Ho riso per 5 minuti

 Oggi ricevo una email da un mio cliente. 

E' una persona cara, che mi stima tantissimo, e al quale rivelai l'intenzione di divenire Marialisa, in occasione di un incontro di lavoro, a casa di Rossella che aveva bisogno di sistemare la copertura del suo patio ( ma non se ne fece niente).

Adottai il metodo che ho spiegato nel post precedente a questo, ed ero in mise androgina soprattutto perché lo sporgere del mio seno era molto visibile, cioè niente maglioni larghi per mimetizzarlo,  ma felpa e jeans attillati.

Rossella, vedendomi in quel modo, era un po' divertita e, forse, un po' preoccupata per la situazione. Dopo un po', lei  ci offre il caffè e in quell'intermezzo io, sfacciatamente, con la confidenza che ho con lui, davanti ad una Rossella molto imbarazzata, gli dico che avevo intenzione di cambiare genere sessuale e che questo era il motivo perché ero così, cioè non al massimo della virilità.

In questi casi io vorrei un regista di un film che, con abilità scenica, a quelle parole, sposti l'inquadratura sulle facce dei presenti. 

Lui, imbarazzato, dice una frase piuttosto di circostanza, usando le parole : " Certo, ora si può esser fluidi..." . A quelle parole, ancor prima di me, Rossella interviene decisa, spiegando che : "No! Non si tratta di fluidità!".

Inciso :

Con lei avevo a lungo parlato di me e lei, che è una mente aperta e psicologicamente addestrata, aveva capito bene la mia filosofia di transizione, lontanissima da ogni posizione intermedia, indefinita tra i generi, che spesso viene  propugnata come moderna, progressista e meritevole di emulazione.

Fine dell'inciso.

La chiacchierata al riguardo durò poco, anche perché continuarla avrebbe creato imbarazzo ulteriore.

Ora questo mio cliente, non frequente, ma sistematico, ha visto la mia fotina su WhatsApp ed ha quindi avuto conferma effettiva della mia trasformazione che, in un messaggino su quel social, ha definito "stupefacente".

Oggi, con quella email, mi invia un suo schizzo il cui capoverso è questo :


Ho riso per 5 minuti, pensando a quell'episodio di rivelazione, ma non solo.

In realtà questi accadimenti post-rivelazione mi fanno pensare sempre che nella mente degli altri ho creato una specie di cortocircuito, un salto cognitivo, analogo a quello che accade quando si assiste a ad un fatto inaspettato,  e ci vuole  qualche riflessione in più per adattarsi ed essere sicuri della realtà.

Provocare questo disagio, questo lieve turbamento, mi diverte tantissimo. Penso che il mio sia  una specie di piacere sadico da scherzo ben riuscito, anche se non sono cattiva e non sto scherzando, ma l'effetto alla fine è quello.    




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Il sosia di Dostoevsky e il secondo specchio

L'altro sabato, al caffe letterario, abbiamo ascoltato de "Il sosia" di Dostoevsky.

Una straordinaria metafora di quanto specchiarsi sia come ritrovare o perdere se stessi. L'identità di Goljadkin dipende costantemente dallo sguardo altrui. Se gli altri riconoscono il Sosia come il "vero" Goljadkin, l'originale smette di esistere socialmente.

Lo specchiarsi non è più un atto privato, ma un processo sociale: noi siamo ciò che il riflesso negli occhi degli altri dice che siamo. Se il riflesso ci nega, noi svaniamo.
Caspita, ho pensato, senza aver letto questo capolavoro, per me, per la mia rielaborazione esistenziale, a suo tempo avevo inventato il concetto di "secondo specchio" proprio per descrivere questa intuizione che mi riguarda profondamente.

Scrissi:

( anche in questo antico, primigenio, post di questo blog


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Esistono non uno ma DUE specchi :
-Il primo specchio è piatto, di vetro argentato, e riflette, dopo percorsi estetico chirurgici più o meno complicati, una immagine trasformata finalmente soddisfacente ai preferiti canoni di genere eletto.
-Un secondo specchio, tridimensionale, è fatto di comunicazione sociale e restituisce la sensazione che i nostri comportamenti, atteggiamenti, (oltre che l’immagine nostra vista dagli altri) vengano percepiti come femminili.
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Mi è tornata in mente anche una lettura antica. Questa :
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"Si, tu conosci pe ril mio viso, tu mi conosci come viso e non mi hai mai conosciuto diversamente. Non poteva neanche sfiorarti l'idea che io non sia il mio viso."
Paul rispose con la paziente premura del vecchio medico: "Come sarebbe, non sei il tuo viso?" Chi c'è dietro il tuo viso?
"Immagina di vivere in un mondo dove non ci sono specchi. Il tuo viso lo sogneresti e lo immagineresti come un riflesso esterno di quello che hai dentro di te. E poi, a quarant'anni, qualcuno per la prima volta in vita tua ti presenta uno specchio. immagina lo sgomento! Vedresti un viso del tutto estraneo. E sapresti con chiarezza quello che ora non riesci a comprendere: tu non sei il tuo viso"
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Milan Kundera- L'immortalità
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E, 24 anni fa, in quella mail list che conducevo, scrissi questo, senza mai aver letto Kundera.


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THREAD N.RO 20
Da: "Maryliz"
Data: Gio Giu 20, 2002 11:42 am
Oggetto: Gli specchi
A casa mia ci sono molti specchi. Troppi.
Pensavo: E se la mia immagine sparisse dagli specchi ?
Se non avessi più modo di vedermi né allo specchio né in foto, se potessi solo sentirmi, percepire me stessa solo come persona senza alcuna immagine, cosa cambierebbe in me ?
E poi, estendendo il paradosso: se non avessi più modo di ricevere riscontro di chi sono, di quello che so fare, se non potessi più essere qualcuno come proiezione della percezione degli altri, cosa cambierebbe in me ?
Esiste una mia essenza ? Io esisto ? O sono solo l'immagine riflessa di uno specchio e una figura umana riconosciuta dalla mente di altre persone ?
E se anche non fosse così ( come non è) non è forse questo che invece, sotto sotto, inconsapevolmente, la mia mente crede ?
Tutto ciò è equivalente ad indossare un costume e recitare una parte per una platea di spettatori ?
Transizionare è liberarsi di un ruolo per interpretarne un altro o significa veramente abbandonare le tavole del palcoscenico e tornare nel mondo reale ?
Esiste un mondo reale ? Un mondo non recitato? Le persone "non disforiche" recitano o no ?
Mia moglie, quando le ho raccontato 'sta roba, mi ha ricordato Pirandello : Uno, nessuno, centomila....
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Pensieri sull'immagine di se che, più recentemente, mi portarono a chiedere allo psicologo che mi fece la perizia per il tribunale :
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Il nostro penare è legato allo specchio ed alla immagine sbagliata che viene riflessa. E perciò mi chiedo e le chiedo: un cieco dalla nascita può soffrire di un disturbo di identità di genere ?
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Non ebbi risposta, ma lo psi aveva già capito che aveva a che fare con qualcuno un po' sui generis.