Suona il citofono.
Half scatta immediatamente e, come un missile, si dirige correndo verso il cancello, ben prima che io risponda alla cornetta.
"Buongiorno. Sono il postino. C'è una raccomandata da firmare " sento.
"Si, arrivo" rispondo e mi avvio verso il cancello. Ho indosso un vestitino leggero, da casa, senza troppi fronzoli, ma decisamente femminile.
Qundo sono al cancello, il postino dice : " E' una raccomandata per M.... G...., lei è la moglie ?"
Io, senza manco pensare alle alternative possibili ( sorella, parente, custode, impiegata, ecc.) rispondo.
"Si. E' mio marito"
Quindi, sotto lo sguardo vigile e vagamente aggressivo del mio cane, lui mi porge - attraverso le inferriate del cancello - il dispositivo elettronico per firmare la ricevuta, che faccio con un scarabocchio. Il postino risale in auto e se ne va.
Il dire una bugia in casi come questi è la cosa più facile.
Ma pare che ciò sia un reato:
Reato di Sostituzione di Persona: Il reato scatta nel momento stesso in cui si mente sulla propria identità o status per ricevere l'atto.
E io non ho certamente lo status di moglie di nessuno.
Ok. E' una formalità senza conseguenze quello che ho fatto ma l'episodio mi ha ricordato un post che scrissi anni fa e un sentimento che periodicamente affiora in me e mi lascia tentennante.
Scrissi questo in questo post, oltre due anni fa
https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2024/07/il-problema-della-sicncerita.html
Se conosco nuove persone, potenziali amici, compagni di comitiva, gente con cui si parla, si discute, dovrò dire chi Marialisa in realtà è stata ? Chi cromosomicamente è ?
Luisa afferma, come se fosse una questione di sentimento momentaneo : "Come e quando ti senti, lo dici o non lo dici"
Ma non dirlo non sarebbe così semplice. Non dirlo vorrebbe dire prepararsi ad inventare una vita che non c'è. La mia vita passata ( 66 anni ) è stracolma di eventi, fatti, emozioni, esperienze che costituiscono quello che potrei raccontare in una semplice discussione su un qualsiasi argomento. Dovrei inventare infanzia, esperienze femminili che non ci sono mai state, mariti inesistenti, figli in Australia, e chissà cos'altro.
Proprio l'altra sera ho partecipato ad una bella riunione - organizzata da Rossella, ospite perfetta nella sua casa meravigliosa ed accogliente - il cui tema era l'AMORE. Tema declinato con dovizia da due psicologi amici, con interessanti spunti mitologici ed esperenziali tratti dalla loro pratica professionale.
Dopo la conclusione della conferenza, che aveva avuto qualche breve intervento anche degli astanti, mi sono chiesta se io avrei potuto dire qualcosa, cioè parlare di amore.
Non tutti conoscevano la mia vera natura e, per essere autenticamente sincera, nel trattare quel delicato argomento che tocca il personale, avrei dovuto premettere di me e spiegare chi ero e chi sono nel modo più sincero possibile.
Probabilmente sarei diventata l'argomento della serata per chi non mi conosceva e purtroppo - come è già capitato parlando di me - essere additata di "egocentrismo" e voglia di protagonismo narcisitico.
Meglio è stato quindi glissare per evitare ogni imbarazzo, che poteva turbare una serata piacevole e tranquilla.
In ogni caso, il problema della sincerità come sentimento di incertezza mi resta.
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