Luisa mi ha telefonato, anzi le ho telefonato io, come capita quando non ci si trova subito. Lei è molto gentile, mi sento veramente bene a parlare con lei, e mi propone sempre qualcosa di nuovo, per me intrigante e stimolante : "usciamo per shopping, vieni alla serata al Castello Ursino, incontriamo questi amici, ecc. "
Nel parlare, esce fuori una questione che per me, in fondo, è già adesso un po' critica.
Se conosco nuove persone, potenziali amici, compagni di comitiva, gente con cui si parla, si discute, dovrò dire chi Marialisa in realtà è stata ? Chi cromosomicamente è ?
Luisa afferma, come se fosse una questione di sentimento momentaneo : "Come e quando ti senti, lo dici o non lo dici"
Ma non dirlo non sarebbe così semplice. Non dirlo vorrebbe dire prepararsi ad inventare una vita che non c'è. La mia vita passata ( 66 anni ) è stracolma di eventi, fatti, emozioni, esperienze che costituiscono quello che potrei raccontare in una semplice discussione su un qualsiasi argomento. Dovrei inventare esperienze femminili che non ci sono mai state, mariti inesistenti, figli in Australia, e chissà cos'altro.
Non credo sia possibile e non mi sentirei proprio di farlo.
Già adesso, quando qualcuno, come le cassiere al supermercato, comincia a riconoscermi ed a ricordarsi di me, mi sale un piccolo senso di colpa, come se le stessi ingannando non dicendo che i miei documenti dicono altro. Magari qui esagero perché le cassiere vanno e vengono ed è solo un umore, una specie di senso morale che mi sale, ma c'è.
Forse questo è l'unico inconveniente ad essere "passabile" ed onesta.
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