L'appropriazione indebita

Quello che sto per scrivere riguarda un mio sentimento che cozza non poco con la filosofia "gender" che  viene declinata in tutti i modi in quest'epoca strana della nostra società. L'ho detto anche a Cristina, la mia estetista, ma forse non sono riuscita a spiegare bene il mio pensiero.

L'altro ieri, guardando la televisione, ho visto l'intervista a due donne, una più giovane e una un po' meno. Quando vedo una donna nella sua espressione compiuta, nell'immagine, nel parlare , nel porsi in generale, io ammiro ( o meglio "contemplo" ) questo "modo di essere" e mi sembra quasi di intravedere una continuità esistenziale che passa da essere bambina, adolescente, donna, moglie, forse anche madre e, alla fine, intervistata sotto la mia visione. Una continuità di declinazione del femminile che considero inarrivabile a chiunque non sia donna dalla nascita.

Probabilmente, se guardassi con lo stesso interesse e curiosità un uomo, potrei avere una analoga sensazione.

La mia mente immagina quindi queste due file adiacenti di modi di essere dove, ad un certo punto della vita, qualcuno passa da una fila all'altra e, in questo, facendo una forzatura alla natura della cose ( le file si rispettano…).

Appunto "appropriazione di un posto della fila dei modi di essere dell'altro sesso". Ma perché dico indebita ? Perché - vale per tutte le file - vedersi passare avanti o infilarsi nel mezzo senza  aver fatto tutto il resto dell'attesa può destare una qualche forma di disappunto o anche di  protesta. Dico può, ma ciò non vuol dire che l'assenza di reazione per educazione,  opportunità politica, per lasciar correre, renda il fatto assolutamente accettabile. 

Penso, ad esempio, a quella trans nuotatrice, tale Lia Thomas

cha ha vinto il campionato universitario di nuoto in USA.  Guardando la posa dolce e femminile della seconda (!) mi viene voglia di abbracciarla e chiederle scusa a nome di tutte le persone transessuali. Sia che ci fosse stato un premio in denaro sia che no, non si tratta di appropriazione indebita (almeno della coppa )?

Quindi, a mio parere, non è inappropriato  l'uso della parola "indebito" quando una persona transessuale vuole appropriarsi di tutte, dico tutte, le possibilità e prerogative dell'altro sesso.

Chi contesta questa mia visione propugna la NON esistenza delle file. Cioè i modi di essere sarebbero come le file in meridione, cioè tutti in confusione, chi passa a destra e chi passa a sinistra, senza ordine e differenza. E' una posizione puramente ideologica ( siamo tutti transgender ) salvo poi pretendere di incasellarsi - dopo - o di qua o di là, perché è necessario per mille motivi sociali e di convivenza.

Per quanto mi riguarda, a questo sentimento di imperfetta pulsione, io contrappongo la differenza tra il "diritto" e il "bisogno". 

Il bisogno insoddisfatto è stato il mio peso che avrei potuto portare (sopportare) per una ragione importante, anche per tutta la vita ( come fanno milioni di persone per malattie proprie ed altrui, famiglie distrutte, situazioni di guerra, ecc) e l'ho dimostrato a me stessa, in questi ultimi vent'anni. 

Ma ora che la mia ragione importante, ahimè, non c'è più, nelle condizioni date di questa società, posso alleggerire il mio peso e intraprendere quel percorso di transizione che le circostanze della vita hanno fatto si che io, nella fila dei modi di essere, arrivassi quasi alla fine. Ed ora un mio bisogno profondo è diventato, solo in seconda battuta, un diritto, ma entro limiti precisi che vengono delimitati in percorsi istituzionali abbastanza ben codificati. 

L'apertura senza limiti a questa condizione ( per ragioni politiche e di fanatismo antidiscriminatorio ingiustificabile) porta a situazioni a dir poco assurde:

Come facciamo quindi a dire se l'appropriazione  di "un modo di essere" è indebita o no ?

Detta in questo modo così generico la risposta non può che essere no. Non può esserci nessuna limitazione a cambiare il modo di essere, è una nostra libertà per la vita, almeno nella nostra società. 

Ma c'è un MA. 

Se si accetta  l'appartenenza ad una categoria ( le categorie esistono, la parola è definita nel vocabolario :Partizione nella quale si comprendono individui o cose di una medesima natura o di un medesimo genere ) ciò comporta il possesso dimostrabile di alcune caratteristiche peculiari, o mediamente peculiari.
Non si può appartenere alla categoria dei "culturisti" se non si ha una certa massa muscolare rispetto alla massa-grassa e, invece, con un eccesso di massa-grassa magari si appartiene alla categoria della persone obese. Passare da una categoria all'altra richiede un difficile processo e non basta la dichiarazione " io mi sento Arnold Schwarzenegger " se poi hai 125 kg di grasso e una panza così,  per rientrare nella categoria "culturisti".

A voler forzare a tutti i costi "il diritto ad esser quello che ci si sente di essere" senza alcun limite o meglio senza nessun criterio, quando invece esistono delle categorie sociali ben precise, nel caso nostro maschi e femmine, può determinare - e già ci sono i prodromi - una reazione. 

Per salvare capre e cavoli ( due altre categorie…) dovranno inventarsi il genere "MIX", dove mettere tutti quelli senza categoria e, in questo malaugurato caso, non potranno che applicare poi un criterio biologico ( cioè XX di qua e XY di là)  oppure fisico ( se non sei operata la sigla F sui documenti te la scordi; era già così, ma perdere diritti è più facile che conquistarli, basta pensare alla pandemia).

La società "transgender" senza categorie (linguistiche, materiali, di vita) io credo che sia una società  distopica e quindi , per me, non vale la pena battersi per propugnarla. Tra l'altro il potere (quello vero, profondo ) sembra molto interessato alla cosa.

Quindi attrezziamoci a vivere i giorni che ci restano accettando le categorie, e lottiamo per evitare le discriminazioni.

Inoltre è meglio che esagerazioni spettacolari che, solo in quanto tali, posso anche esser accettabili e divertenti, non costituiscano la scusa per inventarsi nuovi diritti e quindi, per gli altri, nuovi doveri.


Conchita Wurst ( o chi volesse emularla/o) è categorizzabile tra i maschi o tra le femmine ? Qualcuno direbbe : dove vuole esser lui/lei si mette.  Quindi, andando al supermercato,  dovrà mettere un post-it in fronte dove è scritto " chiamatemi signora" perché, violando le regole della categorizzazione accettata da (quasi) tutti sarà indispensabile precisare prima. Quindi nella società distopica avremo tutti i clienti del supermercato con un post-it in fronte o dovremo appellarli con Signor*, che non so manco come si pronuncia.

Non mi piace. Preferisco appartenere ad una categoria e vivere consapevolmente per quanto mi resta, nel modo più leggero possibile. Del resto esser chiamata "Signora"  mi piace e la mia nuova immagine, per fortuna, rientra nella categoria a cui aspiro ad appartenere.

Tutto ciò indebitamente, forse.

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 P.S. nel THREAD N.18 Teoria matematica (!) del transessualismo 

che scrissi il 14 giugno del 2002 c'è un dibattito sulla questione dove il mio punto di vista (che evidentemente non ho mutato)  viene fortemente criticato con gli argomenti che ho accennato sopra. Chi vuole approfondire non può che leggerselo.












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