Entelechia , i fini ed i mezzi.

Giovedì scorso il prof. Garrera, durante il caffè letterario a cui sono abbonata, mentre ci illustrava la strana storia dei ROBOT "umani" descritti nell'opera teatrale R.U.R di Karel Čapek, ha detto, proprio di sfuggita, una parola che conoscevo e che mi ha sempre affascinato, e che un po' mi riguarda : entelechia.

La parola, di ovvia etimologia greca, risale ad Aristotele, ed io, per ricordarmene il significato, uso la classica metafora : la quercia è l'entelechia della ghianda

E' il fine incorporato, invisibile, insito, che si manifesterà appena le condizioni lo permetteranno. Mi ricorda la mia progressione di vita, la mia trasformazione, e per questo mi è piaciuto riesumarlo dalla memoria delle parole inutilizzate, perché inutilizzabili nel parlare comune (  provateci e vedrete le facce... ).

Ma, parlando di FINI e quindi di  MEZZI , mi ha ricordato anche la problematica che ho sollevato recentemente nella conferenza di Antonello Cresti, durante la presentazione del suo libro "Cultura Sovranista", avvenuta qui  a Catania per Democrazia Sovrana Popolare ( il partito a cui mi sono iscritta), con buona partecipazione di pubblico.


Prima una premessa che, dato che scrivendo c'è spazio per approfondire, trovo doverosa.

La polarità tra mezzi e fini ha due approcci filosofici contrastanti: 

Machiavelli :- Il Fine giustifica i Mezzi : E' la visiona utilitaristica che in politica e negli affari è dominante e produce gran parte delle degenerazioni morali ed etiche che riscontriamo nella vita sociale ed economica. Si tratta di TELEOLOGIA, una teoria del fine.

Kant - L'imperativo categorico cioè  un principio morale incondizionato, un dovere, scevro da nostri voleri e desideri,  da cui scaturisce che  l'essere umano debba essere trattato sempre come un Fine e mai solo come un Mezzo. SI tratta di DEONTOLOGIA, una teoria del dovere.

Il problema che ho sollevato, e che ho posto a Cresti, è stato questo, argomentando grosso modo, con queste parole:

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" Parto con un esempio. Una azienda nasce come Mezzo per realizzare un prodotto che è il suo Fine. Superata una certa dimensione accade però un fatto. La sopravvivenza dell'azienda stessa e l'osservanza delle sue procedure interne diventano il vero fine, mentre il prodotto diventa solo il Mezzo per mantenere in vita la struttura. Io, che faccio la consulente industriale, vedo aziende mie clienti produrre "per il piazzale" cioè per se stesse. Il prodotto quindi dovrà poi esser piazzato in qualunque modo possibile e vi lascio immaginare cosa significa questo, terribilmente, quando l'azienda produce armi e bombe. 

Continuo.

Purtroppo questo fenomeno di inversione non avviene solo per aziende industriali o tecnologiche ma anche per molte, forse tutte,  organizzazioni e comunità umane. 

Ad esempio, anche per i partiti. 

Il partito dovrebbe esser il Mezzo per realizzare il Fine costituito dal suo programma dichiarato e rappresentato pubblicamente. Accade però che, superata una certa dimensione o raggiunti già certi obiettivi, si abbia l'inversione. Il Fine diventa il mantenimento del Partito nella posizione raggiunta,  e il Mezzo qualsiasi declinazione di programma, di scopo, anche di inversione di rotta che possa mantenere le condizioni di permanenza, lo status quo raggiunto. E' accaduto praticamente così per tutti i partiti che conosciamo.

Concludo.

Qual è l'antidoto che DSP può, fin da adesso, inoculare nella sua struttura organizzativa e umana per prevenire questa infausta occorrenza ?

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Cresti ammette nella sua risposta che il problema può esserci e lo declina inquadrandolo nella categoria del TRADIMENTO. Non potremo escludere il tradimento, cioè che persone, forsanche qui presenti, possano un giorno tradire. La soluzione , secondo lui, è comportarsi , organizzarsi, in modo comunitario. Far prevalere il NOI rispetto all'individualità di ognuno. 

Qui, visto che lo spazio è mio, intendo aggiungere qualcosa a questa soluzione IDEALE ma che potrebbe fallire per varie ragioni.

Secondo me bisogna ritornare alla premessa che ho fatto. 

Scordiamoci Machiavelli e adottiamo l'imperativo kantiano. 
Il dovere, purché fondato su solide basi culturali, è il primo antidoto alla tentazione di diventare fine - ognuno di noi nel progredire -e invece restare mezzo per il bene comune. Quest'ultimo individuato con chiarezza e declinato ogni volta nelle possibilità del caso, ma senza deflettere per interesse personale o di gruppo. Cioè sta dentro di noi, nella nostra integrità e onestà intellettuale il mantenimento dei fini e dei mezzi come tali in origine.

Per concludere mi chiedo : qual è, se c'è, l'entelechia del mio partito ? C'è un fine, uno scopo recondito, insito, che si manifesterà appena possibile ? 

Sinceramente mi auguro che DSP possa essere il seme di una pianta rigogliosa, che possa dare frutti importanti per questo paese. Un paese che è stato impoverito dagli obiettivi machiavellici di una classe politica senza scrupoli e che lo ha svenduto ad interessi extranazionali (era la loro entelechia e non ce lo hanno detto prima).









  

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