Oggi, chiacchierando con Cristina , mentre lei mi bruciava peli bianchi del viso, le raccontavo come a volte avevo sensazioni di distacco dalla mia nuova, imperfetta, identità femminile. Come avevo già più o meno raccontato in questo post, il mio sentire non è singolo, ne duplice ma, addirittura triplice. E l'avevo scritto anche nella frasetta che avevo letto durante la festicciola del mio compleanno (in questo post) che riscrivo qui :
Mario ha smesso di compiere gli anni, e non solo lui.
Marialisa non ha ancora cominciato.
Chi compie oggi gli anni è la mia coscienza
Che sta traslocando con scatoloni
Pieni di emozioni, di nuovi sentimenti,
Di nuove percezioni, e anche nuove amicizie.
Ecco i tre soggetti : Mario, Marialisa, e la mia coscienza che li alberga.
Mi è venuta in mente una metafora e la riporto qui per svilupparla meglio.
Mario è la casa che non amo : alla mia coscienza non piace viverci perché è senza colore e senza luce, angusta negli spazi, quasi le da fastidio pulirla ed arredarla, e lo ha fatto finora per necessità.
Marialisa è la casa che mi piace : alla mia coscienza piace viverci e viverla, la trova confortevole, luminosa e ampia, adora arredarla, profumarla e aggiungere fiori e colori.
La mia coscienza sta traslocando, e in questo mi considero diversa da altre mie simili, che, tanto per mantenere la metafora : si piazzano nel centro del soggiorno, chiudono gli occhi (la mente), e si fanno demolire e ricostruire la casa attorno come se a loro (nella mente) non cambiasse niente.
Invece, per una mia complessità, la mia coscienza riconosce entrambe le due case, e nel passare da una all'altra non butta via tutto, qualcosa di utile e meritevole pur c'è, magari qualche suppellettile ( attitudine ) o attrezzatura (abilità).
Questa percezione complessa fa parte della mia coscienza che, quasi sicuramente, non potrà mai dimenticare la prima casa, saprà sempre di averci vissuto, magari guardando una vecchia fotografia.
Mi piacerebbe che non fosse così, ma che ci posso fare.
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