La raccomandata

Suona il citofono.

Half scatta immediatamente e, come un missile, si dirige correndo verso il cancello, ben prima che io risponda alla cornetta.

"Buongiorno. Sono il postino. C'è una raccomandata da firmare " sento.

"Si, arrivo" rispondo e mi avvio verso il cancello. Ho indosso un vestitino leggero, da casa, senza troppi fronzoli, ma decisamente femminile.

Qundo sono al cancello, il postino dice : " E' una raccomandata per M.... G...., lei è la moglie ?"

Io, senza manco pensare alle alternative possibili ( sorella, parente, custode, impiegata, ecc.) rispondo.

"Si. E' mio marito"

Quindi, sotto lo sguardo vigile e vagamente aggressivo del mio cane, lui mi porge - attraverso le inferriate del cancello - il dispositivo elettronico per firmare la ricevuta, che faccio con un scarabocchio. Il postino risale in auto e se ne va.

Il dire una bugia in casi come questi è la cosa più facile. 

Ma pare che ciò sia un reato: 

Reato di Sostituzione di Persona: Il reato scatta nel momento stesso in cui si mente sulla propria identità o status per ricevere l'atto. 

E io non ho certamente lo status di moglie di nessuno. 

Ok. E' una formalità senza conseguenze quello che ho fatto ma l'episodio mi ha ricordato un post che scrissi anni fa e un sentimento che periodicamente affiora in me e mi lascia tentennante.

Scrissi questo in questo post, oltre due anni fa  

https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2024/07/il-problema-della-sicncerita.html

Se conosco nuove persone, potenziali amici, compagni di comitiva, gente con cui si parla, si discute, dovrò dire chi Marialisa in realtà è stata ? Chi cromosomicamente è ?

Luisa afferma, come se fosse una questione di sentimento momentaneo : "Come e quando ti senti, lo dici o non lo dici"

Ma non dirlo non sarebbe così semplice. Non dirlo vorrebbe dire  prepararsi ad inventare una vita che non c'è. La mia vita passata ( 66 anni ) è stracolma di eventi, fatti, emozioni, esperienze che costituiscono quello che potrei raccontare in una semplice discussione su un qualsiasi argomento. Dovrei inventare infanzia,  esperienze femminili che non ci sono mai state, mariti inesistenti, figli in Australia, e chissà cos'altro.

Proprio l'altra sera ho partecipato ad una bella riunione - organizzata da Rossella, ospite perfetta nella sua casa meravigliosa ed accogliente - il cui tema era l'AMORE. Tema declinato con dovizia da due psicologi amici, con interessanti spunti mitologici ed esperenziali tratti dalla loro pratica professionale.

Dopo la conclusione della conferenza, che aveva avuto qualche breve intervento anche degli astanti, mi sono chiesta se io avrei potuto dire qualcosa, cioè parlare di amore. 

Non tutti conoscevano la mia vera natura e, per essere autenticamente sincera, nel trattare quel delicato argomento che tocca il personale, avrei dovuto premettere di me e spiegare chi ero e chi sono nel modo più sincero possibile.

Probabilmente sarei diventata l'argomento della serata per chi non mi conosceva e purtroppo - come è già capitato parlando di me - essere additata di  "egocentrismo" e voglia di protagonismo narcisitico.

Meglio è stato quindi glissare per evitare ogni imbarazzo, che poteva turbare una serata piacevole e tranquilla. 

In ogni caso, il problema della sincerità come sentimento di incertezza mi resta. 





L'orizzonte degli eventi


Casa mia, per me, è un ORIZZONTE DEGLI EVENTI.

Ma che dici? Penserete.

Un argomento che mi ha sempre affascinato sono i buchi neri. Per chi non lo sapesse un buco nero è una regione dello spazio con un campo gravitazionale così forte che nulla, nemmeno la luce, può uscirne. 

L'orizzonte degli eventi è il confine del buco nero. Esso rappresenta il punto di non ritorno per qualsiasi oggetto o raggio di luce che lo attraversa. 

E un'altra cosa strana accade con i buchi neri. Riguarda il tempo.

C'è differenza nella misura del tempo tra l'osservatore di un oggetto che precipita nel buco e il tempo proprio di quell'oggetto. L'osservatore vedrebbe l'orologio dell'oggetto rallentare infinitamente e quindi "bloccarsi" sull'orizzonte degli eventi. L'oggetto e il suo orologio invece non subiranno niente di tutto ciò : precipiteranno nel buco nero e spariranno per sempre. Infatti, secondo Einstein, il tempo non è un unico fluire ma è relativo all'osservatore. Ricordate ?

Quindi, riassumendo, se guardi qualcuno cadere in un buco nero vedi il suo tempo fermarsi mentre tu resti lì a guardare impotente la sua immagine finale mentre attraversa l'orizzonte (in un tempo per te infinito e per lui istantaneo ).

La ragione metaforica per la quale scrivo questo post mi è venuta in mente riordinando casa, in questi giorni di ferie. 

Tre anni fa, con la morte di Lei, il mio microcosmo, lungo una vita insieme, è precipitato in un buco nero. Nulla può più tornare indietro.

Ma i ricordi restano. 

A volte basta pochissimo , una scatola vuota di cerotti, un calzino spaiato, una custodia di occhiali in un cassetto, ecc. ecc. per richiamare alla mente interi episodi di vita, fiumi di memorie. Tutto questo è lì, congelato, fuori dal tempo, come se ogni cosa giacesse su quell'orizzonte degli eventi che separa questo presente e l'inesorabile passato precipitato nel buco, irrangiungibile e senza possibile ritorno. 

Casa mia è quest'orizzonte degli eventi. 

E sto imparando ad abitare quest'orizzonte, cercando di vivere solitudine e tristezza nel modo più sereno possibile.  






Riflessioni sulla solitudine

Il mio è un pensiero ricorrente. Cosa vuol dire, cosa significa, restare soli ? 
Mi pare che non sia una risposta semplice perchè esistono tanti tipi di solitudine. 

Ne individuo almeno tre tipi.

  • La solitudine emotiva.

La mancanza di affetti, di relazioni intime penso che sia, nel mio caso, inevitabile. Troppo eterodossa è la mia nuova natura e trovo arduo quindi coltivare una qualsiasi relazione. 
E - in fondo- neanche la perseguo perchè non cerco sesso, passioni, e poi infatuarmi alla mia età è praticamente impossibile. Mi resta l'affetto per il mio cane, che lui ricambia a suo modo, e che gli amici considerano esagerato perchè condiziona i miei comportamenti sociali. Sarà pure un difetto, un disagio mentale, ma mi resta poco altro per colmare questo umano bisogno.
  • La solitudine sociale
Con qualche scelta impulsiva, forse anche coraggiosa, sono riuscita ad essere parte di una rete di amicizie
Definisci rete e definisci amicizie, direbbe qualcuno. 
La rete dovrebbe essere caratterizzata da una trama di interessi comuni, di desideri da soddisfare insieme (viaggiare, balllare, andare al cinema, culturali, politici, ecc.) e l'amicizia dovrebbe essere invece una relazione che deve necessariamente avere il requisito della reciprocità. Ma tutti ( specie ad una certa età...) hanno  ritmi diversi, legami familiari propri e una quotidianità già strutturata. Quello che  resta è una forma leggera di convivialità, pur gradevole, ma sicuramente superficiale che non mi sento di definire  "antidoto" risolutivo alla mia solitudine. A volte può anche peggiorarla.
  • La solitudine esistenziale
Questo è un sentimento profondo, direi filosofico. Per quanto io possa coltivare affetto, amicizia o addirittura amore, sono consapevole che sempre sola resterò nei miei pensieri, nella consapevolezza del mio esistere, nel rapporto che ho con la vita e - perchè no - con la morte. Quello che ho vissuto, la lacerazione dolorosa e totale del rapporto di una vita, di un microcosmo di coppia, mi ha lasciato un senso di fatalismo che - merito anche di letture ed ascolti più o meno recenti -  è forse il  viatico migliore per questo sentimento di solitudine esistenziale. Non posso farci niente, e procedo con doveri, bisogni e qualche piccolo desiderio, e tutto ciò, in fondo, mi basta.






 


Riflessioni sull'amore e sulla coscienza

Accadono coincidenze. 

Alcune sono banali, quotidiane, praticamente invisibili alla nostra percezione. Altre invece, misteriosamente e per destino, costituiscono un concatenamento con ricordi e fatti presenti e meritano di essere rilevate e raccontate.

L'altro giorno, merito forse dell'ondulazione del mare, sul magico e potente gommone di Rossella, ho parlato alle care amiche di un autore del quale possiedo molti dei libri che ha scritto, forse tutti.  Douglas Hofstadter, matematico e filosofo della mente, tratta nei suoi scritti, spesso insieme ad un altro filosofo notissimo Daniel Dennet, dell'origine della coscienza. Negli anni 80/90 le loro teorie erano seguite e anche io, a quel tempo, non essendoci  alternative mediatiche di qualche tipo, seguivo, leggevo, studiavo e pure mi convinsi, nei limiti di queste cose.

Inciso in sintesi, per i curiosi

La loro tesi è che la coscienza sia un fenomeno "emergente"  dalla complessità del cervello ed in particolare dalla "ricorsività" della consapevolezza di se. Come una telecamera che riprende lo stesso monitor nel quale è proiettato il video : una che vede l'altro che poi vede l'altro che poi vede di nuovo.... all'infinito. 

E questo tendere all'infinito, in una reazione a catena di consapevolezza, genererebbe la coscienza di se. Per loro il cervello sarebbe un computer biologico che riconosce se stesso e così via e - da una iterazione senza fine - scaturirebbe la coscienza.

Ora, dopo 40 anni abbondanti, cioè una vita di accadimenti, letture, ricerche  e ritrovamenti ho cambiato idea rispetto a questa spiegazione, pur sempre speculativa, si intende.

Per me, il cervello, più che un computer che vede se stesso, è un sintonizzatore e  proiettore di realtà, capace di leggere il passato ( lo chiamiamo memoria), il presente ( lo chiamiamo realtà), e, ogni tanto, anche il futuro  ( lo chiamiamo precognizione ). La coscienza sarebbe precedente a questi processi ed albergherebbe altrove che nella materia grigia. Troverete spiegazioni ed approfondimenti in altri post di questo blog.

 Fine dell'inciso

Oltre ad uno dei libri da lui scritto, il più famoso del quale ho accennato sulla barca, al mio ritorno a casa, mi è tornato in mente il titolo di un altro suo libro la cui lettura, una ventina d'anni fa, mi diede una forte emozione. Retrospettivamente, le frasi, il racconto presente in un capitolo di quel libro, risultano simili al mio vissuto ed al tipo di rapporto d'amore che ho avuto (l'unico). Forse fu un momento di precognizione quella antica lettura, chissà.


Sono tornata nella mia vecchia casa per recuperarlo dalla mia biblioteca in fase di svuotamento per il trasloco imminente - per modo di dire - ormai da anni. Questa biblioteca -  proprio la struttura intendo - ha un valore importante per me e lo spiegherò più avanti.


    Douglas Hofstadter perse sua moglie Carol- che aveva solo 43 anni -  a causa di un tumore al cervello fulminante. 

Nel libro racconta della sua elaborazione del lutto, eterodossa rispetto agli altri di un gruppo di aiuto per vedovi anzitempo. Lui pensava non solo al suo dolore ma all'ingiustizia che Carol aveva subito, a non poter più crescere i suoi figli (5 e 6 anni) ed a non poter più perseguire gli obiettivi di vita suoi personali, di famiglia e di coppia. 

Scrive nel libro :

Un giorno, mentre stavo fissando una fotografia di Carol scattata un paio di mesi prima della sua morte, guardai il suo viso, e lo guardai così intensamente che mi sembrò di essere dietro i suoi occhi, tanto che d’un tratto mi ritrovai a dire, mentre sgorgavano le lacrime: «Quello sono io! Quello sono io!». E quelle semplici parole mi riportarono alla mente molti pensieri che avevo avuto in passato sulla fusione delle nostre anime in un’entità di livello più alto, sul fatto che al centro di entrambe le nostre anime ci fossero i nostri identici sogni e speranze per i nostri figli, sull’idea che queste speranze non fossero speranze separate o distinte ma fossero appunto un’unica speranza, un’unica cosa chiara che ci definiva entrambi, che ci saldava insieme in un’unità, il genere di unità che avevo solo vagamente immaginato prima di essere sposato e avere figli. Mi resi allora conto che, nonostante Carol fosse morta, quel suo nucleo centrale non era affatto morto, ma continuava a vivere con grande determinazione nel mio cervello.

E poi scrive anche  :

Continuo però a cercare di capire quanto radicato sia il mio credere che qualcosa della coscienza di Carol, della sua interiorità, rimanga su questo pianeta in virtù dei ricordi di lei che ho io (nel mio cervello o su carta) e che hanno altre persone. Essendo un convinto assertore della natura non centralizzata della coscienza, del suo essere distribuita, tendo a pensare che, sebbene la coscienza individuale risieda soprattutto in un particolare cervello, essa sia pure in qualche misura presente anche in altri cervelli, e che perciò, quando il cervello centrale viene distrutto, minuscoli frammenti dell’individuo vivente restino – cioè restino in vita.

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E io, come Hofstadter, non dimentico e così Lei vive in me. 

Scrissi in un post un anno fa  questo :

Io avevo un modello mentale di Cristina, ne simulavo - ne simulo ancora - i pensieri e il suo modo di essere. Per questo ho gioito con Lei, l'ho affiancata nella sua crescita e nella lotta alle sue paure, e di Lei, poi, ho potuto capire che, nell'accettazione del mio modo di essere che Le avevo rivelato, non poteva andare oltre.

Mi seppi perciò fermare perché il mio amore era come quello spiegato in quel video da cui trassi spunto, non pura passione, ma nasceva da una elaborazione cognitiva, consapevole, della rappresentazione di Lei.

E poi ho sofferto con Lei il male, quasi quanto Lei, e ho sentito in me l'angoscia, la rabbia, la profondissima tristezza : ero in Lei e bruciavo dentro.

Anche Hofstadter racconta del suo essere "uno in due", del fare cose insieme, del condividere pensieri e scrive :

Avevamo esattamente le stesse sensazioni e reazioni, esattamente gli stessi sogni e sospiri, esattamente le stesse speranze e paure. Quelle speranze e quei sogni non erano miei o di Carol separatamente e poi moltiplicati per due – erano un unico insieme di speranze e sogni, erano le nostre speranze e i nostri sogni.

Posso fare mie (anzi nostre)  queste parole. Quella biblioteca a caselle fu fatta da me e da Lei in cartongesso, insieme. E' un esempio tra tanti altri, e fu un lavoro eccezionale nel quale unimmo la mia capacità tecnica e la sua perseveranza manuale, intrisa di perfezionismo artistico. E, come ho detto più volte, il nostro era un amore fatto di sincronicità : vivevamo lo stesso tempo, gli stessi ritmi, gli stessi obiettivi e questo per noi era sufficiente, non avevamo bisogno d'altro.

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Il 26 agosto saranno passati tre anni da quando Cristina ha lasciato il suo corpo e me. Nel mio ricordo c'è la sua presenza, e posso richiamare facilmente il suono della sua voce, e il profumo della sua pelle.Ti amo ancora, Cristina.









La pesantezza

Luisa dice che sono "pesante". 

Penso che abbia ragione perchè, in effetti, io non mi considero "leggera".  

Mi chiedo quindi cosa significa "pesante", ed essendo io ingegnere ahimé, applico alla questione un qualche tipo di deformazione professionale. 

Dicesi "pesante" qualcosa o qualcuno che non si sposta facilmente, che necessita di  energia (fisica, dialettica) per sollevarla/o dalla sua posizione. In pratica, se un avvenimento, una occasione, una circostanza più o meno fortuita, mi si presenta davanti non reagisco con entusiasmo, con immediatezza, ma valuto in un tempo dato (anche lungo) come muovermi e in quale direzione.
A volte, invece, mi convinco rapidamente perchè la "gravità" dell'evento è modesta e infatti è proprio questa la proprietà cosmologica che influenza la pesantezza (sulla Luna sarei meno pesante, ma non penso di andarci entro la prossima settimana... ). 
A volte invece sono più titubante perchè la mia "pesantezza" richiede che la bilancia (è lo strumento che la misura) tra i miei bisogni e i miei desideri si attivi e quindi il risultato non sempre è a favore del moto.
E resto ferma, non bloccata, ma ferma. 

E' un difetto ? Me lo sono chiesta e non mi pare. Per qualcuno forse sì,per qualcun'altro, magari, è un pregio.

Che gli aspetti caratteriali, o le abitudini di vita (che sono la stessa cosa), siano pregi o difetti è una questione controversa e costituisce la condizione per la quale si possono costituire, mantenere o rompere relazioni, amicizie, amori.

Ne approfitto per analizzare introspettivamente alcuni miei aspetti caratteriali . Magari chi mi legge non sarà d'accordo sul punteggio ma, evolutivamente, accetto ogni altro punto di vista senza drammi.

Mi è capitato di vedere un video di uno psicologo (tale Enrico Gamba) che elencava quelli che secondo lui sono le caratteristiche caratteriali di una persona "RISOLTA". Il video mi ha incuriosito e potete vederlo qui 

https://www.youtube.com/watch?v=xCT2EYwjyeg

Ecco le 17 caratteristiche che ha elencato, con il mio punteggio fino a dieci, cioè la mia opinione su di me:

1- INTROSPEZIONE: capacità di auto-osservare i propri processi interni, di capirli , di accoglierli ( e conseguente capacità di regolare e modulare i propri stati emotivi interni )

         Ho fatto attività introspettiva per decenni e la prova è tutto quello che ho scritto in questo blog e altrove. Punteggio 8

2 - RIELABORAZIONE DELLA PROPRIA STORIA PERSONALE E FAMILIARE (capacità di discernere quali modelli familiari hanno adottato, in senso positivo o negativo, quelli da mantenere, quelli da abbandonare)

        E' un aspetto che trovo difficile riconoscere in me. Non credo di aver adottato modelli familiari  di riferimento ma può darsi che mi sbagli. Magari invece, interiormente, sono la fotografia psichica di qualcuno della mia famiglia che non sono capace di riconoscere. Punteggio 4

3 - CAPACITÀ DI RICONOSCERE CIÒ CHE INTOSSICA DA CIÒ CHE NUTRE

           Penso di esser ormai capace. Ma non è stato sempre così e qualcosa nella mia vita è anche andata storta. Punteggio 7     

4 - RESILIENZA RISPETTO ALLE DIFFICOLTÀ ( vivono il fallimento come un passaggio evolutivo)

            Assolutamente sì. Punteggio 10.         

5 - NON METTONO IN DUBBIO IL PROPRIO VALORE (hanno piena autostima ed amore proprio) E SONO COERENTI in pensieri, parole, azioni (la coerenza gli dà valore e potenza)

            Si. Non ho senso di inferiorità. Punteggio 10

6 - ATTEGGIAMENTO DI APPRENDIMENTO CONTINUO: curiosità di esplorare il mondo interno ed esterno

            Assolutamente. Punteggio 10 e lode

7 - HANNO TROVATO UNO SCOPO IMPORTANTE NELLA VITA

            Non so. Lo sto cercando e forse, fidandomi del mio intuito o di una qualche misteriosa spinta spirituale, spero di trovarla nella associazione "IV stadio" che sto costituendo. Punteggio 6 e mezzo (di incoraggiamento)

8 - HANNO SVILUPPATO DISCIPLINA E NON DEMORDONO (perchè sanno che ciò che stanno facendo ha valore)

            Abbastanza. Ogni tanto mi faccio prendere da una qualche forma di pigrizia. Mi assolvo e poi                        ricomicio. Insomma sono disciplinata ma altanenante. Punteggio 5 e mezzo

9 - HANNO TROVATO EQUILIBRIO TRA PIACERE E DOVERE, sono armoniche, sono equilibrate,

            Più o meno. Anche se il piacere a volte mi sfugge, non lo riconosco in anticipo ma solo a cose fatte. Il dovere invece mi è chiaro. Punteggio 7--

10 - SI PRENDONO CURA DI SÈ IN MODO SANO E NON RIGIDO ED OSSESSIVO: meditano ogni giorno, fanno sport con regolarità (nei suoi tre aspetti della resistenza, potenza, flessibilità), mangiano sano, hanno cura del sonno

            Ci provo, pare che ci riesca, ma senza rigidità ossessiva. Punteggio 7

11 - SELEZIONANO CON ATTENZIONE LE PROPRIE RELAZIONI e coltivano quelle significative con cui c'è affinità

            Ne ho poche. Alcune sarebbero interessanti per me, ma non è detto che ci sia reciprocità. Temo che  io                 sia destinata ad una qualche - più o meno blanda - forma di solitudine fisica ed intellettuale. Punteggio 5

12 - SI PRENDONO IN MODO SANO DELLE RESPONSABILITÀ NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI (hanno sviluppato un sano egoismo che gli consente di proteggersi e di essere autonomi ed indipendenti, allo stesso tempo senza sfuggire alle proprie responsabilità verso la società e gli altri)

            Il concetto non mi è estraneo. L'impegno politico potrebbe essere una forma applicata ma nella situazione data diventa  molto difficile, quasi impossibile. Punteggio 5

13 - SONO ALTRUISTI ( avvertono connessione con gli altri )

            Non nego il mio aiuto a nessuno. Riesco a riconoscere le necessità e anche il dolore e, come posso, mi attivo . Punteggio 8

14 - SANNO ADATTARSI CON SERENITÀ ed hanno LUNGIMIRANZA e PREVIDENZA

            Si. Ne ho prova con la mia transizione che ho affrontato con serenità, senza drammi e con lungimiranza.                 Punteggio 9

15 - HANNO CAPACITÀ DI PRENDERSI IN GIRO CON AUTOIRONIA E DI ESSERE AUTOCRITICI (sono consapevoli di essere solo un piccolo granello di sabbia nell'universo)

                Assolutamente si. La mattina, appena sveglia, mi guardo allo specchio e sorrido. L'immagine                        disordinata, improbabile, mi piace e mi diverte. L'ho scritto e rappresentato anche su questo blog ( ecco il link) . Qui sotto una foto mia di  stamattina.Punteggio 8


16 - SANNO ESSERE PROATTIVI, prendono l'iniziativa e sanno portare avanti i propri progetti, senza vivere passivamente la vita

                Certamente. Ho fatto scelte drastiche in tanti aspetti della mia vita professionale e personale con                 coraggio e determinazione. Punteggio 9

17 - sono persone che HANNO FATTO LA PACE CON SÈ STESSE E CON LA VITA e non temono la morte , ciò che le aiuta a vivere nel presente

                Vero. Non temo la morte. L' "amor fati" mi fa sentire in pace. Faccio quello che devo, e accada                    quello che può. Punteggio 9

E finisco qui.




Pentimento e senso della vita

Sono passati oltre due anni da quando rivelai a nuovi amici della mia esistenza. In questo blog trovate il racconto di quell'evento.

https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2024/07/per-partito-preso.html

Mi chiedo : per me, qual è stata la "densità" del tempo vissuto in questi anni ? Cioè il mio tempo, che è trascorso quasi tutto nella mia sfida di trasformazione  esistenziale, è durato di più o di meno degli anni di calendario ?

Come tutti sanno sono le emozioni che àncorano nella memoria i ricordi significativi. Sono le emozioni vissute che producono i "solchi" nella mente dove i pensieri - come le ruote di una bicicletta nelle scanalature della strada - si incastrano, ti trascinano e, a volte, ti fanno pure cadere.

Sono stati  anni di forti emozioni e di sfide. A partire dal lutto e poi a seguire atti di volontà, di coraggio, di consapevolezza, di ricerche e di scoperte, e di "trafugamenti" ( come mi piace affermare) del mio nuovo modo di essere e di apparire. Perciò questo mio  tempo di vita è stato di inaudita densità e solo adesso, che si è placata la spinta di trasformazione, una qualche ansia di non essere all'altezza,  il ritmo delle giornate è tornato un po'  normale. 

Dissero santi, filosofi, letterati: Il tempo umano non è una semplice  successione di istanti neutri, è il modo  stesso in cui la coscienza attraversa la  vita. 

Qualche giorno fa ho offerto una pizza ai miei amici per celebrare la ricorrenza del mio incontro con loro, che è stato, a tutti gli effetti, il punto di partenza di relazioni della mia nuova persona, nella mia nuova immagine. Per loro, forse, il tempo nel quale mi hanno conosciuto  è stato normale,  più semplice. Io sono stata all'inizio la novità, la alterità, la curiosità ma, dopo un po', per merito della loro sensibilità ed intelligenza, e forse del mio porgermi e della mia storia, sono entrata nella normalità conviviale (con qualche eccezione, come può sempre essere).  

Marilena mi ha chiesto, davanti ad una birra : " Ma ti sei pentita ? " 

Spesso le domande dicono più delle risposte. Ho risposto senza esitazione : "No, assolutamente" , ma dopo, a casa,  ho riflettuto sul significato di pentimento. 

Pentimento è il riconoscere di aver fatto una azione sbagliata. Sbagliata per chi ? 

Qualcuno, non pochi, ritengono che quello che ho fatto sia una azione sbagliata per la società, per il quieto vivere, per le convenzioni sociali, per le regole religiose  o per una qualsiasi altra concezione di immutabilità del genere sessuale. Sarebbe quindi una specie di delitto, magari da non punire ( altre culture lo fanno), ma da stigmatizzare ed, al limite,  accettare solo con uno sforzo speciale di magnanimità. 

Quasi tutte le azioni sbagliate sono quelle non pensate, quelle impulsive od istintive, quelle dove le "molle" non diventano mai "motivi", parafrasando Steiner ne "La filosofia della libertà ":

Riconoscere i propri impulsi, pensarli consapevolmente, è la chiave dell'esercizio della propria libertà, senza ripetere i modelli della famiglia, della società, della tradizione o della specie biologica, ma lavorando incessantemente per trasformare i propri condizionamenti in strumenti di autocostruzione.

Io, nel posteggiare per vent'anni consapevolmente i miei impulsi, rendendo carsico il fiume turbinoso della mia "entelechia", per rispetto e per amore della mia compagna, mi sento essere dimostrazione vivente di esercizio di una libertà che non può mai esser assoluta e che si cimenta sempre  nel dovere morale di non fare del male a nessuno, sia a chi ami sia a chi non ami.

Perchè dovrei pentirmi quindi ? Io sto meglio così, ora che il destino me lo ha concesso. E coltivo l'amor fati, che per me dà senso alla vita, come scrisse Nietzsche.




Spiritismo ?

Nell'accogliente terrazza di casa Nicolosi, ieri, ho partecipato ad un incontro "letterario", curato dall'ineffabile ed eruditissimo Gianni Garrera, con un argomento, a dir poco, particolare. L'aggettivo letterario è comunque adatto perchè la sua relazione verteva in gran parte su un libro di Luigi Capuana, "Spiritismo?", che descrive le disavventure dell'autore nel percorrere questi percorsi di conoscenza esoterica con ricchezza di dettagli e la bellezza dello stile di scrittura suo proprio. Garrera, oltre a raccontarci vari episodi tratti dal libro, ha accennato alle sue personali esperienze di medianicità, non come medium ma come partecipante a decine di sedute spiritiche.

Per non farmi mancare niente, sono andata su E-mule e il libro me lo sono scaricato in formato e-book.

Come Garrera ci ha detto fin dall'inizio, una chiave di approccio a questa conoscenza è prendere atto che il punto d'interrogativo che c'è nel titolo è importante, cruciale. Ciò che si apprende va comunque acquisito con una sano principio dubitativo o, come dico io più modernamente, mutuando questa espressione dalla meccanica quantistica, in sovrapposizione di stato: senza credere e senza non-credere.

Un episodio che ci ha raccontato è quello di un ragazzino che improvvisamente comincia a scrivere brani di prosa riconducibili, pare, ad Jacopone da Todi. Vi riporto un commento già in prefazione dello stesso Capuana che  scrive :

Che cosa succede nella mente d'un ragazzo, di cui l'ingegno non ha dato mai prove che superino l'ordinaria mediocrità, che cosa succede, dicevamo, quale processo misterioso in quella mente si svolge, quali nuove e inaspettate attitudini improvvisamente vi brillano, perchè egli possa, mentre con la mano sinistra accosta e remuove dalle labbra una sigaretta, mentre discorre di cose quasi puerili con chi gli è vicino, mentre sbadiglia di noia per la gran seccatura di dover tenere quel lapis in mano e dover seguitare l'impulso che riceve nel braccio, perchè egli possa, ripetiamo, scrivere terzine e quartine che paiono cesellate, sonetti ricchi di tutta la grazia d'un trecentista quando è un poeta trencentista il supposto spirito che si manifesta? 

Dal libro Garrera ci ha deliziato di vari episodi simili: dell'incontro con Ugo Foscolo  tramite Beppina la medium, la quale poi cena con Garibaldi e altre storie tutte abbastanza divertenti.

Chiudo con la conclusione del libro dello stesso Capuana;

Con fenomeni come quelli dello spiritismo, se non risulta avverato che si tratti di fenomeni sovrumani, non risulta neanco avverato che si tratti soltanto di fenomeni assolutamente naturali ed umani, nel ristrettissimo senso che noi sogliamo dare a queste parole. Chi sarà tanto presuntuoso da poter dire in questo momento: Est, est! Non, non?

Ed ecco perchè la mia lettera intestata con una timida interrogazione di curioso, può, senza contraddirsi, finire allo stesso modo, domandando: Spiritismo?


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Ed ora tocca a me. 

Quindi potete smettere di leggere, non potendo MAI il mio scritto aver peso analogo al racconto del nostro caro professore di filologia e musicologia.

Io mi sono avvicinata, pur senza praticare, a questi fenomeni per caso, come scrissi in un post epico, ormai dimenticato, ma tra i più letti di questo blog : 

Del tempo, del destino e del senso della vita

Scrissi :

Quando morì la mia compagna io caddi in uno stato di impotente frustrazione. Quelle teorie sul tempo e sul destino che vi ho illustrato facevano parte della mia conoscenza da molti anni, decenni, ed ho sentito il loro peso fin dalla diagnosi del suo  male. Ho fatto tutto il possibile, abbiamo lottato senza nessun fatalismo ma, ora che il peggio era avvenuto, restavo in solitudine con un pensiero pesantissimo : perché questo destino ?
Non ho mai seguito né praticato la religione, che ho sempre considerato una versione semplicistica, infantile, della risposta  ai  problemi esistenziali della vita e della morte. Ma, fin da giovane, ho coltivato con interesse e dedizione le filosofie orientali e la loro visione olistica dell'umana realtà con l'universo tutto. 
La possibilità che LEI fosse non morta ma trapassata in altri piani esistenziali, la sentivo forte. Cominciai a fare letture esoteriche e vedere video di personaggi più o meno credibili  che si trovano, cercando, su YouTube. Comprai un libretto intitolato : " Come sdoppiarsi e viaggiare nei mondi soprasensibili " di tale Tommaso Palamidessi. Da questo acquisto potete capire cosa mi spingeva e provavo in quel periodo.

Inoltre, fortuitamente ( merito Cristina la mia amica estetista)  incontrai le cronache audiovisive e trascritte, ormai a tutti disponibili, del CERCHIO FIRENZE 77 (CF77)

" una realtà nata e cresciuta attorno al medium Roberto Setti (1930 – 1984) che a Firenze dal 1946 al 1984 è entrato in contatto con numerose entità attraverso la trance profonda e la telescrittura.  Le sedute spiritiche guidate da Setti hanno raccolto un numero sempre crescente di interessati anche se da parte di Setti e degli organizzatori degli incontri non c’è mai stata volontà o desiderio di fare proseliti. Sebbene il numero delle persone intervenute aumentasse ad ogni seduta, gli intenti che animavano gli incontri non sono mai cambiati e le persone che accorrevano sempre più numerose lo facevano per ascoltare Roberto e gli spiriti – presto definiti Maestri - che entravano in contatto con lui."

Ho letto ed ascoltato molto di questa "realtà", che ormai si trova facilmente su YouTube o anche sul sito dedicato. L'accaduto in 38 anni di esperienze medianiche raccontate è variegato: apporti ( cioè formazione di materia, anelli, vasetti, durante le sedute), varie presenze storiche (Caravaggio che fornisce indicazioni dell'esistenza di un suo dipinto dimenticato che effettivamente viene poi ritrovato), adddirittura presenza di entità che si dichiarano "viventi" : si trattava di un mistico in Nepal che, con tecniche di meditazione estrema,  riusciva a comunicare attraverso questi piani  "sottili" il quale poi, per controprova, inviò una cartolina dal suo paese. 

Tuttavia la gran parte delle sedute del CF77 sono dedicate all'insegnamento.
In pratica viene illustrato con stupefacente chiarezza, con ordine razionale, con esempi e anche testimonianze, come è strutturato l'aldilà, cosa succede dopo la morte e qual'è lo scopo di tutto, con la connessione con il divino, dove il termine DIO in questo caso va inteso come il tutto, la olistica essenza di ogni cosa vivente e non vivente, certamente non il Dio antropomorfo - cioè quello a nostra immagine e somiglianza - delle varie religioni che conosciamo.

Non posso illustrare qui questi insegnamenti. Richiedono a chi volesse apprenderli di poter dedicare del tempo, avere pazienza, e soprattutto possedere un certo desiderio di conoscenza. E quindi, come affermano le stesse guide, se queste doti- nell'umano che viene sfiorato da questa possibilità evolutiva - non emergono,  significa semplicemente che non è il suo momento. Può continure tranquillamente con le sue credenze o non credenze e andrà bene così. Le guide non fanno proselitismo.

C'è però un aspetto che non posso non fare notare a voi che avete avuto la pazienza di leggermi fin qui (pochissimi). Se uno spirito evocato in una seduta risponde alle domande  (con il piattino, con la scrittura automatica, con la voce del medium, poco importa) con elementi autobiografici, che poi sono riscontrati (parole di Garrera e delle sue esperienze) nel passato di quella persona defunta, vuol dire, con evidenza lampante, che la MEMORIA non risiede nel cervello, cioè in una parte del corpo che è ormai inesistente,disfatta, da decenni o centinaia d'anni.

Ciò contraddice la definizione scientifica di memoria, cioè la capacità di recuperare ricordi immagazzinati nel cervello. Personalmente queste letture e  queste riflessioni mi hanno spinto a fomulare una ipotesi che si incastra alla perfezione con il  concetto di tempo che emerge dagli studi della fisica moderna e- guarda un po' - anche dagli insegnamenti CF77. Si tratta del concetto di eterno presente, concetto delle temporalità che viene chiamato in metafisica "eternalismo", nel quale la nostra coscienza, come un faro acceso  rileva l'istante presente, ma ha anche rilevato gli istanti del passato (già trascorsi ma ancora esistenti) e rileverà poi gli istanti del futuro ( anch'essi presenti ma ancora non illuminati). L'universo è come una pellicola esistente della quale vediamo un fotogramma per volta, ma la pellicola è tutta lì, costituita da passato, presente e futuro (del libero arbitrio parliamo un'altra volta).

Molti di voi adesso smetteranno di leggere. Mi sto allontanando troppo dal senso comune e chi non è preparato per sua struttura cognitiva, sfuggirà, perchè non può costruire sul suo edificio di conoscenza altre strutture, che io chiamo "a sbalzo" (non per niente faccio l'ingegnere).
L'edificio non reggerebbe ed è meglio smettere.

Ma io persevero per chi vorrà proseguire la lettura.
Scrivere è un modo per chiarirsi le idee, per lasciare traccia ordinata di pensieri e concetti che altrimenti, come le nuvole, resterebbero mobili, evanescenti, senza forma. Bisogna far piovere, anzi far grandinare, per trasformare quei pensieri in parole e frasi leggibili da noi stessi o da altri. Memoria alla Proust, tanto per citare un post precedente a questo.

E allora  : "Dove risiede la memoria ?" Ho posto questa domanda all'intelligenza artificiale.

Naturalmente, appena lo racconto, subisco gli sfottò da chi la  usa solo per sapere "Quale ristorante cucina meglio le patate al forno a S.Giovanni la Punta ? ( paese alle pendici dell'Etna : nota per i non-italiani che mi leggono)" .

Non mi importa di queste pur gentili critiche, perchè ho capito che parlare con qualcuno che ha una conoscenza enciclopedica all'ennesima potenza, conoscendo un bel po' delle risposte alle domande che gli si rivolgono, apre comunque un mondo.

L'ho fatto in un altro post lunghissimo di questo blog.

Discussione complicata sul tempo... per pelare una patata

che vi riassumo qui  ( anzi l'ho fatta riassumere  a NOTEBOOKLM, altra AI, che in questo ha il pregio di non aggiungere e non togliere niente )

 Il testo esplora il profondo legame tra la percezione del tempo, la memoria e le nuove frontiere della fisica quantistica. Attraverso una riflessione personale sulla solitudine e sulla natura del presente, l'autrice mette in discussione la visione scientifica tradizionale del cervello come semplice archivio biologico. Il dialogo con l'intelligenza artificiale Grok analizza ipotesi affascinanti, come la teoria del cervello-sintonizzatore, suggerendo che la mente possa captare informazioni da un universo a blocco o da un multiverso. Vengono citati modelli d'avanguardia come la teoria Orch-OR, che vede nei microtubuli cellulari delle antenne quantistiche capaci di connettere la coscienza a realtà non locali. In sintesi, la narrazione propone una fusione tra scienza ortodossa ed esoterismo, ipotizzando che la vita sia un ponte biologico verso dimensioni temporali ancora ignote.

E con questo smetto che ho già scritto troppo.

Vogliatemi bene, non lo faccio apposta. 

Sono così, di natura.


Il mio IO ha da fare

Oggi dovevo comprare sabbia lavica (si chiama da noi "azolo") e cemento per un totale di 19 sacchi da caricare in macchina. Controllo la portata del mio Bepper Peugeot ( leggo sul libretto 510 kg) e c'arrivo. Ho deciso di andare dal mio fornitore, qui a Pedara, che mi conosce ed ha la partita IVA già registrata.

Già. Mi conosce. Ma chi conosce ? Conosce la mia vecchia persona, l'ing che ha comprato per anni un sacco di roba da lui. Non mi sono fatta scrupoli. Mi sono tra-vestita da Mario e sono andata. Ho fatto in fretta ed ho pure aiutato l'addetto a caricare la macchina ed una decina di sacchi da 25 kg li ho posati io. I puristi "trans" adesso esclameranno; "tradimento" ! Dovevi andare in gonna e rossetto, creare il disagio, lo stupore, e così avresti aiutato la nostra causa. Quale causa ? La causa che noi dobbiamo esser visibili, riconoscibili, che la nostra è una condizione di normalità e deve esser accettata da tutti. Devono chiamarci "signora" già al primo impatto ( anche se ci conoscono da dieci anni) e mai sbagliare un pronome riferendosi a noi. Ritengo inutili questi exploit narcisistici.

Quello che sarebbe successo -con molto maggiore probabilità e come ho spiegato in altri post - è che al cambio d'immagine, allo stupore di una breve, stringatissima, spiegazione ("Eh sa, ho deciso così, mi è girato qualche anno fa di cambiare genere sessuale...)" , si sarebbero inevitabilmente incastrati i pregiudizi sul tema che albergano nella mente dei vari soggetti umani con cui interloquisci. Immagina che il tipo, la sera prima, sia andato a trans. Mi collegherà a quella fattispecie umana, magari con un po' di smorzamento, oppure no. Oppure ha visto un video di Luxuria che gli sta antipatica e che ha disprezzato in famiglia (per sue ragioni più o meno integraliste); non potrà che applicare questi sui "sentimenti" alla sottoscritta.
Ma che ti frega ? direste.
Certo non me ne fregherebbe e infatti, quando con le persone devo intraprendere un rapporto d'amicizia, un dialogo, e continuare nel tempo frequentemente ad interagire, mi butto senza problemi, come ho raccontato più volte.
In questi casi posso spiegare meglio e "cercare" di fare capire la mia rielaborazione esistenziale . Cercare, che non è per niente facile e molti comunque non c'arrivano e perciò i "lui" nell'appellarmi scappano frequentemente .
Ma quando questo è escluso, come con un vecchio fornitore che mi viene comodo utilizzare sporadicamente, chi me lo fa fare ?
Per evitare queste situazioni ho cambiato gommista, ho cambiato dentista, ho cambiato meccanico e la "signora" è stata servita gentilmente e con rispetto.
Non ho bisogno di esagerare.
Ho forza d'animo sufficiente ed ho la percezione profonda che IO non sono né Mario né Marialisa, come scrissi lapidariamente in un vecchio post :

Devo scaricare la macchina.
Il mio IO ha da fare.

Quando un fatto diventa un evento: "La recherche di Proust".

Venerdì scorso sono stata invitata da Rossella ad un serata dedicata a Proust ed alla sua "Recherche" che io conoscevo come " Alla ricerca del tempo perduto". Romanzo epico, lunghissimo, che il prof. Biuso, ordinario di filosofia, ci ha illustrato con dovizia e passione.

Io non ho letto questo romanzo che, penso, si possa leggere bene in gioventù o quando si va in pensione, cioè quando il "tempo" - manco a dirlo - può esser "perduto" più facilmente. Tuttavia ne conoscevo gran parte dello spirito ed alcuni aspetti significativi che ho trovato adiacenti al rapporto che ho io con la scrittura, con il tempo e la memoria.

Nell'epigrafe di questo blog c'è scritto:

La percezione del nostro passato non è mai chiarissima, mai perfettamente definita. I ricordi, i sentimenti e le emozioni vissute si affastellano, si aggrovigliano come fili di un unico gomitolo che sembrerà poi impossibile svolgere e districare. Scrivere per ricordare servirà a tirare i fili di quel gomitolo, per riannodarli ad uno ad uno, e così tèssere una nuova trama per il proprio futuro.

Ciò mi pare vicino allo spirito di Proust espresso nel capitolo conclusivo del romanzo (Il tempo ritrovato) : la scrittura è lo strumento per fissare per sempre ciò che la memoria può riportare a galla. Il Prof. Biuso ha detto anche una frase che mi ha colpito : il fatto diventa un evento quando lo si racconta per iscritto.

Così è - quindi - anche per l'incontro organizzato da Rossella, ospite impeccabile, nella sua accogliente e bellissima casa,

Ne ho scritto qui e quell'incontro, per il mio piccolissimo, è diventato un evento.

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P.S. un po' personale.

In queste riunioni si ascolta, si mangia, si beve e si parla. Io sto un po' in disparte, quasi sempre, per varie ragioni. Una è questa. Ogni tanto, in uno dei tanti capannelli, mi trovo ad interloquire. Non tutti conoscono il mio vissuto, e la mia realtà di persona particolare e, purtroppo, spesso capita che chi mi conosce, distrattamente, sbagli il pronome, un "lui", e magari gli scappa "bravo !" che, in questo caso, è un complimento non gradito. Chi NON mi conosce, un po' sobbalza, mi guarda in altro modo e temo ( anzi ne sono certa) che quella invisibilità a cui ambisco svanisca.

Non posso farci niente ed ho imparato a non prendermela più di tanto, ma ciò frena la mia voglia di colloquiare.

Questi piccoli errori di linguaggio creano la mia imperfetta realtà ( come spiegai dettagliatamente tempo fa in un post di questo blog

https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2025/11/la-filosofia-del-linguaggio-applicata.html

che si concludeva con questa frase :

Io sono ideologicamente consapevole che il mio viaggio senza fine è verso essere una donna "PER MODO DI DIRE", nel senso oggettivo e non dispregiativo di queste parole.

Ne ho di strada da fare.

Dipende da me, lo so, ma anche dagli altri, purtroppo.


Interpretare per interpretare

Mi capita- ma forse capita a tutti – che ascolto una parola e, improvvisamente, mi rendo conto che viene usata in contesti differenti e con significato differente. Oggi, ascoltando qualcosa su YouTube, il verbo “interpretare” è risuonato in me e i suoi due significati usuali sono emersi, contrastanti.

 Il primo è quello di interpretare come dare significato, spiegare uno scritto, un pensiero che potrebbe essere equivocato, che potrebbe generare dei dubbi. Il secondo è quello di recitare una parte: interpretare la parte di Ofelia nell’Amleto, per dire.

Mi chiedo: perché proprio a me risalta questa dicotomia ? Mi riguarda ?

Mi sono data questa spiegazione.

Purtroppo - o per fortuna – ho da sempre avuto una attività introspettiva che mi spinge ad interrogarmi per cercare di capire e di capirmi. Spesso ho usato il termine composito “modo di essere” per inquadrare e descrivere a più alto livello il mio cambiamento senza invocare la parola “sesso”, come invece - anche volgarmente a volte - si usa. 

E così ho capito perché il verbo “interpretare” risuona in me con una certa intensità. Questa frase tautologica un po’ ermetica forse lo spiega, perché mette insieme i due significati:

Interpretare1 il mio nuovo modo di essere equivale 

ad interpretare2 il mio nuovo modo di essere.


Ringrazio tutti, di cuore💓 "Conoscenti e Comprendenti"

Oggi, 31 maggio, 68 anni fa, in un stanza di un appartamento al 4° piano di via Aurora n.10, a Catania, nascevo. 

Vorrei tornare in quella casa, nella quale ho vissuto per i miei primi otto anni, per riconnettermi a quel tempo, sentirne forse l'influsso che deve pur esserci del mio essere e forsanche del mio divenire.

Quindi oggi è il mio compleanno e ricevo auguri per questa ricorrenza e anche per il futuro: cento di questi giorni, si dice.  

Ringrazio tutti, di cuore💓

Ma non finisce qui, perché, notoriamente, sono una persona piuttosto complicata

Chiosa più o meno inutile al doveroso ringraziamento.

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Chi mi fa gli auguri ? 

Parenti e amici, che sarebbero, appunto, "conoscenti". Persone che mi conoscono e che hanno una relazione con me. Relazione  che può esser d'affetto, d'amicizia, di simpatia. Sentimenti che possono essere più o meno superficiali o anche molto profondi, come lo sarebbe un vero amore. 

Ho letto, ho studiato, che per esser connessi veramente in una relazione d'amicizia, di affetto, di amore, bisogna costruire e possedere un "modello della mente" dell'altro. Questo perché i sentimenti sono elaborazioni del pensiero, non sono sensazioni involontarie come percepire un'immagine o ascoltare una voce. 

Quando questo avviene non si ha solo "conoscenza" dell'altro, ma anche "com-prensione" che, etimologicamente, significa appunto "prendere in se".

Ma non tutti possono possiedono e fanno proprio un "modello della mente" altrui. La gran parte delle persone "conosce" attraverso l'immagine e le interazioni dialogiche superficiali, quindi ricerca altro nella propria esperienza relazionale, personale od acquisita, ed applica questi suoi ritrovamenti, formando i cosiddetti "pregiudizi" che completano quella "conoscenza".  Tutto quasi sempre restando gentili e simpatetici, si intende.

E' quello che capita a me, con poche eccezioni, nonostante io abbia fatto uno sforzo epistolare, dialogico, biografico, immane per raccontare la mia storia e spiegare le mie ragioni, la mia volontà e i miei sentimenti..

Queste eccezioni si trovano 

  • tra  parenti, compagni, anche colleghi e clienti, che mi conoscono da anni, da decenni e  non dubitano di chi sono IO, a prescindere dalla mia nuova persona;
  • tra nuovi amici, in persone di alta sensibilità, curiose nel cercare di capire gli altri, che, con il dialogo, con la loro presenza non superficiale, hanno cercato di instaurare una relazione utile per la crescita reciproca.

L'ho fatta lunga. 

Una delle cose che è importante non mancare mai nella vita è esercitare, comunque, la gratitudine.

Non importa - e non mi interessa saperlo -  se siete "conoscenti" o "comprendenti", ringrazio di nuovo tutti  di cuore per i vostri auguri di compleanno. 

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Accadimenti 24 maggio 2026

Ieri, 24 maggio 2026,  è stato un giorno intenso.

La mattina

La mattina sono andata l'incontro con l'Ambasciatore Bruno Scapini tenutosi nella splendida cornice di Villa DiBella a Viagrande. L'Ambasciatore ha illustrato con la sua consueta chiarezza la proposta di modifica della costituzione per inserire la neutralità dell'Italia in costituzione. Attraverso al raccolta di 50000 firme in un periodo di 6 mesi si depositerà questa proposta di legge da discutere in parlamento. Noi tutti, in quanto aderenti a DSP, stiamo promuovendo questo progetto e ci impegniamo nell'arduo compito della raccolta di firma autenticate ai banchetti, ma si può anche firmare nel sito del ministero, cioè qui, con lo SPID o CIE.

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

Dopo l'Ambasciatore sono intervenuti alcuni astanti per domande e considerazioni sistemiche. E' anche intervenuto un avvocato che, nel raccontare il suo percorso di consapevolezza, si è anche commosso coinvolgendo nella sua emozione lo stesso Scapini, dimostratosi persona sensibile e di grande umanità.

Poi, ho parlato io.

Sono sicura che i miei amici di partito si saranno preoccupati di un mio eventuale lungo eloquio, pensando "chissà che dice questa, ora si porta la testa...".

Invece io ho solo raccontato un breve stralcio del diario giornaliero di guerra di mio padre che ho travato qualche giorno fa a casa mia, rovistando e sistemando roba.

Eccolo:

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8 settembre 1943 :
Alle ore 20:30 la radio annuncia che l'Italia aveva aderito all'armistizio e che la guerra era terminata. Grande giubilo e tristezza da parte di tutti noi. Gli ufficiali sono costretti ad intervenire per calmare i soldati. Si aspettano intanto ordini. Si va a dormire senza ricever ancora nessuna notizia.

  9-10-11-12-13-14-15-16 settembre : resoconti giornalieri di grande confusione.


Poi, dal diario del giorno 17 settembre 1943, accadde questo:
..... Alle 21:30 viene fatta l'adunata. Entrano dentro il campo d'aviazione carri corazzati e auto con mitragliatori e tedeschi. Veniamo circondati. Un capitano italiano, passato con i tedeschi, tiene un discorso in cui ci obbligava ad aderire per combattere a fianco dei tedeschi o, diversamente, venivamo considerati dei traditori.
Due ufficiali escono fuori dalle file e apertamente dichiarano che loro mantenevano fede al giuramento fatto al Re e perciò non potevano essere considerati traditori.
Nessuno voleva aderire.
Quando i tedeschi si accorsero che con le buone non ottenevano niente fecero uscire dalle file alcuni sottufficiali e soldati e li misero da parte. Se li portarono via subito dopo, insieme ad altri tre ufficiali. Rotte le righe, fecero rimanere solo quei soldati che assolutamente non volevano combatter con i tedeschi.
Fu una nottata terribile. Si era in pensiero per la sorte dei colleghi portati via. Tutta la notte fummo circondati dei tedeschi che da quel momento non ci lasciarono più.
L'indomani si seppe che tutti i trentacinque uomini, compresi gli ufficiali, erano stati fucilati dai tedeschi dietro l'ospedale militare di Corizza.

 ----------------- QUESTA E' LA GUERRA ---------------

Che comunque è finita con l'epilogo felice, per mio padre e quindi anche per me.
27 giugno 1945 :
Si viaggia tutta la notte, adagio adagio, e solo verso le 14 del pomeriggio si arriva a Villa S.Giovanni. Alle 18 si passa lo Stretto di Messina e ale 19 si arriva a Catania.
....
Alle 23 sono a casa e finalmente riabbraccio mia madre. Prima di andare a letto faccio un bagno e mangio.
28 giugno 1945:
Mi alzo alle 11.30, mangio e poi esco. Passo da mio cugino Orazio e poi vado da Melina. Sto da Melina fino alle 23.
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Melina sarà mia madre.

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Non sono riuscita a non commuovermi leggendo e poi ho saputo che questa emozione, fino alle lacrime, è stata condivisa con molti presenti, che mi hanno dopo pure ringraziato della preziosa testimonianza storica. 

Storia di tutti, e storia mia, della mia famiglia.

Dopo siamo andati a pranzo e, caso volle, sono seduta accanto a Scapini, con Leonardo di fronte. Piacevole dialogo, ascoltando il racconto della sua esperienza diplomatica ultradecennale in paesi non proprio tranquilli dal punto di vista della convivenza civile e della sicurezza. E abbiamo anche discusso di politica, di sociologia, e di filosofia, discipline intellettuali che personalmente mi spingono, forse, ad essere carismaticamente attraente.

Alla fine, dopo il prezioso spunto di Leonardo che ci ha spiegato del suo essere capace di "percezione aumentata" concentrandosi anche sugli oggetti più semplici, a me è venuto in mente una "illustrazione acustica" che mi aveva pure commosso, la mattina prima ascoltando un video YouTube durante la colazione. Riguardava il senso della vita, che è quello che tutti non ricerchiamo, forse fino alla morte.

E' tratto da un libro di Thich Nhat Hanh, La pace è ogni passo.

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Un giorno d’autunno mi trovavo in un parco, assorto nella contemplazione di una bella fogliolina a forma di cuore. Era rossiccia, quasi sul punto di staccarsi dal ramo. Rimasi a lungo in sua compagnia, rivolgendole molte domande.....
Ho chiesto alla foglia se aveva paura dell’autunno, di veder cadere le sue compagne. E la risposta è stata: “No. Per tutta la primavera e l’estate ho vissuto pienamente. Ho fatto del mio meglio per nutrire l’albero, e adesso una gran parte di me è lì. Questa forma non mi racchiude interamente. Io sono anche l’albero, e una volta tornata alla terra continuerò a nutrirlo. Perciò non mi preoccupo. Quando lascerò questo ramo, volteggiando nell’aria lo saluterò e gli dirò: “Arrivederci a presto”.
Quel giorno soffiava il vento; dopo un po’, vidi la foglia abbandonare il ramo e lasciarsi cadere a terra in una danza gioiosa, perché cadendo già si vedeva nell’albero. Era davvero felice. Chinai il capo in segno di rispetto, perché sapevo di avere molto da imparare da lei.

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Metafora del senso della vita, la foglia sembra suggerirci che questo senso non coincide con la  sua forma, ma con la sua funzione e con ciò che essa continua a nutrire anche dopo il distacco. 

Quindi noi dobbiamo - cioè abbiamo il dovere -  ESSERE quello che la natura, la nostra stessa storia, ci ha portato a divenire, fisicamente, intellettualmente, anche ideologicamente, fino a staccarci dal nostro "picciolo" corporeo per poi danzare nel vento di altri piani esistenziali.

A Scapini la citazione è piaciuta ed ha pure trascritto il nome dell'autore.

La sera

La sera vado da Rossella, che mi ha invitato ad un incontro durante il quale un suo amico psicologo, analista, ci parlerà del sogno. Argomento che,  come da lui stesso affermato, non può che essere affrontato in modo superficiale, viste le implicazioni oltre che psicologiche, neurofisiologiche, mitologiche, esoteriche, e anche mistiche, volendo.

La disamina sull'argomento ha anche sfiorato queste implicazioni che ho citato, ma senza addentrarsi troppo per prudenza perché - mi è sembrato -  il terreno dialogico poteva diventare forse un po' accidentato per la accettazione più o meno materialistica o spiritualistica degli astanti.

Alla fine  destando, forse, le solite preoccupazioni sul mio dire (ingiuste a mio avviso) ho fatto questa domanda, che mi premeva, perché è tra le domande che mi sono posta nelle ricerche che a volte perseguo, così estemporaneamente. Un esempio è in  questo post di questo blog.

 https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2025/11/discussione-complicata-sul-tempo-di.html

Domanda :

Qualcuno mi pare abbia detto : "Sognare equivale a rovistare nell'immondizia della memoria ". Quindi, se fosse così, per capirne di più, dovremmo chiarirci cos'è la memoria. Anzi dove risiede la memoria visto che esiste  anche una memoria di specie, questo inconscio collettivo che ci ha illustrato ? E' un mistero ?

Non ho avuto risposta. 

Credo proprio per quella prudenza nell'addentrarsi in territori della conoscenza (non della comprensione) che, cozzando spesso con il senso comune, sono impraticabili in un contesto amicale di persone mature, intelligenti ma con solide convinzioni e forsanche - peggio - stabili credenze.

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Mangio, bevo, ringrazio Rossella della sua solita impeccabile ospitalità, e torno a tarda sera dall'unico essere vivente che, sicuramente, mi ama.