Mi sono chiesta : Io so scrivere di politica ? Non lo so.
Analizzo il problema, a mio modo.
Le due parole sono : scrivere e politica.
Ho le idee chiare su cosa significano ?
Cominciamo l'analisi.
SCRIVERE
Scrivere è una attività pratica che serve a trasferire informazioni e conoscenza. A volte questo trasferimento è fatto su se stessi, da un momento della vita ad un altro. E' un trasferimento nel tempo, cioè è memoria e, quindi, può anche avere nessun destinatario. Si scrive un diario, così, e io per una vita ormai questo ho fatto. Anche se, per un mio vezzo (lo chiamo narcisismo intellettuale), l'ho dato anche da leggere ad amici e conoscenti.
Ma se non si scrive per se ma per gli altri è necessario che i lettori riconoscano - dopo - che qualcosa è cambiato nella loro percezione, alla loro conoscenza, in modo costruttivo ma anche in modo distruttivo, nel senso che lo scritto gli ha fatto cambiare qualche convinzione precedente. Quest'ultimo aspetto è il più difficile da ottenere. Ed è il più difficile perché il lettore deve essere già predisposto al cambiamento. Deve avere già interiormente dubbi, turbinanti "perché" che gli balenano in mente, porte socchiuse e non blindate da pregiudizi e inossidabili convinzioni ideologiche.
Questo può avvenire qualunque sia l'argomento, giardinaggio o cucina, perché se hai fissazioni sulle modalità di irrigare il prato o di quanto sale mettere in una pietanza, per cambiarle hai bisogno di dimostrazioni e spiegazioni approfondite che contraddicano in modo convincente le tue abitudini e i tuoi metodi.
Quindi scrivere, per me, ha un valore solo se tiene conto del potenziale interlocutore-lettore. Devo esser in grado di immaginare come quella mente interpreta e assorbe intellettualmente un "significato" che possa essergli utile per rafforzare convinzioni preesistenti, aggiungere, conoscenza o, meravigliosamente, fargli esplodere dentro convinzioni radicate e bloccate dal NON-PENSIERO.
Ecco.
Forse scrivere deve avere uno solo scopo : spingere chi legge a pensare. Non a ragionare, ma a pensare. Che non sono la stessa cosa.
Ragionare ha radice nella razionalità, nel calcolo. Cioè ragionare serve ad arrivare a conclusioni utili per FARE qualcosa. Ragionare si basa su una sottostruttura di metodi analitici e/o sintetici che combinati forniscono soluzioni. E' come se per arrivare alle conclusioni su un argomento si usassero solo proverbi e frasi fatte.
Pensare ha un altro valore di astrazione. Con il pensiero si può immaginare, fantasticare, inventare nuove soluzioni, farsi domande, chiedersi perché. Pensare è la suprema libertà, inestirpabile da qualunque totalitarismo, che invece ama spingere la gente a ragionare, ma con i suoi metodi e con le sue parole già scritte.
POLITICA
Credo che al giorno d'oggi della parola politica si sia perso il significato. E' un termine ormai vuoto, come un contenitore dove c'è chi pensa che ci sia dentro acqua limpida (pochissimi) e chi merda puzzolente (tantissimi).
Questo fatto complica la vita maledettamente e può rendere inutile non solo SCRIVERE di politica ma anche FARE politica ( qualunque cosa questo significhi).
Quindi devo necessariamente chiarirmi cosa c'è, per me, dentro questo contenitore di significato, dentro la parola POLITICA.
Il significato che sento interiormente di potergli dare è legato indissolubilmente al rapporto con gli altri. Non puoi definire la politica se non hai chiaro che vuoi fare nel tuo rapporto con gli altri.
Se per te il rapporto con gli altri è competitivo e di superiorità hai una tua definizione di politica che in pratica coincide con la voglia di dominio. Raggiungere posizioni di dominio come obiettivo della politica è la concezione "volgare" del concetto che ha gran parte delle persone.
Se, viceversa, il tuo rapporto con gli altri e di collaborazione e di attenzione ai problemi collettivi per cercare di trovare (pensare) soluzioni, allora la definizione di politica è voglia di partecipazione.
Se si chiede ad un politico, cioè qualcuno che ha già scalato e raggiunto posizioni di dominio, ti dirà che la sua filosofia, il suo intendere la politica è il secondo. E ci mancherebbe. Anche non dire quello che si è, si pensa e si fa, intendere l'ipocrisia come arte politica è un'opinione diffusa.
Personalmente, non ho obiettivi di dominio e non mi interessa scalare alcunché, ma offrire nel mio piccolo, PENSIERO ( e un po' di ragionamento) per interesse verso gli altri, per poter scalfire incrostature puzzolenti di avido interesse, crassa ignoranza, palese incapacità. Questo è un obiettivo che trovo necessario darmi come essere umano, ancor più che come cittadina italiana. E' come se sentissi ingiusta, insopportabile, la sporcizia civile che ha invaso questo paese e devo provare a pulire qualcosa, anche un angolino insignificante.
Però voglio farlo concretamente.
Infatti partecipare passivamente sui social, palleggiando informazioni sensibili, di qua e di là, ha solo una funzione pseudo-terapeutica, psicologica, placebo inutile per il palleggiatore di POLITICA.
Per questo mi sono iscritta a DSP, così salendo su un veicolo collettivo, che ha una proiezione istituzionale, che ha leaders che dicono cose che condivido, e che può aiutarmi a trasmettere PENSIERO più in alto di un semplice sterile social.
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Ora che mi sono chiarita le idee dovrei scrivere di politica, com'è il titolo, ma ora aggiungo un sottotitolo (una analisi) e finisco qui.
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