La forma e la sostanza

Ho sempre creduto che la "forma", in definitiva, fosse anche "sostanza". 

Pensavo che questa dicotomia potesse applicarsi anche alla mia immagine e al mio essere, ma che, in pratica,  fosse un aspetto gestibile, superabile con poca fatica cognitiva, con un distacco dalla "realtà" ottenuto concentrandosi sulla "rappresentazione" della stessa.

Lo è stato in questi quasi due anni di vita nella mia nuova identità, e me la sono cavata. 

Ma ora, dall'altro ieri, da quando la mia immagine non ha più bisogno di essere "sotto" qualcosa di falso, perché i miei capelli sono i MIEI, qualcosa è già cambiato.

Sono stata ieri al supermercato (che il mio luogo di sperimentazione primario)  e oggi, uscita con le mie cognate, siamo andate in giro per preventivi di cucine. 
Quelle due mi hanno preso pure in giro - con l'addetta al disegno -  discutendo di forno con me, che avevo appena raccontato di aver comprato un libro di cucina per principianti. Con loro, ridendoci su, ero "niente di diverso" da una signora che non sa cucinare (esistono evidentemente...).

Probabilmente sembro più vecchia, meno perfettina, un po' scapigliata, ma ho  provato una sottile eccitante sensazione di naturalezza, di verità identitaria, senza  più quelle lievi subdole paure di apparire falsa, non passabile, che portavo sempre con me.


Non pensavo sinceramente che solo questo definitivo dettaglio d'immagine potesse avere su di me un così potente effetto psicologico, rendendomi più sicura,  praticamente completa. 
Tutto ciò per  dimostrare la mia tesi di fondo: il mio è tutt'altro che uno "stato psicologico".
Invece è un viaggio, un "moto psicologico", fatto di cambiamenti, di perfezionamento cognitivo, di scoperte emotive. 




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