Il NOI è il più grande nemico dell'IO

Tutti i supporti psicologici, filosofici, insistono sistematicamente sul lavoro introspettivo per "ritrovare se stessi". 

Evidentemente questo "qualche cosa" da ritrovare si era perduto o non si è mai avuto. Il lavoro deve essere "introspettivo" cioè, etimologicamente, si deve essere capaci di guardare dentro di se, di concentrare la propria consapevolezza rivolgendola non alla realtà circostante, ma alla nostra stessa struttura dei pensieri, delle emozioni, dei sentimenti : chi o cosa li genera, chi o cosa li condiziona, chi o cosa li amplifica d'intensità, chi o cosa li riduce e li calma.

Non si tratta di un lavoro psicologico per niente facile, richiede riflessione, meditazione, silenzio interiore e, soprattutto, SOLITUDINE. 

Per questo, chi sente questo bisogno di definire il proprio IO ( non quello della carta d'identità, per intenderci), di riconoscerlo, o di non smarrirlo di nuovo, ha un grande impedimento nel pronome personale NOI

Se il NOI si impadronisce pervasivamente della tua vita, esso ostacola e rende difficile l'esercizio della propria naturale identità, l'IO appunto. Se si resta immersi, senza vie di fuga, nel NOI della coppia, della famiglia, della comitiva, del gruppo di lavoro, della comunità social, del partito, dell'associazione, ecc. ecc. è praticamente impossibile uscirne. O meglio, si esce da un NOI e  si entra subito dopo in un altro NOI, senza soluzioni di continuità.

Appartenere ad un NOI senza consapevolezza ti può spingere a comportamenti che non avresti adottato se il tuo IO avesse avuto il tempo e lo spazio psicologico per prendere una decisione non dettata dal NOI. In ogni caso puoi sentire interiormente lo stress per il moto non voluto, per la direzione scelta che non è la tua ma quella del NOI.

Il NOI, in alcuni casi, come nelle sette religiose, alcuni gruppi politici, o in certe aziende, diventa un vero è proprio condizionamento cognitivo, cioè la tua identità si annulla : sei una particella del tutto e devi seguire la corrente. Può anche capitare che, se hai un attimo di risveglio, quel condizionamento si elevi, diventi minaccioso, pressante, cercando di costruire il senso di colpa per aver turbato l'equilibrio fondamentale, primario del NOI.

E' anche una questione di abitudine, cioè della stessa struttura relazionale che ognuno  ha con gli altri e, perciò,  c'è chi non conosce altro che il vivere con un NOI. In genere costoro non sono molto stabili psicologicamente ma sono persone utilissime alla società ed al POTERE. Ogni condizionamento collettivo le vede succubi immediatamente, perché non hanno una autonomia di pensiero sufficiente da liberarle dai comportamenti indotti, anche sbagliati o pericolosi. Così, tutti insieme felici, NOI ci buttiamo dalla scogliera. 

Analogamente c'è chi è solitario per natura, e quindi del NOI non ha proprio bisogno e vive la sua vita con una serena contemplazione della realtà esterna ed interiore, coltivando la propria evoluzione umana senza subire i condizionamenti di tipo sociale.

Tra questi due estremi ci stanno tutte le situazioni intermedie, spesso mutevoli nel corso della vita per le più varie ragioni. Personalmente, per una vita, il mio NOI è stato di 2 persone e, anche così minimo, ha condizionato il mio IO nelle  scelte ma, fortunatamente, ne ero consapevole e ho potuto non soffrirne troppo. Adesso il mio NOI si è allargato non poco, con nuovi amici e impegni collettivi, e devo faticare per tenerlo sotto controllo, anche perché non sono abituata.

L'importante è, quindi, se ci teniamo ad ESSERE e non solo ad esistere (*), rendersi consapevoli che il NOI va tenuto sotto controllo perché è il più grande nemico dell'IO.

 

 (*) in questo post i miei pensieri riguardo ESSERE ed ESISTERE 


 

Il capitolo 18

Da qualche giorno sto elaborando dialetticamente - nel mio parlare, nel raccontarmi - che  "Marialisa", la mia nuova persona, è il titolo del capitolo 18 del racconto del mio destino.

Perché 18 ? Perché viene dopo il capitolo 17 ( numero che ha quel retaggio infausto di significato che tutti conosciamo) il cui titolo può essere "La Malattia" che racconta quei due anni trascorsi e conclusisi con il triste epilogo.

Senza il capitolo 17, il capitolo 18 non avrebbe avuto ragion d'essere. Magari, esercitando quel po' di libero arbitrio che ci resta, avrei potuto cambiare qualche frase, o qualche pagina, ma i due capitoli, inesorabilmente, sarebbero restati lì, per esser letti, cioè vissuti entrambi.

L'analisi retrospettiva non può fermarsi qui.  Prima del capitolo 17 c'è stato il capitolo 16 che potrei intitolare "Vent'anni insieme" nel quale IO (quello interiore, non quello della carta d'identità) ho vissuto consapevolmente nel mio "abito" naturale senza troppi turbamenti o impulsi distruttivi. IO non avrei mai tradito LEI per Marialisa (e per nessun altra). Mai.

Prima ancora c'è stato il capitolo 15 che dovrei intitolare "Autenticità" che riguarda 2 o 3 anni della nostra vita nei quali io mio sono rivelata ed ho vissuto con LEI meravigliosi momenti di sincera reciproca condivisione di pensieri e sentimenti. Proprio nel capitolo 15 feci quelle elaborazioni psicologiche che mi servirono per scrivere serenamente sia il capitolo 16 che, ora, questo capitolo 18. Inoltre, per me che ho le mie convinzioni sul tempo, è già scritto il capitolo 19, forse il 20, fino all'ultimo, che sarà tale, come per tutti.

Ripercorrendo con  la memoria la mia vita, esistono accadimenti che non posso attribuire al caso. Si tratta di eventi cruciali, che hanno determinato una catena di altre situazioni collegate, e che hanno tracciato, fin dalla nascita, la trama dei capitoli, di tutti i capitoli (tanto per continuare con la metafora letteraria). Non credo di essere speciale, penso che sia per tutti così. Se ognuno di noi volesse scrivere il romanzo della propria vita individuerebbe momenti topici, speciali, che hanno costellato la trama del proprio racconto. Li volete chiamare "svolte del destino" ? E chiamateli così.

Ma i capitoli li scriviamo noi o li possiamo solo leggere, cioè vivere ? 

Se non li scriviamo noi, chi li ha scritti ? 

E, soprattutto, perché li ha scritti ?

Domande senza risposta a meno che non si abbiano chiare visioni esoteriche, convinzioni filosofiche profonde e, per chi ce l'ha, fede.