Evoluzione dell'immagine di se, ovvero : perché sarebbero gli altri ad aver bisogno dello psicologo.

 

Oggi, lasciando l’istituto d’estetica, dopo 49 minuti di elettrocoagulazione  (7x7 , non so deve esserci qualcosa di esoterico, quasi mistico, in questo numero, perché si ripete spesso) spiegavo a Cristina che sto attuando una strategia che serve a mutare l’immagine che  hanno di me nella mia famiglia.

Come spiegavo anni fa ( qui il link del Thread n.30 ) la gente non vede con gli occhi, ma con la mente. In pratica la mente nel tempo costruisce un’immagine simbolica, non dettagliata, e dopo usa questa per ri-conoscerti. A meno che tu non cambi in modo significativo qualche parte della tua immagine ( ad esempio ti levi o ti metti i baffi, ti levi o ti metti gli occhiali, cambi la pettinatura, ma molto) chi ti incontra non lo nota neppure. Infatti capitò anche a me che, una volta uscendo con mia moglie, non mi accorsi, già seduti in macchina, che lei aveva ancora un bigodino in fronte, che aveva dimenticato di togliere. Se ne accorse al lavoro, appena prima di entrare, e mi ha rimproverato per anni quella distrazione che ebbi nel guardarla prima di partire. Ma, del resto, essa corrisponde alla stessa distrazione che lei stessa ebbe nel guardarsi allo specchio prima di uscire.

Fatta questa premessa,  la mia strategia non può che passare dal mostrarmi a loro sempre più spesso nella mia nuova immagine. E devo per forza avere capelli e abiti inconfondibilmente femminili, non bastano pantaloni stretch e una maglietta con seno svettante.

Fortunatamente in questi mesi ho cominciato a prender confidenza con il vestire femminile e i tempi delle mie insicurezze sono ormai solo un lontano ricordo (anche piacevole e divertente, qui c’è il link del Thread n.37) anche se, consapevole di quanto la percezione della mia immagine possa essere imperfetta, impiego un sacco di tempo a decidere cosa mettere e come apparire (ma sembra che in questo sia in buona compagnia con tutte le donne).

Adesso devo fare un passo ulteriore che è apparire in pubblico insieme a  loro. Saranno costrette, a meno di farmi fare una brutta figura, ad accettare la mia nuova immagine e il mio nuovo ruolo (da fratello a sorella, da cognato a cognata).

Potrebbero anche viverla come una  violenza psicologica ma quello che spero è che si adattino in fretta. Questo sarà un passo avanti non solo per loro ma anche per me che sperimenterò così un modo di essere relazionale più ampio del parlare con la cassiera di un supermercato.

Domani andrò all’IKEA, passo a prendere mia sorella ed incontrerò le mie cognate sul posto.

Il racconto prossimamente su questi schermi.

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