Venerdì scorso sono stata invitata da Rossella ad un serata dedicata a Proust ed alla sua "Recherche" che io conoscevo come " Alla ricerca del tempo perduto". Romanzo epico, lunghissimo, che il prof. Biuso, ordinario di filosofia, ci ha illustrato con dovizia e passione.
Io non ho letto questo romanzo che, penso, si possa leggere bene in gioventù o quando si va in pensione, cioè quando il "tempo" - manco a dirlo - può esser "perduto" più facilmente. Tuttavia ne conoscevo gran parte dello spirito ed alcuni aspetti significativi che ho trovato adiacenti al rapporto che ho io con la scrittura, con il tempo e la memoria.
Nell'epigrafe di questo blog c'è scritto:
La percezione del nostro passato non è mai chiarissima, mai perfettamente definita. I ricordi, i sentimenti e le emozioni vissute si affastellano, si aggrovigliano come fili di un unico gomitolo che sembrerà poi impossibile svolgere e districare. Scrivere per ricordare servirà a tirare i fili di quel gomitolo, per riannodarli ad uno ad uno, e così tèssere una nuova trama per il proprio futuro.
Ciò mi pare vicino allo spirito di Proust espresso nel capitolo conclusivo del romanzo (Il tempo ritrovato) : la scrittura è lo strumento per fissare per sempre ciò che la memoria può riportare a galla. Il Prof. Biuso ha detto anche una frase che mi ha colpito : il fatto diventa un evento quando lo si racconta per iscritto.
Così è - quindi - anche per l'incontro organizzato da Rossella, ospite impeccabile, nella sua accogliente e bellissima casa,
Ne ho scritto qui e quell'incontro, per il mio piccolissimo, è diventato un evento.
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P.S. un po' personale.
In queste riunioni si ascolta, si mangia, si beve e si parla. Io sto un po' in disparte, quasi sempre, per varie ragioni. Una è questa. Ogni tanto, in uno dei tanti capannelli, mi trovo ad interloquire. Non tutti conoscono il mio vissuto, e la mia realtà di persona particolare e, purtroppo, spesso capita che chi mi conosce, distrattamente, sbagli il pronome, un "lui", e magari gli scappa "bravo !" che, in questo caso, è un complimento non gradito. Chi NON mi conosce, un po' sobbalza, mi guarda in altro modo e temo ( anzi ne sono certa) che quella invisibilità a cui ambisco svanisca.
Non posso farci niente ed ho imparato a non prendermela più di tanto, ma ciò frena la mia voglia di colloquiare.
Questi piccoli errori di linguaggio creano la mia imperfetta realtà ( come spiegai dettagliatamente tempo fa in un post di questo blog
https://ifilidimarialisa.blogspot.com/2025/11/la-filosofia-del-linguaggio-applicata.html
che si concludeva con questa frase :
Io sono ideologicamente consapevole che il mio viaggio senza fine è verso essere una donna "PER MODO DI DIRE", nel senso oggettivo e non dispregiativo di queste parole.
Ne ho di strada da fare.
Dipende da me, lo so, ma anche dagli altri, purtroppo.
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