso più di 30 chili. Ero
diventata una persona che ormai nessuno poteva rifiutare o prendere in giro per
il suo aspetto. Ero magra, alta, capelli lunghi, gli occhi verdi. Mi sentivo
sicura che gli altri mi avrebbero accettata. Non sapevo ancora che la mia
insicurezza non dipendeva da questo.
30 kg sono tanti. Mi sono stati
dati in dono per il passaggio da bambina a donna. “Bello vero?” Questi chili
hanno fatto la differenza nella mia vita. Da bambina “normale” ad adolescente
obesa nel breve spazio di un estate.
Omissis...
Fatto sta che in questi anni mi
sono fatta una riserva di grasso che è esplosa in tutto il suo splendore
nell’estate di passaggio dalla scuola media a quella media superiore. Ho
raggiunto l’eccezionale peso di 93 kg. In compenso, però, superai in altezza
mia sorella grande (raggiungendo il 1.70 m) di circa 10 cm.
Già durante le medie ero in soprappeso. E come succede ancora adesso la
crudeltà praticata dai ragazzini verso altri coetanei è veramente terribile.
Sentirsi prendere in giro per la tua ciccia. O trattata come una handicappata.
Isolarmi era la soluzione che, in quel momento, sembrava migliore.
Omissis....
La mia battaglia contro il peso è
iniziata intorno ai 14 anni. Come tutte le altre cose anche questa l’ho
combattuta da sola contro tutti. Mia madre si preoccupava, il nostro medico
cercava di convincermi che facendo da sola mi sarei rovinata la salute. E
ovviamente mio padre che disapprovava totalmente questa mia “infantile
fissazione”. Andai avanti lo stesso con testardaggine e persi i miei primi 7
chili. Non ero seguita da nessun dietologo. Mio padre mi diceva che non era
necessario andarci perché ero esagerata e facendo così pensava ad una mia
rinuncia.
Omissis....
Mi guardavo allo specchio e non
mi riconoscevo. Mi guardavo e pensavo quella non sono io. Mi sentivo
intrappolata dentro un corpo che non mi apparteneva.
Obesità e mio padre. Una miscela
che mi ha reso questi anni un incubo. Non saprei dire quale dei due prevalesse.
Penso di aver iniziato in questi anni ad avere qualche episodio di depressione
anche se in maniera blanda. Passavo momenti terribili. Di profonda solitudine e
sconforto, e con la paura che non sarei riuscita mai a liberarmi di quel senso
di inadeguatezza. Nelle mie crisi, che seguivano a liti avute con mio padre,
rintanata da qualche parte, passavo da un iniziale stato di rabbia violenta, in
cui pensavo di fargli del male, o di fargliela pagare in non so quale modo, ma
che poi un misto di: rabbia, dolore, frustrazione, impotenza, umiliazione si
fondevano dentro di me. Un grosso masso che pesantemente si adagiava sul mio
cuore. Da questo momento il senso di rabbia verso l’esterno mi abbandonava
soccombendo ai soprusi ricevuti.
Piangevo. Sentivo il cuore
scoppiare e mi sfiorava la mente un pensiero ricorrente: quello di farla
finita. Non l’avevo mai detto a nessuno solo al mio compagno. Era un pensiero
che però non accarezzavo fino in fondo. Sicuramente perché mi volevo bene. Ma
anche perché, senza saperlo, ero dotata di una forte determinazione
Il mio compagno
Abitavamo entrambi in paesi
vicino alla città in cui lavoravamo e studiavamo. Ci siamo incontrati sulla
corriera. Ho dei ricordi molto belli. Io insieme a mia sorella ed altre persone
formavamo una sorta di comitiva da corriera. Lui saliva qualche fermata dopo la
mia e dopo poco tempo si inserì nel mio gruppo. Avevamo un’amicizia in comune,
che facilitò il suo inserimento. Sono stati giorni di barzellette, risate che
coinvolgevano, spesso, tutti gli altri passeggeri. Sicuramente lieti di ridere
di prima mattina.
Dopo qualche settimana stavamo
già insieme. Quel giorno scese alla mia stessa fermata per accompagnarmi al
lavoro. Mi offrì un gelato. Parlavamo del più e del meno, ma c’era qualcosa
nell’aria di diverso. Quasi senza accorgermene camminavamo vicini, quasi
abbracciati.
Arrivati sotto il portone fu
quasi naturale baciarci. Mi disse guardandomi negli occhi: “E’ il verde che
cercavo”.
Avevo sentimenti contrastanti.
Desideravo essere amata, ma nello stesso tempo avevo paura. Mi sentivo avvolta
dal suo amore, ma non capivo perché questo stesse succedendo a me. Mi chiedevo
cosa lo attraesse. Gli altri mi dicevano “E’ un bel ragazzo”!. Già, che ci fa
con me?.
Durante il primo anno ci sono
stati momenti incredibilmente belli, ma anche momenti molto brutti per me.
Causati dai problemi che mi portavo dentro. I miei sbalzi di umore e i silenzi,
che spesso duravano delle ore avrebbero, penso, fatto scappare chiunque. Penso
ci fosse della premeditazione inconscia. Mi sentivo detestabile e non degna
d’amore.
Ho pensato anche, con grande
sofferenza, di lasciarlo perché tanto l’avrebbe fatto lui. Pensavo, “se lo
lascio adesso è meglio, soffrirò di meno”. Ma con mio stupore restò insieme a
me sopportando tutte le mie stranezze e gli interminabili silenzi.
In quel periodo litigavo spesso
con mio padre, causando repentini mutamenti di umore da farmi sembrare
schizofrenica. Tutto ciò si rifletteva nel mio comportamento anche con il mio ragazzo. Cadevo in un mutismo totale e impenetrabile (che avevamo battezzato “no
niente”), parlavamo per ore, correggo parlava per ore, e pazientemente
aspettava una mia parola. Parlava, mi abbracciava, faceva compagnia alla mia
“profonda solitudine”. Non ha mai avuto gesti di rabbia o d‘impazienza in quei
momenti, anche se sono sicura che non capisse.
So di essere invidiata, per il
tipo di rapporto che ho con il mio compagno. Perché tutti pensano che sono
stata fortunata a trovare “una perla d' uomo”. Si in parte questo è vero. ma
questo incontro non presupponeva una così lunga vita insieme, di quasi 20 anni.
Ci siamo sposati dopo quasi 6 anni di “fidanzamento”. Ed è
stata una scelta di entrambi, non gestita da altre persone. Per un forte
desiderio di condividere la quotidianità della vita. Naturalmente questa
decisione, in ognuno di noi, è stata raggiunta attraverso un percorso di
pensieri diversi.
Il mio è stato questo: “Il mio
ragazzo non somiglia assolutamente a mio padre”. Parlo ovviamente del
carattere. Questa differenza, l’ho scoperta, nei primi anni che stavamo
insieme. Ma avevo ugualmente paura di legarmi stabilmente ad una persona. Paura
corredata da sogni, che dimostravano, (cosa che ho scoperto dopo) la fobia per
il matrimonio.
Non so come reagiscono le
altre donne davanti al un cattivo matrimonio dei genitori. Certo molte sposano
una copia esatta del padre. Ripercorrendo la vita e i dolori della loro madre.
Come se ci fosse, inconsapevolmente, un senso di autodistruzione. “Autodistruzione!”.
Ecco, questo sentimento mi ha accompagnato per molti anni, ma è andato scemando
dopo aver superato i 20 anni. Volevo, e ripeto, volevo un uomo che non fosse
mio padre.
Questi primi anni sono stati di
crescita emotiva, sentimentale e individuale. Con il suo aiuto mi sono
“strutturata” come persona.
Il post non finisce ancora qui. Il seguito riguarderà aspetti più profondi del modo in cui sto vivendo questo periodo, i suoi accadimenti e le sue coincidenze.
E' accaduto questo.
Per cercare un video a Cristina, la mia estetista, mi capita di trovare una serie di video su YOUTUBE che parlano di uno strano CerchioFirenze77. Questo strano nome si riferisce ( riporto da internet )
" ad una realtà nata e cresciuta attorno al medium Roberto Setti (1930 – 1984) che a Firenze dal 1946 al 1984 è entrato in contatto con numerose entità attraverso la trance profonda e la telescrittura. Le sedute spiritiche guidate da Setti hanno raccolto un numero sempre crescente di interessati anche se da parte di Setti e degli organizzatori degli incontri non c’è mai stata volontà o desiderio di fare proseliti. Sebbene il numero delle persone intervenute aumentasse ad ogni seduta, gli intenti che animavano gli incontri non sono mai cambiati e le persone che accorrevano sempre più numerose lo facevano per ascoltare Roberto e gli spiriti – presto definiti Maestri - che entravano in contatto con lui."
Il mio approccio in questi casi è di pura curiosità ed il mio motto è : senza credere, senza non-credere. Vado a finire nel sito che raccoglie, in forma scritta e non solo, le rivelazioni che le "entità" negli anni hanno fatto e mi capita di leggere anche questo testo, in questo link, emanato da "DANI" che è una delle più autorevoli - a loro dire - entità spirituali che si è manifestata. Qui riporto la parte finale, ma chi vuole può leggersi tutto il testo al link che vi ho indicato, intitolato
"A coloro che sono addolorati per la perdita di una persona cara "
Allora, voi che siete schiantati dal dolore per la perdita di una persona amata, se siete creature ragionevoli, se veramente amate chi è trapassato, dovete arginare il vostro dolore nel pensiero che la sofferenza che state vivendo ha un senso per la vostra vita, e che la morte di chi amate è un evento necessario al suo vero bene.
Se veramente amate chi è trapassato non potete essere tanto egoisti da pensare che sarebbe stato meglio che il suo bene non si fosse compiuto.
Ripeto: tutto questo è quanto una persona di buon senso può accettare senza scomodare la fede, semplicemente seguendo il raziocinio, strumento che appunto è dato all'uomo per fargli capire il senso della realtà nella quale vive.
Se poi, per bontà vostra, credete che la voce che vi parla giunga da quella dimensione di cui prende coscienza l'essere dopo la morte del suo corpo fisico, e se ancora credete che questa voce conosca, se non tutto, almeno parte della Verità, perché non basta essere trapassati per essere nel Vero; allora vi dico, sapendo che mi credete, che la separazione dai vostri cari trapassati è solo per voi, che rimanete nel mondo fisico, perché loro vi sentono e vi vedono in forza del legame amoroso che vi unisce.
Non pensateli quindi con dolore, perché li rattristereste; ricordateli nei momenti in cui erano sereni, nella certezza che li ritroverete, perché il legame creato dall'amore è un legame che non si spezza mai e che, nelle future esistenze, conduce chi si ama a ritrovarsi in amore.
Come l'esistenza di chi è trapassato continua, così la vostra deve proseguire a beneficio di coloro che vi sono vicini fisicamente. Se vi sembra che il destino sia stato crudele con voi, avete un motivo di più per non essere crudeli con gli altri facendo pesare su loro il vostro dolore.
Ora mi fo' portavoce di un ideale messaggio che tutti i vostri amati, che hanno lasciato il piano fisico, potrebbero rivolgervi. Accoglietelo nella convinzione che corrisponde al loro sentire:
« Amore mio, non potermi vedere più fisicamente ti ha lasciato in un dolore che ti fa rifiutare la vita.
Sappi che questa è l'unica cosa che può farmi soffrire, e perciò promettimi che troverai la forza necessaria per reagire e continuare a vivere come quando mi vedevi, mi toccavi, mi interrogavi, ed io ti rispondevo.
Sappi che sono egualmente vicina a te; anzi, più di prima; e che l'amore che ci unisce ci lega indissolubilmente e ti condurrà a rivedermi, riabbracciarmi, riavermi.
Le nostre strade sono solo momentaneamente ed apparentemente divise, ma al di là del velo che ti separa da me, e che dà corpo al romanzo della vita, noi siamo una cosa sola.
Ora tu non puoi più dedicarti a me fisicamente, e se rimpiangi di non averlo fatto in passato più di quanto potevi, promettimi che da ora in poi ti dedicherai di più agli altri a cui sei vicino, ed offrimi quel di più che farai.
Un giorno, quando tutto questo anche per te sarà compiuto e trascorso, volgendoti indietro nel ricordo tutto ti sembrerà un brevissimo sogno, quasi non vissuto, e solamente la pienezza data dalla consapevolezza di aver pagato un debito, la gioia della comprensione del perché è potuto accadere, la felicità di ritrovarsi quale frutto del tuo dolore, saranno ciò che ne rimane.
Voglio accettare come vere queste frasi, queste invocazioni.
Quindi posso con il solito amore scrivere il mio biglietto di San Lavandino 2025, come sempre.
Le arriverà in qualche modo che non so.
Adesso che ho ripreso a percorrere quella vita che tu hai conosciuto, amato, ma che ti impauriva. Adesso che continuo in solitudine a fare le cose nostre ma ormai purtroppo solo mie. Adesso, che vivo in altri abiti, alcuni anche tuoi, voglio pensarti contenta che io non sia orribile e incredibile nella mia nuova identità. Adesso non ho smesso di amarti e non potrò mai smettere, aldilà dell'aldilà che ci separa. Tua Citù