Un altro coming out e richiami dal passato.

Il mio lavoro, per scelta finale della mia vita professionale, è fatto in remoto, con poche interazioni di persona, e solo quando è necessario. Per questo la mia nuova immagine esistenziale, Marialisa, non è nota a tutti i miei clienti.   

Oggi dovevo recarmi da uno di questi miei clienti par dargli una versione preliminare di un progetto e per visitare un altro sito dove realizzare un'altra opera. 

Ho deciso stamane che avrei detto di me, del mio nuovo modo di essere, anzi di esistere. Mi vesto in modo androgino, ma con gli orecchini, senza trucco ma vestita stretta, e con i MIEI nuovi capelli, aggiustati più o meno, e quindi un po'  a pazza.


E' la mia strategia di sempre. Mettermi in un posizione di mezzo tra i generi sessuali  e poi, o sollecitare domande curiose,  o spostarmi con le parole, con una semplice dichiarazione.

Entro, saluto. Nessun cenno al mio nuovo look, impassibilità. Cominciamo a parlare del lavoro. Illustro, spiego le scelte, lascio loro la libertà di modificare ed adattare alla loro esigenze partendo da quei grafici preliminari. Alla fine della discussione, mi fermo e dico:

"Avrete notato il mio cambiamento di look  - noto un cambio d'espressione nei loro visi che interpreto come : non ci importa più di tanto -  e questo è dovuto al fatto che, dopo la morte di mia moglie, ho deciso di attuare una cosa a cui aspiravo da una vita. Ho deciso di cambiare genere sessuale e Mario non ci sarà più tra qualche mese".
Nessun segno di imbarazzo, anzi alla mia affermazione uno di loro dice : " Vabbè , tanto per noi è sempre l'ingegnere ".

Già, l'ingegnere.

Come ho spiegato più volte l'identità è tutt'altro che unica, stabile, rigida e permanente. L'identità professionale è un pezzo di un puzzle di identità che insieme costituiscono la persona che siamo. Anzi LE PERSONE che siamo, cioè le maschere che indossiamo nelle varie circostanze della vita. 
Riguardo il contrasto/affinità tra l'identità professionale dell'ingegnere e quella del mio genere sessuale però, personalmente, ho sempre avuto una tensione interiore che mi ha spesso infastidito. 

Mi spiego.

Nel fare l'ingegnere, specialmente  nel mio settore e con la mia competenza pluridecennale, la postura dialettica, intellettuale che assumo io è - la definisco così - affilata, tagliente.
Entro nei problemi che mi sottopongono in modo da individuare e tagliare  esattamente sul confine tra interessi contrastanti come - questa è ingegneria - economia e sicurezza. 

Sento che questa postura che adotto è tutt'altro che femminile. Non ha niente di sfumato, di morbido, di accondiscendente, se non nei limiti che io stessa costruisco nel dialogo. Questo mio modo di interagire professionalmente, che riesco a leggere introspettivamente, non mi è mai piaciuto, proprio perché ne percepivo una eccessiva distanza dalla mia interiore natura, dalla mia "entelechia" (leggetevi il post precedente per saper cosa significa 'sta parolaccia).

Non è una sensazione che è nata l'altro ieri, con Marialisa. E' sempre stato così, ma non mi ha limitato nella mia crescita professionale, comunque. 

Anni fa  raccontai nella  mail-list, questi analoghi sentimenti che provai, avvenuti dopo un dialogo un po' problematico con mia moglie. 

E' un racconto di quasi 24 anni fa.
Questo è il link, se avete voglia di leggere del mio passato, che è in continuità con questo mio presente. 

https://ifilidimarialisa.blogspot.com/p/thread-nro-15-ragionamenti-mattutini-e.html

 









Nessun commento:

Posta un commento