IKEA - (+foto) Istruzioni per smontare e rimontare (la mente altrui)

Mi sveglio presto, anzi prestissimo causa  un bip-bip insistente. E' saltato l'interruttore differenziale del lato ufficio della mia casa-ufficio, i gruppi di continuità si lamentano con il bip e il server si è spento. Riattacco tutto ma il server non riparte, proprio morto. Suppongo sia l'alimentatore, almeno spero. Se ne parla lunedì, ormai.

Approfitto della levataccia per fare la mia routine di esercizio fisico una mezzoretta prima : 

1) Tappeto mobile 24 minuti a 6 km/h con tre scatti a 9 km/h al 5° a 10° e d al 15° minuto. Alla fine segna 300 Kcal consumate.

2) Esercizi per il punto vita. Con questa routine - che mi guardo sulla smartTV mentre la faccio, mi sono mangiata le maniglie dell'amore. 

3) Esercizi a terra per pancia, glutei e gambe, più o meno classici.

Doccia, e poi mi rado dal viso quei peli bianchi radi che, appena ricresciuti, saranno l'oggetto del lavoro della mia estetista. Faccio colazione.

Avevo già deciso ieri cosa mettermi : reggiseno bianco , camicetta bianca con sprone  di pizzo, gonna lunga alla caviglia rossa, sneakers bianche, borsa bianca. Insomma volevo esser un po' più femminile dei soliti jeans attillati e maglietta fiorata. Senza esagerare in eleganza però che, in definitiva, sempre all'IKEA stavo andando.

Appena pronta chiamo mia sorella  per avvertirla che sarei passata a prenderla tra un quarto d'ora, e avverto  le mie due cognate che stavo partendo. Su WhatsApp invio la mia immagine con l'avvertimento : Vedete che sarò così. State attente... :

E' la prima volta che mi vedono truccata ma io tanto mi trucco poco : fondotinta, rossetto e quasi niente sugli occhi, perché non sono capace.

Mia sorella sale in macchina , accanto a suo fratello che è vestito come sua sorella, ed è tutto normale. Proprio non batte ciglio, come se fosse sempre stato così. Parliamo del più e del meno, ma MAI si fa cenno al mio nuovo "modo di essere". Teoricamente dovrebbero essere gli altri che, in una fase di adattamento delle loro solite percezioni, commentano, apprezzano, criticano o argomentano  sul tema, anche generale sulla sostanza della cosa. Niente invece, come se io fossi sempre stata così. Sono i miei parenti, speciali ? Cercherò di dare una risposta a questa domanda più avanti.

Arriviamo all'IKEA e incontriamo le due mie cognate nel box-resi per cose loro e quindi decidiamo di andare al bar. Pago io, dico, per festeggiare. Cosa dovremmo festeggiare ? Che, senza traumi, sono qui in abiti femminili e loro, praticamente, se ne fregano ? 

Quando ci sediamo raccomando a tutte : Se vi capita di chiamarmi, chiamatemi Liz come il cane di mia sorella, così vi vien facile. Assentono ma non mi sembrano convinte, come se questa cosa per loro sia molto difficile e quindi ci sia un sottinteso " ci proviamo, ma non è sicuro ".

Si comincia il tour all'IKEA (quattro donne, una sola con la gonna, io) e non ci sono molte occasioni che io venga appellata. MA le poche volte che avviene, quasi inevitabilmente Mario scappa. Non sente nessuno, fortunatamente, ma chi lo fa si accorge subito dell' errore e neanche corregge, tanto mi ha già chiamato. Però un po' sente il disagio di non esser stata capace di controllare le parole. Capita un paio di volte, ma capita. In pratica MAI sono riuscite a chiamarmi con un nome femminile : Marialisa, Maria, Lisa, Liz, o come caspita gli pare. Non lo hanno fatto apposta, perché io passo assolutamente come una signora (altina ok, ma normalissima) e non ricevo sguardi  interrogativi da nessuno. E' proprio così : la loro mente va in automatico, parlano senza pensare consapevolmente.

Insomma si finisce di spender circa 100 euro  e, appena uscite, ancora con i carrelli pieni prima di andare in macchina, Dico a tutte : " Allora, la prossima volta levate la o, chiamatemi Mari così vi vien facile", Al solito dicono "Ah si". Ma ho l'impressione che  abbiano un circuito mentale da smontare e rimontare e la cosa non è facile, proprio come i mobili dell'IKEA.

Ci salutiamo e ognuno torna a casa sua, con 100 Euro in meno e tanti oggetti, forse anche in parte inutili..

Quindi ora tiriamo le conclusioni e ragioniamo sull'esperienza.

Prima considerazione: 

Non desto scandalo. Forse è merito mio, cioè della credibilità della mia immagine, o forse loro sono refrattarie a manifestarmi un qualunque sentimento associato al mio cambiamento. Per non turbarmi ? Per rispetto ? O, molto più semplicemente, se ne fregano ? In ogni caso mi appare evidente che la "riprovazione sociale" che esser transessuali poteva destare ( perché associata, a perversione, prostituzione ecc.) ora sia mutata decisamente in "riprova sociale" ,: Cioè la pressione mediatica che in questi ultimi anni c'è stata sul fenomeno (a parer mio in modo anche esagerato e fuorviante), ha comunque lasciato il segno. Infatti, pensandoci, mio cognato, quando a Pasqua feci il mio coming-out, disse :" Si vero, spesso a forum non fanno altro che parlare di queste questioni". 

Infatti è noto che la riprova sociale è uno dei sei metodi di persuasione . Che ora Cialdini, nell'ultima edizione del suo famosissimo libro ( qui il link),  ha portato ad otto. Questo illuminante libro lo lessi in prima edizione oltre 20 anni e fa e lo diedi a legger anche alla mia metà ( qui un breve e divertente Thread che ne parla). Mi ha aiutato a capire in anticipo gli imbrogli della pandemia ed è utilissimo nella gestione del marketing di qualsiasi attività

Quindi penso che ormai ( molte persone, e anche i miei parenti) siano entrati nell'ordine d'idea che tanta gente ( e quindi anche loro) accetta questa realtà "stramba" delle persone transgender come persone con un bisogno particolare ma, in fondo, gestibile ed innocuo. 

Seconda considerazione: 

La mente funziona con automatismi, senza consapevolezza, ed è una disgrazia. Per riprogrammare quei circuiti è necessario ripetere e ripetere e quindi dovrò sempre più spingerli a chiamarmi con i miei nuovi nomi in modo che loro, commettendo inevitabili errori ( per i loro automatismi)  e accorgendosene (magari scusandosene) cominciano a modificare quei circuiti mentali incrostati da una vita nell'aver a che fare con Mario. Del resto l'apprendimento per errori è uno dei più efficaci.

Conclusioni: 

Mi aspettavo di più, sia da me, che dagli altri. Le cose diventano fin troppo normali. Prima o poi subentrerà il disincanto (ne scrissi - non solo io - anni fa in questo Thread), ma ancora di strada da fare ne ho.

Alla prossima



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