Quando Marialisa si prepara, si veste, s'aggiusta, si disegna la faccia ( espressione ingegneristica equivalente a "truccarsi" ), alla fine, inevitabilmente, si guarda allo specchio.
E le viene da ridere.
Non una risata a tutti denti, ma un sorriso stile gioconda, un misto tra un certo compiacimento per il risultato e il figurarsi l'immagine che gli altri vedranno, riflessa dalle loro menti.
Chi mi vuol male (ci sono pure questi) direbbe : ridi perché sei ridicola. E forse, agli occhi suoi, è pur vero.
Questo sorriso che nasce in me spontaneo, mi fa sentire protagonista di una barzelletta, di una scena comica, come se tutto quello che ho fatto fin ora, che sono ormai diventata, non abbia niente di serio.
Ecco, l'espressione giusta è questa : non riesco a prendermi sul serio.
Solo che normalmente chi è protagonista di una barzelletta non ride. Ride chi la barzelletta la ascolta. Cioè, chi, immagina la situazione, si stupisce dell'esito subitaneo e di questo si diverte.
Ciò significa che questo IO, l'IO che ride, non è Marialisa, come ho spiegato altre volte. Questo distacco del mio ESSERE dal mio ESISTERE, cioè dalla mia immagine, non so se sia un bene o un male.
Alcune teorie filosofiche e psicologiche affermano che sia un bene. Individuare se stessi al di la della propria maschera, della propria persona, parrebbe essere una aspirazione evolutiva di certo peso e valore.
Ma, d'altra parte, sciogliermi in una identità compiuta, completa, amnesica di ogni passato, mi darebbe più disinvoltura, spensieratezza, una più naturale capacità di relazioni, un'altra espressività.
Mi piacerebbe, lo sento, ma non so se potrà mai accadere, ferma restando la mia capacità mnemonica, cognitiva del passato e di questo presente.
Sono così.
E forse è anche un bene, perché IO riesco a pescare bene sia nella mia nuova identità, godendo del cambiamento e delle emozioni che esso induce, sia dalla vecchia, usandola per le esperienze e competenze accumulate in una vita.
E accade che, oggi 12 febbraio 2026, ho fatto un passo importante per la mia immagine. Sono andata dalla parrucchiera per sistemare i MIEI capelli, quelli ricresciuti. Nello specchiarmi, mentre mi pettinava, asciugava, stirava, avevo quel sorriso da gioconda che ho descritto sopra ( e che vedete sotto).
Il risultato non è male, anche se al tatto si sente che la massa dei miei capelli non è per niente una massa. Ma non posso aspettarmi di avere una densità naturale, femminile giovanile, dei miei capelli. Con qualche accorgimento e con il taglio giusto, forse con qualche sprazzo di luce (dice Daniela la parrucchiera), e quando cresceranno ancora, dovrei essere abbastanza passabile.
Che è l'unico obiettivo che, in fondo, alla mia età, mi interessa.
Chi vivrà vedrà.
Tutti dovremmo imparare a non prenderci sul serio, solo così potremmo vivere con più leggerezza. Un abbraccio cara. Complimenti per lo stile della tua scrittura.
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