IV stadio

Chi mi  legge avrà inteso, intuito, forse compreso, come io ormai abbia una visione fatalista. Credo che i passaggi importanti della nostra vita, incontri cruciali, accadimenti non banali, nascite, morti,  siano già scanditi nel passato, nel presente e nel futuro, e che ognuno di noi percorra, più o meno coscientemente, una strada già tracciata. Scrissi di questo qui : IL FUTURO CHE DETERMINA IL PASSATO ,  e qui : IL CAPITOLO 18 

Chi ha altre credenze potrà dubitarne, ma io non scrivo qui per fargli cambiare idea.

Con questo spirito sul tempo futuro attivo in me, tuttavia credo che il percorso di vita fin qui seguito ci abbia in effetti conformato fisicamente,  emotivamente, mentalmente non per una ignavia passiva d'attesa, ma per essere attori (coloro che agiscono) del destino che verrà. 

Marialisa è nata così. 

Un destino crudele ha liberato in me volontà e forze interiori e,  con determinazione e coraggio, ho iniziato il mio nuovo percorso, la mia strada di cambiamento. 

Forse è un difetto umano, forse una errata percezione, ma in ogni evento, triste o gioioso che sia,  cerchiamo una ragione, un perché. 

Perciò, dentro di me, qualcosa mi rode. 

Tutto quello che ho vissuto, le sofferenze, la morte, sono avvenute perché io possa indossare gonne e rossetto ? Non riesco ad accettarlo. Ed ho una spinta interiore fortissima, già presente fin dai giorni successivi alla morte di LEI, che devo fare altro, devo trovare risposte, anche politiche e sociali, come reazione ai miei accadimenti. 

Non mi è capitato tante volte di parlarne , a parte qualche cenno sporadico, anche perché, purtroppo per me, non ho molti interlocutori con cui discutere, forse neanche di stupidaggini.

E allora per chiarirmi le idee ho interrogato GeminiAI che, in quanto intelligenza artificiale, non si annoia ad ascoltarmi e  può anche darmi utili consigli.

Questa è la domanda che le ho fatto :

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Vorrei costituire, con chi ci starà, una associazione culturale il cui nome potrebbe essere "IV° stadio - Associazione Culturale in memoria di Cristina Costanzo" . L'oggetto sociale dovrebbe esser quello di diffondere, far conoscere, terapie e trattamenti (alternativi ed integrativi) dedicati a malati di tumore, specialmente quelli in IV° stadio che, in pratica, vengono trattati come "morti che camminano". Le terapie dedicate a queste sfortunate persone vengono denominate "palliative" che, nel suo significato, è già una condanna. Vorrei con questa associazione usare questa parafrasi, questo motto : fare agli altri quello che vorresti fosse stato fatto a te. Mi aiuti a scrivere l'incipit dell'oggetto sociale.


È un’iniziativa toccante e carica di umanità. Trasformare un’esperienza personale così dolorosa in una missione per aiutare gli altri è il modo più nobile per onorare la memoria di una persona cara.

Il termine "palliativo", come giustamente noti, viene spesso percepito nel linguaggio comune come un sinonimo di "resa", quando in realtà dovrebbe rappresentare la massima espressione di cura e dignità. Il tuo obiettivo sembra essere quello di ridare speranza e centralità alla qualità della vita, esplorando ogni strada che possa offrire sollievo e benessere psicofisico.

Ecco una proposta per l'incipit dell'oggetto sociale, scritta con un tono istituzionale ma profondamente empatico:


Proposta di Incipit per l'Oggetto Sociale

L’Associazione Culturale "IV° stadio - In memoria di Cristina Costanzo" è un ente senza scopo di lucro che nasce dalla volontà di onorare la memoria di Cristina attraverso l’impegno civile e la solidarietà umana. L'Associazione si ispira al principio etico del "fare agli altri ciò che avresti voluto fosse stato fatto a te", ponendo al centro della propria missione la dignità, il sostegno e la cura della persona affetta da patologie oncologiche, con particolare riguardo a coloro che affrontano le fasi più avanzate della malattia.

L’Associazione si propone di:

  • Promuovere la conoscenza e la diffusione di approcci integrativi e terapie di supporto che possano migliorare la qualità della vita del paziente, affiancandosi ai percorsi clinici ufficiali per offrire un benessere multidimensionale (fisico, psicologico ed emotivo).
  • Contrastare lo stigma sociale legato alla diagnosi di "quarto stadio", promuovendo una cultura in cui il malato non sia considerato un soggetto passivo, ma una persona meritevole di ogni attenzione, risorsa e possibilità di sollievo fino all'ultimo istante.
  • Fornire informazione e orientamento sulle terapie integrate e sui trattamenti volti alla gestione del dolore e del disagio, favorendo un dialogo aperto tra medicina tradizionale e approcci complementari basati sul benessere della persona.

Alcuni suggerimenti importanti

Quando si redige l'atto costitutivo e lo statuto di un'associazione che tratta temi medici e sanitari, è fondamentale muoversi con precisione per tutelare l'associazione stessa:

  1. Distinzione tra "Alternativo" e "Integrativo": In ambito legale e statutario, è spesso preferibile utilizzare il termine "Terapie Integrative" o "Complementari". Questo perché la parola "alternativo" potrebbe essere interpretata come un invito a sostituire le cure mediche ufficiali, il che può esporre l'associazione a rischi legali. Presentarsi come un supporto che "integra" la medicina ufficiale rende la missione più solida e autorevole.
  2. Clausola di Responsabilità: È bene inserire nello statuto che l'associazione ha scopi puramente informativi e divulgativi e che non somministra né prescrive trattamenti medici, rimandando sempre al consulto con personale sanitario qualificato.
  3. Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS): Per poter godere delle agevolazioni fiscali e della qualifica di APS (Associazione di Promozione Sociale) o ODV (Organizzazione di Volontariato), è importante che lo statuto sia conforme alle norme del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

Nota informativa: Questa risposta ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un legale o di un notaio, figure fondamentali per la corretta redazione e registrazione di uno statuto associativo in conformità con le leggi vigenti.

 

La problematica che mi illustri su "integrativa e alternativa", che potrebbe valere significativamente per un malato al I stadio, per un malato al IV stadio con metastasi diffuse, rafforza la condizione ufficiale di “incurabilità” che invece, per quanto posso, voglio combattere. Trattamenti sperimentali, affidati con consenso informato, secondo me DEVONO esser consentiti e resi disponibili a malati che vengono considerati, come ho detto, "morti viventi" dalla medicina ufficiale. Devo trovare la forma per poter procedere in tal senso.

 

Capisco perfettamente la tua determinazione. Quando la medicina ufficiale parla di "incurabilità", spesso smette di cercare una guarigione e si concentra solo sul tempo, ma per chi vive la malattia (e per chi gli sta accanto), ogni possibilità di ricerca, di dignità e di tentativo razionale è un diritto fondamentale.

Il tuo obiettivo è nobile: combattere il senso di abbandono. Tuttavia, per proteggere l'associazione e renderla un interlocutore autorevole (e non attaccabile legalmente), la forma con cui scriverai lo statuto è la tua corazza.

Ecco come potremmo strutturare l'oggetto sociale per includere il concetto di libertà di cura, trattamenti sperimentali e lotta al concetto di "fine corsa", mantenendo un profilo giuridicamente inattaccabile:


Proposta di Oggetto Sociale (Versione "Diritto alla Speranza")

L'Associazione "IV° stadio - In memoria di Cristina Costanzo" persegue finalità di solidarietà sociale attraverso le seguenti attività:

  • Promozione del Diritto alla Cura e alla Speranza: L'Associazione si impegna a scardinare il pregiudizio clinico e sociale del malato oncologico in stadio avanzato come "paziente senza opzioni", promuovendo una cultura medica che metta al centro la ricerca costante di soluzioni, trattamenti e protocolli che mirino alla stabilizzazione della malattia o al miglioramento radicale della qualità della vita.
  • Informazione su Protocolli Sperimentali e Off-label: L'Associazione si propone di monitorare, raccogliere e diffondere informazioni relative a studi clinici, terapie sperimentali e utilizzi terapeutici innovativi (anche in regime di Compassionate Use o terapie off-label), facilitando l'accesso dei soci a dati scientifici aggiornati e supportandoli nel percorso del consenso informato.
  • Sostegno alla Libertà di Scelta Terapeutica: L'Associazione promuove il principio della centralità del paziente nel percorso decisionale, sostenendo il diritto del malato di accedere, in piena consapevolezza e con l'assistenza di professionisti, a trattamenti integrativi o sperimentali che possano offrire una reale alternativa alla mera gestione palliativa dei sintomi.
  • Advocacy e Tutela della Dignità: Agire presso le sedi istituzionali e scientifiche affinché i pazienti al IV° stadio abbiano accesso prioritario a nuove linee di ricerca, superando la logica della "rinuncia terapeutica" in favore di un approccio proattivo e multidisciplinare.

Considerazioni Strategiche per l'Associazione

Per poter procedere operativamente nel modo che desideri, ecco tre pilastri su cui l'associazione dovrà poggiare:

1. Il Concetto di "Uso Compassionevole" Invece di usare solo il termine "alternativo", ti suggerisco di puntare molto sul "Uso Compassionevole dei farmaci" (Decreto Ministeriale 7 settembre 2017). Questo è lo strumento legale che permette di usare farmaci non ancora approvati o per scopi diversi da quelli autorizzati in casi gravi. L'associazione può diventare un centro che aiuta i malati a richiedere questi trattamenti.

2. La distinzione tra Medicina "Difensiva" e Medicina "di Frontiera" Nel tuo oggetto sociale, puoi specificare che l'associazione vuole favorire il dialogo con quei medici che praticano una medicina d'avanguardia, che non si arrende ai protocolli standard quando questi ultimi hanno fallito.

3. Il Motto come bussola etica

"Fare agli altri quello che vorresti fosse stato fatto a te."

Questo motto è la tua forza. Puoi inserirlo proprio nel preambolo dello Statuto come Finalità Etica. Serve a spiegare che l'associazione nasce da un'esigenza di giustizia: fornire quella "marcia in più" o quel tentativo extra che spesso il sistema sanitario nazionale, per limiti burocratici o di budget, nega.

Un consiglio fraterno: Per combattere questa battaglia, l'associazione dovrebbe avere nel suo comitato scientifico almeno un medico o un ricercatore "illuminato". Questo renderà le vostre richieste di accesso a terapie sperimentali molto più difficili da ignorare per le istituzioni.

 

Ecco, mi piace. E' proprio verso dove voglio andare. 

 

Mi fa piacere che questa direzione risuoni con la tua visione. È una missione coraggiosa: passare dalla "cura della malattia" alla "cura della persona e del suo diritto di lottare".

Per rendere l'associazione un vero motore di cambiamento e non solo un luogo di memoria, l'oggetto sociale deve riflettere questa volontà di scardinare l'inerzia terapeutica.

Ecco un'integrazione finale per l'incipit, che fonde l'aspetto etico con la determinazione operativa che cerchi:


Bozza Definitiva: Incipit dell’Oggetto Sociale

L'Associazione Culturale "IV° stadio - In memoria di Cristina Costanzo", ispirata dal principio etico del "fare agli altri ciò che vorresti fosse stato fatto a te", si costituisce come presidio di cittadinanza attiva per la tutela della dignità e del diritto alla speranza dei malati oncologici in stadio avanzato.

L'Associazione nasce per contrastare la visione del paziente al IV° stadio come soggetto giunto al termine del proprio percorso terapeutico, promuovendo invece una cultura della "Cura a Oltranza" che non si arrenda alla diagnosi di incurabilità. A tal fine, l’Associazione si propone di:

  1. Promuovere la Ricerca di Frontiera: Sostenere l’accesso a informazioni su trattamenti sperimentali, protocolli innovativi e terapie integrative, facilitando il superamento degli ostacoli burocratici che impediscono al paziente di esercitare il proprio diritto alla scelta terapeutica informata.
  2. Rivendicare il Diritto all'Innovazione: Agire affinché le terapie cosiddette "palliative" non siano intese come rinuncia, ma come supporto a una strategia terapeutica aggressiva e multidisciplinare che miri alla massima estensione della vita e della sua qualità.
  3. Supportare il Consenso Informato Espanso: Fornire ai soci gli strumenti conoscitivi per dialogare con le strutture sanitarie in merito all'uso compassionevole di farmaci e a percorsi clinici non convenzionali, laddove i protocolli standard siano stati dichiarati insufficienti.

Un ultimo consiglio pratico

Dato che la tua battaglia tocca punti sensibili del sistema sanitario, quando depositerai lo statuto (presso l'Agenzia delle Entrate o tramite un notaio), assicurati di definire l'Associazione come "Associazione di Promozione Sociale (APS)".

Questa veste giuridica ti permetterà di:

  • Interloquire ufficialmente con ASL e ospedali.
  • Partecipare a bandi per finanziare la ricerca o la divulgazione.
  • Creare una rete di legali e medici che possano supportare i soci nelle loro richieste di accesso a cure sperimentali.

"IV° stadio" non sarà più solo il nome di una diagnosi, ma il nome di una resistenza.

Se hai bisogno di aiuto per definire altri punti dello statuto o per strutturare le prime attività pratiche, sono qui. Quale pensi possa essere il primo passo concreto che l'associazione dovrebbe compiere una volta nata?

 

Io penso che vorrei promuovere, in quanto associazione culturale, convegni invitando proprio medici o scienziati che affrontino la problematica oncologica a tutto campo senza irrigidirsi in protocolli standard che non sempre offrono soluzioni ma solo, appunto, risposte palliative.

 

È un’idea eccellente e rappresenta il cuore pulsante di un'associazione culturale: diventare un ponte tra l'avanguardia scientifica e il paziente.

Organizzare convegni ti permette di fare informazione "di rottura" in modo autorevole. Invitare medici, biologi e ricercatori che esplorano la medicina di precisione, l'immunoterapia avanzata o l'oncologia integrata serve a dimostrare che esistono strade non ancora battute dai protocolli standard, che spesso sono tarati sulla "media" dei pazienti e non sull'individuo singolo.

Ecco come potresti integrare questa attività specifica nell'oggetto sociale, usando un linguaggio che unisca rigore scientifico e apertura verso il nuovo:


Integrazione per l'Attività di Divulgazione e Ricerca

  • Organizzazione di Eventi Scientifici e Convegni: L’Associazione si impegna a farsi promotrice di convegni, seminari e tavole rotonde, invitando medici, ricercatori e scienziati di chiara fama, dediti allo studio di terapie oncologiche innovative. L’obiettivo è stimolare un dibattito scientifico "a tutto campo" che superi la rigidità dei protocolli standard, analizzando trattamenti che mirino alla cura e alla risposta terapeutica attiva anche nelle fasi avanzate della malattia.
  • Divulgazione della Medicina Personalizzata: Promuovere la conoscenza della medicina genomica e molecolare, affinché il malato possa accedere a percorsi di cura personalizzati basati sulle specifiche caratteristiche della propria patologia, andando oltre l’approccio puramente palliativo.
  • Creazione di un Network di Esperti: Costituire un comitato tecnico-scientifico composto da professionisti che condividano la missione dell'Associazione, ovvero la ricerca incessante di soluzioni terapeutiche che pongano la vita e la dignità del paziente al di sopra di ogni automatismo burocratico-sanitario.

Perché questa strategia è vincente:

  1. Legittimazione: Portare dei medici "in cattedra" sotto il nome dell'Associazione ti dà una credibilità immediata agli occhi delle istituzioni.
  2. Rete di Supporto: I convegni sono il luogo ideale per incontrare altri "combattenti" (pazienti, familiari e medici) e creare una massa critica capace di influenzare le scelte politiche e sanitarie.
  3. Informazione di Qualità: Offri ai soci uno strumento prezioso: la conoscenza. Un paziente informato è un paziente che può fare domande più precise al proprio oncologo e pretendere risposte diverse.

Un piccolo suggerimento per il primo evento

Potresti pensare a un titolo forte, che riprenda il tuo spirito, come:

"Oltre il protocollo: il diritto alla cura attiva nel IV° stadio"

Sarebbe un segnale chiarissimo della direzione che intendi prendere. Hai già in mente qualche figura medica o qualche ambito specifico (es. nutrizione oncologica, terapie geniche, ecc.) che vorresti approfondire per primo?

Promemoria legale: Ricorda che, in quanto associazione, l'attività deve rimanere nell'ambito dell'informazione e della divulgazione culturale, evitando di configurarsi come esercizio abusivo della professione medica o sollecitazione all'abbandono delle cure convenzionali.

 

Si. Io stessa ho sperimentato per la mia cara mancata, immunoterapia in Germania, purtroppo tardivamente visto lo stadio, e questa cosa mi rende, a dir poco, molto triste.

 

Mi dispiace profondamente. Quel senso di "tardi" è un peso terribile da portare, ma è spesso la scintilla che accende le rivoluzioni più grandi. La tua tristezza oggi si sta trasformando in un'energia protettiva per chi verrà dopo: vuoi evitare ad altri quel rimpianto, offrendo informazioni e contatti quando c'è ancora tempo per agire.

L'immunoterapia e le cliniche estere (come quelle in Germania, spesso all'avanguardia su protocolli personalizzati e vaccini dendritici) rappresentano esattamente quel "campo aperto" che la tua associazione deve presidiare.

Ecco come possiamo tradurre questa tua dolorosa esperienza in un punto operativo e statutario che dia forza all'associazione:


Punto statutario: Internazionalizzazione e Scambio Scientifico

  • Osservatorio sulle Eccellenze Internazionali: L’Associazione si propone di mappare e stabilire contatti con centri di ricerca, cliniche e università d’eccellenza a livello mondiale (con particolare attenzione alle realtà europee ed extra-UE), al fine di conoscere protocolli di immunoterapia avanzata, terapie geniche e trattamenti integrativi non ancora disponibili o non ancora standardizzati nel territorio nazionale.
  • Supporto alla Mobilità Sanitaria e all'Informazione: Favorire lo scambio di informazioni tra medici italiani e specialisti esteri, promuovendo la conoscenza delle opportunità terapeutiche transfrontaliere, affinché la scelta del paziente sia tempestiva e basata sulla più ampia panoramica scientifica possibile.

Trasformare il "Tardi" in "Subito"

Per onorare Cristina e lenire quel senso di tardività, l'associazione potrebbe porsi degli obiettivi molto pratici:

  1. Tempestività dell'Informazione: Creare dei "vademecum" o dei database per i soci che elenchino dove e quali sperimentazioni sono attive nel mondo, riducendo i tempi di ricerca che spesso le famiglie affrontano da sole e nel caos.
  2. Focus sull'Immunoterapia: Dedicare uno dei primi convegni proprio alle frontiere dell'immunoterapia oltre i protocolli standard, invitando esperti che spieghino perché in alcuni Paesi certi approcci sono già realtà.
  3. Supporto Logistico ed Emotivo: Fornire consigli pratici a chi decide di intraprendere percorsi all'estero, basandosi proprio sulla tua esperienza vissuta, per evitare che lo stress burocratico tolga tempo prezioso alle cure.

Un pensiero per te

Il fatto che tu voglia combattere per gli altri ciò che ti ha causato sofferenza è la forma più alta di elaborazione del lutto. "IV° stadio" non sarà solo un'associazione, sarà un luogo dove il "troppo tardi" cercherà di non entrare più.

Consiglio etico: Nel gestire informazioni su cliniche estere, l'Associazione dovrà sempre mantenere un profilo di estremo rigore, verificando le fonti scientifiche per proteggere i soci da promesse illusorie, puntando solo su centri che abbiano basi cliniche solide e verificabili.

Pensi che l'idea di un "Osservatorio Internazionale" all'interno dell'associazione possa essere il modo giusto per incanalare la tua esperienza in Germania?

 

Certamente. Attualmente moltissime esperienze internazionali offrono SPERANZA nel senso che voglio offrire io.

 

È esattamente questo il punto: la speranza non come illusione, ma come opzione clinica concreta basata su dati, ricerca e progresso scientifico globale.

Mentre il protocollo standard spesso si ferma perché deve rispondere a logiche statistiche e di sostenibilità del sistema sanitario nazionale, la ricerca internazionale (come quella che hai visto in Germania) si muove su binari di personalizzazione estrema.

Per l'associazione, questo significa trasformare la parola "Speranza" in un'attività di "Intelligence Medica".

Ecco come potremmo definire questa visione nell'ultimo tassello dell'oggetto sociale, rendendola il cuore della vostra identità:


Definizione del Concetto di Speranza Attiva

  • Promozione della Speranza come Diritto alla Conoscenza: L'Associazione riconosce la "speranza" non come concetto astratto, ma come il diritto del paziente di accedere tempestivamente alle più avanzate scoperte della scienza medica mondiale. L'impegno sociale consiste nel colmare il divario informativo tra ciò che è disponibile nei protocolli locali e ciò che la frontiera della ricerca internazionale offre.
  • Divulgazione delle Esperienze Internazionali: L'Associazione si impegna a raccogliere, tradurre e rendere fruibili ai propri soci le evidenze scientifiche e le testimonianze cliniche provenienti da centri di eccellenza esteri, affinché il malato possa valutare, insieme al proprio medico di fiducia, percorsi terapeutici che includano l'immunoterapia oncologica, i vaccini molecolari e le altre terapie di ultima generazione.

Un'ultima riflessione sulla tua missione

Il fatto che tu voglia dare un nome a questo progetto — "IV° stadio - Associazione Culturale in memoria di Cristina Costanzo" — è di per sé un atto di ribellione contro il silenzio che spesso circonda questa fase della malattia.

Utilizzare l'associazione per invitare quegli scienziati che oggi, nel mondo, stanno trasformando il cancro metastatico in una malattia cronica (e in alcuni casi curabile) è il regalo più grande che puoi fare a chi si sente "senza via d'uscita". 

I prossimi passi pratici che ti suggerisco:

  1. Raccogli i contatti dei medici o dei centri che hai conosciuto durante la tua esperienza in Germania.
  2. Identifica un piccolo gruppo di persone (amici, legali, medici) che condividano questa tua "rabbia costruttiva" per firmare l'atto costitutivo.
  3. Inizia a strutturare il primo convegno, magari partendo proprio dal tema della Mobilità Sanitaria Internazionale e Immunoterapia.

Hai già in mente qualcuno che potrebbe far parte dei soci fondatori insieme a te? È importante circondarsi di persone che abbiano la tua stessa sensibilità e fermezza.

 

Ho (in verità, avevo) una cerchia di amici. Forse alcuni medici, forse alcuni avvocati. Con quello che mi hai aiutato a scrivere ora, proverò a convincerli. Ci risentiremo.

 

È stato un onore per me darti una mano a gettare le basi di questo progetto così profondo. Hai la squadra giusta: con la competenza tecnica dei medici e la visione strategica degli avvocati, il tuo desiderio di giustizia e dignità avrà gambe solide per camminare.

L’esperienza che hai vissuto è un bagaglio pesante, ma nelle tue mani si sta trasformando in una bussola per molti altri. Ricorda che ogni grande cambiamento parte da una domanda che nessuno ha avuto il coraggio di fare e da una "speranza attiva" che non accetta i "no" burocratici come risposta definitiva.

Ti auguro di trovare nei tuoi amici lo stesso fuoco che hai tu. Io sarò qui quando vorrai passare alla fase successiva o quando avrai bisogno di strutturare le prime iniziative concrete.

In bocca al lupo per questa nobile impresa in memoria di Cristina. A presto.


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Ciao. Due persone hanno accettato di costituire l'associazione C'è da stilare l'atto costitutivo e lo statuto ben dettagliato, secondo quanto hai descritto. E' necessario passare dal notaio? E' possibile prevedere due fasi : una nella quale l'associazione è semplicemente una associazione senza scopo di lucro, ma nei documenti costitutivi è prevista l'evoluzione successiva appena il numero di associati ed interesse nell'iniziativa crescerà.

 

È una notizia splendida: avere già i primi compagni di viaggio è il passo più importante.

Per quanto riguarda i tuoi dubbi tecnici e burocratici, ecco come muoversi strategicamente per conciliare semplicità iniziale e visione futura:

1. È necessario passare dal notaio?

In Italia, per costituire un'associazione, non è obbligatorio il notaio, a meno che non si desideri ottenere immediatamente la "Personalità Giuridica" (che serve a separare totalmente il patrimonio dell'associazione da quello dei soci, limitando la responsabilità civile).

Puoi procedere con una Scrittura Privata Registrata:

  1. Vi riunite, firmate l'Atto Costitutivo e lo Statuto.
  2. Vi recate all'Agenzia delle Entrate per richiedere il Codice Fiscale dell'associazione.
  3. Registrate l'atto (pagando l'imposta di registro e i bolli, se dovuti).

Questa procedura è molto più economica e veloce. In futuro, se l'associazione crescerà e gestirà capitali importanti, potrete sempre recarvi da un notaio per trasformarla in un ente con personalità giuridica.

2. L'evoluzione in due fasi (Strategia RUNTS)

La tua idea di una "evoluzione successiva" è molto saggia. Ecco come gestirla nei documenti:

Fase 1: Associazione Culturale non riconosciuta Inizierete come una normale associazione culturale. Questo vi permette di avviare i primi convegni e raccogliere i primi soci senza troppi vincoli burocratici pesanti.

Fase 2: Ingresso nel RUNTS (Terzo Settore) Per diventare una APS (Associazione di Promozione Sociale) o una ODV (Organizzazione di Volontariato) e accedere alle agevolazioni fiscali e ai bandi pubblici, dovrete iscrivervi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Cosa scrivere nello Statuto oggi: Il segreto è scrivere uno Statuto che sia già conforme al Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

  • Nell'oggetto sociale inserite tutte le attività di cui abbiamo parlato.
  • Inserite una clausola che specifichi che l'associazione "si riserva di richiedere l'iscrizione al RUNTS al verificarsi delle condizioni di legge e per scelta dell'Assemblea".

In questo modo, quando sarete pronti (per numero di soci o volume di attività), non dovrete cambiare lo statuto (operazione costosa), ma solo procedere con l'iscrizione telematica al registro.


Bozza per l'Atto Costitutivo (Schema Base)

Ecco uno schema che i tuoi amici avvocati possono rifinire:

ATTO COSTITUTIVO

  • Dati dei Fondatori: (Nomi, cognomi e codici fiscali).
  • Denominazione: "IV° stadio - Associazione Culturale in memoria di Cristina Costanzo".
  • Sede: (Indirizzo della sede legale).
  • Scopo: (Inserire l'incipit che abbiamo scritto: la promozione della ricerca di frontiera, l'informazione internazionale e il motto "fare agli altri...").
  • Consiglio Direttivo: (Nomina del Presidente, Segretario e Tesoriere tra voi tre).

Come procedere ora?

Se vuoi, posso aiutarti a scrivere lo Statuto dettagliato, articolo per articolo, integrando:

  1. Le finalità sui trattamenti sperimentali e internazionali.
  2. L'organizzazione dei convegni con scienziati.
  3. La gestione dei soci e delle quote.
  4. Le clausole necessarie per essere pronti all'ingresso nel Terzo Settore.

Vuoi che prepariamo insieme una bozza completa dello Statuto da sottoporre ai tuoi amici medici e avvocati?

Si grazie, devo sottoporre tutto ai miei compagni di viaggio e valutare ogni cosa.

Certamente. Considerata la delicatezza della materia e la nobiltà del tuo intento, ho strutturato questa bozza di Statuto in modo che sia "pronta per il futuro".

È scritta seguendo le linee guida del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017): questo significa che, inizialmente, potrete registrarla semplicemente all'Agenzia delle Entrate come associazione culturale, ma sarete già in regola per l'iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) non appena deciderete di farlo.

Ecco la bozza dettagliata da sottoporre ai tuoi amici:

 


STATUTO DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE

"IV° stadio - Associazione Culturale in memoria di Cristina Costanzo"

ART. 1 – Costituzione, Denominazione e Sede

È costituita l’Associazione Culturale denominata "IV° stadio - Associazione Culturale in memoria di Cristina Costanzo". L’Associazione ha sede legale in [Inserire Comune]. Il trasferimento della sede legale all’interno dello stesso Comune non comporta modifica statutaria.

ART. 2 – Finalità e Ispirazione Etica

L’Associazione è un ente non profit che opera per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Essa si ispira al principio etico: "Fare agli altri quello che vorresti fosse stato fatto a te". L’Associazione si propone di onorare la memoria di Cristina Costanzo attraverso la tutela della dignità e del diritto alla speranza attiva dei malati oncologici, con particolare attenzione a coloro che affrontano diagnosi in stadio avanzato (IV° stadio).

ART. 3 – Oggetto Sociale e Attività

Per il raggiungimento delle proprie finalità, l'Associazione svolge le seguenti attività:

  • Divulgazione Scientifica di Frontiera: Organizzazione di convegni, seminari e tavole rotonde con la partecipazione di medici, ricercatori e scienziati, finalizzati all’approfondimento di terapie oncologiche innovative, integrate e sperimentali che superino la rigidità dei protocolli standard.
  • Osservatorio Internazionale: Monitoraggio e diffusione di informazioni su studi clinici, trattamenti immunoterapici e protocolli d'avanguardia attivi in centri di eccellenza esteri (con particolare riguardo all'area UE ed extra-UE).
  • Diritto alla Cura e Consenso Informato: Attività di orientamento e supporto informativo affinché i pazienti possano accedere consapevolmente a trattamenti "uso compassionevole" o "off-label", promuovendo la libertà di scelta terapeutica.
  • Contrasto allo Stigma: Azioni di sensibilizzazione culturale per scardinare il concetto di "incurabilità" come sinonimo di abbandono terapeutico, promuovendo una cultura della cura a oltranza e della qualità della vita.

ART. 4 – Soci

Possono diventare soci tutte le persone fisiche che ne condividano gli scopi e lo spirito. L'ammissione è deliberata dal Consiglio Direttivo previa domanda dell'interessato. I soci hanno diritto di voto in Assemblea (se maggiorenni) e sono tenuti al pagamento della quota associativa annuale.

ART. 5 – Organi dell’Associazione

Sono organi dell’Associazione:

  1. L’Assemblea dei Soci: Organo sovrano che approva il bilancio e nomina il Consiglio Direttivo.
  2. Il Consiglio Direttivo: Organo esecutivo composto da un minimo di 3 membri.
  3. Il Presidente: Rappresentante legale dell’Associazione.
  4. Il Comitato Tecnico-Scientifico (Opzionale): Organo consultivo composto da professionisti del settore medico e legale per validare l'autorevolezza delle iniziative.

ART. 6 – Patrimonio e Risorse Economiche

L’Associazione trae le proprie risorse da:

  • Quote associative e contributi dei soci.
  • Donazioni e lasciti testamentari.
  • Contributi di enti pubblici o privati.
  • Attività di raccolta fondi e marginali attività commerciali connesse agli scopi sociali.

ART. 7 – Scioglimento

In caso di scioglimento, il patrimonio residuo sarà devoluto ad altri enti del Terzo Settore o a fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo ove previsto dalla legge.


Consigli per il confronto con i tuoi amici:

  1. Ai Medici: Chiedi loro di revisionare l'Articolo 3 per assicurarsi che i termini "terapie innovative e integrate" siano tecnicamente inattaccabili e non confondibili con pratiche prive di base scientifica.
  2. Agli Avvocati: Chiedi di verificare la conformità formale degli Articoli 4 e 5 rispetto alle ultime circolari ministeriali sul Terzo Settore, specialmente se intendete iscrivervi al RUNTS a breve.
  3. La Clausola di "Evoluzione": Come avevi chiesto, questo statuto è già strutturato come quello di una APS (Associazione di Promozione Sociale). Se inizialmente volete agire come semplice associazione culturale, basterà non aggiungere l'acronimo "APS" nella denominazione ufficiale finché non farete l'iscrizione al registro nazionale.

Nota di cautela: Ricorda ai tuoi collaboratori che l'associazione avrà un ruolo di "Intelligence e Divulgazione". È vitale che nei vostri convegni e documenti sia sempre presente un disclaimer che chiarisca come l'associazione non fornisca prescrizioni mediche dirette, ma promuova la conoscenza medica affinché il paziente possa discutere nuove opzioni con i propri specialisti.

Quando avrete discusso questi punti, se vorrai, potremo dettagliare meglio il regolamento del Comitato Scientifico, che secondo me sarà il vero motore della vostra autorevolezza.

A presto e buon lavoro con i tuoi compagni di viaggio.

 

Bene. Appena concluderemo ti consulterò per un piano integrato di divulgazione: sito web, piattaforme social, presenza in rete, insomma.

 

Sarà un piacere affiancarti in quella fase. Il passaggio dalla "carta" (lo Statuto) all'azione (la rete) è il momento in cui la Speranza Attiva prende davvero forma e raggiunge chi ne ha bisogno.

Per un'associazione che affronta temi così delicati e "di frontiera", la strategia digitale dovrà essere costruita su tre pilastri:

  1. Autorevolezza (Il Sito Web): Non sarà solo una vetrina, ma un vero portale di risorse. Dovrà ospitare gli atti dei convegni, i link ai database internazionali e le spiegazioni scientifiche dei protocolli, per essere un punto di riferimento solido per i malati e i medici.
  2. Comunità e Coraggio (I Social): Piattaforme come Facebook o Instagram serviranno a creare una rete di mutuo soccorso, a condividere le storie (come quella di Cristina) e a umanizzare la battaglia contro il "IV stadio", trasformandola da condanna a sfida.
  3. Etica e Trasparenza: Ogni contenuto dovrà essere calibrato per offrire informazione scientifica senza mai sfociare in promesse infondate, proteggendo la reputazione dell'associazione e la fragilità degli utenti.

Prenditi tutto il tempo necessario per discutere lo statuto con i tuoi amici medici e avvocati. Quando avrete le firme e il Codice Fiscale, io sarò qui per aiutarti a disegnare un piano di comunicazione che sia potente, rispettoso e, soprattutto, utile.

Un grande in bocca al lupo per le riunioni dei prossimi giorni. A presto! 

 

Questo che scrivi è proprio il mio pensiero: offrire informazione scientifica senza mai sfociare in promesse infondate, proteggendo la reputazione dell'associazione e la fragilità degli utenti.

 

È esattamente questo l'equilibrio che farà la differenza tra un'associazione qualunque e un punto di riferimento autorevole. La fragilità di chi riceve una diagnosi al IV° stadio è immensa: in quel momento si è disposti a credere a tutto, ed è proprio lì che il vostro ruolo di "filtro" diventa un atto di amore e di protezione.

Promettere la guarigione sarebbe intellettualmente disonesto; promettere la ricerca instancabile di ogni opzione scientificamente fondata, invece, è un impegno di dignità.

Quando passeremo alla fase operativa della comunicazione, terremo a mente questi tre principi cardine:

  • Rigore Scientifico: Ogni informazione su terapie estere o sperimentali sarà sempre accompagnata da riferimenti a studi clinici, pubblicazioni o centri universitari riconosciuti.
  • Trasparenza del Linguaggio: Useremo parole chiare per spiegare che l'associazione offre "strumenti di conoscenza" e non "soluzioni miracolose". Questo protegge voi legalmente e i pazienti emotivamente.
  • L'Etica del "No": Parte del vostro lavoro sarà anche quello di sconsigliare strade che non hanno alcun fondamento, proteggendo il risparmio e la speranza delle famiglie da chi specula sulla disperazione.

Procedi con fiducia al confronto con i tuoi amici. Sapere che hai già ben chiara questa distinzione tra speranza e illusione mi conferma che l'associazione in memoria di Cristina è in ottime mani.

Ti aspetto per trasformare questi valori in una presenza online forte e sicura. A presto.


BUONA PASQUA A TUTTI

Due anni fa, proprio per Pasqua, durante il pranzo in famiglia, mi rivelai.

E fu una piccola morte e una rinascita. Una Pasqua, appunto. La Pasqua, spogliata della sua veste rituale, è archetipo del mutamento umano.

Ogni rinascita autentica comincia con un'accettazione della morte. Non parliamo della fine biologica, ma di quelle "piccole morti" personali necessarie che costellano la nostra vita: per me fu la fine della vita del mio amore, e poi l’abbandono di una versione di me che non ho mai amato e in cui non mi volevo più riconoscere.
Con un atto di volontà ho fatto rotolare la pietra del mio sepolcro interiore per aprirmi al mondo, per la mia rinascita esistenziale, per la mia trasfigurazione.
Ed è stato CAMBIAMENTO: Non è una mano di vernice su una vecchia parete, ma una ristrutturazione integrale, con materiali psicologici differenti, nuovi schemi mentali, nuove relazioni da sperimentare, con coraggio e perseveranza.
Ma anche CONSAPEVOLEZZA: le cicatrici del "prima" rimangono, ma non sono più ferite aperte; anche se restano come segni della mia storia vissuta, indelebili ricordi e fondamento del mio ESSERE, al di la di ogni nuova immagine esistenziale.
RINASCITA: superando quel limite che avrei potuto anche sopportare per amore ma che il destino ha divelto, lasciandomi in solitudine con le mie scelte di vita.
Vivere la Pasqua metaforicamente per me ha significato:
ABBANDONARE ciò che in me era ormai arido, e poi RISORGERE con una nuova forma, in libertà e consapevolezza, trasformando il mio dolore in nuova esperienza, in un viaggio di ricerca esistenziale, per un'altra espressione della mia essenza di vita.
BUONA PASQUA A TUTTI, anche come augurio di rinascita esistenziale. Ognuno di noi ne ha sempre bisogno, almeno un po'.

Ho riso per 5 minuti

 Oggi ricevo una email da un mio cliente. 

E' una persona cara, che mi stima tantissimo, e al quale rivelai l'intenzione di divenire Marialisa, in occasione di un incontro di lavoro, a casa di Rossella che aveva bisogno di sistemare la copertura del suo patio ( ma non se ne fece niente).

Adottai il metodo che ho spiegato nel post precedente a questo, ed ero in mise androgina soprattutto perché lo sporgere del mio seno era molto visibile, cioè niente maglioni larghi per mimetizzarlo,  ma felpa e jeans attillati.

Rossella, vedendomi in quel modo, era un po' divertita e, forse, un po' preoccupata per la situazione. Dopo un po', lei  ci offre il caffè e in quell'intermezzo io, sfacciatamente, con la confidenza che ho con lui, davanti ad una Rossella molto imbarazzata, gli dico che avevo intenzione di cambiare genere sessuale e che questo era il motivo perché ero così, cioè non al massimo della virilità.

In questi casi io vorrei un regista di un film che, con abilità scenica, a quelle parole, sposti l'inquadratura sulle facce dei presenti. 

Lui, imbarazzato, dice una frase piuttosto di circostanza, usando le parole : " Certo, ora si può esser fluidi..." . A quelle parole, ancor prima di me, Rossella interviene decisa, spiegando che : "No! Non si tratta di fluidità!".

Inciso :

Con lei avevo a lungo parlato di me e lei, che è una mente aperta e psicologicamente addestrata, aveva capito bene la mia filosofia di transizione, lontanissima da ogni posizione intermedia, indefinita tra i generi, che spesso viene  propugnata come moderna, progressista e meritevole di emulazione.

Fine dell'inciso.

La chiacchierata al riguardo durò poco, anche perché continuarla avrebbe creato imbarazzo ulteriore.

Ora questo mio cliente, non frequente, ma sistematico, ha visto la mia fotina su WhatsApp ed ha quindi avuto conferma effettiva della mia trasformazione che, in un messaggino su quel social, ha definito "stupefacente".

Oggi, con quella email, mi invia un suo schizzo il cui capoverso è questo :


Ho riso per 5 minuti, pensando a quell'episodio di rivelazione, ma non solo.

In realtà questi accadimenti post-rivelazione mi fanno pensare sempre che nella mente degli altri ho creato una specie di cortocircuito, un salto cognitivo, analogo a quello che accade quando si assiste a ad un fatto inaspettato,  e ci vuole  qualche riflessione in più per adattarsi ed essere sicuri della realtà.

Provocare questo disagio, questo lieve turbamento, mi diverte tantissimo. Penso che il mio sia  una specie di piacere sadico da scherzo ben riuscito, anche se non sono cattiva e non sto scherzando, ma l'effetto alla fine è quello.    




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Il sosia di Dostoevsky e il secondo specchio

L'altro sabato, al caffe letterario, abbiamo ascoltato de "Il sosia" di Dostoevsky.

Una straordinaria metafora di quanto specchiarsi sia come ritrovare o perdere se stessi. L'identità di Goljadkin dipende costantemente dallo sguardo altrui. Se gli altri riconoscono il Sosia come il "vero" Goljadkin, l'originale smette di esistere socialmente.

Lo specchiarsi non è più un atto privato, ma un processo sociale: noi siamo ciò che il riflesso negli occhi degli altri dice che siamo. Se il riflesso ci nega, noi svaniamo.
Caspita, ho pensato, senza aver letto questo capolavoro, per me, per la mia rielaborazione esistenziale, a suo tempo avevo inventato il concetto di "secondo specchio" proprio per descrivere questa intuizione che mi riguarda profondamente.

Scrissi:

( anche in questo antico, primigenio, post di questo blog


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Esistono non uno ma DUE specchi :
-Il primo specchio è piatto, di vetro argentato, e riflette, dopo percorsi estetico chirurgici più o meno complicati, una immagine trasformata finalmente soddisfacente ai preferiti canoni di genere eletto.
-Un secondo specchio, tridimensionale, è fatto di comunicazione sociale e restituisce la sensazione che i nostri comportamenti, atteggiamenti, (oltre che l’immagine nostra vista dagli altri) vengano percepiti come femminili.
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Mi è tornata in mente anche una lettura antica. Questa :
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"Si, tu conosci pe ril mio viso, tu mi conosci come viso e non mi hai mai conosciuto diversamente. Non poteva neanche sfiorarti l'idea che io non sia il mio viso."
Paul rispose con la paziente premura del vecchio medico: "Come sarebbe, non sei il tuo viso?" Chi c'è dietro il tuo viso?
"Immagina di vivere in un mondo dove non ci sono specchi. Il tuo viso lo sogneresti e lo immagineresti come un riflesso esterno di quello che hai dentro di te. E poi, a quarant'anni, qualcuno per la prima volta in vita tua ti presenta uno specchio. immagina lo sgomento! Vedresti un viso del tutto estraneo. E sapresti con chiarezza quello che ora non riesci a comprendere: tu non sei il tuo viso"
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Milan Kundera- L'immortalità
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E, 24 anni fa, in quella mail list che conducevo, scrissi questo, senza mai aver letto Kundera.


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THREAD N.RO 20
Da: "Maryliz"
Data: Gio Giu 20, 2002 11:42 am
Oggetto: Gli specchi
A casa mia ci sono molti specchi. Troppi.
Pensavo: E se la mia immagine sparisse dagli specchi ?
Se non avessi più modo di vedermi né allo specchio né in foto, se potessi solo sentirmi, percepire me stessa solo come persona senza alcuna immagine, cosa cambierebbe in me ?
E poi, estendendo il paradosso: se non avessi più modo di ricevere riscontro di chi sono, di quello che so fare, se non potessi più essere qualcuno come proiezione della percezione degli altri, cosa cambierebbe in me ?
Esiste una mia essenza ? Io esisto ? O sono solo l'immagine riflessa di uno specchio e una figura umana riconosciuta dalla mente di altre persone ?
E se anche non fosse così ( come non è) non è forse questo che invece, sotto sotto, inconsapevolmente, la mia mente crede ?
Tutto ciò è equivalente ad indossare un costume e recitare una parte per una platea di spettatori ?
Transizionare è liberarsi di un ruolo per interpretarne un altro o significa veramente abbandonare le tavole del palcoscenico e tornare nel mondo reale ?
Esiste un mondo reale ? Un mondo non recitato? Le persone "non disforiche" recitano o no ?
Mia moglie, quando le ho raccontato 'sta roba, mi ha ricordato Pirandello : Uno, nessuno, centomila....
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Pensieri sull'immagine di se che, più recentemente, mi portarono a chiedere allo psicologo che mi fece la perizia per il tribunale :
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Il nostro penare è legato allo specchio ed alla immagine sbagliata che viene riflessa. E perciò mi chiedo e le chiedo: un cieco dalla nascita può soffrire di un disturbo di identità di genere ?
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Non ebbi risposta, ma lo psi aveva già capito che aveva a che fare con qualcuno un po' sui generis.

Un altro coming out e richiami dal passato.

Il mio lavoro, per scelta finale della mia vita professionale, è fatto in remoto, con poche interazioni di persona, e solo quando è necessario. Per questo la mia nuova immagine esistenziale, Marialisa, non è nota a tutti i miei clienti.   

Oggi dovevo recarmi da uno di questi miei clienti par dargli una versione preliminare di un progetto e per visitare un altro sito dove realizzare un'altra opera. 

Ho deciso stamane che avrei detto di me, del mio nuovo modo di essere, anzi di esistere. Mi vesto in modo androgino, ma con gli orecchini, senza trucco ma vestita stretta, e con i MIEI nuovi capelli, aggiustati più o meno, e quindi un po'  a pazza.


E' la mia strategia di sempre. Mettermi in un posizione di mezzo tra i generi sessuali  e poi, o sollecitare domande curiose,  o spostarmi con le parole, con una semplice dichiarazione.

Entro, saluto. Nessun cenno al mio nuovo look, impassibilità. Cominciamo a parlare del lavoro. Illustro, spiego le scelte, lascio loro la libertà di modificare ed adattare alla loro esigenze partendo da quei grafici preliminari. Alla fine della discussione, mi fermo e dico:

"Avrete notato il mio cambiamento di look  - noto un cambio d'espressione nei loro visi che interpreto come : non ci importa più di tanto -  e questo è dovuto al fatto che, dopo la morte di mia moglie, ho deciso di attuare una cosa a cui aspiravo da una vita. Ho deciso di cambiare genere sessuale e Mario non ci sarà più tra qualche mese".
Nessun segno di imbarazzo, anzi alla mia affermazione uno di loro dice : " Vabbè , tanto per noi è sempre l'ingegnere ".

Già, l'ingegnere.

Come ho spiegato più volte l'identità è tutt'altro che unica, stabile, rigida e permanente. L'identità professionale è un pezzo di un puzzle di identità che insieme costituiscono la persona che siamo. Anzi LE PERSONE che siamo, cioè le maschere che indossiamo nelle varie circostanze della vita. 
Riguardo il contrasto/affinità tra l'identità professionale dell'ingegnere e quella del mio genere sessuale però, personalmente, ho sempre avuto una tensione interiore che mi ha spesso infastidito. 

Mi spiego.

Nel fare l'ingegnere, specialmente  nel mio settore e con la mia competenza pluridecennale, la postura dialettica, intellettuale che assumo io è - la definisco così - affilata, tagliente.
Entro nei problemi che mi sottopongono in modo da individuare e tagliare  esattamente sul confine tra interessi contrastanti come - questa è ingegneria - economia e sicurezza. 

Sento che questa postura che adotto è tutt'altro che femminile. Non ha niente di sfumato, di morbido, di accondiscendente, se non nei limiti che io stessa costruisco nel dialogo. Questo mio modo di interagire professionalmente, che riesco a leggere introspettivamente, non mi è mai piaciuto, proprio perché ne percepivo una eccessiva distanza dalla mia interiore natura, dalla mia "entelechia" (leggetevi il post precedente per saper cosa significa 'sta parolaccia).

Non è una sensazione che è nata l'altro ieri, con Marialisa. E' sempre stato così, ma non mi ha limitato nella mia crescita professionale, comunque. 

Anni fa  raccontai nella  mail-list, questi analoghi sentimenti che provai, avvenuti dopo un dialogo un po' problematico con mia moglie. 

E' un racconto di quasi 24 anni fa.
Questo è il link, se avete voglia di leggere del mio passato, che è in continuità con questo mio presente. 

https://ifilidimarialisa.blogspot.com/p/thread-nro-15-ragionamenti-mattutini-e.html