Il futuro che determina il passato

 Io sono fissata con il tempo.
Ho letto moltissimo di filosofia, fisica, neuroscienza, e non è che ne sia venuta a capo. Ho scritto un po' sul tema in un post del mio blog, questo https://ifilidimarialisa.blogspot.com/.../del-tempo-del...
ma più recentemente ho sommato a quelle considerazioni altre riflessioni che derivano da altre letture e visioni di conferenze sul tema o su temi adiacenti.
La questione è la seguente ed è sintetizzata dalla veridicità della seguente affermazione :
                Ogni evento ha una causa nel passato.
Il senso comune ci direbbe che questo è vero e che sostanzialmente il flusso del tempo ha una direzione dettata dagli eventi che si susseguono determinando il "destino" nostro e del mondo in cui viviamo. Al massimo ci può essere la casualità dell'avvenire ( quantistica o caotica, poco importa) ad intorbidire la percezione diretta del principio di causa-effetto.
Tuttavia, come ho spiegato in quel post del blog, pare che, per la fisica e non solo per essa, il tempo sia tutt'altro che un flusso che ci attraversa ma piuttosto siamo noi , o meglio il flusso della nostra coscienza, che invece attraversa esso , come una luce mobile che illumina i fotogrammi del presente di una pellicola preesistente. Preesistente nel passato, nel presente e nel futuro.
Se fosse così salterebbe il concetto di libero arbitrio perché tutto - noi, gli eventi, l'universo - sarebbe predeterminato ( anche se una variante al tema che salverebbe capre e cavoli c'è, con il concetto di multiverso, teoria ardita della quale sono stata nominata estimatrice e cultrice da una cara amica )
Quindi a quella affermazione, che ci pare così inoppugnabilmente vera, potremmo sostituire quella simmetrica e interrogarci allo stesso modo.
                Ogni evento ha una causa nel futuro.
Questa frase mi da molto turbamento. E' la sublimazione definitiva del concetto di destino. Quello che fai, che decidi, quello che ti succede, è dovuto al futuro che verrà.
E' il futuro che ti trascina, non il passato che ti spinge.
Tutto quello che ti succede ora, quello che sei, ha determinato il passato che ti ha condotto fin qui.
Il tutto mi tùrbina in testa e mi intristisce, come può capire chi conosce la mia storia.
Poi, se considero quelle due affermazioni entrambe come vere, come diversi punti di vista o meglio diversi modi del sentire, improvvisamente mi sento fuori dal tempo, sospesa tra passato e futuro, ed è una sensazione strana, anche emozionante.

Essere ed esistere



L'ho scritto sulla mai povera pagina Facebook. Lo riporto qui.
Stamane, in fase ipnopompica (tra sonno e veglia, si chiama così), mi sono chiesta che differenza c'è tra "esistere" ed "essere" ? Traendo frutto dalle mie ultime letture e visioni, mi è spuntata in mente questa risposta :
Esistere ha la stessa radice di de-sistere, per-sistere, re-sistere cioè dal verbo latino "sistere" che vuol dire "fermarsi", "stare fermo" o "posizionarsi". Quindi esistere è un momento di arrivo, è realtà percepita da te e dagli altri: sei lì, sei quello.
"Essere" è altro, è molto di più, e questo non è facilmente spiegabile, lo senti dentro che l'ampiezza dell'essere va oltre il percepito.
E mi è venuta una frase che, forse, spiega :
MARIALISA, pur imperfettamente, esiste; IO sono.

Il vento é il destino

Sono certa che considerare la barca a vela come metafora della vita e considerare il vento come metafora del destino qualcuno deve averlo già fatto. Magari un navigatore solitario, di quelli che fanno il giro del mondo in 80 giorni, 80 tanto per dire.

Io non conosco i termini, cioè quel glossario dei velisti che ha termini  strani come "strambare", "cazzare", "bolina", eccetera, e non ne conosco il significato, ma non è detto che io debba usarli con la proprietà di linguaggio esatta. 

Veniamo alla metafora.

La vita è come un viaggio su barca a vela, sospinti dal vento del destino. A volte questo vento è una brezza leggera e il mare è calmo, navighi tranquilla, manovrando poco, all'inizio in direzione di qualche porto conosciuto, ma anche, con coraggio, verso il mare aperto. 

Per tanti c'è  sempre bonaccia. Cioè assenza di vento. Momenti in cui la vita si ferma. Non succede più niente, neanche un refolo. Tutto si ripete in una routine senza tante sorprese, per anni, anche per decenni. 

Poi improvvisamente, il vento gira, il mare si fa mosso e il tuo navigare, la tua vita, si fa difficile devi manovrare le vele per cercare di resistere al destino che ti porta altrove dall'obiettivo che tu pensavi, appunto, pre-destinato. 

Non solo. Può accadere che il vento si rafforzi ancora, e spinga la barca a vele spiegate  verso dove non sai. Puoi, con coraggio, affrontare la tempesta, sperando di cavartela. Ma se hai qualcuno in barca, se il tuo destino è legato a quello di qualcun altro a cui tieni, non puoi fare come ti pare. Hai una responsabilità condivisa e,   quindi,  potresti esser costretta ad ammainare, togliere spinta, ed aspettare che il vento si calmi.

A me è successo così quando, oltre vent'anni fa, improvvisamente ammainai la vela della mia transizione, per amore di LEI che soffriva - lo sentivo - un forte mal di mare,  anche se non me lo diceva proprio per amor mio.

Tornò il vento normale e la navigazione per vent'anni fu senza troppe "virate" o "strambate". 

Poi, improvvisamente, quattro anni fa, tornò la tempesta. E, dopo due anni di lotta contro il vento impetuoso del cancro, LEI mi lasciò, e la mia navigazione divenne solitaria. 

Dopo un po', con mare piatto e senza meta, sentii il refolo antico tornare, alzai la vela ammainata anni prima, e il viaggio della mia vita ricominciò, con coraggio, verso un mare aperto di stranianti emozioni, di sentimenti mai provati prima, e di nuove sensazioni e percezioni.   



 




Scrivere di politica. Una analisi

Mi sono chiesta : Io so scrivere di politica ? Non lo so.
Analizzo il problema, a mio modo.

Le due parole sono : scrivere e politica.
Ho le idee chiare su cosa significano ? 

Cominciamo l'analisi.

SCRIVERE

Scrivere è una attività pratica che serve a trasferire informazioni e conoscenza. A volte questo trasferimento è fatto su se stessi, da un momento della vita ad un altro. E' un trasferimento nel tempo, cioè è memoria e, quindi, può anche avere nessun destinatario. Si scrive un diario, così, e io per una vita ormai questo ho fatto. Anche se, per un mio vezzo (lo chiamo narcisismo intellettuale),  l'ho dato anche da leggere ad amici e conoscenti.

Ma se non si scrive per se ma per gli altri è necessario che i lettori riconoscano - dopo -  che qualcosa è cambiato nella loro percezione, alla loro conoscenza, in modo costruttivo ma anche in modo distruttivo, nel senso che lo scritto gli ha fatto cambiare qualche convinzione precedente. Quest'ultimo aspetto è il più difficile da ottenere. Ed è il più difficile perché il lettore deve essere già predisposto al cambiamento. Deve avere già interiormente dubbi, turbinanti "perché" che gli balenano in mente, porte socchiuse e non blindate da pregiudizi e inossidabili convinzioni ideologiche. 
Questo può avvenire qualunque sia l'argomento, giardinaggio o cucina, perché se hai fissazioni sulle modalità di irrigare il prato o di quanto sale mettere in una pietanza, per cambiarle hai bisogno di dimostrazioni e spiegazioni approfondite che contraddicano in modo convincente le tue abitudini e i tuoi metodi.

Quindi scrivere, per me, ha un valore solo se tiene conto del potenziale interlocutore-lettore. Devo esser in grado di immaginare come quella mente interpreta e assorbe intellettualmente un "significato" che possa essergli utile  per rafforzare convinzioni preesistenti, aggiungere, conoscenza o, meravigliosamente, fargli esplodere dentro convinzioni radicate e bloccate dal NON-PENSIERO.
Ecco.
Forse scrivere deve avere uno solo scopo : spingere chi legge a pensare. Non a ragionare, ma a pensare. Che non sono la stessa cosa.
Ragionare ha radice nella razionalità, nel calcolo. Cioè ragionare serve ad arrivare a conclusioni utili per FARE qualcosa. Ragionare si basa su una sottostruttura di metodi analitici e/o sintetici che combinati forniscono soluzioni. E' come se per arrivare alle conclusioni su un argomento si usassero solo proverbi e frasi fatte.
Pensare ha un altro valore di astrazione. Con il pensiero si può immaginare, fantasticare, inventare nuove soluzioni, farsi domande, chiedersi perché. Pensare è la suprema libertà, inestirpabile da qualunque totalitarismo, che invece ama spingere la gente a ragionare, ma con i suoi metodi e con le sue parole già scritte.

POLITICA

Credo che al giorno d'oggi della parola politica si sia perso il significato. E' un termine ormai vuoto, come un contenitore dove c'è chi pensa che ci sia dentro  acqua limpida (pochissimi) e chi merda puzzolente (tantissimi).
Questo fatto complica la vita maledettamente e può rendere inutile non solo SCRIVERE di politica ma anche FARE politica ( qualunque cosa questo significhi).
Quindi devo necessariamente chiarirmi cosa c'è, per me, dentro questo contenitore di significato, dentro la parola POLITICA.

Il significato che sento interiormente di potergli dare è legato indissolubilmente al rapporto con gli altri. Non puoi definire la politica se non hai chiaro che vuoi fare nel tuo rapporto con gli altri.
Se per te il rapporto con gli altri è competitivo e di superiorità hai una tua definizione di politica che in pratica coincide con la voglia di dominio. Raggiungere posizioni di dominio come obiettivo della politica è la concezione "volgare" del concetto che ha gran parte delle persone.
Se, viceversa, il tuo rapporto con gli altri e di collaborazione e di attenzione ai problemi collettivi per cercare di trovare (pensare) soluzioni, allora la definizione di  politica è voglia di partecipazione.

Se si chiede ad un politico, cioè qualcuno che ha già scalato e raggiunto posizioni di dominio, ti dirà che la sua filosofia, il suo intendere la politica è il secondo. E ci mancherebbe. Anche non dire quello che si è, si pensa e si fa, intendere l'ipocrisia come arte politica è un'opinione diffusa.

Personalmente, non ho obiettivi di dominio e non mi interessa scalare alcunché,  ma offrire nel mio piccolo, PENSIERO ( e un po' di ragionamento) per interesse verso gli altri, per poter scalfire incrostature puzzolenti di avido interesse, crassa ignoranza, palese incapacità. Questo è un obiettivo che trovo necessario darmi come essere umano, ancor più che come cittadina italiana. E' come se sentissi ingiusta, insopportabile, la sporcizia civile che ha invaso questo paese e devo provare a pulire qualcosa, anche un angolino insignificante.
Però voglio farlo concretamente.
Infatti partecipare passivamente sui social, palleggiando informazioni sensibili, di qua e di  là, ha solo una funzione pseudo-terapeutica, psicologica, placebo inutile per il palleggiatore di  POLITICA.
Per questo mi sono iscritta a DSP,  così salendo su un veicolo collettivo, che ha una proiezione istituzionale, che ha leaders che dicono cose che condivido, e che può aiutarmi a trasmettere PENSIERO più in alto di un semplice sterile social.

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Ora che mi sono chiarita le idee dovrei scrivere di politica, com'è il titolo, ma ora aggiungo un sottotitolo (una analisi) e finisco qui.


 

 


 



Amicizia e amore

Lino, quel mio caro amico con il qual mi vedo e sento ogni tanto, l'altro giorno mi ha detto : "Finalmente, con te, posso aver una donna per amica ". O forse meglio al maschile "una donna per amico", come nel titolo della canzone di Battisti


Ma che disastro, io mi maledico
Ho scelto te, una donna, per amico
Ma il mio mestiere è vivere la vita
Che sia di tutti i giorni o sconosciuta
Ti odio, forte e debole compagna
Che poche volte impara e troppo insegna

Quelle parole mi hanno divertito e anche lusingato, anche se penso di non esser capace di dare quel supporto emotivo, di consiglio al femminile, di cura ed attenzione che le donne vere  - non quelle assolutamente imperfette come me -  sanno dare. 

Però mi sono chiesta perché lui non ha mai avuto una donna per amico ? Anzi perché gli uomini hanno raramente una donna per amico e, simmetricamente, le donne un uomo per amico ? La spiegazione deve risiedere nella differenza tra amicizia ed amore , visto che se  non è amicizia cos'altro è se non amore o, al minimo, attrazione affettiva ? 

Certo non posso fare qui  (non ne sarei capace) un trattato sull'argomento che è stato   oggetto di riflessione filosofica, psicologica e, naturalmente, letteraria da secoli e secoli. 
Però una spiegazione, forse banale, del perché un amicizia tra una donna ed un uomo può formarsi e restare ce l'ho. 

Ognuno di noi, in qualche modo, ha bisogno di dare e ricevere affetto. Chi non lo trova in qualche altro essere umano si accontenta dei gatti, del cane, del vivere storie immaginarie in qualche realtà virtuale : romanzi, film o, peggio, social online.
Se qualcuno questo bisogno d'affetto lo ha già soddisfatto ( il mio amico è felicemente sposato con una donna intelligente, ha due belle figlie da marito, un sacco di casini ma per il resto penso abbia una bella stabilità affettiva) egli o ella, può senza traumi avvicinarsi, anche ad un'altra persona di sesso diverso (che abbia la stessa stabilità) per instaurare un sentimento d'amicizia. Nel mio caso io ero già suo amicO e quindi restare amicA è  molto semplice, automatico per me , in modo anche gratificante. 

Dal mio lato, anch'io, in quanto essere umano ( sì, anch'io lo sono), ho bisogno di dare e ricevere affetto. Non posso che accontentarmi del mio cane che, lo confesso, a volte abbraccio con un certo sentimento. 
Sentimento. Parola che merita un approfondimento. 
Mi viene in mente una differenza che ho ascoltato tra sentimento e sensazione. Secondo una spiegazione filologica ed etimologica entrambe le parole hanno radice nel "sentire" ma  il sentimento è "volontario" mentre la sensazione è "involontaria". Se ciò è vero l'amore  può essere sia di sentimento che di sensazione ( il colpo di fulmine, per intenderci) mentre l'amicizia può essere solo di sentimento, come atto volontario di condivisione di tempo e spazio, attività comune e dialogo.
L'amicizia di sentimento, se ci sono le circostanze e le affinità umane necessarie, può trasformarsi in amore di sentimento e poi anche di sensazione, preludio di passione e di preliminari.
Ma può anche entrare in un limbo di incertezza, di impossibilità, di paura delle proprie sensazioni, che può, purtroppo, rovinare anche la più semplice amicizia. Se si è capaci di percepire consapevolmente le ragioni di questa impossibilità, forse, si può salvare quell'amicizia. Potrebbe essere però necessario adottare (per un po' o per sempre) una qualche lontananza per evitare l'occasione di "sensazioni" involontarie. Resterebbe così -se si è fortunati- una amicizia alimentata da un piacevole "magnetismo" che, in quanto tale, è un campo ( anche telepatico ?) che esiste a distanza, e che però sparirebbe con il contatto, diventando altro.

Ho fatto troppe elucubrazioni sul tema. inutili banalità, penso.

Per ora cerco di godermi la mia semi-solitudine affettiva con qualche amicizia sincera e qualche altra meno sincera. In fin dei conti, per come mi va, non mi posso lamentare.


  




Il vicino con il vestitino

Casa mia è grande. Ed è grande anche il terreno attorno. Sono 100 metri di confine dai due lati. Da un lato i vicini, una coppia semi-anziana - quelli degli episodi già raccontati qui e qui - stanno ristrutturando la loro casa per fare venire ad abitare il loro figlio e bambini. La loro casa, a due piani, é svuotata e quindi questi, quando presenti, sono sempre in giro tra calcinacci, infissi divelti e macerie. Fortunatamente l'anno scorso - a mie spese perché non mi va di avere discussioni - avevo fatto rifare la recinzione ed ora una rete metallica di quasi due metri ci separa. Questi però possono vedere oltre la rete e quindi quella alta signora che esce ed entra usando l'automobile del vicino è stata per un po', sicuramente, una stranezza da risolvere.
Poi a lei, la vicina , ho rivelato la mia verità, ma ho  avuto l'impressione che non abbia capito bene, perché mi ha risposto, forse per dimostrare la sua ampiezza di vedute,  che lei aveva conosciuto un lui che aveva lasciato una lei per andare con un altro lui. Insomma la signora si era un po' confusa riguardo il mio cambiamento. Quando si parla di sesso si fa spesso confusione tra sesso e genere sessuale. 

Io non so che ha raccontato a suo marito, a riguardo. Costui è un tipo virile, alto, calvo, ben piantato che parla quasi sempre in siciliano stretto anche se lei lo chiama e parla sempre in italiano. Se lei, com'è possibile, non ha capito niente di me, chissà che può aver detto a suo marito.

Ieri c'era mia cognata ed io ero vestita da casa come in questa foto


e le ho chiesto di aiutarmi a prendere una vasca metallica nel retro per fare dei fori alla base e creare un braciere ( volevo bruciare le infinite foglie che raccolgo. Inciso : è stato un fallimento). Quando queste due donne in sottana passano, camminando per  30-40 metri portando la vasca dalle maniglie, il vicino ci guarda in sott'occhio.

Non è successo niente ma in quello sguardo ho visto lo stupore imbarazzato dell'uomo-maschio-medio che resta turbato dalla possibilità che un suo simile possa rinunciare  alla maschera virile di cui, lui, è archetipicamente simbolo. A me, in queste circostanze, viene da ridere, proprio mi diverte immaginare i suoi pensieri che possono andare dallo schifo a forsanche subdola attrazione. 

A mia cognata ho chiesto : "chissà che ha pensato vedendo il vicino con il vestitino". 

"E che deve pensare ", mi risponde.

Lei, da donna, non riesce ad immaginare il turbamento, lo sforzo di elaborazione mentale che un maschio deve fare per accettare in modo neutro, senza troppi pregiudizi, quello che io ho fatto.  Io invece riesco, ovviamente, a simulare bene cosa pensa quella mente maschile.  

Personalmente non ho le prove di avere già una mente femminile, ma credo che, piano piano, il mio modo di essere sia mutato, proporzionatamente al ruolo ed all'immagine che cerco di coltivare.  

Prima essere per poi sentirsi, secondo la mia filosofia, che ho spiegato mille volte.