Lino è un mio amico di gioventù. Abbiamo fatto insieme le scuole superiori e quindi ci conosciamo da 50 anni. Mi sono rivelata a lui qualche mese fa, e l'ho raccontato in questo post. Continuiamo a sentirci per telefono (di più) e vederci (di meno) ed è anche venuto con sua moglie Laura al convegno dove ho fatto la mia relazione sull'identità di genere, a testimonianza dell'affetto e della stima che entrambi hanno per me.
Venerdì ci siamo sentiti per telefono per ragioni di lavoro (suo) e mi ha chiesto per l'ennesima volta se potevamo fare colazione insieme, qualche mattina per vederci e parlare. Al telefono mi chiama Maria, poi Mario poi di nuovo Maria - insomma un casino - ma non me la prendo, anzi ci rido sopra e gli dico che sabato non posso perché la mattina vengono mia sorella, mio cognato e le mie cognate ad incontrare il cane e, come diretta conseguenza, me.
E poi, gli dico ridendo : "Devo pensarci per tempo, uscire come femmina non è così semplice, lo devi capire."
Lui, scoppia a ridere, e dice : "Certo, lo capisco. Quello che non capisco è come fai a prender questa cosa con tanta leggerezza. Ho come l'impressione che ci stai prendendo tutti per il c... . Che sia un enorme scherzo quello che ci stai facendo. "
Non è la prima volta che mi dice questo. Anche Cristina, la mia estetista, mi ha sempre detto che quello che le piace di me è la serenità con cui, senza drammi esistenziali, affronto questo mio percorso trasformativo.
Mi chiedo perciò perché dicono questo. In un modo o nell'altro devono aver constatato in altri che hanno conosciuto, o per cose viste in tv, che la transizione è quasi sempre un dramma sia per il/la protagonista che per chi gli sta vicino.
Ecco, forse è questa la chiave. E' il "per chi gli sta vicino".
Io, non avendo più nessuno vicino del quale mi importi tanto da condizionare le mie scelte, ho potuto intraprendere questo percorso con consapevolezza, serenità, e il necessario coraggio che metti quando i rischi, se ci sono, sono solo tuoi e puoi decidere di vivere il tempo che ti resta senza rimpianti e rimorsi.
Quindi non sono "serenamente atipica", più di tanto. Ho solo subito una torsione della linea del mio destino che mi ha portato fin qui e quindi - per il mio carattere, per i percorsi culturali che ho fatto, per un po' di estroversione - non riesco a deprimermi e tento di vivere meglio che posso.
PS. Ehi... anch'io ho momenti di tristezza e di incertezza, non sarei umana altrimenti.
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