L'ossimoro che sarei

L'ossimoro è una figura retorica che consiste nell'accostare, all'interno di una stessa espressione,  due termini che hanno significati opposti o apertamente contraddittori tra loro. Se ne fa largo uso dialetticamente ( e in letteratura) perché una "frase senza significato" può creare nell'interlocutore o nel lettore un momento di smarrimento e, con questo paradosso, può dargli modo di scoprire un nuovo concetto, innescare una riflessione o, addirittura, fornirgli un significato ancora più profondo.

Dire, ad esempio, " silenzio eloquente" o " lucida follia" sono ossimori che - al di la dell'analisi semantica delle singole parole - hanno ormai un chiaro significato.

Faccio questa mia riflessione perché deve esserci qualcosa di più profondo, forse nascosto, nella reazione che si può aver all'ossimoro. Dovrebbe essere, apparentemente, una reazione di grande intelligenza perché deve elidere i puri significati delle parole e produrre mentalmente tutt'altro.

Ma potrebbe non esser così. Forse la reazione può esser anche istintiva, e ottenuta anche senza proferir parola. E ora vi spiego  perché stamane mi è venuto in mente di scrivere questo lungo post.

La mattina, tre volte la settimana, salgo sul tappeto mobile per una camminata veloce, in salita, per fare cardio-fitting : una mezzoretta a 6.5 km/h, a 120 battiti al minuto. 

Il mio cane assiste ai preparativi un po' preoccupato, e appena salgo sul tappeto, appena sente il primo bip dell'accensione, mi guarda straniato, guaisce e, impaurito, scappa via dalla porticina che ha per uscire in giardino.  

Qualche tempo fa, per la prima volta, mi aveva visto camminare sul tappeto e deve essergli sembrata una cosa ben strana che io muovessi le gambe mentre tutto il corpo stava invece fermo. Se ci fate caso è proprio la rappresentazione di un ossimoro : 

"Mi muovevo ferma".

In lui, evidentemente, ho creato un forte turbamento, tanto da avere paura e non poterne sopportare la visione. 

Da questo fatto ho dedotto che la contraddizione, verbale o fattuale, ha negli esseri viventi senzienti ( un cane lo è, come noi umani, tranne qualcuno ... ) un effetto "significativo" cioè, comunque, si traduce in un significato che può esser paura, stupore o illuminazione.

Già, illuminazione. 

Chi ha fatto letture o ha praticato filosofie orientali, conosce i "koan". Piccole frasi, concentrato di assurdità, che appena ascoltate possono portare all'illuminazione, al nirvana, alla percezione disvelata della realtà del tutto.

Esempio famosissimo è : "Conosciamo il rumore prodotto dal battere di due mani. Qual è il suono di una sola mano?"

Poi, come se non bastasse già la mia stranezza, scopro che anch'io posso essere un ossimoro.

Si da il caso che io sto spesso in silenzio durante gli incontri conviviali, a cena, o a casa di amici. Sto distaccata e non partecipo, se non sporadicamente. 

Ho spiegato loro, quando me lo hanno chiesto, che io, consapevole della mia diversità, in modo subliminale, intuitivo, ho un certo disagio "piatto", di fondo. 

Non è timidezza, ma il "riflesso" (quello dello specchio) della conoscenza di me che hanno i miei amici, come "altro" che una persona femminile. Riflesso che purtroppo a volte si manifesta, per errore o per scherzo.

Per costruire l'ossimoro di cui sarei portatrice, devo dire che è accaduto che ci sono stati episodi in cui sono stata al centro dell'attenzione; episodi nei quali ho cercato di investigare quel "riflesso" che mi riguarda e che mi interessa anche per capire eventuali miei errori di comunicazione o di rappresentazione del mio vissuto. Questa mia attività speculativa, di autoconoscenza, è stata interpretata, bollata, come "mania di protagonismo" o addirittura "egocentrismo".
Questi presunti indimostrati miei tratti caratteriali ( che considero deteriori ) mi spingerebbero a momenti di esagerata loquacità, irrefrenabile, nella quale mi metterei su un piedistallo di ragioni personali, dal quale il mio punto di vista prevarrebbe su tutto e tutti (questo è l'egocentrismo).
Non ricordo episodi in cui ciò sarebbe accaduto ma potrebbe essere una mia fallacia mnemonica. Magari qualcuno si ricorda.

Quindi per concludere la definizione di ossimoro, per me: 

sarei una che "sta muta parlando assai".

Purtroppo le comunità umane, i social off-line come potrei chiamarli, hanno analoghi difetti dei social on-line. Creano equivoci, giudizi falsati, a volte possono anche farti sentire isolata senza  che nessuno dei componenti lo voglia veramente. 

E' il gruppo che, come un super-organismo a se stante, costruisce criteri di convivenza, regole, simpatie ristrette, complicità silenziose, e chi è fuori dal giro, anzi dai giri, resta fuori.

Ne ho parlato diffusamente in questo post di qualche mese fa.

I social ONLINE ed OFFLINE : vantaggi ed inconvenienti


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