Ieri, sfogliando twitter (ora X), mi sono imbattuta in questa immagine. Sta alla biennale di Venezia e questa è la descrizione della statua in un sito che ne parla :
Scultura di una donna trans di Jade Guanaro Kuriki-Olivo, in arte Puppies Puppies. L’autoritratto a grandezza naturale in bronzo del corpo dell’artista. Ci ricorda gli antichi Kouroi, figure umane statiche e frontali, però qui molto naturali ed evidenti. È il tema della sessualità che si vuole celebrare.
La statua dell’Ermafrodito dormiente venne rinvenuta casualmente nel 1608 a Roma, durante i lavori per la costruzione di una chiesa in un terreno agricolo di proprietà dei Carmelitani Scalzi, nell’area dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria della Vittoria in via XX Settembre.La scultura, fra le più suggestive dell’antichità, è una copia romana di un capolavoro di età ellenistica, realizzato in bronzo intorno al 155 a.C dallo scultore Policle. Datata al II secolo d.C., la statua raffigura Ermafrodito, un personaggio mitologico, figlio di Ermes e Afrodite, che giace addormentato e mostra caratteri sessuali sia maschili che femminili.I lavori per realizzare il materasso in marmo vennero affidati al Bernini dal cardinale Scipione Borghese, appassionato collezionista e nipote del papa Paolo V, nel 1620.
Il giovane corpo è dolcemente disteso sul fianco destro, con il bacino lievemente sollevato e la gamba sinistra flessa con piede alzato. Le braccia sono piegate sotto il capo, che vi si adagia delicatamente. La figura è nuda, coperta solo parzialmente dalla stoffa su cui giace, che avvolge i polpacci. Il busto appare in un movimento di torsione, di direzione opposta rispetto al corpo, come in un’azione incosciente nel sonno, mostrando da un lato il viso e i glutei sinuosi, dall’altro l’ambivalente natura con il sesso maschile e il seno.
Il Cambridge Dictionary ha aggiornato le definizioni di donna e uomo per includere le persone transgender.Nel dizionario la definizione esistente di donna, «un essere umano adulto di sesso femminile» è rimasta invariata.
Ne è apparsa però un'altra: «Un adulto che vive e si identifica come femmina anche se può aver avuto un altro sesso alla nascita».
D: Ma molte altre transessuali non dicono così, dicono che si sentono donne dentro ”da sempre” e che perciò devono ri-allineare il loro corpo con la loro mente. Anche prima di aver iniziato la loro transizione. Pensi che mentano ?R: Sentirsi donna, siamo alle solite. E come si sentono le donne ? Credo che se lo domandassimo ad una donna ti direbbe "Mi sento me stessa, così come mi vedi, così come sono. Non so come potrei sentimi in altro modo !"Io credo che sentirsi diversi da se stessi, cioè donna, uomo, o pipistrello sia una illusione cognitiva. Alle persone transizionanti sembra privo di contraddizione affermare "Mi sento donna".Secondo me non ci si può sentire realmente qualcuno diverso da se stessi. Ci si può solo illudere di sentirsi qualcosa o qualcuno diverso da se stessi.Se dico "Mi sento Indiana Jones" indossando abiti da esploratore e facendo schioccare la frusta creo in me una "autoillusione cognitiva" che mi fa immaginare come dovrebbe percepire il mondo circostante e se stesso il vero Indiana Jones ( che manco esiste ...).L'attore professionista è un esperto di queste autoillusioni cognitive. Quelli migliori riescono ad annullare il proprio "se" per diventare il personaggio che interpretano.Perciò io, non essendo donna, non facendo la donna, non vestendomi con abiti femminili se non nel modo che t’ho spiegato, non mi sento donna. Però è anche certo che non mi sento uomo. Quindi sono io e basta e, in questo momento, non mi so classificare. E’ come se fossi priva di genere sessuale . Se dicessi altro mentirei, soprattutto a me stessa.
D: Ma tu parli di desiderio di trasformazione. Quindi c'è qualcosa alla base....R: No. Non mentono. Anch'io anni fa ero vittima di una illusione analoga. Se ti immedesimi molto, se chiudi gli occhi come se volessi concretizzare il tuo desiderio di trasformazione, oppure ti guardi allo specchio negli abiti che ti piacerebbe indossare tutti i giorni, in una posa riuscita, puoi scioglierti nel desiderio di femminilità, soffrire moltissimo per non avere le sembianze che desideri, e sentirti fortissimamente "donna". Ma, volendo, anche fortissimamente Indiana Jones ...
R: Oh. caspita. Certo che c'è. Se non ci fosse saremmo tutte da ricoverare. Invece qualcosa di sostanziale ci deve essere e c'è sicuramente. Mettendo da parte i desideri e le turbe infantili che, molto probabilmente, sono alla base di tutto, cosa ci capita ad un certo punto della vita ?Ci si specchia, ci si ri-conosce e si sta male. Ora la cosa più clamorosa e vergognosa che ha questo “male” è che deriva, piuttosto che da un nasone o da qualche chilo di troppo, dal vedersi maschi nel proprio corpo e/o nel proprio ruolo. L’unico atto volontario che c’è in questo processo di transizione è decidere di non resistere più a questo misterioso istinto di cambiamento.
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Aggiornando queste mie parole, posso affermare che, per me, l'identità di genere non è uno "stato psicologico" ma un "moto psicologico", un divenire per essere. Ora che mi vesto sempre in abiti femminili, che, pur in modo imperfetto, cerco di essere e comportarmi da donna, ecco che, magicamente, posso sentirmi "più" donna solo perché la mia immagine diventa più coerente con le mie aspirazioni.In questo sono fortunata perché, almeno ad una occhiata sfuggente, appaio come una signora ma, come ho provato a fare, sono una frana in contesti più complicati e, in questi casi, non mi sento per niente "donna" (manco "uomo" però), e la mia mente non accetta una ingannevole forzatura cognitiva, così a prescindere. E la cosa mi da un certo disagio.Ma, come ho detto, ho interiorizzato che tutto per me è un divenire, e questa, forse, è la mia forza in questa perigliosa e complessa trasformazione che ho intrapreso.
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