Luisa fa sempre così : "Daiii, perché non ci vieni ? ". E io capitolo. Ho partecipato lo scorso sabato all'assemblea in Umbria di DSP Democrazia Sovrana Popolare, il piccolo ( in crescita, pare) partito al qual mi sono iscritta e rivelata, acquisendo amici e amiche, gente simpatica e intelligente con cui mi piace stare.
Premessa
I viaggi, in genere, richiedono che il viaggiatore mostri i documenti in alcuni momenti del suo peregrinare. Nel mio caso, la foto dei miei documenti e il nome scritto sono piuttosto incongruenti con la mia nuova immagine e, perciò, qualche pensiero a riguardo mi passa per la mente. Tuttavia non si tratta di preoccupazione, perché il mio approccio alla mia mutata identità sembra sia non "totalizzante". Questa definizione mi è stata affibbiata dallo psicologo che mi segue.
Lo psicologo mi segue, nel senso che io passo avanti ( per esempio con questo blog) e lui mi segue.
Qualche giorno fa mi ha consegnato la relazione psicologica che serve per avviare la pratica legale del cambio ufficiale di nome, oltre alle autorizzazioni a chirurgie variamente invasive (come standard c'è anche questo che viene autorizzato per legge). In una parte della relazione scrive :Il lungo percorso, poi sospeso, ma mai abbandonato interiormente, ha permesso a Marialisa di compiere un ulteriore passo evolutivo nello sviluppo della coscienza di sé, in cui la propria identità di genere, non è vissuta come un elemento totalizzante, ma come una dimensione del sé interiorizzata e integrata in una sintesi armoniosa e personale all'interno di un percorso evolutivo che mantiene una coerenza interna e diventa espansione del proprio sé.
E' un po' prolisso ma, grosso modo, ci indovina. Cioè se mi chiamano Mario o devo apparire un po' senza qualche - come dico io - "significante" femminile non è che impazzisco e mi metto ad urlare, perché offesa nell'anima. No. Faccio spallucce a vado avanti perché, in effetti, ho sufficiente padronanza di me ( lui scrive che ho "il sé espanso", ma che voglia dire non mi è chiarissimo, speriamo non ingrassi).
Venerdi 27 - La partenza
Senza descrivere qui i casini preliminari che ogni viaggio comporta, venerdì 27 settembre attraverso il controllo bagagli dell'aeroporto di Catania. Sono vestita con jeans e maglietta stretti, abiti femminili da viaggio, diciamo. E' un mix androgino, senza capelli finti, con la mia cuffietta e gli orecchini. Quando attraverso il varco, per qualche misteriosa esigenza di sicurezza area , devo levarmi la cuffietta e, in quel momento, i miei capelli, fortunatamente abbastanza ricresciuti e senza stempiature, appaiono. E' un attimo, Marialisa si sente scoperchiata. Ma non frega niente a nessuno come sono, e passo.
Il momento clou dei documenti avviene all'imbarco. L'addetta dà un'occhiata alla mia foto, legge il nome, e, sorridendo con indifferenza, mi restituisce il tutto e anche da lì passo.
In aereo si viaggia senza intoppi, il mio look è quello che è, ma sufficientemente femminile, e penso nessuno abbia avuto dubbi riguardo il mio sesso apparente..
Arrivati a Roma dovevamo noleggiare due auto per andare a Perugia e un'auto dovevo guidarla io. Perciò mi avvicino al desk di una agenzia di noleggio e con la voce un po' da donna "distinta" ( non proprio come quella della barzelletta che, se non la sapete, trovate sotto) chiedo se hanno un paio di auto da noleggiare. "Prego signora", mi fa l'addetto, "ora controllo sul terminale ", facendo un po' il difficile, da buon venditore. Ma le trova e, quindi, ora vien il bello, devo dargli patente e documento, due carte dove la foto, per me orripilante, del mio alter ego pelato è in mostra con il mio nome ufficiale. Il tizio legge ed incassa, non dice niente, manco alza gli occhi per guardarmi, procede freddo a trascrivere tutto per produrre il modulo di noleggio. Nel mentre Leonardo mi pare mi guardi, come se, nel caso io fossi andata in panico da imbarazzo, lui potesse intervenire in qualche modo. Ma forse mi sbaglio ed ho travisato.
Domanda retorica: che avrei fatto e il tizio avesse detto qualcosa - banalmente - un semplice " E' lei ?". Mi vien da ridere solo a pensarlo. Penso che avrei fatto una battuta tipo :" Si ma solo nei giorni pari, oggi è 27 e sono come mi vede" oppure " Si, ma la foto è vecchia, ho avuto qualche cambiamento" e altre amenità del genere. Ma non c'è stato bisogno di essere spiritosa.
Arriviamo a Perugia e, in albergo, al check-in, si ripete il problema : la prenotazione è a nome Mario e devo consegnare il documento per la registrazione. Tuttavia l'addetto non fa storie per come apparivo (e ci mancava) e, appellandomi al maschile, mi da le indicazioni per raggiungere la mia stanza. Non mi metto a piangere per questo e vado in stanza.
La sera andiamo a cenare in un locale di Perugia e potete vedere uno scorcio di me (la terza da sinistra, dopo Luisa) in questa foto fatta con Marco Rizzo e tutti gli amici di viaggio.
Sabato 28 - L'assemblea
La mattina, l'immagine androgina la metto da parte, e mi vesto così.
Faccio colazione con gli amici di viaggio e poi, verso le 11, comincia l'assemblea.
Non farò qui il resoconto delle cose dette e, chi vuole, può guardare ed ascoltare in questo link la mattina e in quest'altro il pomeriggio.
Arriviamo a Roma ad ora di pranzo e c'è appena il tempo di mangiare un primo in un locale romano per poi ripartire per Fiumicino. Al controllo bagagli ed all'imbarco si ripete la stessa identica scena vissuta a Catania : via la cuffia per passare e poi indifferenza all'imbarco alla lettura dei documenti "incongruenti". L'aereo ha un ritardo di un'ora e torno casa molto tardi.
Il mio cane quando mi vede ha la coda vorticante come una pala d'elicottero ( mi ricorda i cartoni animati), e cerco di fargli calmare la gioia di rivedermi con uno stick da masticare.
Spengo la luce del comodino per dormire alle due di notte. Sogno che mi hanno rubato il piatto della doccia e la relativa cabina, dalla vecchia casa. Chissà che vorrà dire...
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La barzelletta :
Una popolana si avvicina allo sportello delle poste e, in dialetto, chiede : " Avissi pigghiare i soddi 'ndo librettu". L'impiegato risponde, un po' bruscamente : "Faccia la distinta". La tizia, turbata dalla richiesta, s'aggiusta un po' e poi con tono il più affettato che le viene : "Mi scuuusiiii, dovrei ritirare dei soddi dal libbretto...."
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