Avevo deciso che a questo incontro con lo psicologo sarei andata in abiti femminili. Con pochi tentativi scelgo la mise di questa foto
e completo il tutto con il mio trucco leggero, orecchini, collana. Purtroppo non posso usare lo scooter, per incompatibilità tra casco e parrucca, quindi sono costretta a partire un'ora prima per andare in auto, mettendo in conto le insidie del traffico di Catania.
Arrivo un quarto d'ora prima dell'appuntamento e , non ricordandomi come diavolo si facesse a farsi rilasciare il biglietto del parcheggio, attendo che una signora gentile ci riesca ed io sto a guardare. Anzi io proprio faccio l'imbranata, e lei così pure mi aiuta e discutiamo - signora di qua, signora di la - della complicazione diabolica di queste macchinette. E' stato un momento gradevole, ho avuto conferma della credibilità della mia immagine.
Lo psicologo mi accoglie con un wow, dicendomi che sono assolutamente perfetta, nel look, nei colori, insomma mi sono beccata un bel po' di complimenti.
Cominciamo a parlare e scopro che lui , avendo perso il cellulare, di questo blog non ha letto neanche un post. Stessa cosa mi aveva confermato - perché non ha avuto tempo - anche Sim a cui avevo dato l'indirizzo. Devo chiedere anche a Mia (Mia, se mi leggi batti un colpo) perché qualcuno, tanti, leggono e avvengono anche 50 visualizzazioni in un giorno e non ho idea chi siano.
Quindi, per raccontargli quello che è successo nel frattempo, lo invito a leggersi il blog (e gli ridò l'indirizzo) e leggiamo insieme qualcuno dei miei post più recenti e piuttosto interessanti ed istruttivi dal punto di vista psicologico e del dipanarsi della mia transizione. In fondo i miei incontri con lui sono incontri che considero "di livello" e mi servono per parlare di argomenti a me congeniali, filosofici, psicologici e anche sociologici, con un interlocutore competente e attento.
Gli chiedo anche lumi sulla procedura per il cambio ufficiale del nome e mi fornisce l'indicazione di un avvocato catanese che si occupa di questa roba. Lo chiamerò.
Gli argomenti non mancherebbero e potremmo parlare per ore, ma l'ora è una e finisce.
Ci sentiamo più avanti per concordare un qualche appuntamento di confronto, specialmente se lui dovrà scrivere la relazione per il tribunale. Leggermi su questo blog gli sarà molto utile per recuperare passato, presente e la mia realtà personale.
Ma l'avventura di questa giornata, non è finita qui.
Cristina, la mia amica estetista, mi aveva detto che se avessi avuto abiti maschili preferibilmente invernali aveva qualcuno a cui darli. La badante di suo padre viene dall'India e i suoi parenti ( gente molto povera) nel venire a lavorare qua ha bisogno di vestirsi di tutto punto e, quindi, accettano ben volentieri abiti dismessi.
Caso vuole che proprio qualche giorno fa ho cominciato a sistemare la cabina armadio
riordinando i capi vecchi e nuovi e, soprattutto, liberandomi di un sacco di capi di "Mario" dei quali non farò più uso : giubbotti, maglioni, felpe, camicie ecc. tutta roba poco usata e in buono stato.
Due grandi scatoli che riempiono il bagagliaio della mia macchina sono quindi pronti ad esser portati da Cristina. L'avevo avvertita la mattina, e lei mi attende gioiosa perché, per la prima volta, sono da lei in (evidenti) abiti femminili. Parcheggio praticamente davanti all'istituto, scarico le scatole e citofono.
E' Cristina ad aprirmi e mi accoglie con un enorme, raggiante, sorriso e portiamo dentro le scatole. Il suo occhio professionale non trova difetti in me e nel frattempo, entra nella reception una delle sue assistenti, che esclama : " Ohhh.. complimenti sta veramente bene. Sembra anche più giovane."
Insomma, sono un po' in imbarazzo ma, fortunatamente, entra un'altra cliente che non mi degna di uno sguardo, e la "rivelazione e rivoluzione estetica" del Signor Mario ( come mi hanno finora chiamato ) non è più l'argomento del momento.
Cristina mi invita a sedere nel suo ufficio e prepara il caffè. Mentre lo beviamo, parlando di quello che mi accade, che ha detto lo psicologo ecc., con gli inevitabili collegamenti a questo blog, che Cristina legge quando può la sera, prima di (o per 😉) addormentarsi. La sua deformazione professionale la spinge a chiedermi del trucco che ho usato e concordiamo che un giorno le porterò i flaconi così lei possa controllare se faccio bene. Capita di leggere qualche pezzo del blog e, quasi inevitabilmente, finisco in un pezzo che parla d'amore e lì io mi emoziono e piango un po'. Chiedo : " Mi cola il trucco ? " "No" risponde lei, che aveva fatto la radiografia del mio make-up, "perché non hai il mascara".
Non è proprio così. Io il mascara lo metto in quantità ridottissima (ho il terrore di fare grumi) dopo aver piegato le ciglia (ho comprato quella strana pinzetta). Il trucco (!) è che uso una specie di spruzzo fissativo che dovrebbe impedire scolature e sbavature. Praticamente 'sta roba, alla fine, mi vernicia in modo trasparente la faccia.
Mentre parliamo entra Elena, la nuova assistente in prova alla reception, per avere un consiglio da Cristina. E' una ragazza carina e gentile, buona e brava. Mi guarda con gli occhi sgranati e mi sussurra, uscendo dall'ufficio " Sta benissimo, davvero, sta benissimo…"
Cristina vuole che ci facciamo un selfie e mi istruisce come farlo, che io ho non sono gran che capace. Al solito scatta in me l'alterazione del meccanismo auto-percettivo, per cui nell'immagine bidimensionale io mi trovo orribile con un naso 4 volte quello che è, mentre nella foto riconosco perfettamente la Cristina che vedo a tre dimensioni, con il suo sorriso e la sua faccina. Vabbè, questa è la foto migliore tra quelle che abbiamo scattato.
Mi congedo, che Cristina ha una cliente che, fortunatamente, aveva ritardato e, perciò, ne abbiamo approfittato per stare insieme un po' di più.
Ci rivedremo la settimana prossima, per il lavoro sui peli bianchi del mio viso (non amo chiamarla "barba", è un termine troppo maschile). Lavoro lungo, ma sembra che siamo a buon punto.
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