Sono passati oltre due anni da quando rivelai a nuovi amici della mia esistenza. In questo blog trovate il racconto di quell'evento.
https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2024/07/per-partito-preso.html
Mi chiedo : per me, qual è stata la "densità" del tempo vissuto in questi anni ? Cioè il mio tempo, che è trascorso quasi tutto nella mia sfida di trasformazione esistenziale, è durato di più o di meno degli anni di calendario ?
Come tutti sanno sono le emozioni che àncorano nella memoria i ricordi significativi. Sono le emozioni vissute che producono i "solchi" nella mente dove i pensieri - come le ruote di una bicicletta nelle scanalature della strada - si incastrano, ti trascinano e, a volte, ti fanno pure cadere.
Sono stati anni di forti emozioni e di sfide. A partire dal lutto e poi a seguire atti di volontà, di coraggio, di consapevolezza, di ricerche e di scoperte, e di "trafugamenti" ( come mi piace affermare) del mio nuovo modo di essere e di apparire. Perciò questo mio tempo di vita è stato di inaudita densità e solo adesso, che si è placata la spinta di trasformazione, una qualche ansia di non essere all'altezza, il ritmo delle giornate è tornato un po' normale.
Dissero santi, filosofi, letterati: Il tempo umano non è una semplice successione di istanti neutri, è il modo stesso in cui la coscienza attraversa la vita.
Qualche giorno fa ho offerto una pizza ai miei amici per celebrare la ricorrenza del mio incontro con loro, che è stato, a tutti gli effetti, il punto di partenza di relazioni della mia nuova persona, nella mia nuova immagine. Per loro, forse, il tempo nel quale mi hanno conosciuto è stato normale, più semplice. Io sono stata all'inizio la novità, la alterità, la curiosità ma, dopo un po', per merito della loro sensibilità ed intelligenza, e forse del mio porgermi e della mia storia, sono entrata nella normalità conviviale (con qualche eccezione, come può sempre essere).
Marilena mi ha chiesto, davanti ad una birra : " Ma ti sei pentita ? "
Spesso le domande dicono più delle risposte. Ho risposto senza esitazione : "No, assolutamente" , ma dopo, a casa, ho riflettuto sul significato di pentimento.
Pentimento è il riconoscere di aver fatto una azione sbagliata. Sbagliata per chi ?
Qualcuno, non pochi, ritengono che quello che ho fatto sia una azione sbagliata per la società, per il quieto vivere, per le convenzioni sociali, per le regole religiose o per una qualsiasi altra concezione di immutabilità del genere sessuale. Sarebbe quindi una specie di delitto, magari da non punire ( altre culture lo fanno), ma da stigmatizzare ed, al limite, accettare solo con uno sforzo speciale di magnanimità.
Quasi tutte le azioni sbagliate sono quelle non pensate, quelle impulsive od istintive, quelle dove le "molle" non diventano mai "motivi", parafrasando Steiner ne "La filosofia della libertà ":
Riconoscere i propri impulsi, pensarli consapevolmente, è la chiave dell'esercizio della propria libertà, senza ripetere i modelli della famiglia, della società, della tradizione o della specie biologica, ma lavorando incessantemente per trasformare i propri condizionamenti in strumenti di autocostruzione.
Io, nel posteggiare per vent'anni consapevolmente i miei impulsi, rendendo carsico il fiume turbinoso della mia "entelechia", per rispetto e per amore della mia compagna, mi sento essere dimostrazione vivente di esercizio di una libertà che non può mai esser assoluta e che si cimenta sempre nel dovere morale di non fare del male a nessuno, sia a chi ami sia a chi non ami.
Perchè dovrei pentirmi quindi ? Io sto meglio così, ora che il destino me lo ha concesso. E coltivo l'amor fati, che per me dà senso alla vita, come scrisse Nietzsche.
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