E' il linguaggio che crea la realtà

 "I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo" -Wittgenstein

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Stamattina, dopo una lettura su X di qualcuno che imprecava con frasi fatte e otteneva risposte compiacenti altrettanto prive di senso, mi è venuto in mente che nel linguaggio sono contenuti molti, se non tutti, i problemi di comprensione effettiva della realtà.
Cioè, studiando il rapporto tra linguaggio e realtà forse si riesce meglio a capire come affrontare alcune questioni che, in certi casi, possono anche essere esistenziali.
La questione filosofica risiede nella dialettica tra la posizione COSTRUTTIVISTA e la posizione REALISTA.
  • La posizione COSTRUTTIVISTA è quella per cui è il linguaggio che produce e plasma la realtà.
  • La posizione REALISTA è invece quella per cui la realtà è descritta dal linguaggio.
Ritengo che chi non abbia mai riflettuto su queste cose adotti in modo automatico la posizione realista : chiamo questa cosa con quattro gambe, sedile e schienale SEDIA e mi ci siedo.
Il filosofo costruttivista, che è un tizio complicato assai, direbbe : la SEDIA è un concetto che racchiude in se non una semplice etichetta, ma un modo di interagire con l'oggetto stesso (come ci sediamo, l'uso che ne facciamo, la funzione che gli attribuiamo).
Cioè è il linguaggio, ovvero è la FORMA linguistica che, in una parola, racchiude la sua SOSTANZA cioè la rende reale.
Se è così ( e io penso che sia così perché sono complicata assai 🧐) mi viene in mente come ogni lingua produce il suo mondo. Sembra che esistano 21 modi di dire la parola "neve" in esquimese e quindi nella loro testa, nei loro pensieri (che si esprimono con il linguaggio) hanno un mondo variegato di neve possibile.
Oppure quando qualcuno per esprimersi usa solo parole scurrili cosa possiamo dedurre sul suo mondo, sulla sua percezione della realtà ? Di merda la descrive e quindi per lui è merda, anche se magari è un prato fiorito per qualcun altro.
In pratica il linguaggio ci offre non solo parole ma CATEGORIE LINGUISTICHE che sono strumenti di organizzazione del pensiero.
Ora, per avvicinarmi al vero focus di questo post, che sarà svelato più avanti, scrivo: Se segassimo la spalliera della SEDIA che resistenza avremmo a chiamarla ora SGABELLO ? Se la nostra mente continua a categorizzarla per l'uso originario (magari è una sedia a cui siamo affezionati) avremo difficoltà a pensarla sgabello.
L'atto di segare la spalliera ha prodotto una nuova realtà fisica, ma la nostra mente, plasmata dal linguaggio e dalle abitudini d'uso, impone una resistenza concettuale. Questa resistenza dimostra che il linguaggio non si limita a descrivere lo stato attuale delle cose (ora è uno sgabello), ma è condizionato dalla storia e dalla funzione sociale del concetto preesistente (era una sedia).
Vi sarete chiesti ( o forse no ) : ma perché ci racconti tutta questa solfa, dove vuoi arrivare ?
Torniamo a stamattina, alla genesi di questo scritto.
Leggo da X(Twitter) ( questo tizio ha 28000 follower e scrive su substack cose abbastanza intelligenti.)

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@ilrisolutoreIT
Le donne trans sono uomini.

Ottiene 83 risposte, quasi tutte in accordo. Questo il tono :
--- se nasci con il pinselo muori uomo .FINE!!!
--- Le donne trans non sono donne.
--- Senza ombra di dubbio, inconfutabile!
--- Direi proprio di sì visto che sono muniti di pisellino 🤣
--- Le donne trans sono uomini con disturbi.
--- Sono uomini con le tette ,non donne col pisello !!!
--- Certamente ma uomini con frociaggine
--- Sono froci!
--- Non basta: sono uomini malati di mente.
Qualche risposta non è d'accordo, e insulta lui:
--- Questo lo dici tu . L’unica certezza vera è che tu sei un coglione.
--- e questa cosa in che modo incide sulla tua esistenza ? Domani vai a lavorare ?
--- Il tuo cervello è sciroppato!!!!ti piacciono così tanto almeno cn questa scusa ti diverti a fare la Marisa? ahahahaha

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Adesso rientriamo nel discorso filosofico con queste parole che, abbiamo capito (spero), sono in effetti categorie : donne, donne trans, uomini.
Essendo categorie ognuno di noi, dà a queste parole un certo ( o incerto a volte) significato. Nella nostra mente si forma un immagine concettuale che rappresenta come NOI ci relazioniamo con il soggetto e perciò potrebbe esser difficile mutare il "seme" del significato.
  • Se per te DONNA è un esser vivente di sesso femminile con cromosomi XX e che può generare la vita, avrai difficoltà ad accettare qualunque altro uso della parola "donna". Sinceramente, anch'io ho difficoltà a pensare diversamente ma capisco, elevandomi un po' da un punto di vista semplificato, che è una questione di linguaggio.
  • La locuzione "DONNA TRANS" invece è un'altra categoria che comprende persone di sesso maschile che con mezzi estetici e/o chirurgici assumono le sembianze di una persona di sesso femminile, a volte con pessimi risultati, a volte con risultati magnifici.
  • UOMINI è la categoria complementare alle donne e manco la descrivo dal punto di vista biologico : sapete che significa.
Ho l'impressione che però queste categorie siano basate su una e una sola cosa, che si deduce anche dalle risposte : IL C..ZO.
Tutto i pensieri di categorizzazione sono basati sul c..zo: se c'è o non c'è.
Alla nascita hai avuto la fortuna di avere il c..zo! Come puoi rinunciare a questo enorme privilegio ! Meriti di esser un reiettO, disprezzatO e degnO di disgusto. Questo lo pensano anche le donne ( in numero minore rispetto agli uomini, ma lo pensano).
C'è gente che non pensa ad altro (più o meno inconsciamente), e potremmo definirli propriamente delle teste di C..ZO.
Questa rigidità di categorizzazione, frutto della nostra storia, cultura, localizzazione geografica, famiglia, religione ecc. ecc. produce i PREGIUDIZI.
Cioè l'impossibilità di aggiungere alla propria mente altre categorie che modificano la realtà : puoi segare tutte le spalliere che vuoi, ma tu sedia sei e sedia resterai e mai ti chiamerò sgabello !
E IO CHE C'ENTRO?
C'entro perché sto sperimentando, in me e nella interazione con gli altri, queste problematiche della rappresentazione linguistica della mia realtà.
Se chi mi conosce da sempre ( per esempio mia sorella che m'ha visto nascere) mi chiama Mario invece che Marialisa cosa sta rappresentando nel suo linguaggio ? Che il suo pensiero non riesce a vedermi "sgabello" perché da sempre mi ha visto sentito, ascoltato, ed ha interagito con me come una "sedia".
Il suo linguaggio non crea ( o, se lo fa, lo fa con molta fatica, innaturalmente, ma pian piano migliora) la mia nuova realtà.
Capita anche che, tra gli amici, che quasi sempre mi considerano una LEI, scappi un LUI : lui ha detto, lui ha fatto, lui deve, ecc.
Anche in questo caso il loro linguaggio si nutre delle categorie bloccate e confessano che più che vedermi come una nuova persona con un immagine femminile ( mi basterebbe questo, non voglio rubare la parola "donna") mi vedono come un uomo con una (discreta ?) immagine femminile e quindi nella categoria UOMO, cioè LUI.
Io purtroppo non posso farci niente ( o meglio potrei fare qualcosa ma sarei scortese e non mi piace esserlo) .
Io sono ideologicamente consapevole che il mio viaggio senza fine è verso essere una donna "PER MODO DI DIRE", nel senso oggettivo e non dispregiativo di queste parole.
E' proprio quello che ho detto fino ad ora, in questo post lunghissimo e pesantissimo ( se avete letto mi odierete o mi amerete a scelta).
E' il linguaggio che crea la realtà e se riuscirò ad esserlo nel DIRE potrò esser soddisfatta perché avrò creato la mia nuova realtà in me e, soprattutto, nella mente altrui.
Ma, come vi ho detto, ancora non ci sono riuscita.
Ci riuscirò ? Non dipende solo da me, purtroppo.

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