L'anoressia politica

Non sarebbe questo il luogo per una disamina politica, ma non voglio pesare con le mie elucubrazioni su dei social che malamente frequento, a volte senza considerazione alcuna. Mi parlo addosso perciò, che fa comunque bene, per chiarirmi le idee.

Su Twitter (ora X, ma chiamarlo così non mi viene) Marcello Foa ha scritto quanto segue, dopo le lezioni regionali nelle Marche , nelle quali DSP, il mio partito, ha preso un modestissimo 0.7% :

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È accaduto in Liguria, e si è ripetuto nelle Marche : la partecipazione è scesa al 50%, in calo di 10 punti. Ora il centrodestra festeggia la vittoria e il centrosinistra piange la sconfitta, ma il dato più significativo e preoccupante è la continua, crescente disaffezione degli elettori nei confronti della politica e delle istituzioni.

E più i politici scanseranno questo argomento (che richiederebbe una vera, ampia approfondita riflessione pubblica), più la questione si farà drammatica.

Non basta più vincere o perdere , bisogna che i cittadini tornino ad avere fiducia nella democrazia, perché - questo è il punto - vogliono una vera democrazia e non il suo simulacro. Vogliamo o no tornare ad essere padroni del nostro destino?

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Belle parole. Tanto belle, quanto inutili.

I commenti ( ben 457, e sono tanti) hanno avuto quasi tutti lo stesso tenore e messaggio. Riporto qui uno dei più articolati e completi ma che sintetizza il pensiero di quasi tutti gli altri commentatori.

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Supergirl
@magicaGrmente22

La vita politica ha finito di esistere nel momento in cui i politici hanno scelto di rinunciare alla sovranità, monetaria inclusa. Il politico lavora su commissione per poteri sovranazionali, per governi stranieri, per pseudo filantropi.
Si occupa di sciocchezze, ma nulla può interferire nei progetti e nelle politiche che i poteri sovranazionali hanno deciso che debbano essere attuate.
Siamo una ridicola pseudo copia in miniatura degli USA in fatto di due coalizioni , ma che però sono solo avanspettacolo.
È la politica del Grande Fratello, dove non importa che tu non sappia fare niente, perché la popolarità spesso l'unica cosa che ti serve per ottenere una certa percentuale. Bruxelles decide le politiche, e noi ci troviamo spesso con ex sindaci che diventano eurodeputati,o personaggi come la Salis.
Vogliamo credere che la volontà della maggioranza dei cittadini è lasciare a queste persone le decisioni ?
E queste persone nell'interesse di chi votano a Bruxelles ? Noi della nostra vita non decidiamo niente. Questo è.
Pensare che con la stessa classe politica, con la dipendenza da Bruxelles e oltre, con il meccanismo che ci ritroviamo dove un Renzi più volte è stato l'ago della bilancia, dove la politica è troppo spesso il posto fisso eterno senza merito ma per decisione dei compari di partito.
Senza contare alcune vicende ( pensiamo all'accoglienza ).
La verità è che siamo orfani di grandi politici perché non sono più necessari. Il potere vuole un altro tipo di politico, adatto alle mansioni che deve svolgere.
Gli italiani sono tanto stanchi degli incapaci, quanto consapevoli di non avere voce in capitolo sulla propria vita e quella del paese.
Obiettivamente guardiamo il paese : che prospettive ha ?
Soprattutto se il meccanismo rimane lo stesso.
Gli attori, i mezzi, i vincoli.
Trovatemi ora una buona ragione ai cittadini per andare a votare.
Una soltanto.

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La sostanza è, quindi, che la gente non va più a votare perché questo 50% di astenuti ha capito che chiunque votasse, la politica (intesa come l'attività per il bene della polis, dei cittadini ) non cambierebbe perché chi veramente comanda sta altrove.

E' come se qualcuno, al ristorante, decidesse proprio di non ordinare e  non mangiare perché ormai sa tutte le pietanze del menù sono indigeste o quanto meno di insignificante contenuto nutritivo : acqua fresca. 

Ma è anche peggio. Non vanno proprio al ristorante (cioè non vanno al seggio) e qualunque pubblicità di pietanza, qualunque consiglio nutritivo, viene rifiutato con schifo senza mai neanche pensare di assaggiarlo ( cioè ascoltare un messaggio alternativo ). Me l'immagino, in famiglia, appena in TV appare un dibattito politico (elettorale o no, poco importa) lui o lei, sbraita subito: " Levami a questi ! Non li posso sentire !"

E allora bisogna porsi la questione : chi vuole promuovere i suoi gustosi manicaretti ( abbasso la modestia) come può convincere la gente disgustata ad andare al ristorante ed ordinare proprio quelli? 

Non voglio abbandonare la metafora culinaria ( le metafore sono l'equivalente dialettico delle formule in matematica : sintesi simbolica che, se si arriva ad una equazione, può condurre anche ad una soluzione).

Quando si partecipa alle elezioni minori si cerca di fare assaggiare la nostra pietanza ma non riesce, anche perché il menù è traboccante e non si capisce cosa ordinare. Se hai fame ti informi su cosa c'è dentro e come è cucinato e magari scegli, ma poi la percentuale di questi amanti della buona cucina è purtroppo minima ( 0.7%).

Se il menù ha pochi piatti (nelle prossime elezioni regionali in Calabria è così)  chi va al ristorante può più facilmente decidere di provare questo nuovo piatto, principalmente per scelta complementare agli altri soliti -  dissapiti e solo ben impiattati - pasta e cucuzza  o pasta con il sugo.

Restano quelli che al ristorante proprio non ci vanno. Come convincerli prima a nutrirsi e poi a nutrirsi d'altro ?

Questi anoressici della politica (almeno una parte di essi) sono persone che hanno comunque fatto un percorso, che mi piace chiamare evolutivo. Hanno attraversato o vivono periodi critici, hanno sofferto eventi divisivi, e ora sono in un limbo dove la loro consapevolezza non è ancora maturata in una ricerca di soluzione, politica, personale, sociale. Sono  disimpegnati, distaccati da una qualsiasi elaborazione utile per il proprio e altrui futuro.

C'è però una condizione che penso accumuni questa umanità : si sentono diversi,  migliori, anche più furbi. Sentono di appartenere alla frazione di umanità di "quelli che hanno capito tutto" e che quindi "tutti mandano a fare in c...". E' una condizione di estremo individualismo, una degenerazione anche antropologica, sicuramente sociale, che li allontana da qualunque discorso di partecipazione politica. Per questo gli aedi, i cantori, di qualsiasi discorso di comunione, di spirito partecipativo, anche pre-politico, secondo me hanno pochissimo successo con costoro e bisogna seguire altre strade.

Come avvicinarli ? Come trovarli ? Quale può essere un messaggio di richiamo ? Cosa bisogna dire e, soprattutto, non dire ?

A me è venuta l'idea di una raduno definito "degli apoti" cioè "di quelli che non se la bevono". Potrebbe darsi che, se si indovina il messaggio pubblicitario, si riescano a riunire una buona parte di costoro " che si sentono furbi " ( e un po' lo sono ). A questi commensali va offerta una pietanza neutra, non politica, che possa  sollecitare le loro papille gustative e confermare il loro sentimento di "essere diversi, migliori e di aver capito tutto e prima".

In questa occasione, ci deve essere un barbeque che, in un modo o nell' altro, deve emanare un odore fortissimo, e queste persone possono (non necessariamente devono) avvicinarsi per degustare o almeno leggere dal menù : gli ingredienti, il condimento, e chi sono gli chef. 

Chiudo qui con la mia metafora culinaria, che s'è fatta l'una e mezza, e devo andare a cucinare.



 



 

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