Fatti non parole

Oggi sono andata ad una riunione in un'azienda, mia cliente. Sono quelli a cui avevo annunciato che avevo intenzione di cambiare genere sessuale, tempo fa (sotto c'e il link ).

Ci sono andata così, senza gonne e con i miei capelli, anche perché ho usato lo scooter per andarci.


La riunione è avvenuta nella stanza di un dirigente e, a giro, sono entrati, tutti quelli che conosco per  un saluto. Io non ho proprio sollevato il quid della mia immagine ( è così, e basta, non è che devo spiegare per forza...) e  nessuno ha chiesto, nessuno ha opinato. Non è neanche capitata la problematica del femminile o del maschile nell'indicarmi perché essendo io per loro l'ingegnere,  l'apostrofo di fatto elide l'indicazione del genere.

In inglese questi eventi vengono chiamati "coming out" cioè "venir fuori". Questo accadimento può non essere un problema per chi "esce" ma può diventarlo per chi "riceve".
Se, come capita, non c'è nessuna spiegazione, non se ne parla, non si accenna nemmeno scherzosamente al fatto, il ricevente inquadrerà la novità secondo i suoi pregiudizi.  Tutto deriva dal fatto che la mia transizione è definita "sessuale" (*). E, quando si tocca questo argomento, emergono interiormente pregiudizi, visioni personali, storie viste o anche vissute nel bene o nel male, che nessun dialogo o spiegazione riesce a scalfire. 
Perciò, anche parlandone, un sottofondo di pregiudizio resta purtroppo sempre, anche in modo inconsapevole. 

E' quel fenomeno per cui scappa il LUI, indicandomi colloquialmente, anche se ci si frequenta da tempo, io con la mia nuova immagine. 

Questo è il motivo per cui gli adepti LGBT....  vorrebbero punire ( multe ? risarcimenti ?) chi sbaglia il pronome nel rivolgersi a chi si autodefinisce qualcos'altro rispetto al percepito. L'assurdità è che vorrebbero condizionare con una punizione un comportamento che potrebbe essere, più o meno giustamente, inconsapevole e non fatto con malizia ( però può capitare anche questo ).

Che mi diano del LUI purtroppo mi capita, ma solo con chi conosce la mia natura perché gliel'ho rivelata o perché mi conosce da sempre. Gli altri, le cassiere del super, il nuovo meccanico, il carrozziere, ecc. vedono e colloquiano con una signora - un po' altina ok - ma, complessivamente, femminile tanto quanto (o di più) donne originali XX. Per costoro io sono senza dubbio una LEI.

Non posso entrare nella mente altrui e quindi se capita il LUI  lo incasso senza traumi. Chi lo pronuncia si difende dicendo che ha fatto un errore, che è stata una distrazione. Di fatto è la confessione del "vero" modo con il quale mi ha sempre visto. La cosa triste, per me, è che non posso dargli torto e, perciò, non è un problema che posso risolvere se voglio ancora frequentare questa persona. 

Purtroppo può anche capitare che chi lo dice non sia solo in mia compagnia, ma insieme ad altri, gente che non mi conosce. In questo caso, l'evento è per me abbastanza imbarazzante. Si tratta di quello che io definii "rottura del secondo specchio" (quello della interazione con gli altri), e i suoi frammenti sono piuttosto taglienti, ahimè.

-------------------------------------------------

(*) In verità io preferisco definirla transizione del mio "modo di essere" anzi, meglio, del mio "modo di esistere", da maschile  a femminile, nella fattispecie. Levando la parola sesso fin dalla definizione questo cambiamento diventa percepibile come più naturale, come dimagrire, o cambiare acconciatura.

PS. L'avevo detto a questi amici/clienti : qui il racconto



Nessun commento:

Posta un commento