Quando sorrido stringo gli occhi.

Rossella mi ha invitato ad una cena a casa sua . Eravamo la comitiva di Caltabellotta più qualcun altro per stare in compagnia, mangiando e bevendo e, ovviamente anche parlando. Il fatto che io sia stata invitata un po' mi imbarazza e un po' mi lusinga come ho scritto nel messaggino di ringraziamento che ho scritto dopo la serata. Penso di essere privilegiata per l'enorme gentilezza di questi miei nuovi amici e, in qualche modo, mi sento caricata di responsabilità nel non fare brutte figure, prima di tutto.

Comunque, vista l'occasione, ne ho approfittato per indossare il vestito comprato alla "boutique enteogena" ( vedi il post qui se vuoi ) che è semplice ma elegante.


Quando arrivo conosco quasi tutti, anche una persona nuova che, guarda caso, è un mio collega ingegnere con il quale ho fatto insieme lavori e che mi conosce (da uomo, però). Quando lo vedo lo saluto con una stretta di mano, ma dentro di me sorridevo perché pensavo al momento nel quale mi sarei rivelata. In effetti rivelarmi non mi mette paura, anzi mi diverte. L'espressione, l'imbarazzo, il (forse forzato) distacco, con il quale il mio interlocutore assorbe la notizia per me è una occasione unica di investigazione del comportamento umano. 

Insomma , dopo cena, mi siedo accanto a Luisa che fumava una sigaretta, e dopo un po', lì vicino, a portata di voce, si siede lui. Luisa, che deve aver subodorato la cosa, sapendo che lui è ingegnere ed io pure, scrutava attenta gli eventi. 

Lo chiamo per nome e cognome : " Benedetto Lxxxxx , noi ci conosciamo da tempo. ! Mi riconosci ? " Lui è perplesso, io sono molto sorridente e quindi mi dice : " Questo sorriso che stringi gli occhi lo conosco. Sei strutturista.... " ( non si ricorda il mio cognome, non collega completamente, mi pare confuso). In poche parole gli dico : "Si, sono un tuo collega che ha deciso di cambiare non poco e quindi mi vedi così. Abbiamo fatto un bel po' di cose insieme ..." . Fa un sorriso di circostanza, non chiede lumi, e con distacco mormora una frase generica tipo " Eh, ognuno...". Gli ricordo di amici, colleghi in comune e il discorso finisce su questi e l'evento " rivelazione " di fatto si chiude qui.

Il modo di accogliere la "mia cosa" mi è apparso avvenisse con un certo distacco, tipo " Boh, fai come ti pare, a me che mi frega di te...". Ma la cosa strana è che lui è meno estraneo ( mi conosce da anni, forsanche da decenni) di  altri all'inizio ancor più estranei (Luisa, Leonardo, Marilena, ad esempio...),  che si sono comportati molto diversamente, con empatia, curiosità, voglia di entrare nelle ragioni di una scelta così radicale. 

Comunque non giudico, osservo e analizzo gli umani con curiosità. Dico sempre di aver una visione "entomologica" dell'umanità. Infatti l'entomologo osserva e studia gli insetti ed è interessato in egual modo sia alla farfallina dai colori meravigliosi che allo scarafaggio ripugnante. 

Anche per gli umani c'è una simile varietà, bisogna adattarsi.

PS. Se qualcuno pensasse, nella mia metafora, che io abbia  paragonato Benedetto Lxxxx allo scarafaggio ripugnante si sbaglia di grosso. Quella è una descrizione generale del mio modo di vedere gli altri, senza mai giudicarli e con un certo interesse.

 



 



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