La donna ragno e lo spirito materno

Ieri nell'andar via dall'istituto d'estetica , non so come è stato, si è parlato di bambini. A volte quando mi capita di vedere ( e anche di pensare a) un bambino  nella sua semplicità e bellezza, vado un po' in contemplazione pensando al suo futuro, a come la sua mente si arricchirà, a come diventerà crescendo. Il fatto è che, a me, la contemplazione del bello e del bene mi commuove, e qualche lacrima mi viene. E infatti Elena, la ragazza gentilissima del desk dell'istituto,  mi ha portato dei fazzoletti prontamente per asciugarmi gli occhi. 

Parlare di bambini mi richiama alla mente i figli che non ho e che, in fondo, avrei desiderato di avere, specialmente ora che la solitudine si fa, in certi momenti, pesante. 

Inciso

Quando penso e parlo dei figli che non ho avuto è come se un pugno di rimorsi e rimpianti mi stringesse il cuore. Sebbene io neanche veda i contorni di queste cose fatte o non fatte, il sentimento nonostante tutto c'è e mi abbatte non poco. 

Fine dell'inciso

Mi torna in mente un episodio di più di vent'anni fa che mai ho  raccontato, neanche a mia moglie. 

Ero a Torino per lavoro, ed ero quella persona  che viveva la sua apparenza  androgina senza troppi problemi. Io non me ne facevo e neanche gli altri se ne facevano. Ho quasi la certezza che, in un incontro a Catania, la  mia immagine "particolare" unita alla mia - dimostrata nei fatti - competenza, aveva incuriosito l'imprenditore di una delle più grosse imprese impiantistiche di Torino che mi aveva poi  chiamato ed incaricato di un lavoro speciale, poi di un altro e un altro ancora. Andavo a Torino quasi ogni settimana.

Un giorno, un collega ingegnere di quella impresa, quasi coetaneo e con il quale eravamo ormai in confidenza, mentre eravamo in macchina, uscendo da un cantiere, mi chiese : " Ti posso fare una domanda personale ? ". Io, ovviamente, risposi di si. 

E lui : " Perché non hai figli ?"

Nel rispondere trattenni le lacrime a fatica ( forse qualcuna è pur scesa) , e la mia voce era rotta dall'emozione. Risposi a lui come - poi - risposi anche allo psichiatra che mi diagnosticò il "disturbo" (io non sono pazza, sono solo disturbata 😀). 

“Avete figli ?” mi chiese.  "Non ne abbiamo voluti…..più mia moglie che io, a dire il vero “ gli risposi. " Non ne ha voluti perché non si è mai sentita adatta,  ne psichicamente ne fisicamente, al ruolo di madre." 

Completai, dicendo allo psichiatra, "Forse sarei stata più madre io di lei…”  ma quest'ultima frase non la dissi al mio collega. 

Mia moglie era una donna che non desiderava esser madre ed io non avevo la spinta adeguata a perseguire, come un traguardo di virilità,  il classico pensiero : "avere un figlio, magari maschio". 

Ed è andata così, e sono sola 😞.

Così come esistono questo tipo di uomini, esistono le donne con un desiderio analogo: quelle per cui la maternità è tutto. 

Proprio l'altra sera mi è scappata una frase che affermava questo concetto, ma devo averla detta in un modo che è sembrata una affermazione "maschile", forse ho usato un tono di scherno ( anche se non mi pare,  ripensandoci). Fatto sta che Marilena, la moglie di Leonardo, sorridendo, me lo ha fatto notare. 

Io mi difesi un po' ma poi riaffermai il concetto che alcune donne sono così, non pensano ad altro, raggiunta una certa età. A dire il vero lo trovo anche bellissimo e naturale, biologicamente prevedibile. In molte specie viventi funziona proprio così : non si dice che vanno "in calore" ? Altre specie, come alcuni ragni femmina ( si può dire "ragne " ? dovremmo chiedere una consulenza LGBTQ+TdC ) addirittura si mangiano -  dopo - il ragnetto che le ha fecondate ( che mala sorte, dopo l'amore !).

Credo che anche a me capitò di conoscere una donna così. Era una studentessa d'ingegneria, molto studiosa e brava che si laureò nella mia stessa sessione di laurea : il 4 novembre del 1982 e io avevo 24 anni. Lei meritava 110 e lode come voto di laurea ma non glielo diedero e mi dispiacque tantissimo, perché la colpa fu mia. 

Il voto di laurea dipende dalla media dei voti ottenuti nelle materie + voti aggiuntivi per premiare la tesi ( a quei tempi funzionava così, ora non so). Io avevo avuto solo due 28 su 28 materie e tutti gli altri voti erano 30 e 30 e lode. Avevo una media stratosferica, avrei anche  potuto non fare la tesi e mi avrebbero dovuto dare 110 e lode. Quindi, per non fare un torto a me, non poterono dare 110 e lode ne a lei ne a nessun altro in quella sessione.

Inciso

Io non ero un secchione. Cioè uno di quelli che si chiudono a studiare e nessuno manco li conosce. Ero voluto bene da tutti, i miei appunti e quaderni riepilogativi circolavano tra i miei amici e non lesinavo spiegazioni e coinvolgimenti di studio. Il preside, nella sessione di laurea, modificò la formula e disse " Vista la sua brillante carriera di studio la nomino dottore in ingegneria" . La parola brillante la aggiunse lui. E tutta l'aula magna scoppio in un applauso che smise solo quando io feci un gesto con il braccio. 

Ok, ho messo da parte la modestia, ma è andata proprio così.

Fine dell'inciso

Questa ragazza mi "tirava il filo". Insomma le piacevo e me lo dava a vedere, e un paio di volte l'ho pure accompagnata a casa dall'università. Non era brutta, anzi, ma non era il mio tipo e  dopo qualche mese incontrai Cristina, la mia compagna per la vita.

Capitò dopo un po' ( un anno e più)  che la incontrai in un supermercato, ed era con suo marito ed un bambinetto, maschio ma con i capelli lunghissimi come una bambina ( mi ricordo proprio questo particolare). Chi era suo marito ?  Un ingegnere anche lui laureato all'epoca (credo un po' dopo di noi), una persona scialbissima, per niente attraente, che deve aver sposato senza nessuna selezione ne estetica ne intellettuale ed io allora ho pensato (forse sbagliando, chissà)  : questa voleva fare un figlio al più presto,  e con il primo che le capitava.

Per concludere, la domanda cruciale è : c'è in me uno spirito "materno" inespresso ? Secondo la mia filosofia vien prima l'essere che il sentire. E io non potrò MAI essere madre. Quindi in realtà si tratta solo del desiderio di dare affetto e anche di riceverne, in modo e con intensità simili, ma questo è incomparabilmente diverso dal sentimento che una madre può avere per il proprio figlio: che è carne della sua carne.

Mi accontento del mio cane, non ho molte alternative😢.







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