Mi capita- ma forse capita a tutti – che ascolto una parola e, improvvisamente, mi rendo conto che viene usata in contesti differenti e con significato differente. Oggi, ascoltando qualcosa su YouTube, il verbo “interpretare” è risuonato in me e i suoi due significati usuali sono emersi, contrastanti.
Il primo è quello di interpretare come dare
significato, spiegare uno scritto, un pensiero che potrebbe essere equivocato,
che potrebbe generare dei dubbi. Il secondo è quello di recitare una parte:
interpretare la parte di Ofelia nell’Amleto, per dire.
Mi chiedo: perché proprio a me risalta questa dicotomia ? Mi
riguarda ?
Mi sono data questa spiegazione.
Purtroppo - o per fortuna – ho da sempre avuto una attività introspettiva che mi spinge ad interrogarmi per cercare di capire e di capirmi. Spesso ho usato il termine composito “modo di essere” per inquadrare e descrivere a più alto livello il mio cambiamento senza invocare la parola “sesso”, come invece - anche volgarmente a volte - si usa.
E così ho capito perché il verbo “interpretare” risuona in me con una certa intensità. Questa frase tautologica un po’ ermetica forse lo spiega, perché mette insieme i due significati:
Interpretare1 il mio nuovo modo di essere equivale
ad interpretare2 il mio nuovo modo di
essere.
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