Sono partita per Parigi, con tutto pagato perché c'era bisogno che le mie competenze di ingegneria strutturale si affiancassero ad altre per risolvere un problema in un impianto per Lafarge-Holcim ( multinazionale francese del cemento) . Le strutture furono da me progettate 6 anni fa circa, ma ora un braccio mobile di carico si era bloccato e i tedeschi che l'avevano costruito, per spicciarsi, hanno dato la colpa alla struttura portante dell'impianto, alla sua presunta deformabilità.
Dovevo perciò essere là.
Marialisa e Mario vanno insieme, come sempre, ma è Mario che deve apparire per gli altri. Tuttavia Marialisa non si nasconde : indossa i suo abiti androgini con qualche maglietta colorata, non dissimula il seno, ha il viso glabro, ha i capelli ricresciuti e un po' disordinati, ma evita orecchini, trucchi ecc.
Viaggio diretto Catania-Parigi, niente da raccontare alla partenza, stavolta ai miei documenti somigliavo, poco, ma somigliavo. Viaggio con un giovane ingegnere dell'azienda che non conoscevo se non per telefono, e ci vien a prendere un altro ingegnere, meno giovane e più esperto, che veniva dalla Danimarca e che lì sta curando i montaggi di un altro grosso lavoro (sempre progettato da me) nel porto di Aalborg.
Arriviamo sul sito, un impianto piazzato in riva alla Senna, a GeneVilliers , per la prima volta, vedo con i miei occhi le strutture che ho visto in foto e nei miei modelli di calcolo, anni ed anni fa.
Roba d'acciaio mooolto pesante, piena di cemento, ma per me non più esaltante, professionalmente parlando.
Fortunatamente non piove e si lavora cercando di capire le ragioni del blocco del braccio mobile di carico del cemento sulle chiatte.
Impieghiamo mezza mattinata per venirne a capo. Non era la "mia" struttura a produrre il problema ma si trattava dei freni elettromeccanici inceppati, guasto che né i francesi (figuriamoci, povere anime), né i tedeschi, costruttori della macchina, erano stati capaci di individuare.
Dovevamo pensarci noi italiani, come capita spesso.
Mentre facevano prove e io mi "godevo" il fresco umido del luogo ( che ti entra nelle ossa come una lama...) ricevo una telefonata. E' l'amministratore (e padrone) della azienda per la quale ho fatto questo e altri progetti simili. Siamo amici da qualche decina d'anni e mi considera una persona ( parole sue ) "fuori dagli schemi". Mi chiama per raccontarmi che uno dei suoi dirigenti chiave ( che anch'io conosco da sempre) si è dimesso per ragioni che, a me, sono parse inspiegabili. Lui è amareggiato e mi racconta inoltre che ha avuto la visita di un fondo d'investimento che potrebbe fare un'offerta per entrare nell'azionariato dell'azienda, forse controllarla. Insomma lui se la venderebbe. (Nota: se accadesse nel giro di qualche anno ne verrebbe stravolta la struttura produttiva - a mio avviso - e potrebbero anche poi liquidare e spezzettare un'azienda che fattura circa 20 milioni di Euro l'anno e dà lavoro a 150 persone.)
Poi parliamo del più e del meno, anche di malattie essendo lui stato operato di un tumore alla prostata proprio qualche mese fa. Ad un certo punto, allo scemare degli argomenti di dialogo, quando capisco che la conversazione va sul finire, gli dico: "Poi devo dirti di una cosa mia personale". Lui, trasale. "Non mi fare preoccupare" mi risponde. E io, serafica, racconto la mia rivelazione, ormai praticamente standard . "Devi sapere che io vent'anni fa ( ti ricordi quando avevo il codino ecc ecc.) avevo iniziato un percorso di transizione sessuale, che poi ho sospeso per vent'anni, per amore e rispetto di mia moglie. Ora, che lei non c'è più, non c'è ragione per non riprendere quel percorso e lo sto facendo".
Non si scandalizza per niente. Anzi mi dice che è giusto, che faccio bene se mi fa star meglio. Addirittura mi invita per una serata a parlare a casa sua, a bordo piscina, dice. In fondo io esprimo per lui una specie di saggezza (professionale e umana) che non ritrova in altre persone e per questo mi ha sempre apprezzato.
La giornata operativa francese finisce in aeroporto dove, al controllo bagagli, una degli addetti mi dice di levarmi la catenina d'oro e i ciondolini che avevo al collo. Nel farlo mi dice "madame". In questi casi dove "il secondo specchio" ( spiegato qui) funziona meglio del primo provo un senso di compiacimento ( complementare al disappunto quando invece non funziona). E, anche quando salgo in aereo, dove l'hostess controllava i posti, nel guardare il check-in lei mi dice "benvenutA".
Concludo che, male che va, sarò in futuro una tizia "laria ma passabile".
Nessun commento:
Posta un commento