Immagine, simboli e pensieri inespressi

Ieri, domenica, mi sono svegliata con uno strano senso di tristezza e di turbamento. Ho fatto colazione, anzi abbiamo fatto colazione io e il mio cane, lui con i suoi biscottini e io con la mia roba, ma avevo un pensiero fisso, una visione emersa nella mattinata, prima di alzarmi. Infatti  nello stato ipnopompico (notate, prego, come sono erudita 😎 :  ipnagogico è lo stato tra veglia e sonno e ipnopompico l'opposto) io ho il massimo di chiarezza mentale ed è il momento in cui mi quadrano i pensieri, risolvo problemi o mi invento cose.

Il pensiero non è una cosa concreta, infatti viene rappresentato dentro delle nuvolette, e quindi, per farlo diventare qualcosa di concreto , deve esser espresso con delle parole. Allora, sulla chat di WhatsApp nella quale si chiacchera, ho scritto questo :

A mente serena, come si dice, temo di capire che il mio essere "diversa tra normali" può essere vissuto solo con una certa dose di illusoria incoscienza da parte mia e con una certa dose di non voluta ipocrisia da parte degli altri. Le immagini, che io trovo a volte impietose, me lo ricordano, come anche capisco che lo scappare non voluto di un "lui"  è, in fondo, un breve momento di sincerità. Devo elaborare interiormente questa realtà nelle mie relazioni,  se non voglio finire  in solitudine o tra persone mie simili, come succede quasi sempre. Oppure sparire e, come dissi una volta, appena possibile, sciogliermi in società in modo invisibile nella mia nuova identità ; cosa che mi pare impossibile perché io sento di essere la mia storia che non potrò certo cancellare. Oppure fare l'eremita in Himalaya, abbandonando ogni inutile maschera identitaria. Scusatemi questo delirio che è scaturito da un momento di tristezza

In verità avevo visto le foto e il filmato dalla celebrazione del mio anniversario che aveva inoltrato Rossella , e non mi ero piaciuta per niente. Avevo visto le mie "virgolette" ( per usare la metafora che mi sono inventata per segnalare la mia diversità) grandissime, enormi, quasi a ricoprire del tutto la Marialisa che vorrei essere. Quella sensazione me la sono portata tutta la notte e poi, la mattina, mi è venuto quel pensiero.

Quasi subito Rossella, scrive

Allora non ti sono bastate le nostre coccole! 

In effetti il riscontro che ho chiesto alla fine del mio discorsetto è stato un profluvio di complimenti e di parole gentili che, come mi è capitato di dire, mi ha spinto in alto, in una vertigine, in un sentimento il cui nome non mi veniva, che ho definito  "l'opposto della vergogna", che ora ho scoperto essere la fierezza, l'orgoglio. Che sono sentimenti che non ho mai intensamente vissuto - forse sporadicamente per qualche successo di vita - ma mai come motore esistenziale. Ma il troppo, quando è troppo, è troppo, come si dice, e ha lasciato il segno. Non era questo che volevo come "regali".

Dopo un po' Marilena scrive, sentendosi investita forse del fatto che a lei, a volte , "il lui " scappa :

Cara Marialisa vivi con serenità e non ti curar di me che ogni tanto sbaglio inavvertitamente. Per me è importante che sin dal primo momento ti ho voluta sinceramente bene e non per ipocrisia.

L'ipocrisia a cui mi sono riferita prima l'ho definita come "non voluta", cioè imperfezione inconscia della percezione e degli automatismi dialettici, e più avanti in questo post cercherò di spiegare meglio cosa ho voluto dire e, forse, anche il perché questo accade.

Le rispondo così :

Marilena non è te che ho pensato, ne a nessuno altro in particolare. Accade inevitabilmente, perché sapete di me, che nel volermi bene, nelle belle parole, nella gentilezza di tutti voi il mio secondo specchio, quello delle interazioni sociali, un po' si appanna. Non vedo più chiaramente la riflessione della mia nuova identità che, per esempio, banalmente, una cassiera del supermercato mi restituisce porgendomi lo scontrino: "Ecco, signora" . Voi non ne avete colpa, ripeto, è inevitabile, il problema è mio che sento distorta, per quanto mi sforzi di apparire come Marialisa, la mia nuova identità, in una comunità che conosce la mia vera originaria natura. Devo elaborare una soluzione e lo devo fare io, non voi. Grazie comunque della tua risposta e del tuo affetto del quale non ho mai dubitato.😘

Stamane, al solito, prima di alzarmi ho avuto un'altra visione, un'altra interpretazione, di quello che accade. 

Inoltre mi sono ricordata che moltissimi anni fa - 23 per la precisione - avevo scritto già di questa problematica. Vi riporto quel post dell'epoca (Maryliz ero io, e capite anche da dove viene Marialisa).

Da:   "Maryliz" 

Data:  Mar Set 3, 2002  12:55 pm

Oggetto:  Immagine e simboli

 

Sono ormai 19 mesi di ormoni. E, nonostante il tempo sia passato,  ho sensazioni molto simili a quelle di Stephy. Mi chiedo : “Come potrei smettere ? Come potrei tornare indietro ? C’è una ragione valida per farlo? “

I miei cambiamenti, apportati omeopaticamente, hanno  creato strane occhiate, sguardi stupiti, forse pettegolezzi, ma non mi importa molto.

Non è tanto il seno, che è visibile ad occhi attenti nonostante la t-shirt e la camicia, ma è il viso quello che più stupisce.

Una volta Mirella scrisse : “ Levare la barba ti cambia la vita “.

Infatti l’immagine che gli altri conservano di noi subisce uno stravolgimento brusco quando la barba sparisce o si attenua molto.

Sto leggendo un libro di disegno.

Si intitola : “Disegnare con la parte destra del cervello”. Questo libro spiega che la difficoltà principale che molti incontrano nel disegnare risiede nel fatto che la mano è guidata dalla  parte sinistra del cervello. E, notoriamente, la parte sinistra è quella specializzata nel linguaggio, cioè alla strutturazione simbolica della realtà.

Cioè la gente vede un viso e, utilizzando la parte sinistra del proprio cervello, abbandona la visione di dettaglio e d’insieme per costruire mentalmente un insieme di simboli : gli occhi, il naso, i capelli, la barba : quell’insieme è l’immagine conservata, come una frase, come un concetto.

Non avete mai provato quella strana sensazione di disagio, quasi di fatica visiva, nel riconoscere qualcuno quando questo si taglia i baffi, o toglie gli occhiali? 

Cosa vuol dire ? Che la nostra percezione è tutt’altro che dedicata ai dettagli ma è puramente simbolica.

Quando invece si usa la parte destra si comincia a percepire diversamente la realtà, ci si fonde con essa, si entra nel dettaglio. Provate a farlo guardandovi allo specchio in tutti i dettagli o riosservando chi è vicino ed è disponibile a farsi scrutare. Sto cercando di farlo in questi giorni e sembro matta…

Ed ho scoperto che io non ho mai saputo osservare gli esseri viventi. Infatti non li so disegnare. Mentre ciò che è inanimato ho imparato a saperlo guardare e disegnare.

Ecco, quindi,  come gli altri ci vedono. Distrattamente. Non capiscono. E’ come se, improvvisamente e senza ragione, intercalassimo parole straniere, in un nostro discorso. E gli suona strano, incomprensibile.

Tutto questo è anche un vantaggio. Sia chi non ci ha visto da un po’, sia chi ci vede tutti i giorni, non avendo mai veramente visto, ma solo organizzato simbolicamente la nostra immagine, interpreta molto probabilmente il suo disagio come un errore mnemonico. Infatti, solo se è in confidenza ci chiede, ad esempio “ Ma hai cambiato occhiali ? “

Ma ritorniamo alla barba.

La barba, o la sua ombra, è un simbolo associato alla immagine maschile. Eliminare quell’ombra produce un po' di sconcerto. Tutto il resto, se non troppo ostentato, non crea grandi turbamenti.

La barba mia va e viene. Quando va, mi guardano strana. Quando torna, anche se rada, sale e pepe, vedo tutti più tranquilli, rassicurati. Tranne mia moglie che sa che divento nervosa ed irascibile. Dovrei decidermi a fare qualche passo deciso per eliminarla per sempre.

Per il resto, se devo esser sincera, a dissimulare il mio seno soffro un po'. Ma capisco che l’inserimento del simbolo per eccellenza della femminilità nella percezione altrui della mia immagine non può esser indolore.  Se mi decidessi a fare questo passo dovrei necessariamente chiarire che, da quel momento, io comincio a comunicare in un altro linguaggio (quello femminile) nell’espressione visiva di me.

Non so.

Al solito scrivo  per riversare i miei dubbi e leggo per nutrirmi delle vostre certezze (quando ci sono…).

Baci

Mary

Io con questi scritti stimolavo il dibattito in quella mail-list e infatti ebbi un bel po' di risposte. Ne riporto qui una perché aggiunge elementi al discorso, un racconto di vita anche divertente.

               Da:   "Mia" 

Data:  Mar Set 3, 2002  4:47 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] Immagine e simboli

  

Acuta e piacevole come sempre, cara Mary: la gente non vede.

Non so se si tratti sempre di miopia involontaria, o se invece a volte abbiano proprio bisogno di non vedere (così possono evitare di porsi domande alle quali non saprebbero dare risposte).

 

Mentre leggevo le tue parole, mi veniva in mente una scenetta avvenuta qualche tempo fa nell'azienda dove presto servizio di supporto due volte la settimana (è il nostro cliente più importante, e quindi abbiamo un accordo che prevede una supervisione periodica in loco). E' opportuno precisare che in quest'azienda non mi presento in gonne, al fine di non turbare eccessivamente equilibri che risultano comunque, per altri motivi, poco stabili. Però, gonne a parte, tutto il resto è assolutamente inequivocabile.

 

Per farla breve, la settimana scorsa avevo rotto l'elastico per i capelli, e la chioma ribelle, non preparata ad affrontare la libertà con un minimo di ordine, mi è praticamente esplosa sulle spalle... uno dei dirigenti, con il quale mi vedo abitualmente per concordare i piani di sviluppo, e che mi ha inevitabilmente visto, negli anni, cambiare radicalmente aspetto, abbigliamento e comportamento (e tengo a precisarlo, si tratta di una persona in gamba, sveglia, vivace... mica un imbalsamato, tanto per intenderci) mi ha guardato e mi ha detto, con tono scherzoso: 'che succede, il tuo barbiere è in ferie ?'

 

Per utilizzare le parole di Mary, io pensavo di aver davvero smesso di dissimulare: moltissime donne usano i pantaloni in ufficio, e io ormai mi vesto, mi trucco e uso accessori esattamente come una qualsiasi di loro (beh, concedetemi una civettata: spero un po' meglio, in realtà). Ciò nonostante, per molti di loro rimani identica, immutata ed immutabile: ti hanno guardata realmente (forse) la prima volta che ti hanno vista (visto), hanno parcheggiato quell'immagine nel loro cervello e non si sono più posti la domanda... e fino a quando non dovessi prenderli uno per uno, a quattr'occhi, e gli dicessi: Mia, mi chiamo Mia, non Augusto, capisci ?... beh, ecco, secondo me fino a quel punto non accadrebbe niente... poi, forse, una volta tanto, potrebbero alzare gli occhi e guardarmi, e finalmente dirmi: 'scusi, ma... lei chi è ?'.

 

Ciao, vado a lavorare, se no finisce che mi cacciano... ma non per disforia :-)

Mia

 Adesso azzarderò qualche spiegazione, risultato dei miei ultimi pensieri mattutini. 

Posso ragionevolmente affermare che la questione di tutti, mia e degli altri, è come formiamo l'immagine di noi e degli altri. Questa immagine, nella mente, viene trasformata e quindi associata ad una rappresentazione simbolica. Quando si ha a che fare con una persona come me si hanno queste due possibilità di rappresentazione simbolica ( li metto nelle nuvolette perché sono pensieri inespressi, quasi dei sentimenti) :


Cadere - non si tratta di scegliere, capita in un modo o nell'altro - in una o nell'altra rappresentazione simbolica determina che i meccanismi automatici dell'espressione dialettica o anche di altre funzioni relazionali con gli uomini o con le donne - tra l'altro diversi tra  donne e uomini - vengano  inevitabilmente influenzate. 

Anch'io, per me stessa, mi sento come la frase a sinistra ( se mi penso, mi penso stanca e non stanco, o quanto sono stata scema, non scemo, ecc.)  mentre sono sicura che qualcuno mi percepisce come la frase a destra e, quasi sicuramente, manco ne è consapevole.

Ovviamente chi mi conosce da una vita, parenti, vecchi amici, non può che adottare il pensiero di destra, anzi, all'inizio lo declina come " E' un uomo che avrà un futuro come donna" e quindi è ovvio quali saranno i suoi atteggiamenti naturali nei miei confronti. Altri atteggiamenti sarebbero una forzatura, una finzione indotta dalle circostanze.

Io mi auguro che, nel tempo, chi mi conosce possa avere solo il pensiero di sinistra e dimenticare il pensiero di destra. Dipenderà anche da me far dimenticare quella realtà. Ci metto tutti i mezzi, ma capite che, alla mia età, non è proprio semplicissimo.

E' venuto un post lunghetto, forse noioso e un po' presuntuoso, ma siate indulgenti con me.

Grazie per essere arrivati fin qui.




 




Un anno

E' passato un anno da quando, il giorno di pasqua del 2023, rivelai la mia intenzione di cambiare il mio genere sessuale alla mia piccola famiglia. Trovate in questo post il racconto di quel momento.

E' stato un anno di elaborazione dei miei sentimenti, di perfezionamento delle mie percezioni, di confronto con la realtà delle cose e delle persone. Mi è piaciuto farlo, e l'ho fatto con quello spirito esplorativo che credo sia un aspetto fondamentale del mio carattere, senza vergogna, senza paure, senza pudore inutile.

Ho voluto celebrare questo tempo passato, questo RLT (Real Life Test così lo chiamano),  con una piccola festa, per ritrovarmi nella mia piccola comunità di amici e aggiungere anche questo momento rituale alla mia memoria di vita e - forse anche - a quella degli altri.

Nell'organizzare l'evento ho prenotato nel locale che ci vede spesso a cenare dopo il caffè letterario : una pizzeria alla buona, accogliente e con un menù vario adatto a tutti. 

Con l'aiuto di Luisa ho prenotato la torta . Lei, che conosceva la pasticceria, ordina anche cosa scrivere : "Un anno di Marialisa". Ovviamente il quadro che si fanno in mente in pasticceria è la celebrazione per una infante bimbetta. Quando Luisa dice che passerà Marialisa a prendere la torta, hanno un attimo di sbandamento, ma la cosa finisce lì, perché, in effetti, la soluzione del dilemma c'è  e sta nelle tradizioni italiane di dare il nome dei nonni ai bambini.  Quindi se qualcuno dovesse chiedermi chi sono, dirò che sono la nonna della bimba ! In fondo - nella mia evoluzione coscienziale - è in parte così, perché negarlo ! 

Per scherzare la mattina mando questa foto a Luisa, affermando che come nonna non riesco bene.


Lei infatti mi risponde - per la mia posa giovanile (a parte i capelli argentati ) - che sembro più la fidanzata del nonno che la nonna! Ma di un nonno che ancora apprezza certe forme, direi. E così mi ritrovo contemporaneamente nonno, nonna e nipotina ! Stato di sovrapposizione quantistica, che Schrödinger mi fa un baffo !

Vado a ritirare la torta  senza quei capelli e infatti nessuno, ovviamente, mi chiede i documenti : basta pagare.

Riesco a convincere Lino, un amico mio da una vita a venire alla cena con sua moglie. Fanno un sacrificio perché lei deve alzarsi prestissimo la mattina dopo per  turni del suo lavoro, ma mi vogliono bene sul serio e confermano la loro presenza. Fu il giorno del mio compleanno dell'anno scorso che mi rivelai a Lino e il racconto è in questo post.

Ci ritroviamo in quattordici nel locale, mancando Nino, che ha un forte raffreddore e Salvatore, Elvira, Vincenzo e Gabriella per loro impegni (saremmo 17 in totale come banda di matti, io più di tutti, ovviamente).

Mi sono vestita così, e mettere una foto qui fa parte della rappresentazione mnemonica della mia esistenza che questo blog rappresenta.


Nelle foto di fronte, come questa,  mi piaccio, mentre nelle foto con altre inquadrature mi sparerei. Sarà il naso, sarà la postura, sarà l'espressione presa al volo, non so, ma mi trovo orribile < faccio spallucce, scritte, che qui non trovo la figurina>.

Ordiniamo,  mangiamo, quasi tutti contemporaneamente e questo, visto il numero di commensali, è un pregio dell'organizzazione del locale. Alla buona, ma con una qualità di base che si fa apprezzare.

Arriva il momento torta. Il culmine della celebrazione. Eccolo in questa foto, dalla fotografa del gruppo, Luisa. 



Mi sono preparata il discorsetto. Eccolo qua.

Quando si festeggia una ricorrenza, noi umani, lo facciamo per festeggiare un traguardo nel tempo. Come per dire : ce l'ho fatta, sono arrivata fin qui. Quindi per lasciarne traccia, nella memoria propria ed altrui, applicando le  ritualità del caso :  torte, brindisi, candeline da spegnere, foto, abbracci.

Ma io non sto festeggiando per questo, non vi ho invitato per questo, anche se alla fine anche questo resterà.

L'ho voluto fare per altro, che ora vi spiego. 

Voi sapete molto di me, quasi tutto e perciò sapete, spero , che il mio percorso, questa nuova vita, io l'ho intrapresa consapevolmente, cioè come atto di volontà della mia coscienza, non come pulsione irrefrenabile. Sarei potuta restare un vedovo solitario, con cane o senza cane, in una villa enorme da sistemare, stracolma di ricordi struggenti, uscendo solo per fare la spesa o poco più.

Questo universo parallelo - per chi ci crede - è lì.   

In questa mia consapevolezza ci sta anche che, per quanto possa asintoticamente avvicinarmi alla mia nuova identità, io non la raggiungerò mai, perché è impossibile. Resterò per sempre - ed è giusto così - una donna "tra virgolette", che è come  preferisco appellarmi per non invadere quella realtà del femminile che io idealizzo, anche esageratamente,  quasi in modo contemplativo.

Purtroppo ogni consapevolezza ha  degli inconvenienti. La consapevolezza, che è una forza psicologica, come prima conseguenza ti mette in solitudine tra gli altri e perciò può diventare una debolezza, almeno in alcune circostanze.

E infatti, per tornare a noi, tra di voi, io a volte sento un pizzico di solitudine, mi sento un po' intrusa, un po' aliena, perché  io, le mie "virgolette", le sento   più grandi di quelle certamente sentite anche voi e quindi, la vostra confidenza, la vostra amicizia , i segni d'affetto, io li sento più forti, quasi come non completamente dovuti, come dei doni.

Voi  direte che mi sbaglio, ma il mio è un sentimento e non lo posso cambiare con un ragionamento.

Allora, per finire, questo incontro non è per celebrare un banale  anniversario ma mi serve come occasione per ringraziarvi tutti in una volta,  per avermi accolto tra di voi e per l'amicizia che mi avete dato in questi mesi di conoscenza e di mia trasformazione.

E quindi grazie di cuore a tutti.......

Ma non finisce qui. Adesso dovete farmi, ognuno, un regalo.

Il regalo consiste nel dirmi, ognuno di voi, con la massima sincerità, come percepisce quelle virgolette di cui ho parlato, come le ha elaborate interiormente per relazionarsi con me. Non cerco un giudizio estetico, non mi interessa, vorrei capire come mi vedete nella mia diversità, se avete superato o non superato pregiudizi, se comunque non riuscite a capire qualcosa e come anche è cambiata, se è cambiata, man mano in questi mesi, la vostra visione di me. 

I due estremi del regalo sono: "mi fai schifo" e l'altro è "ti adoro", ma non usateli, per favore, non ci crederei. 

Chi comincia ?

Tutti  rispondono alla mia domanda. Chi con argomentazioni più profonde, chi con parole d'affetto. Tutte dello stesso tono e sentimento positivo, che non riporto qui dettagliatamente perché, oltre ad essere impossibile, troverei oltremodo imbarazzante scrivere così tanto e così bene di me.
Tuttavia riporto solo quello che dopo - l'indomani sulla chat di WhatsApp -  Manuela ha descritto come sintesi del pensiero di tutti che, con varie declinazioni, hanno questo espresso. Anche se è un po' imbarazzante per me, eccolo.

Grazie Marilisa della bellissima e coinvolgente serata che ci hai permesso di vivere. Party allegro ed emozionante che solo le belle anime sanno regalare. Oltre a nutrire affetto sappi che ti stimo enormemente perché sei un mix di fragilità e forza che ti rende una persona unica ma, soprattutto, ammiro il coraggio e l'ironia con cui affronti, rectius gestis, questo tuo cambiamento. Sei un  esempio di autenticità che ispira chi ti sta intorno. È raro incontrare qualcuno che riesca a esprimere così autenticamente le proprie emozioni e la propria storia. Tu dai a me più di quanto io ti possa restituire. Grazie ancora, bimba!

A parte il "bimba" che sarebbe un vezzeggiativo improprio - se non mi fossi fregata io stessa dandomi  un anno di vita -  apprezzo moltissimo queste parole, sintesi della mia dualità e della mia storia.

Grazie a tutti per la bella serata, spero che sia restato qualcosa a tutti voi, come è restato tanto a me. 

In fondo è questo lo scopo di ogni celebrazione.

PS. Mi hanno fatto anche bei regali materiali. Ricevere regali "al femminile" per me è una nuova sensazione. Ma non si finisce mai d'imparare.

 




"Venir fuori" con un vecchio amico

Oggi è venuto a trovarmi a casa, mentre facevo giardinaggio,  un vecchio amico, ingegnere anche lui, e manager d'industria. Ci conosciamo da 40 anni o più e abbiamo fatto molti lavori insieme anche molto complessi (in Russia per esempio).

Lui ha subito il mio stesso trauma esistenziale molti anni prima di me.
Uscivamo spesso al sabato sera insieme alle nostre mogli. Un giorno, improvvisamente, lui mi telefonò dicendo che loro non potevano più uscire, quel sabato.  Sua moglie aveva avuto un malore ed era caduta. Dopo qualche giorno seppi che le avevano diagnosticato un tumore al 4 stadio, che era andato fin su nel cervello. Nel giro di sei mesi ci lasciò. Lui restò solo con due ragazzi adolescenti, due ragazzi d'oro che, a volte , uscivano anche loro con noi.
Insomma subì un reset di vita ancor più duro del mio e reagì, dopo un po', andandosene all'estero e in 10 anni girò Arabia, India, Australia e non so quanti altri paesi, facendo il suo lavoro di manager d'industria. Ogni tanto mi chiamava, da lontano, con Skype, per chiedermi qualche cosa e per sentirci.

Quando arriva, il mio cane lo considera un estraneo e, per farlo entrare, lo devo legare perché è molto nervoso, abbaia ed è aggressivo. Gli faccio visitare la casa e il giardino, qualche convenevole e poi, dopo un po' mi chiede : " Ma esci ? O stai sempre a casa ? " immaginando forse una vita ritirata da vedovo solitario.

Inciso 
Ero in abiti da lavoro, una felpa larga e pesante, con berretto, guanti, e quindi di Marialisa non c'era traccia visibile. 
Fine dell'inciso

E allora, con la mia solita faccia tosta, rispondo :  "Devo dirti una cosa particolare: io sto cambiando genere sessuale. Anzi ormai è da un pezzo, un anno praticamente, che l'ho fatto. E quindi esco sì, ho nuovi amici e la mia vita ha preso una svolta insperata. Era una cosa che ho sempre voluto fare, che avevo iniziato- forse ti ricordi quando avevo i capelli lunghi - ma a un certo punto, per rispetto di Cristina che sapeva tutto comunque, per non farle del male, misi tutto in un cassetto della mia coscienza  e passarono vent'anni fin quando, purtroppo, non accadde anche a me lo stesso tuo dramma".

Non si scompone e accetta la cosa con molta serenità. Dice che comunque la nostra amicizia resta intatta, almeno da parte sua. Ovviamente anche da parte mia, rispondo. Gli faccio veder qualche foto di Marialisa, tanto per dimostrare che non racconto balle.

Anche lui aveva sempre desiderato vivere la sua professione ad un più alto livello rispetto a quello che aveva in una ditta - pur importante - qui nel catanese. Ma, se sua moglie  non avesse lasciato questa terra, lui probabilmente non avrebbe vissuto quelle esperienze che - mi racconta - sono state veramente arricchenti.

In questa medesima torsione del destino, e con un cambio di vita decisivo, siamo accomunati.

L'edificio della conoscenza

Oggi, domenica, ho fatto giardinaggio. Ho estirpato erbacce e, mentre lo facevo, essendo questa una attività che non richiede un grande impegno d'attenzione, pensavo.

Pensavo alla difficoltà che c'è nel trasmettere conoscenza, qualunque essa sia , anche un  semplice constatazione, un'informazione diversa, un concetto nuovo, una idea. 

E perciò pensavo a come accolgo la nuova conoscenza in me, quando capita o per caso o quando la cerco proprio deliberatamente, per  curiosità o studio. Mentre lavoravo, sotto un piacevole sole, ho costruito una metafora a me congeniale, essendo io ingegnere strutturista. Magari qualche illustre filosofo od epistemologo mi avrà preceduto ma io non lo so e quindi qui  la illustro.

La conoscenza, il nostro sapere, quello che risiede nella nostra memoria - e che è indispensabile perché noi si sia quello che siamo -  è come un edificio.
Come un edificio ha le sue fondamenta,  la sua struttura d'elevazione ( parola che funziona bene nella fattispecie), i suoi piani a vari livelli, fino all'ultimo da cui è possibile costruire altre elevazioni quando si vuole o capita di poterlo fare. Alcuni - non pochi - hanno messo il tetto e non c'è verso di convincerli a sopraelevare.

Naturalmente questa struttura è diversa per ognuno di noi e per alcuni è costruita veramente male. Potrebbe essere tutta sbilanciata da un lato ( per esempio per fissazioni politiche o religiose) e quindi non avere proprio i pilastri su cui costruire nuove convinzioni alternative. Potrebbe anche esser molto debole, tanto da non potersi elevare senza prima rinforzare le fondamenta fatte da alcune conoscenze di base.
Soprattutto, per molti, è difficile costruire a sbalzo. Costruire a sbalzo, nella mia metafora, significa esser pronti ad accettare informazioni, notizie, narrazioni, completamente spostate rispetto all'allineamento dei pilastri che reggono la nostra conoscenza. In questo caso la struttura di quest'ultima deve essere particolarmente robusta perché, se lo sbalzo è molto pronunciato, si rischia il ribaltamento del nostro edificio cognitivo. Questo fatto è quasi automaticamente percepito ed infatti, per chi può, lo sbalzo viene aggiunto con gradualità controllando man mano la stabilità delle proprie convinzioni per non perdere un qualche equilibrio preesistente

Per fare un esempio, usando questa metafora, nell'ultimo post che ho scritto sul tempo ecc., ho aggiunto almeno un altro piano alle mie conoscenze, rinforzato alcuni pilastri e messo in opera qualche sbalzo inaspettato.  Una vera "foga edilizia" si è scatenata in me !

Inoltre può capitare che le strutture portanti invece che da una prevalenza di pilastri di razionalità (come quelli che prevalgono in me, ad esempio) abbiano una prevalenza di pilastri fatti di intuizione. Così lo stesso materiale (un libro, un racconto, una informazione ecc.)  è utilizzato per la costruzione di piani di nuova conoscenza con diverse modalità e il risultato può esser alla fine diverso per ognuno di noi.

Basta, il mio delirio finisce qui. 




Festa della donna

A tutte le donne,

in memoria 

di una donna che non c'è più.


Alla sua forza

Alle sue debolezze

Alla sua energia

Alla sua resistenza

Al suo coraggio

Alle sue paure

Alla sua gioia

Alla sua tristezza

Alla sua comprensione

Alla sua intelligenza

Alla sua cocciutaggine

Alla sua perseveranza

Al suo perfezionismo

Alla sua artisticità

Alla sua eleganza

Alla sua bellezza

Alla sua modestia

Alla sua gentilezza

Alla sua pazienza

Alla sua impazienza

Alla sua sincerità


per un Amore eterno.





Non è stato fiato sprecato

Questo è un post breve, così per compensare i post precedenti troppo lunghi. Tra l'altro è su richiesta, come se il mio scrivere possa diventare memoria collettiva oltre che essere memoria mia personale.

Tratterò di una festa che la mia sezione di Democrazia Sovrana e Popolare ha deciso di organizzare la sera di venerdì scorso, ultimo giorno di febbraio. Personalmente, all'inizio, non sono mai entusiasta nel partecipare ad eventi di questo tipo : musica ad alto volume, confusione, luci. Non credo sia Marialisa a sentire così (e neanche  Mario per i malpensanti),  penso sia la mia coscienza che, idealmente, come massimo piacere, aspirerebbe a leggere un libro interessante, in silenzio, accanto al crepitio di una fiamma del caminetto.

Tuttavia, come quasi sempre, supero il mio stato di latente indolenza, lasciandomi andare al flusso delle cose, alle spinte altrui,  alla curiosità di conoscere le mie emozioni e le altrui manifestazioni espressive. 

Che vita sia, perciò.

Insomma sono coinvolta nei preparativi comprando delle luci particolari adatte alla festa,  presenziando il giorno prima per organizzare la sala e, soprattutto, per la cosa che Luisa considera più importante di tutte : I PALLONCINI.

E, infatti, cominciamo a gonfiarli con le pompe appositamente comprate e con un piccolo compressore per auto ( che si è rivelato subito inservibile per lo scopo). Una delle due pompe - proprio la mia - si guasta quasi subito.

Come continuare ? Con il fiato ! Infatti il metodo antico e naturale si rivela efficace per gonfiare i palloncini rapidamente e quindi io gonfio e gonfio, e Luisa li lega e li spinge nella sala.  Qualcuno scoppia, qualcuno si sgonfia, ma complessivamente circa 50 palloncini colorati riusciamo a prepararli.

Il giorno dopo arrivo un po' in anticipo per vedere di dare una mano. E che faccio? Mi rimetto a gonfiare palloncini stavolta con una pompa di bicicletta che ha portato Leonardo. Fatica di braccia, stavolta.

E la festa comincia. Mi fanno i complimenti, dicono che sono bellissima ed elegantissima 😕.  Ero così:


A me non pare perché quando mi guardo vedo tanti di quei difetti, imperfezioni, esagerazioni ed il mio auto-giudizio è come sempre impietoso. Poi ho messo capelli lunghi che non stavano mai fermi, tanto da doverli bloccare con un mollettone, e poi la mascherina con gli strass che se non avessi trovato il modo di fissarla - con del ferro filato ai miei occhiali - non avrei potuto indossare. 

Vestirsi da donna è molto più complicato che vestirsi da uomo, ma farlo decentemente per Carnevale è una vera impresa 😀

Cominciano le danze e la musica all'inizio è trascinante.  Io ( chi sono io ? ) mi scateno. Mi piace seguire con il corpo la musica dance e cerco di non fare il solito movimentino quasi statico che fanno tutti. Seguo una delle voci ( in genere dalla batteria) e mi muovo a quel ritmo che a volte richiede velocità e cambio di passo, trascurando il resto. Mi riesce bene, se sto attenta, ed ho fatto impressione.

La serata poi si calma e finisce con un Karaoke  ben riuscito. Scopriamo Maurizio e Vincenzo grandi interpreti, ma tutti andiamo dietro alla musica ed alle parole, più o meno. Le canzoni d'amore però mi mettono malinconia, porca miseria 😥.

La festa è stata bella, divertente ed anche nutriente ( patatine, pizzette, chiacchiere e sangria a  fiumi). Su spinta di Luisa io ci ho messo del fiato e e un po' d'energia e, per i palloncini, sono stata indispensabile. 


Indispensabile come l'ossigeno, come il respiro, come il fiato, e infatti sono LARIA ( anche se dicono di no 😂 ).