I social ONLINE ed OFFLINE : vantaggi ed inconvenienti

Siamo abituati, ormai, ai social. Per social intendo quelle applicazioni digitali online che ci permettono di comunicare tra gruppi di persone a volte legate da interessi comuni, a volte no. Questi moderni sistemi di interazione e comunicazione hanno molti vantaggi ma altrettanti inconvenienti. 

I VANTAGGI  : 

Connessione e Mantenimento delle Relazioni: I social media permettono di rimanere in contatto con amici e familiari lontani, superando le barriere geografiche. È facile condividere esperienze, aggiornamenti e sentirsi parte di una comunità anche a distanza.

Accesso all'Informazione e Formazione: Offrono un'ampia gamma di informazioni in tempo reale su eventi globali, notizie e argomenti specifici. Molte piattaforme sono utilizzate anche per la formazione online, l'apprendimento di nuove competenze e la condivisione di conoscenze.

Opportunità Professionali e di Business: I social media sono diventati strumenti potenti per il networking professionale, la ricerca di lavoro, la promozione di attività e la creazione di nuove opportunità economiche.

Espressione e Partecipazione Civica: Consentono di esprimere liberamente opinioni, partecipare a dibattiti su temi sociali e politici, e sensibilizzare su cause importanti. Possono facilitare la mobilitazione e l'attivismo civico.

Supporto Sociale e Comunità: Offrono spazi per trovare supporto in gruppi con interessi comuni o che affrontano sfide simili. Questo può ridurre il senso di isolamento e favorire l'empatia.

Intrattenimento: Sono una fonte inesauribile di contenuti di intrattenimento, dai video divertenti alle notizie sui personaggi famosi, contribuendo al tempo libero e alla distensione.


GLI INCONVENIENTI 

Dipendenza e Isolamento Sociale: L'uso eccessivo può portare a una vera e propria dipendenza, compromettendo le relazioni nella vita reale e causando isolamento. Si può perdere il senso del tempo e trascurare attività offline importanti come studio, lavoro o hobby. 

Problemi di Salute Mentale: Diversi studi hanno evidenziato un'associazione tra l'uso intensivo dei social e problemi psicologici come ansia, depressione, stress e una riduzione dell'autostima. Il confronto costante con vite "perfette" (spesso filtrate e irreali) può generare insicurezze e sentimenti di inadeguatezza.

Cyberbullismo e Abuso Online: Le piattaforme online possono diventare terreno fertile per il cyberbullismo, la diffusione di contenuti offensivi o l'esposizione a idee estreme. Questo può avere conseguenze gravi sulla salute mentale delle vittime.

Disinformazione e Fake News: La velocità con cui le informazioni si propagano sui social rende difficile distinguere il vero dal falso, portando alla diffusione di notizie non verificate e potenzialmente dannose.

Violazione della Privacy e Sicurezza dei Dati: L'uso sistematico implica la condivisione di una grande quantità di dati personali, aumentando il rischio di violazioni della privacy, furto di identità e utilizzi non autorizzati delle informazioni.

Disturbi del Sonno e Concentrazione: L'abitudine di usare i social fino a tarda notte può disturbare il sonno, portando a insonnia e influendo negativamente sul benessere generale e sulla capacità di concentrazione.

Pressione Estetica e Immagine Corporea: L'esposizione costante a modelli di bellezza spesso irrealistici può aumentare le preoccupazioni per l'immagine corporea e contribuire a dismorfofobia o disturbi alimentari.

Tutto vero e, ovviamente, alcuni di questi vantaggi ed inconvenienti dipendono dal tipo di social, dalla sua struttura relazionale, anche dalla possibilità di rappresentare immagini, video in modo pratico e immediato.

Personalmente ho usato vent'anni fa social che ora sembrano antidiluviani : solo email, no immagini, ritardo nell'interazione, solo con il PC ecc.. Nonostante ciò ho percepito chiaramente quanto la presenza fosse condizionante nel COSTRUIRE e MANTENERE una identità online (anche falsa). Infatti, la scrittura di se, e ancor peggio le proprie immagini, sono il veicolo cognitivo con il quale si instaura un meccanismo di "coerenza" continua nella rappresentazione di se che può andare fuori controllo e tendere, in un crescendo alimentato dalle approvazioni o dalle disapprovazioni, verso risultati che spesso non sono veramente voluti. O almeno non lo sono con la giusta consapevolezza e circospezione riguardo alle proprie stesse percezioni.

Io stessa che, in pratica, gestivo quel vecchio social ( che non era pubblico e nel quale io alimentavo il dialogo, davo l'accesso, regolavo per quanto possibile le diatribe ecc.), quando decisi di interrompere il mio processo di transizione, la prima cosa che feci fu di interrompere quella mia attività, perché ne avevo capito i perversi meccanismi. 

E passarono così vent'anni.

Ora, non frequento significativamente social, tranne qualche chat in gruppi di WhatsApp nelle quali sono iscritta. Molte di queste sono associate al partito DSP e servono per informazioni e comunicazioni. Ad un'altra sono stata iscritta per meriti a me ignoti. Ciò accadde subito dopo che cominciai a frequentare la comitiva del viaggetto a Caltabellotta (il cui racconto è qua)

Quindi la chat di gruppo è di fatto la chat della comitiva, la quale è  - in sostanza - un "SOCIAL OFFLINE" . Questo non dovrebbe avere inconvenienti ma solo vantaggi, così si direbbe ad una analisi di getto, diciamo "umanistica". 

E invece no.

Ecco quali sono gli INCONVENIENTI DEI SOCIAL OFFLINE, in generale.

Dipendenza e Isolamento Sociale:  In grandi comunità fisiche, si può cadere in una sorta di "dipendenza" da un gruppo specifico, escludendo o isolando chi non ne fa parte. Oppure, l'eccessiva immersione in una singola attività comunitaria può portare a trascurare altre sfere della vita o relazioni al di fuori di quel contesto.

Problemi di Salute Mentale (Ansia, Depressione, Bassa Autostima): Anche in comunità reali,  il confronto sociale è potentissimo. La pressione a conformarsi, a raggiungere determinati status o a partecipare a tutte le attività può generare ansia sociale, stress e bassa autostima, specialmente se ci si sente inadeguati rispetto agli "standard" del gruppo. Il giudizio altrui può essere molto più diretto e percepibile.

Cyberbullismo e Abuso Online: Questo ha un suo diretto equivalente nel bullismo e nell'esclusione sociale (ostracismo) che possono avvenire in contesti scolastici, lavorativi, o in qualsiasi gruppo sociale. I "pettegolezzi" o le "voci" possono avere un impatto devastante quanto il cyberbullismo.

Disinformazione e Fake News: Le "leggende metropolitane," i "sentito dire," le voci di corridoio e la propaganda possono diffondersi con altrettanta efficacia in una comunità offline, soprattutto se manca un accesso facile a fonti di informazione verificate. La polarizzazione delle opinioni può essere accentuata anche offline.

Violazione della Privacy e Sicurezza dei Dati: Sebbene non ci sia un furto di dati digitale, in comunità ristrette o molto coese, la mancanza di privacy può essere un problema. Tutti sanno (o credono di sapere) cosa fai, dove vai, con chi sei. Questo può portare a giudizi, pettegolezzi e una sensazione di non avere spazio personale.

Pressione Estetica e Immagine Corporea: La pressione estetica e l'immagine corporea sono fortissime anche nella realtà. Pensa all'abbigliamento, al tipo di fisico considerato "ideale" in certi ambienti (es. palestre, gruppi sportivi, ambienti della moda), o ai canoni di bellezza imposti da una cultura specifica. Il confronto diretto con l'aspetto altrui può essere altrettanto dannoso.

Sento quindi  la necessità di analizzare il mio caso. 

Cioè come vivo, ORA, la presenza nei social ONLINE e in quelli OFFLINE.

L'unico social online che frequento, e nel quale interagisco piuttosto frequentemente, è la chat di gruppo della comitiva, che è anche il social offline. Le due interazioni sono inevitabilmente collegate. Ripercorriamo quindi nel caso MIO particolare gli inconvenienti dei due SOCIAL.

Dipendenza e Isolamento Sociale: Io erroneamente - questo l'ho capito da poco - ho utilizzato il social online per riportare non solo la mia presenza all'ultimo incontro o cena, ma anche per riportare pensieri e sentimenti personali, immagini  e accadimenti della mia vita.  Non dovevo farlo perché, giustamente, non a tutti interessa dei miei struggimenti o dei miei piaceri o passatempi. Ognuno ha i suoi e se li tiene per se, in sostanza. Quindi ho deciso di cambiare la mia politica di presenza nel social. Non riporterò più foto di giardini, cani, o poesie luttuose d'amore, o richiami al mio blog. A chi gliene frega?  Non so se sarò capace di riportare informazioni di politica o altri elevati riscontri sui massimi sistemi, noti o ignoti. Non è nelle mie corde fare ciò con l'efficienza (non so l'efficacia) che altri hanno nel farlo e lascio loro questo arduo compito. Quindi mi limiterò a scrivere : si, vengo; no, non vengo; e giudizi sulla location e sul menu.

E quindi qui si passa all'analisi del  Social Offline. 

1° inconveniente - In una comitiva dire "no, non vengo" spesso richiede una spiegazione, una giustificazione. La comitiva è un organismo imperativo che non può essere così facilmente decomposto per i capricci di qualche partecipante. Quest'ultimo deve stare male, avere impegni inderogabili, non può assentarsi, così senza motivo.  Fortunatamente l'intelligenza dei partecipanti riesce a risolvere queste situazioni ma, in prima battuta, pare un tradimento e NON DEVE avvenire troppo spesso. Per chi non sa dire no, diventa una forma di dipendenza. Confesso che un po' a me capita.

2° inconveniente  - la comitiva quando supera le sei persone  non è più funzionale a quei tipi umani che hanno esaurito il loro spirito goliardico (alcuni non lo esauriscono mai, beati loro). In un tavolata di decine di persone ci sono N sottogruppi che chiacchierano tra di loro, attorno ai piatti di patatine o alle bevande condivise. Se la comitiva è affiatata i sottogruppi si compongono e decompongono nei vari eventi ma può anche darsi che ciò non sempre avvenga e qualcuno resti fuori, isolato senza parlare ( a parte il "mi passi il vino ? " ). E la comitiva come "gruppo per avere svago" fallisce perché lo svago di gruppo deriva poi solo dallo sghignazzare su qualche barzelletta ( a volte volgare ) urlata a voce alta perché il tavolo è lungo, ma lungo assai. C'è a chi piace e non lo critico. Purtroppo ciò non è nel mio carattere, e non lo è mai stato neanche durante i trapassati tempi goliardici della mia vita. 

Problemi di Salute Mentale:  Chi scrive ha avuto diagnosi psichiatriche e psicologiche più o meno approfondite ed è UFFICILMENTE una disturbata psichica quindi questo paragrafo DEVE riguardarmi. Quindi, che io possa sentirmi inadeguata rispetto agli "standard " del gruppo ci sta. E inoltre : "il giudizio altrui può essere molto più diretto e percepibile". 
In effetti è quello che mi capita.
Essere quella che sono, tra persone "normali" mi fa sentire "diversa", non perché loro facciano qualcosa apposta per evidenziarlo ma per un eccesso della mia percezione nelle interazioni che gli altri, involontariamente, hanno con me. Quando qualcuno, per distrazione dialettica, mi appella con LUI (ed è capitato, nel tempo, quasi a tutti) per me è il segnale che, nella percezione mentale di fondo, io per loro sono un uomo in abiti femminili, un travestito insomma. E ciò, nonostante terapie mediche, trasformazioni fisiche ed estetiche, pratiche al tribunale per il nome, ecc. La cosa per me è piuttosto triste perché tecnicamente NON HANNO TORTO. Infatti se, mentalmente, non si riesce ( o non si vuole)  a modificare gli schemi semantici iniziali, una volta che si è percepito un quadrato, si possono smussare gli spigoli quanto si vuole, anche fino a farlo diventare un cerchio, ma sempre quadrato lo si vedrà.
Questo fatto è molto smorzato dalla qualità umana dei miei compagni di comitiva, che sono assolutamente gentili e mai mi hanno fatto pesare quanto io possa essere "diversa" da loro. Anzi mi hanno accolta con affetto caloroso e di questo a loro sarò sempre grata. Per questo la mia salute mentale, per quel poco che ne resta, ritengo sia salva.

Cyberbullismo e Abuso Online : Non mi rimproverano on line e non mi picchiano in presenza, lo confermo. Però qualche pettegolezzo, quando non ci sono, me lo aspetto e sono sicurissima che c'è. Quello che mi è arrivato, confidenzialmente, è che mi considerano una persona "egocentrica" . La definizione di egocentrismo pare sia :  

Egocentrismo : atteggiamento per il quale una certa persona tende a mettere se stessa e le proprie esperienze al centro di ogni situazione, lasciando invece in secondo piano quelle altrui. Egli si comporta  come se fosse al centro dell'universo e non si mette mai nei panni delle altre persone. Un egocentrico non solo rigetta il punto di vista altrui, ma si comporta come se una prospettiva diversa dalla sua non esistesse. Allo stesso modo, una persona egocentrica crede di avere sempre ragione e non vede nessun tipo di errore nel suo comportamento. 

Non è proprio un giudizio edificante nei miei confronti.

Si da il caso che, io, per la mia evoluzione identitaria, ho pure inventato il "secondo specchio", cioè quello per il quale  sono consapevole che gli altri possono vedermi in un modo differente da come io mi vedo e percepisco. Inoltre ho sempre detto che la frase che mi ha forgiato mentalmente, culturalmente e anche spiritualmente, è quella tratta dal romanzo di Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingstone : "Non dar retta ai tuoi occhi e non creder a quello che vedi. Gli occhi vedono sol ciò che è limitato. Guarda con il tuo intelletto e riscopri ciò che conosci già, e allora imparerai come si vola". E "il volare" è la massima espressione concettuale di "avere altri punti di vista ".  
Diciamo che tutto questo non coincide molto con la definizione affibbiatami e molti del gruppo sanno comunque che nei confronti degli altri non ho proprio mai questo atteggiamento "egocentrico".

E allora ? Perché molti pensano che io lo sia ? 

Una spiegazione che riesco a darmi è questa : che nelle occasioni che recentemente mi hanno visto "al centro dell'attenzione " ( si chiamano compleanni, c'è la torta, la festeggiata soffia, riceve regalini e fa tutte cose centrate su di se ...) io ho complicato la vita al gruppo facendo domande su di me, e la cosa è stata interpretata come se io mi considerassi la persona più importante del mondo (cioè forse il retro-pensiero inespresso, è stato : che ce ne frega di quello che sei e che fai e perché ti dobbiamo dare tutto questo conto; mangiamoci la torta, piuttosto). Io, in verità, cercavo di far funzionare il secondo specchio in modo più luminoso, meno distorto del solito, ma invece questo è stato equivocato come una mia velleità per sentirmi al centro dell'attenzione. 

Altra spiegazione è legata al fatto che nel mio percorso di transizione ho sempre messo in pubblico i miei pensieri, le mie convinzioni, le mie emozioni, in modo esplicito, chiaro, autenticamente sincero, in questo blog. Cristina la mia amica estetista, mi dice "Sei una persona trasparente ". Emanuela ha scritto :  Sei un  esempio di autenticità che ispira chi ti sta intorno. È raro incontrare qualcuno che riesca a esprimere così autenticamente le proprie emozioni e la propria storia. 
Tutto ciò può esser interpretato come una forma di narcisismo (roba peggiore dell'egocentrismo), e forse lo è. Io lo chiamo "narcisismo intellettuale" ed è una definizione che riesco a rivolgermi con una certa indulgenza. Lo considero un peccato veniale, che mi ha aiutato tantissimo ad elaborare i passaggi emotivi che ho dovuto attraversare in questi anni. Scrivere ha un valore terapeutico, dicono.

Un'altra spiegazione è che ho messo online foto, accadimenti, lavori, pensieri estemporanei, e cose che mi riguardano emotivamente, sulla chat online della comitiva. Anche lì, credo, sia scattato lo stesso meccanismo : "che ce ne frega di quello che fai, pensi o rimugini con la tua mente e con il tuo cuore. Non è questo il posto per farlo, noi non lo facciamo e quindi tu, perciò, sei proprio una fissata egocentrica ".

Poi ci sarebbe anche una interpretazione soft della parola "egocentrico" e forse è a questa quella a cui si riferiscono : "persona centrata su di se". Lo psicologo ha scritto che ho il "se espanso", probabilmente per la mia capacità esagerata di con-centrazione su di me.
Io sento che il mio percorso di trasformazione piuttosto speciale, me lo richiede: come mi posso distrarre e non pensare a me ? Vabbè, se fosse solo questo che intendevano i miei amici nello sparlare di me, lo ammetto : sono egocentrica.

Pressione Estetica e Immagine Corporea : Siamo una comitiva di persone non giovanissime ed è facile essere  indulgenti con noi stessi. Perciò, in genere,  ci facciamo i complimenti ( mai critiche, perché il dio delle comitive ipocritamente felici non vuole...) per come siamo vestite. La sottoscritta ha ovviamente i suoi problemi specialmente con i capelli e questo mi pesa un po' (anche più di un po'). Al solito la gentilezza e l'intelligenza delle mie compagne di comitiva non mi fa pesare la cosa, tranne in qualche raro caso nel quale ricevo critiche, ma sempre benevole ed al fin di bene, anzi al fin di bellezza.  Ci vorrà tempo per aggiustare questa cosa. 

CONCLUSIONI e DETERMINAZIONI

Io non ho mai frequentato comitive prima di questa. WhatsApp non lo usavo manco per lavorare quando la mia compagna era in vita. Ci bastavamo in tutto e per tutto.

Da quasi un anno sono invece parte di questo gruppo. Frequentare persone gentili, intelligenti, che hanno dimostrato una eccezionale benevolenza nei miei confronti è per me veramente gratificante e piacevole.

Tuttavia dovrò cambiare alcuni miei comportamenti e limitare al minimo il mio modo di fare e di esprimermi, evitando di disturbare il flusso delle comunicazioni di gruppo online con fatti, foto, sentimenti personali. In effetti non è giusto ed infatti è interpretato come "egocentrismo" dato che gli altri della loro vita raramente riportano qualcosa di personale. 

Nella comitiva in presenza dirò no più frequentemente, specialmente quando si è in tanti. Posso non sentirmi a mio agio e quindi devo adattare i miei comportamenti. Stare soli ogni tanto non è necessariamente un male.

La pagina Facebook che, inopinatamente, avevo aperto poco tempo fa l'ho svuotata dei contenuti, in coerenza con lo spirito catartico che sto acquisendo da queste riflessioni. 

Inoltre, tra un po', renderò privato  questo blog e chi vorrà leggere ciò che scrivo (penso pochissimi, ma buoni 😀) dovrà registrarsi. Così non disturberò più nessuno con i miei avvertimenti di aggiornamento.




  




Un secondo compleanno nel giro di due mesi.

Un secondo compleanno nel giro di  due mesi merita spiegazioni. 

Comunque questa modalità finisce qui- per il resto dell mia vita - perché certi passaggi possono fondersi quando sono così ravvicinati. Per quest'anno è andata così. In verità, con questo sdoppiamento, volevo  celebrare quegli aspetti della mia personalità che quel simpaticone dello psicologo, quello che ha scritto la relazione per il cambio di nome nei documenti, definisce  "un sé espanso ".  Ha redatto una relazione lunghetta, risultato della lettura di questo blog che equivale, per lui, ad un centinaio di sedute (ne ho fatte tre di rito, poi lui ha gettato la spugna...).

Stavolta, per caso, Leonardo e Marilena ci hanno invitati a cena da loro, proprio il 31 maggio. Io, un po' proditoriamente (spero mi abbiano perdonato..😌),  ho fatto coincidere questo evento conviviale con la celebrazione del mio compleanno naturale, offrendo di portare il dolce, la torta insomma.

Su Facebook (social che non amo frequentare, ma nel quale da qualche mese ho aperto comunque una pagina) quando il sistema ha avvertito tutti che "è il compleanno di Marialisa !!!"  tutti, prontamente, mi hanno fatto gli auguri. Allora  ho scritto qualche parola, con le quali iniziavo a spiegare la mia ( e non solo mia) visione della mia identità ( Eh... uso questa parola, per la cui definizione è stato molto scritto e molto pensato, e senza venirne a capo, secondo me).

 Da Facebook :

Oggi è il mio compleanno.
Mio.
Mio di chi ? Cristina, la mia amica estetista, intrigante come sempre, mi chiede : Chi fa il tuo compleanno : la farfalla o il bruco, chi dei due ? Per me è stato facile rispondere : il compleanno lo fa l'insetto che è in loro. L'insetto, il concetto vitale, che ha usato le loro sembianze per vivere un primo tratto e poi un secondo tratto di vita, senza perdere niente se non una forma per assumerne un'altra. Un fatto, questo, che in natura sembrerebbe stupefacente per la enorme differenza tra le due forme ma che, in realtà, ciò è vero per tutto e tutti. Cambiamo istante per istante, in età, in pensieri, in memorie, in emozioni e crediamo erroneamente di avere un'unica identità. Appunto identità, parola creata che spiega illusoriamente se stessa.

-----------------

Sembro fissata con questa cosa dell'IDENTITA' ma io, vi ricordo,  ho una DIAGNOSI psicologica e una psichiatrica (credo di essere unica  ad averne due in due momenti diversi a distanza di vent'anni) sul tema e quindi potete - a scelta - 1) compatirmi, 2) aver paura di me ( una pazza disturbata può strangolarvi, chissà...) oppure considerarmi semplicemente 3) DIVERSA. Che è quello che sostanzialmente accade. Ma potete pure elogiare la mia follia che, come Erasmo insegna, è utile per criticare e rianalizzare le debolezze umane e del mondo.

Rientra in questa mia follia celebrare due compleanni in due mesi. Mi è piaciuto farlo per rappresentare il mio sentire, cioè la NEGAZIONE di questa parafrasi biblica, che perciò mi piace tanto :

NON AVRAI ALTRO IO AL DI FUORI DI TE

Insomma, penso sia chiaro abbastanza : il primo compleanno voleva celebrare un anno dall'inizio della mia trasformazione ( da bruco a farfalla, esagerando assai in bellezza raggiunta) , questo secondo compleanno è quello dell'insetto, cioè di me, del "se espanso", del mio io autentico, e via di questo passo, che è nato 67 anni fa.

Veniamo al racconto dell'evento, con gli ulteriori risvolti ai concetti che ho qui espresso. Nota di vanità, ma serve ai lettori per figurarsi di me. Ero vestita così : un po' troppo seria ed elegante, ma ho l'inesperienza/difetto di eccedere nelle varie declinazioni del vestire femminile.


Dopo il "Caffe letterario" - una piacevole rappresentazione teatrale con lettura e spiegazione di un brano di letteratura -, ci rechiamo a casa di Leonardo e Marilena. Una tavola imbandita sotto un gazebo ci aspetta. Il gazebo è proprio uguale al mio, che si vede in foto in questo vecchio post. Appena sistemo un po' , potrebbe esserci anche da me un posto così accogliente ( insomma, ho qualche speranza...😏).

Ci siamo tutti . Anzi no, manca Rossella, un po' indisposta, ma qualcosa di lei è presente con me...👠 , e Franco e Carmela per un incidente che vede lui in ospedale : auguri, se mi leggi ! La cena è gustosissima e leggera : la maestria di Leonardo nel cucinare la pasta e la frittata di patate è insuperabile. Il tempo trascorre veloce e arriva il momento dei dolci : pasticcini e torta, quest'ultima la mia, con tanto di candeline.

Come preannunciato recito il mio solito discorsetto (che prometto non ripeterò mai più, ormai è stantio).

-----------------------------------

Mario ha smesso di compiere gli anni, e non solo lui.
Marialisa ne ha appena fatto uno.
Chi compie oggi gli anni è la mia coscienza
Che ha traslocato con scatoloni
Pieni di emozioni, di nuovi sentimenti,
Di nuove percezioni, e anche nuove amicizie.
Queste siete voi, che mi donate
la vostra vicinanza e comprensione.

Grazie di cuore

31 maggio 2025,
Marialisa

  



 Post Scriptum prima di spegnere

La candela accesa si consuma,
piano piano, come la vita.
Soffio per spegnerla, augurandomi
di non consumarmi anch’io
nel vivere la mia nuova vita,
come potrò, anno dopo anno,
che 67 sono già tanti.

Speriamo bene.

Fuuuuuuu…

-------------------------------------

La volta prima avevo chiesto un regalo un po' speciale : rispondere ad una mia domanda esistenziale: trovate tutto nel post dedicato. Furono tutti talmente gentili da appannare la mia percezione del rapporto con loro, come se il mio secondo specchio ( quello che ho spiegato cos'è qui, nella mia epopea di Caltabellotta) si rivestisse di vapore zuccherino e mi impedisse di leggere chiaramente la realtà della mia immagine presente nella mente altrui.

Questa seconda (ed ultima) volta ho cambiato strategia, sperando di avere più successo. "Ognuno di voi mi faccia una domanda", ho chiesto. "Può darsi che capirò di più dalle vostre domande che dalle vostre risposte." 

Non avevo calcolato che fare domande è più difficile che dare risposte. Infatti ne ricevo solo due, in fondo collegate da quel filo di ricerca introspettiva che è quello che ho sempre praticato. Leonardo ( dietro di me nella foto)  mi chiede : "Quanto la tua consapevolezza può condurti alla serenità ?" . Gli rispondo che consapevolezza e serenità possono essere due facce della stessa medaglia. Non c'è l'una senza l'altra e che per questo, vantandomi io di avere consapevolezza, posso sentirmi anche serena. In quasi tutte le circostanze, aggiungo ora. 

Elvira (a sinistra di Leonardo nella foto) mi rivolge una domanda altrettanto profonda, che denota la sua sensibilità e anche una certa curiosità, e credo apprezzamento, che trovo anche emozionante. Guarda caso è la stessa domanda che mi rivolse Rossella ( altra amabile sensibilona...) qualche mese fa ed alla quale risposi con un piccolo post cha non pubblicai, ma che ora riporto qui, dato che è l'occasione giusta.

-----------------------

L'altra sera, davanti al cancello di Rossella, lei, prima di scendere, nella breve chiacchierata che facciamo quasi sempre, mi dice : " Tu, ho notato, che spesso stai pensierosa, distaccata dal gruppo, dalla discussione".  

E' vero, lo ammetto, ed abbozzo una spiegazione basata sul mio vivere consapevolmente la mia realtà esistenziale e concludo che io, forse, ho un deficit di naturalezza che ancora non ho colmato.

Sento il bisogno di elaborare meglio una spiegazione.

La mia transizione, pur dettata da un bisogno antico, profondo, è un processo consapevole, nel quale io riconosco che MAI la mia identità femminile desiderata sarà compiuta (per quanto asintoticamente io possa avvicinarmi), mentre quella maschile aborrita sarà comunque persa. Sarò per sempre una persona DIVERSA.

Nel gruppo di cari amici  sono stata accettata, ormai. Ma già l'usare il verbo accettare è emblematico del fatto che qualche prova l'ho dovuta superare. Ho dato prova di autenticità, di un qualche spessore intellettuale, di simpatia, e tutti mi hanno perciò considerata persona degna di amicizia. C'è chi lo ha fatto con semplicità e sincerità e chi con minore facilità e, forse, con un pizzico di sincerità in meno, ma questo è poco importante.

Fatto sta che la mia diversità nel gruppo - per colpa mia, per difetto percettivo - io la sento e questo mi fa esser meno naturale, un po' distaccata, intrusa tra normali, a volte. Non posso usare le parole timida o timorosa perché io non sono così in nessuna circostanza.

Paradossalmente, mi sento più naturalmente Marialisa  quando la cassiera del supermercato, che ovviamente non sa niente di me, mi porge lo scontrino dicendo : "Ecco, signora"

Non c'è soluzione, così stando le cose, perché è un mio problema.

O meglio, una soluzione ci sarebbe.

Quando, tra sei mesi, un anno, i miei documenti saranno coerenti con la mia nuova immagine, quando i miei capelli saranno cresciuti  e niente - o quasi niente - di artificioso farà parte di me, se vendessi tutto e mi trasferissi altrove, la mia nuova identità sarebbe completamente reale e con essa potrei sciogliermi, senza dover mescolare alcunché, come un alka-seltzer nell'acqua della società. 

E, tanto per dire, un qualche altro caffè letterario da frequentare - per fare amici - lo troverei certamente.

Difficile. 

Purtroppo la mia consapevolezza, che sarebbe forza psicologica, poi si trasforma in una debolezza esistenziale, che ho portato, mi porto e porterò dietro per tutta la vita.

----------------------------------

Mi hanno fatto anche regali materiali - secondo me non dovuti ,ad una matta come me - che apprezzo tantissimo e quindi  i miei ringraziamenti valgono il doppio.


Qui Elvira e Salvatore ( compagno mio di classe alle elementari : i casi della vita )

--------------------

Per concludere, che il post è già lungo. 

Il giorno dopo questi eventi conviviali, specialmente questi in cui, per mia follia, mi metto al centro dell'attenzione, vivo  una vena di tristezza. La memoria di quelle ore,  nelle quali io, nonostante l'affetto del quale sono circondata, mi sento DIVERSA,  è purtroppo presente e dura un bel po'.

Come ho scritto, è un problema mio e non posso fare come dice Marilena ( che è un tipo pratico,  che di più non si può : "Fregatene !" ) perché io sono una persona complicata e non riesco a resettare i miei pensieri e le mie elucubrazioni comparative tra l'essere e l'apparire. 

Penso che ci vorrà del tempo, perché il mio deficit di naturalezza risiede molto in alcuni aspetti della mia immagine che io trovo pesantemente artificiali. Nel frattempo, per non subire questa tristezza post-incontri potrei diradare la mia partecipazione agli eventi  e vivere un po' più in solitudine, che quest'ultima può essere un viatico nel mio viaggio - che è anche meta, come recita sapientemente Leonardo - di cambiamento e rielaborazione esistenziale.

Ci devo pensare, però.

---------------------------

Grazie a tutti e tutte. Vi voglio bene.