4 marzo 2024- Dallo psicologo la prima volta (+foto)

 

In queste mie prime escursioni per incontrare professionisti del "gender" cosa indossare ha avuto, per me, una certa criticità. In genere sono andata più o meno in questo modo ( quelle tette sono mie )


che non è proprio un abbigliamento maschile. Per i capelli uso questi cappellini morbidi di stoffa (si chiamano Beanie Hat ) che raddrizzano la visione della mia stempiatura. Così, per esempio al supermercato, se voglio, passo per signora che fa chemio ( mi dispiace, ma tant'è... e mi rispettano un sacco).

Dallo psicologo spiego, racconto, rispondo a domande. Anche a lui faccio leggere la lettera "spiegatutto" e la diagnosi di "disforia" fatta vent'anni fa. 

Lui prende appunti. Anche lui, quasi subito, mi chiede come mi deve chiamare. Io gli racconto che, una volta, mia mamma mi disse che, se fossi nata femmina mi avrebbero chiamato Elisabetta. Così questa cosa si incise a fuoco nella mia mente e perciò lo pseudonimo nel mio emergere vent'anni fa, fu Mary+Liz = Maryliz. Quindi per coerenza, continuità esistenziale, e per italianizzare mi chiamerò Marialisa

E lui mi chiama Marialisa e va bene così 😃

Gli racconto della mia infanzia o almeno alcuni punti essenziali. Ventidue anni fa scrissi proprio un post a riguardo ( per stimolare il dibattito, facevo così ) e quindi basta riportarlo qui per lasciarne  traccia epistolare.

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Estratto dal Thread 28 che trovate integralmente qui (nel quale, oltre alla mia infanzia, c'è raccontata l'infanzia di persone mie simili)


Omissis......

 

I primi 8 anni della mia vita li ho vissuti nella casa in cui sono nata. Già... io sono nata in casa e non in clinica e, ancora oggi, quando passo sotto quelle finestre del quarto piano dove mia madre ebbe le doglie, sento un po’ d’emozione.

 

Dalle foto e da quello che mi dicono ero un bambino molto, molto carino : capelli ricci, biondi (poi divennero castani prima di cadere….:-)); un angioletto coccolato e vezzeggiato da tutti. Fui allattata al seno di mia madre ma non so se questo abbia qualche cosa a che fare con il resto. Tutti dicono che faccia bene…

 

Dei miei primi otto anni ho pochissimi ricordi ( veri e propri “flash”) da collegare alla mia “disforia” e ve li elenco:

 

-         Lo sfogliare alcune riviste femminili nella camera di mia sorella con una certa emozione (non ricordo quale però … );

 

-         Le minacce scherzose di acconciarmi i capelli in qualche modo femminile (se non li tagli facciamo le trecce) che non sono sparite dai miei ricordi (perché, mi chiedo, proprio questo non l’ho dimenticato ?);

 

-         La stupefacente ammirazione per Virna Lisi ( nella pubblicità del Colgate : Con quella bocca può dire ciò che vuole..); Io ero innamorata di quella donna. Dicevo che la volevo sposare. Ero attratta da quel viso così femminile in modo morboso.

 

-         Giocavo spesso con un ragazzo più grande che abitava nell’appartamento a fianco e con le sue sorelle. A queste due bambine raccontavo stranissimi fantasiosi racconti dove io mi travestivo da bambina con parrucche e roba del genere. Non ricordo niente di specifico di questi racconti ma rammento che le due bambine riferirono alla loro mamma che io facevo questi strani racconti e credo che nessuno diede molta importanza alla cosa. Fatto sta che io  venni a sapere di queste dicerie e me ne vergognai.

 

Null’altro. Troppo poco direte. Credo anch’io. Ma non riesco a capire perché.

 

I miei ricordi non riguardano per esempio rapporti interpersonali con i miei familiari. Per esempio non ricordo niente, proprio niente, di mia sorella in quel periodo. Eppure devo supporre che io debba esser stato per lei  una specie di bambolotto vivente, almeno per i miei primissimi anni. Dopo lei, diventando adolescente, deve essersi assolutamente disinteressata a me e così io non ho memoria di rapporti con lei.

 

Ma non ricordo niente di particolare neanche nei rapporti con mia madre o mio padre. O almeno nulla che possa ragionevolmente ricollegare ai miei disturbi.

 

I miei giochi erano da maschietto: raccoglievo figurine, mi piacevano le macchinine, le pistole, i trenini, il meccano. Non ricordo di avere mai desiderato le bambole o altri classici giochi “da femminuccia”.

 

Tra gli otto e gli undici anni vissi in un'altra casa. Anche in questo caso i miei ricordi “disforici” sono fugaci. Li riepilogo:

 

-         Mi chiedevo all’epoca se il verso d’abbottonatura "posteriore" del grembiulino dovesse essere da destra verso sinistra o da sinistra verso destra e se questa differenza caratterizzasse i grembiulini dei maschietti  da quelli  delle femminucce. Mai venuta a capo di questo dilemma. Lo riporto perché lo ricordo bene ed è significativo di quanto il problema “maschio-femmina” cominciasse a rodermi dentro.

 

-         Vicino casa c’era un educandato femminile. Una specie di collegio. Ciò stimolava la mia fantasia. Mi immaginavo allieva di quella scuola. E disegnavo (di nascosto) i vestiti e le camicette con collettini rotondi smerlettati che avrei dovuto indossare. Preciso che non ho mai visto nessuna allieva di quella scuola. C’era solo l’insegna e forse non ha mai funzionato o, a quell’epoca, aveva già chiuso.

 

-         Una cosa che mi è tornata in mente fu la canzone "Come un ragazzo" di Sylvie Vartan che canticchiavo con piacere. Canzone che raccontava dei sentimenti di una ragazza che faceva il maschiaccio ma, sotto sotto, era pur sempre una ragazzina.

 

-         Ricordo bene una certa emozione ad un cenno brevissimo, scherzoso, ad un mio eventuale travestimento da bambina per carnevale. Il fatto che mi restino impressi a fuoco nella mia memoria fatti minimi, fatti di poche parole fugaci, mi convince della stranezza della mia turbe psicologica.

 

Anche in questo caso non ricordo nulla di particolare nei rapporti con mio padre, mia madre o mia sorella. Tutto, evidentemente,  doveva essere fin troppo normale. O forse ho rimosso tutto?

 

Passati gli undici anni cambiai di nuovo casa, ma non proseguo con questa storia, perché la fase infantile della mia disforia credo finisca qui. La sessualità cominciò a prendere il sopravvento e, come potete immaginare, le cose peggiorano…

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Dopo un'ora di piacevole discussione, ci salutiamo. Faremo tre incontri e poi, se non sarà necessario continuare, mi farà la relazione (nuova) da portare all'endocrinologo affinché lui possa prescrivermi la terapia. Funziona così.

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