Il capitolo 18

Da qualche giorno sto elaborando dialetticamente - nel mio parlare, nel raccontarmi - che  "Marialisa", la mia nuova persona, è il titolo del capitolo 18 del racconto del mio destino.

Perché 18 ? Perché viene dopo il capitolo 17 ( numero che ha quel retaggio infausto di significato che tutti conosciamo) il cui titolo può essere "La Malattia" che racconta quei due anni trascorsi e conclusisi con il triste epilogo.

Senza il capitolo 17, il capitolo 18 non avrebbe avuto ragion d'essere. Magari, esercitando quel po' di libero arbitrio che ci resta, avrei potuto cambiare qualche frase, o qualche pagina, ma i due capitoli, inesorabilmente, sarebbero restati lì, per esser letti, cioè vissuti entrambi.

L'analisi retrospettiva non può fermarsi qui.  Prima del capitolo 17 c'è stato il capitolo 16 che potrei intitolare "Vent'anni insieme" nel quale IO (quello interiore, non quello della carta d'identità) ho vissuto consapevolmente nel mio "abito" naturale senza troppi turbamenti o impulsi distruttivi. IO non avrei mai tradito LEI per Marialisa (e per nessun altra). Mai.

Prima ancora c'è stato il capitolo 15 che dovrei intitolare "Autenticità" che riguarda 2 o 3 anni della nostra vita nei quali io mio sono rivelata ed ho vissuto con LEI meravigliosi momenti di sincera reciproca condivisione di pensieri e sentimenti. Proprio nel capitolo 15 feci quelle elaborazioni psicologiche che mi servirono per scrivere serenamente sia il capitolo 16 che, ora, questo capitolo 18. Inoltre, per me che ho le mie convinzioni sul tempo, è già scritto il capitolo 19, forse il 20, fino all'ultimo, che sarà tale, come per tutti.

Ripercorrendo con  la memoria la mia vita, esistono accadimenti che non posso attribuire al caso. Si tratta di eventi cruciali, che hanno determinato una catena di altre situazioni collegate, e che hanno tracciato, fin dalla nascita, la trama dei capitoli, di tutti i capitoli (tanto per continuare con la metafora letteraria). Non credo di essere speciale, penso che sia per tutti così. Se ognuno di noi volesse scrivere il romanzo della propria vita individuerebbe momenti topici, speciali, che hanno costellato la trama del proprio racconto. Li volete chiamare "svolte del destino" ? E chiamateli così.

Ma i capitoli li scriviamo noi o li possiamo solo leggere, cioè vivere ? 

Se non li scriviamo noi, chi li ha scritti ? 

E, soprattutto, perché li ha scritti ?

Domande senza risposta a meno che non si abbiano chiare visioni esoteriche, convinzioni filosofiche profonde e, per chi ce l'ha, fede.



 

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