San Lavandino

Premessa: Questo è un post lungo e potrebbe coinvolgervi emotivamente. Non lo faccio apposta e quindi vi avverto prima.

San Lavandino. Era così che chiamavamo questa ricorrenza degli innamorati, per demitizzarla e perché ci divertiva. Per anni ci scambiammo scemenze : fiori, cioccolatini, gioiellini, regali inutili. Nel 1983, quando ci mettemmo insieme a pochi giorni  dal S.Valentino di quell'anno, le regalai un completo mutandine e reggiseno che, coraggiosamente, comprai alla Rinascente (quei momenti sono riportati in questo post). Lo accompagnai con questo biglietto, della cui esclusiva originalità non si può che convenire : un'unica scritta che rigirata significava il nostro reciproco amore.

Ma nel 2008, forse perché non ebbi tempo di fare altro, come ricordo/regalo le diedi un biglietto a forma di cuore con qualche frase scritta con amore, come necessario. Come ogni coppia che si rispetti avevamo un nomignolo con cui ci chiamavamo : era "Citù" per entrambi.


E da quell'anno, fino ad ora, anche dopo la sua morte, li ho scritti e, come tutti i biglietti,  sono stati appesi con una calamita ai vari frigoriferi usati in questi lunghi anni. 
Ve li riporto qui, perché nel riscriverli e nel recitarli nella mia mente (con moltissime inevitabili lacrime) spero che possa ancora arrivarle l'intensità del mio amore. 

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2008
Un anno di cambiamento, 
di novità, di freddo e umidità.
Un amore ancora bello, 
una speranza di tranquillità, 
una voglia di fare e di ripartire
Ti voglio bene. Tanto.
Citù

2009
Tempo che passa ma, destino,
sempre cose da fare e da rifare.
Tempo che passa ma, speriamo,
rughe ed acciacchi ancora lontani.
Tempo che passa ma,
tra tante disillusioni,
ancora qualche fiducia.
Fiducia in noi. Di te e me insieme
per sempre. TVB
Citù

2010
Stanchezza? Tristezza? DuPalle ?
Si. E' vero. Chissà che vorremmo.
Io che ho una buona ragione
per fare, rifare, andare, girare.
E' il tuo sorriso, la tua contentezza,
la tua tranquillità. E un poco d'amore.
Citù.

2011 (lei aveva una brutta sciatalgia)
Acciacchi, dolorini, stanchezze.
Vecchiaia ? Noooo.
Ma badare a noi stessi è un dovere.
E volersi bene è una buona medicina.
Il più efficace integratore, più terapeutico 
di ogni magnetoterapia.
E io ti voglio bene tanto e tanto ancora.
Buon S.Lavandino 2011
Amore mio.

2012 ( lei ha 50 anni ed entra in menopausa)
Un anno difficile è passato. E quest'altro non è che scherza.
E siamo ormai in Meno-Pausa. Che sembra 
significhi che non ci si può neanche fermare.
Invece avremmo bisogno di Più-Pausa
Per volersi bene, andare, fare e stare insieme.
Ancora tanto amore, 
Citù.

2013
I nostri primi 30 anni insieme sono volati.
Potevamo essere e fare altro, di meglio e di più ?
E' inutile farsi domande sul passato. E' andata così.
Neanche tanto male dopo tutto.
Pensiamo al presente ed a
STARE BENE ORA
e ancora insieme in Amore per 
i prossimi 30 anni e più.
Buon S.Lavandino 2013
Citù.

2014
Può essere - anzi è sicuro - che io parlo un poco troppo.
Può essere - anzi è sicuro - che tu parli troppo poco.
Può essere - anzi è sicuro - che non sempre ci capiamo.
Può essere - anzi è sicuro - che il luogo non aiuta.
Può essere - anzi è sicuro - che questi sono tempi tristi
Può essere - anzi è sicuro - che nonostante tutto ci
vogliamo ancora un sacco bene.
Citù

2015
Un bacio la mattina, quando ti sveglio, anche due.
Un bacio la sera, prima di buttare la munnizza, anche due.
Un bacio alle mie t...quando ti prende, anche due
E' poco ?
Si. E' troppo poco, è pochissimo.
Perché ti voglio sempre tanto bene,
anche due.
Citù

2016 ( la mia azienda è messa in liquidazione volontaria)
Mai anno fu così di cambiamento.
Liquidare, buttare, studiare, rifare.
Ce la faremo. Ne sono sicuro.
Perché siamo forti, insieme.
E perché ti voglio bene
sempre senza fine.
Citù

2017 ( la crisi economica ci prende)
Tutto è tremendamente difficile e pesante.
Ma lo stesso andremo avanti e, soprattutto,
non disperiamo perché fa male alla salute
E ce la faremo anche con una rughetta di più,
con un capello bianco di più, con un acciacco di più,
combattendo sempre fianco a fianco
con il nostro Amore, di più.
Citù

2018
Se stai bene ti voglio bene. Se stai male ti voglio bene.
Se sei ansiosa ti voglio bene. Se sei serena ti voglio bene.
Se sei arrabbiata ti voglio bene. Se sei allegra ti voglio bene.
Ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque.
Ti amo Citù, sei la mia ragione di vita.
Almeno di questo non dubitare MAI

2019
Un altro anno è passato. E che anno ! Ci siamo abituati a 
a entrare ed uscire dal tunnel, con o senza luce su fondo !
Però, messo da parte lo stress che pesa un po',
possiamo ancora stare bene, combattendo 
e facendo cose insieme, 
che è la vera forza eterna del nostro Amore.
Ti voglio bene, sempre.
Citù

2020
Ce la faremo. Tranquilla... Ce la faremo.
Non dimentichiamoci però che, invecchiando,
è sempre più importante una cosa : LA SALUTE
Stare male sfascia tutto. Ci cambia. Ci rallenta.
E quindi, tra un lavoro e l'altro, 
tra un impegno e l'altro,
l'importante e prendersi "cura", 
io di te, tu di me, ognuno di se.
Questa è la prima ed essenziale condizione
del volersi bene.
Citù.

2021 ( in piena pandemia )
L'anno trascorso è stato assurdo.
Quest'altro anno non è sia cominciato meglio.
Ciononostante io e tu resistiamo e perseguiamo 
il nostro progetto di vita. E' questo quello che 
ci ha dato sempre la forza negli della nostra vita insieme.
Quindi stringiamo i denti, superiamo gli scoramenti,
e ce la faremo perché nella resistenza è la forza del nostro amore.
Citù

2022 ( il 30 agosto del 2021 è la diagnosi del tumore)
ADESSO, in mezzo a nuove terribili, difficoltà dobbiamo
celebrare questo nostro Amore,
ADESSO, con la Vita più dura, il Tempo che corre, le infinite Cose
da fare e finire, e la  Gente ormai insopportabile.
ADESSO, mentre combattiamo il MALE, con intelligenza,
perseveranza, e con prudente diffidenza.
ADESSO e per sempre sarò con te, per te,
NON AVERE PAURA
Citù.

2023 ( il MALE avanza)
La tua sofferenza è la mia sofferenza.
Ciò che ti lacera e ti dispera, mi lacera e mi dispera.
Ma, quando non ce la fai, io sento il dovere di aver più energia
e di resistere al tuo posto, senza stancarmi mai.
Questo è perché ti amo 
e perché io ho solo te e tu hai solo me.
Citù

2024 ( Lei lascia il suo corpo il 26 agosto 2023, alle 5:38 del mattino, accanto a me)
Non sei più con me
Non so come questi pensieri possano raggiungerti.
Forse è impossibile, forse no.
La mia solitudine è lacerante, 
come il ricordo della tua sofferenza.
Sono costretto a vivere il presente,
ma il futuro che posso costruire da solo non
sarà mai come quello che potevamo costruire insieme.
E questo me lo rende privo di ogni slancio,
e arranco nella routine.
Ti amo e t'amerò per sempre, compagna della mia vita.
Si, per sempre.
Citù

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Il post non finisce qui, mi dispiace.

Qualche giorno fa, riordinando materiale hardware, un vecchio PC e degli hard disk, mi sono imbattuta in un backup del PC che avevamo a casa nel 2003. Quel periodo fu quando io mi rivelai a lei, quando già scrivevo di me e che lei poteva leggere su internet. Questa mia sincerità, evidentemente, fece sorgere in lei la voglia di raccontarsi e lo fece in questo documento che io ho trovato qualche giorno fa, in quel backup. Sono più di 10 pagine, scritte benissimo, nelle quali racconta la sua infanzia, la sua adolescenza e il rapporto difficilissimo che ebbe con suo padre, un padre padrone, che tormentava tutta la famiglia con un atteggiamento vessatorio e anche violento. Questo racconto, che riporterò qui solo nelle sue parti essenziali, finisce con l'incontro con me e con l'inizio della nostra vita insieme. E' un copia-incolla dal documento, con in evidenza solo alcune frasi  significative.

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Cristina’s History

Sto per iniziare un lungo cammino. Non so se mai arriverò alla fine. Da un po’ sento la necessità di mettere su carta, o meglio su computer, la mia vita. La mia vita, forse è troppo, parti della mia vita, fatti, che ovviamente riemergono dalla memoria. Non so bene perché. O forse sì. Credo che questo sia percorso che desidero fare, giunta alla fatidica età dei 40.

Penso che raccontare la propria vita sia una cosa molto difficile. Per non parlare poi del “da dove inizio?”. Facile, direte voi: “dall’età in cui pensi di avere ricordi da raccontare” No dico io. Almeno non per il tipo di racconto che voglio scrivere. Non è una biografia. Perché, la mia storia inizia dalla fine.

Si, inizia dalla fine. Non perché andrò a ritroso, ma per capire, (ripercorrendo episodi della mia infanzia e gioventù) perché oggi sono così, e che cosa mi ha fatto diventare questa donna. Sicura e insicura alla stesso tempo, capace di grandi gesti ma anche un po’ vigliacca; ammirata da molti come una persona matura, che sa ascoltare; forse anche invidiata; come una sicura di sé, che sa, apparentemente, quello che vuole.

Da pochi mesi, con il mio compagno (mio marito, ma spiegherò più avanti perché non utilizzerò quasi del tutto questa parola), sto affrontando problemi che lo riguardano, ma che mi toccano in quanto sua compagna. Abbiamo preso l’abitudine, di stare , anche per ore, a chiacchierate. Ed in queste infinite discussioni mi sono tornate alla mente tantissimi episodi del mio passato. Situazioni che analizzate con senno del poi, danno una diversa consapevolezza nell’affrontare le difficoltà, ma anche di vedere diversamente le cose rispetto ad altri.

Sono adulta? Si ma non solo. Mi convinco sempre di più, che le certezze di oggi, la consapevolezza, le mie decisioni, e tutto quello che mi riguarda oggi, vengano da molto lontano.

Da molti anni mi considero una persona “marchiata a fuoco”. Ma, oggi, non la percepisco come qualcosa di negativo. Ho imparato a considerarla una mia peculiarità. E credo, in fondo, che mi abbia reso migliore.

Ho sofferto molto da ragazza. La diversità, quando si è giovani, può essere dolorosa. E il disagio è accentuato se tuo padre o tua madre non sono in grado di adempiere al loro mestiere di genitore. 

Non ricordo un avvenimento che mi ha spinto, non a perdonare mio padre, ma vederlo come un individuo. Un individuo con i suoi difetti, debolezze, mancanze, cattiverie, e tanti altri aggettivi purtroppo tutti negativi. Come mai negativi? Certo non tutti negativi, ma soprattutto negativi. Mio padre è stata la persona che mi ha “marchiata a fuoco”.

Omissis......

Lui ora non c’è più. E’ morto il 5 marzo del 2000. E’ morto nel reparto di geriatria dell’ospedale dopo una settimana di ricovero, per complicanze polmonari. Era malato già da tempo, ma questo non gli impediva, però, di infliggere angherie a mia madre, alle mie sorelle, e indirettamente anche a me, che vivo da anni per conto mio.

Come dicevo, non so quando ho iniziato a vedere mio padre come una  persona. Cosa è scattato in me. Ma negli ultimi anni della sua vita non riuscivo più a provare odio e rancore nei suoi confronti. Quello che vedevo era un vecchio malato, rabbioso, che non riusciva ad avere nei confronti della sua famiglia, ma neanche per altri al di fuori, una parola gentile, un gesto di amore, una carezza. Queste sono, soprattutto, le cose che mi sono mancate nella vita.


Omissis....

Mio padre

Mio padre posso definirlo un bell’uomo. Lui non beveva, non andava a donne, non andava in giro con gli amici (non ne aveva), era tutto dedito alla famiglia. Già, tutto per la famiglia. Lui era il capofamiglia, quello che comandava, e noi quelli che dovevamo ubbidire. Anche mia madre, doveva ubbidire. Se mio padre diceva una cosa, quella doveva essere. Non importava se giusta o sbagliata. Quella era la sua decisione. “E allora?”, voi direte. “Tantissimi padri sono così”. Può darsi, ma spero ardentemente di no!.

Un padre può essere severo, rigido, geloso delle figlie femmine, intransigente con quelli maschi, può punirti se sbagli, proibirti se lo ritiene giusto, e comunque tutto quello che deve fare per rendere un figlio un adulto responsabile. Ma, un padre che ti isola da tutti i parenti, che ti proibisce di frequentare compagne di scuola, che non ti fa uscire con qualsiasi condizione, che cerca di manipolarti il cervello di ragazzina per convincerti che tu non sei capace di nulla, che cerca di forgiarti a suo piacimento anche con le botte; cosa ne pensate di questo tipo di padre?.

Oggi, si parla molto della violenza fisica sui minori. Ma della violenza psicologica? Non credete che sia altrettanto devastante per un bambino?

Omissis.....

Sono stati anni bui. Mi alzavo la mattina con la paura di vederlo già arrabbiato. Non importava il motivo non sempre c’era. Ma il finale era lo stesso: urli e molto spesso botte. Non si possono contare le volte che a pranzo buttasse il tavolo in aria facendo cadere tutto a terra. Il cibo sul pavimento piatti, bottiglie, bicchieri tutto in cocci. Allora mia madre ci diceva di andare nella nostra stanza. Ma più spesso succedeva che lui ci obbligasse a raccogliere tutto e rimetterci a tavola a mangiare. “Che atmosfera!”. Paura e un senso di impotenza crescevano dentro di me.

Queste scene di ordinaria follia non si modificavano in vista di feste come la Pasqua o il Natale.

Anzi più grande la festa più grande era la follia. Una mattina, credo giorno di Pasqua, io e mia sorella più grande discutiamo per qualche sciocchezza di ragazzine. Mio padre si arrabbia e interviene, io sentendomi rimproverata ingiustamente mi ribello al rimprovero. Botte, botte, botte. 

Omissis....

Ricordo le sue mani. Le vedo molto spesso su di me ma non per una carezza o per un gesto affettuoso. Le sue mani. Come bruciava il braccio o la gamba quando arriva una sberla. Quasi come se lo sentissi adesso. Un dolore acuto ma diffuso in tutta la parte.

Lui aveva delle mani grandi. Almeno così le vedevo da bambina. Le sue mani potevano fare cose buone come varie riparazioni in casa, scrivere (anche bene), stringere la mano di estranei, ma anche infliggermi un dolore profondo.

Omissis....

Molto spesso persone che ci conoscevano, anche da tempo, mi dicevano: “Sei fortunata ad avere un papà così”. Io li guardavo e sorridendo amaramente pensavo: “ti vorrei a casa mia quando siamo soli e fa il brutto e il cattivo tempo”. Ma purtroppo questa era la convinzione degli altri. Una famiglia modesta, un padre esemplare, una brava moglie e dei figli educati (o secondo il mio punto di vista, ammaestrati come degli animali tenuti alla catena).

 Ricordo un episodio di diversi anni fa. Andai con mia sorella a pagare l’assicurazione dell’auto. La mia famiglia si serve di questa agenzia da quasi trent’anni. L’impiegata ci chiese come stava nostro padre perché da un po’ di tempo non lo vedeva. Dopo di chè lei volendo farci cosa gradita affermò che avevamo un padre eccezionale. Vedendo sul nostro viso un’espressione di disaccordo, ci chiese il perché. Con riluttanza le raccontammo alcuni episodi che riguardavano il nostro non proprio eccezionale papà.

Mi sorprendo ancora oggi, dell’espressione del suo viso, tra l’incredulo e lo sconcertato. Quasi non credeva alle nostre parole. Aveva appena scoperto un’altra persona da quella precedentemente conosciuta. Lui si era sempre dimostrato con lei gentile, allegro e divertente.

Mio padre era un bravissimo attore nella vita. Portando avanti due parti, una recitata all’interno della famiglia e un’altra per tutti gli altri. Un perfetto esempio di Dottor Jekyll e Mister Hide.


Omissis...

Io

Avrò fatto paura a mia madre quando mi ha vista appena nata? Ho visto le mie foto bruttina, scura in viso e spelacchiata. Di quei neonati che le persone guardano e non dicono: “Ma che bella bambina!”. A differenza di mia sorella più grande molto più bella e con dei capelli lunghi a boccoli quasi sul biondo.

Sono nata con un peso non indifferente di circa 4,5 chilogrammi. Preludio di una tormentata adolescenza. Ho, infatti, letto o sentito in televisione, che i neonati con un peso così elevato sarebbero stati, in percentuale più elevata rispetto agli altri, destinati all’obesità in età adulta. Inizio col dire questo proprio perché la mia adolescenza è stata segnata da una obesità abbastanza grave.

Omissis...

A parte l’episodio in sé, quello che cerco di rendere chiaro è il sentimento di profonda paura (a prescindere dalle percorse) che la figura paterna mi suscitava.

Il suo viso, gli sguardi, le punizioni fisiche erano alla base della sua “educazione”. Non usava carezze o parole d’incoraggiamento. Tutto quello che facevo, anche se mi sforzavo di farla bene, gira e rigira era sempre sbagliato. Io, ma comunque tutta la famiglia, non era alla sua altezza. Lui era quello intelligente, e noi poverini avevamo bisogno del suo aiuto per fare qualsiasi cosa. Incapacità era la parola più ricorrente. La certezza di essere incapace e cretina mi ha accompagnato fino a grande, quando con l’aiuto del mio compagno ho riscoperto la mia capacità nel fare e la mia creatività repressa, a qualunque costo, da mio padre.

Io adoravo disegnare. Mi dicevano che ero brava. Desideravo frequentare il liceo artistico, per avere la possibilità di imparare ad educare le mie eventuali capacità artistiche. Ma questo genere di scuole non si “usavano” a casa nostra.

Posso ipotizzare , oggi, che mio padre percepisse in me una vena di ribellione e di senso di libertà. Frequentando un liceo del genere, con menti aperte, originali e libere che caratterizzano le persone creative, sarebbe stata certamente una catastrofe per lui. Gli sarei sfuggita troppo presto dalle mani. Quindi orientarmi in scuole più tradizionali era un modo per domarmi. E’ così? Può darsi. Ma di una cosa sono certa che, nell’inconsapevolezza e nella non conoscenza, esisteva in me già un potenziale senso di indipendenza, di forza morale, di capacità intellettive che mi hanno dato la spinta necessaria a sopravvivere nonostante mio padre.

Esistevano, forse, insignificanti fatti (per allora), che mi lasciano ritenere giusta la precedente affermazione. Per esempio i capelli. “Che stupidaggine” direte voi. Si certo, ma è stata una piccola conquista tutta mia. Mio padre mi costringeva, camuffandola da cosa razionale, che i capelli dovevo portarli a maschietto. E questo mi frustrava moltissimo anche perché il taglio veniva fatto qualche volta dal suo barbiere. Per me è stata una soddisfazione bellissima andare insieme a mia madre e mia sorella dalla parrucchiera. Alla fine delle scuola elementari portavo i capelli sulle spalle. E questo era motivo di scherno da parte di mio padre che li riteneva: brutti, poco curati, e non adatti ad una bambina.

Ma ho tenuto duro. Li ho portati sempre lunghi, addirittura lunghissimi. Da allora non ho tagliato mai più i capelli così corti. Fino a quando alla veneranda età dei quasi 38 anni, ho deciso drasticamente di imitare il taglio dei marines. Ero libera!. Si, ero libera di fare di testa mia. I capelli erano soltanto un simbolo, nient’altro. Un giorno dico a mio marito: “Vado dal parrucchiere. Forse li taglio corti”. Altro che corti. Rasati. Poverino, restò di stucco. Ma come sempre non si fermò all’esteriorità del gesto ma comprese le profonde ragioni di questo mio nuovo e rivoluzionario “look”.

Omissis....

Comunque chi mi conosce, mi apprezza, penso, anche per queste piccole stranezze.

Da diversi anni vengo vista come una persona strana o pochino eccentrica. Tutto ciò si è reso evidente quando ho conosciuto il mio compagno. Il nostro è stato fin dall’inizio un legame quasi di simbiosi. Da quel momento credo di aver iniziato, inconsapevolmente, un doloroso lavoro su me stessa che continua ancora oggi.

Avevo circa vent’anni quando ciò accadeva. Avevo già un fisico accettabile. Avevo perso più di 30 chili. Ero diventata una persona che ormai nessuno poteva rifiutare o prendere in giro per il suo aspetto. Ero magra, alta, capelli lunghi, gli occhi verdi. Mi sentivo sicura che gli altri mi avrebbero accettata. Non sapevo ancora che la mia insicurezza non dipendeva da questo.

30 kg sono tanti. Mi sono stati dati in dono per il passaggio da bambina a donna. “Bello vero?” Questi chili hanno fatto la differenza nella mia vita. Da bambina “normale” ad adolescente obesa nel breve spazio di un estate.

Omissis...

Fatto sta che in questi anni mi sono fatta una riserva di grasso che è esplosa in tutto il suo splendore nell’estate di passaggio dalla scuola media a quella media superiore. Ho raggiunto l’eccezionale peso di 93 kg. In compenso, però, superai in altezza mia sorella grande (raggiungendo il 1.70 m) di circa 10 cm.
Già durante le medie ero in soprappeso. E come succede ancora adesso la crudeltà praticata dai ragazzini verso altri coetanei è veramente terribile. Sentirsi prendere in giro per la tua ciccia. O trattata come una handicappata. Isolarmi era la soluzione che, in quel momento, sembrava migliore. 

Omissis....

La mia battaglia contro il peso è iniziata intorno ai 14 anni. Come tutte le altre cose anche questa l’ho combattuta da sola contro tutti. Mia madre si preoccupava, il nostro medico cercava di convincermi che facendo da sola mi sarei rovinata la salute. E ovviamente mio padre che disapprovava totalmente questa mia “infantile fissazione”. Andai avanti lo stesso con testardaggine e persi i miei primi 7 chili. Non ero seguita da nessun dietologo. Mio padre mi diceva che non era necessario andarci perché ero esagerata e facendo così pensava ad una mia rinuncia.

Omissis....

Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo. Mi guardavo e pensavo quella non sono io. Mi sentivo intrappolata dentro un corpo che non mi apparteneva.

Obesità e mio padre. Una miscela che mi ha reso questi anni un incubo. Non saprei dire quale dei due prevalesse. Penso di aver iniziato in questi anni ad avere qualche episodio di depressione anche se in maniera blanda. Passavo momenti terribili. Di profonda solitudine e sconforto, e con la paura che non sarei riuscita mai a liberarmi di quel senso di inadeguatezza. Nelle mie crisi, che seguivano a liti avute con mio padre, rintanata da qualche parte, passavo da un iniziale stato di rabbia violenta, in cui pensavo di fargli del male, o di fargliela pagare in non so quale modo, ma che poi un misto di: rabbia, dolore, frustrazione, impotenza, umiliazione si fondevano dentro di me. Un grosso masso che pesantemente si adagiava sul mio cuore. Da questo momento il senso di rabbia verso l’esterno mi abbandonava soccombendo ai soprusi ricevuti.

Piangevo. Sentivo il cuore scoppiare e mi sfiorava la mente un pensiero ricorrente: quello di farla finita. Non l’avevo mai detto a nessuno solo al mio compagno. Era un pensiero che però non accarezzavo fino in fondo. Sicuramente perché mi volevo bene. Ma anche perché, senza saperlo, ero dotata di una forte determinazione 

Il mio compagno

 Abitavamo entrambi in paesi vicino alla città in cui lavoravamo e studiavamo. Ci siamo incontrati sulla corriera. Ho dei ricordi molto belli. Io insieme a mia sorella ed altre persone formavamo una sorta di comitiva da corriera. Lui saliva qualche fermata dopo la mia e dopo poco tempo si inserì nel mio gruppo. Avevamo un’amicizia in comune, che facilitò il suo inserimento. Sono stati giorni di barzellette, risate che coinvolgevano, spesso, tutti gli altri passeggeri. Sicuramente lieti di ridere di prima mattina.

Dopo qualche settimana stavamo già insieme. Quel giorno scese alla mia stessa fermata per accompagnarmi al lavoro. Mi offrì un gelato. Parlavamo del più e del meno, ma c’era qualcosa nell’aria di diverso. Quasi senza accorgermene camminavamo vicini, quasi abbracciati.

Arrivati sotto il portone fu quasi naturale baciarci. Mi disse guardandomi negli occhi: “E’ il verde che cercavo”. 

Avevo sentimenti contrastanti. Desideravo essere amata, ma nello stesso tempo avevo paura. Mi sentivo avvolta dal suo amore, ma non capivo perché questo stesse succedendo a me. Mi chiedevo cosa lo attraesse. Gli altri mi dicevano “E’ un bel ragazzo”!. Già, che ci fa con me?. 

 Durante il primo anno ci sono stati momenti incredibilmente belli, ma anche momenti molto brutti per me. Causati dai problemi che mi portavo dentro. I miei sbalzi di umore e i silenzi, che spesso duravano delle ore avrebbero, penso, fatto scappare chiunque. Penso ci fosse della premeditazione inconscia. Mi sentivo detestabile e non degna d’amore.

Ho pensato anche, con grande sofferenza, di lasciarlo perché tanto l’avrebbe fatto lui. Pensavo, “se lo lascio adesso è meglio, soffrirò di meno”. Ma con mio stupore restò insieme a me sopportando tutte le mie stranezze e gli interminabili silenzi.

 In quel periodo litigavo spesso con mio padre, causando repentini mutamenti di umore da farmi sembrare schizofrenica. Tutto ciò si rifletteva nel mio comportamento anche con il mio ragazzo. Cadevo in un mutismo totale e impenetrabile (che avevamo battezzato “no niente”), parlavamo per ore, correggo parlava per ore, e pazientemente aspettava una mia parola. Parlava, mi abbracciava, faceva compagnia alla mia “profonda solitudine”. Non ha mai avuto gesti di rabbia o d‘impazienza in quei momenti, anche se sono sicura che non capisse.

So di essere invidiata, per il tipo di rapporto che ho con il mio compagno. Perché tutti pensano che sono stata fortunata a trovare “una perla d' uomo”. Si in parte questo è vero. ma questo incontro non presupponeva una così lunga vita insieme, di quasi 20 anni.

Ci siamo sposati dopo quasi 6 anni di “fidanzamento”. Ed è stata una scelta di entrambi, non gestita da altre persone. Per un forte desiderio di condividere la quotidianità della vita. Naturalmente questa decisione, in ognuno di noi, è stata raggiunta attraverso un percorso di pensieri diversi.

Il mio è stato questo: “Il mio ragazzo non somiglia assolutamente a mio padre”. Parlo ovviamente del carattere. Questa differenza, l’ho scoperta, nei primi anni che stavamo insieme. Ma avevo ugualmente paura di legarmi stabilmente ad una persona. Paura corredata da sogni, che dimostravano, (cosa che ho scoperto dopo) la fobia per il matrimonio.

Non so come reagiscono le altre donne davanti al un cattivo matrimonio dei genitori. Certo molte sposano una copia esatta del padre. Ripercorrendo la vita e i dolori della loro madre. Come se ci fosse, inconsapevolmente, un senso di autodistruzione. “Autodistruzione!”. Ecco, questo sentimento mi ha accompagnato per molti anni, ma è andato scemando dopo aver superato i 20 anni. Volevo, e ripeto, volevo un uomo che non fosse mio padre.

Questi primi anni sono stati di crescita emotiva, sentimentale e individuale. Con il suo aiuto mi sono “strutturata” come persona.

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Il post non finisce ancora qui. Il seguito riguarderà aspetti più profondi del modo in cui sto vivendo questo periodo, i suoi accadimenti e le sue coincidenze. 

E' accaduto questo.

Per cercare un video a Cristina, la mia estetista,  mi capita di trovare una serie di video su YOUTUBE che parlano di uno strano CerchioFirenze77. Questo strano nome si riferisce ( riporto da internet ) 

" ad una realtà nata e cresciuta attorno al medium Roberto Setti (1930 – 1984) che a Firenze dal 1946 al 1984 è entrato in contatto con numerose entità attraverso la trance profonda e la telescrittura.  Le sedute spiritiche guidate da Setti hanno raccolto un numero sempre crescente di interessati anche se da parte di Setti e degli organizzatori degli incontri non c’è mai stata volontà o desiderio di fare proseliti. Sebbene il numero delle persone intervenute aumentasse ad ogni seduta, gli intenti che animavano gli incontri non sono mai cambiati e le persone che accorrevano sempre più numerose lo facevano per ascoltare Roberto e gli spiriti – presto definiti Maestri - che entravano in contatto con lui."

Il mio approccio in questi casi è di pura curiosità ed il mio motto è  : senza credere, senza non-credere. Vado a finire nel sito che raccoglie, in forma scritta e non solo, le rivelazioni che le "entità" negli anni hanno fatto e mi capita di leggere anche questo testo, in questo link, emanato da "DANI" che è una delle più autorevoli - a loro dire - entità spirituali che si è manifestata. Qui riporto la parte finale, ma chi vuole può leggersi tutto il testo al link che vi ho indicato, intitolato 

"A coloro che sono addolorati per la perdita di una persona cara "

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Allora, voi che siete schiantati dal dolore per la perdita di una persona amata, se siete creature ragionevoli, se veramente amate chi è trapassato, dovete arginare il vostro dolore nel pensiero che la sofferenza che state vivendo ha un senso per la vostra vita, e che la morte di chi amate è un evento necessario al suo vero bene.

Se veramente amate chi è trapassato non potete essere tanto egoisti da pensare che sarebbe stato meglio che il suo bene non si fosse compiuto.

 

Ripeto: tutto questo è quanto una persona di buon senso può accettare senza scomodare la fede, semplicemente seguendo il raziocinio, strumento che appunto è dato all'uomo per fargli capire il senso della realtà nella quale vive.

Se poi, per bontà vostra, credete che la voce che vi parla giunga da quella dimensione di cui prende coscienza l'essere dopo la morte del suo corpo fisico, e se ancora credete che questa voce conosca, se non tutto, almeno parte della Verità, perché non basta essere trapassati per essere nel Vero; allora vi dico, sapendo che mi credete, che la separazione dai vostri cari trapassati è solo per voi, che rimanete nel mondo fisico, perché loro vi sentono e vi vedono in forza del legame amoroso che vi unisce.

Non pensateli quindi con dolore, perché li rattristereste; ricordateli nei momenti in cui erano sereni, nella certezza che li ritroverete, perché il legame creato dall'amore è un legame che non si spezza mai e che, nelle future esistenze, conduce chi si ama a ritrovarsi in amore.

 

Come l'esistenza di chi è trapassato continua, così la vostra deve proseguire a beneficio di coloro che vi sono vicini fisicamente. Se vi sembra che il destino sia stato crudele con voi, avete un motivo di più per non essere crudeli con gli altri facendo pesare su loro il vostro dolore.

 

Ora mi fo' portavoce di un ideale messaggio che tutti i vostri amati, che hanno lasciato il piano fisico, potrebbero rivolgervi. Accoglietelo nella convinzione che corrisponde al loro sentire:

 

« Amore mio, non potermi vedere più fisicamente ti ha lasciato in un dolore che ti fa rifiutare la vita.

Sappi che questa è l'unica cosa che può farmi soffrire, e perciò promettimi che troverai la forza necessaria per reagire e continuare a vivere come quando mi vedevi, mi toccavi, mi interrogavi, ed io ti rispondevo.

Sappi che sono egualmente vicina a te; anzi, più di prima; e che l'amore che ci unisce ci lega indissolubilmente e ti condurrà a rivedermi, riabbracciarmi, riavermi.

Le nostre strade sono solo momentaneamente ed apparentemente divise, ma al di là del velo che ti separa da me, e che dà corpo al romanzo della vita, noi siamo una cosa sola.

Ora tu non puoi più dedicarti a me fisicamente, e se rimpiangi di non averlo fatto in passato più di quanto potevi, promettimi che da ora in poi ti dedicherai di più agli altri a cui sei vicino, ed offrimi quel di più che farai.

 Un giorno, quando tutto questo anche per te sarà compiuto e trascorso, volgendoti indietro nel ricordo tutto ti sembrerà un brevissimo sogno, quasi non vissuto, e solamente la pienezza data dalla consapevolezza di aver pagato un debito, la gioia della comprensione del perché è potuto accadere, la felicità di ritrovarsi quale frutto del tuo dolore, saranno ciò che ne rimane.

   Ti amo.

Per sempre tua »

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Voglio accettare come vere queste frasi, queste invocazioni. 

Quindi posso con il solito amore scrivere il mio biglietto di San Lavandino 2025, come sempre. 

Le arriverà in qualche modo che non so.


Adesso che ho ripreso a percorrere quella vita
che tu hai conosciuto, amato, ma che ti impauriva.
Adesso che continuo in solitudine
a fare le cose nostre ma ormai purtroppo solo mie.
Adesso, che vivo in altri abiti, alcuni anche tuoi,
voglio pensarti contenta che io
non sia orribile e incredibile nella mia nuova identità.
Adesso non ho smesso di amarti e non potrò mai smettere,
aldilà dell'aldilà che ci separa. 
Tua Citù

San lavandino 2025


  








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