Oggi sono andata presto con lo scooter dal podologo. Il podologo è un medico che cura le patologie dei piedi. Avevo una specie di callo a lato dell'alluce destro e non ne venivo a capo usando callifughi e roba simile. Era un'unghia incarnita con granuloma, dice il medico e, sapientemente, taglia, raschia, lima e mi aggiusta l'alluce. 20 € ed è tutto fatto, già alle 10 del mattino.
Avevo programmato di andare dopo nella seconda casa mia che è attualmente chiusa. E' piena di roba da smaltire e ci sono lavori da fare e quindi faccio dei sopralluoghi per organizzarmi. L'appartamento è sullo stesso pianerottolo dell'appartamento dove vive mia sorella e suo marito. Quindi, dopo che l'ho chiamata per darle della roba che potrebbe esserle utile, lei mi invita a pranzo. Prima tentenno e poi accetto.
Dopo che ho finito un gustoso piatto di pasta con salsa e ricotta salata ( erano anni che non la mangiavo) ho tirato fuori l'ARGOMENTO.
Lei e suo marito mi confermano l'assoluto stupore della mia rivelazione. Mio cognato avrebbe considerato più probabile che avessi confessato un furto, un omicidio o altre nefandezze.
Faccio vedere la mia foto di 22 anni fa e leggo la lettera "spiegatutto" entrambe riportate nel primo post di questo blog.
Continua quindi un mio spiegare, leggendo il blog ( ne misuro in questi casi l'enorme utilità..) e incrociando i miei ragionamenti con le loro esternazioni. Mi capita anche di spiegare loro il principio della auto-determinazione che in questo vecchio Thread n.53 avevo affrontato.
Poi racconto del mio incontro ieri con lo psicologo, del suo stupore e dei suoi complimenti ( qui il resoconto), insomma finiamo anche a parlare di IKEA e leggo il post dove mi stupisco della loro indifferenza e così arrivo al problema del nome. Leggo il passo dove non sono riuscite a chiamarmi diversamente da Mario. Mia sorella mi conferma la sua seria difficoltà a fare diversamente.
Le dico : "E' un problema di consapevolezza. Cos'è la consapevolezza di un fatto, di un evento, di una cosa ? Si ha consapevolezza se ciò determina un cambiamento del comportamento." Esempio " Ho consapevolezza che il semaforo è rosso e mi fermo".
Quindi, rivolgendomi a mia sorella," Tu, non hai reale consapevolezza di quello che sta facendo tuo fratello".
Lei mi conferma che si sente effettivamente senza una vera e propria consapevolezza a riguardo. Penso qui, che forse le sembra una specie di sogno ad occhi aperti, non so.
Le dico :" Ok. E' comprensibile. Ma quando io sono in abiti femminili, di fatto, sto comunicando con te, con gli altri, una realtà precisa, e la risposta a questa comunicazione visiva dovrebbe essere una corrispondente comunicazione verbale".
Quindi le leggo la parte del post IKEA dove affermo che è opportuno che si instauri un sistema dove loro, sbagliando, possono poi correggersi e quindi pian piano, modificare il loro comportamento automatico. Lei ne conviene che è l'unica strada possibile.
Mentre me ne sto andando le chiedo : " Come mi chiamo ? "
E lei, tentennando e con tono interrogativo, risponde : " Marialisa ? "
Vabbè, facciamo qualche passo avanti, tanto l'alluce l'ho aggiustato.
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