THREAD N.RO 37
Da: "Maryliz"
Data: Sab Gen 4, 2003 8:19 pm
Oggetto: Racconti di viaggio : La notte di capodanno
Sapete come la penso no? Questa lista per me è un luogo privato, anzi intimo, dove parlo con le uniche persone che conosco (oltre mia moglie) con cui vale la pena di scambiare opinioni, sensazioni, sentimenti e - perché no ? – un po’ d’affetto.
Ho perso l’occasione qualche tempo fa di parlare di coscienza e di identità. Di mente, memoria, cervello. Lo voglio fare ora. Che palle… direte.
Allora, siccome non voglio annoiarvi, traggo spunto da quello che mi è successo, da quello che ho provato e pensato, la sera e la notte del passato 31 dicembre.
La notte di capodanno
Si dice : Natale con i tuoi… ma, per capodanno, la scelta è libera, mi pare. Negli anni scorsi sono andata da amici, da parenti o al ristorante. Come Mario, ovviamente, non certo come Mary.
Ma, quest’anno, io e mia moglie eravamo piuttosto stufate dagli inviti di parenti e amici. Non c’era neanche la disponibilità economica di centinaia e centinaia di euro per partecipare a serate per locali o al ristorante ingurgitando cenoni che poi, sicuramente, si sarebbero rivelati indigesti.
E allora ? Allora da sole. Io e lei. Meglio sole che mal accompagnate…si dice. E così è stato.
Programmiamo tutto : il menù, la spesa, le candele, i decori, la tovaglia, anche i biccheri e, ovviamente, lo spumante. L’ho aiutata a cucinare, a tagliare l’insalata, ecc.ecc. ed, ad un certo punto, lei mi dice : “ Che fai non ti prepari ? “
E’ strano ed emozionante. Io non riesco ancora ad abituarmi. Che mia moglie abbia accettato la possibilità che io indossi abiti femminili e che io possa essere una persona di genere diverso da quella che lei ha conosciuto è più misterioso a me che a lei. Ogni volta per me è come procedere a tentoni, come se avanzassi alla cieca cercando di non sbattere in un suo qualche rifiuto o disapprovazione. Poi, praticamente sempre, lei, con un brusco strattone, mi tira più avanti di quanto io, da sola, mai sarei stata capace di raggiungere.
Io, con qualche timore, le dico “ E tu ? ” , attendendo una risposta per scandagliare il suo tono di voce, per percepire ogni sfumatura d’atteggiamento, temendo che il suo dire possa essere solo una nervosa accondiscendenza alla mia “follia”.
Ma non è affatto così, sono solo miei pensieri inutili. Infatti, lei, tranquilla, risponde “Io ? Veramente mi scoccio un po’ … mi piace stare comoda” guardandosi la tuta, un po' lisa ma per questo comodissima, che indossa sempre quando è a casa . Poi continua “ Posso evitare di mettermi troppo in ghingheri? Magari i pantaloni nuovi della tuta e un maglione… che ci fa…” con una smorfietta implorante.
“ Per me va bene… l’importante è cambiarsi” rispondo poco convinta.
Vado in bagno. Mi guardo allo specchio. “ Che faccio ? Mi trucco o non mi trucco ?” mi chiedo.
Sono mesi e mesi che non l’ho più fatto. Al massimo, di giorno, ho messo un po’ di fondotinta-correttore a stick quando le occhiaie mi sembravano un po’ troppo scure. E ora ? Perché una femmina (come mia moglie) può non desiderare di fare cose da femmina (truccarsi e vestirsi in ghingheri) e io invece dovrei? Perché IO ne ho voglia ? Cosa mi spinge ? Posso resistere ?
Tutte queste domande mi turbinavano nella testa. E sapevo di non avere risposta. Riflettevo che, a volte, mia moglie, quando si trucca, dice “ Devo disegnarmi la faccia…”. Come se il make-up ( il significato letterale in inglese è chiaro…) fosse per lei un costruire qualcosa, scolpire o disegnare una tabula rasa. Ma lei è una che si trucca poco. La sua identità è evidentemente indipendente dal trucco, tranne che in poche rare circostanze, mentre conosco donne che dicono “ Io non posso uscire senza trucco..” attribuendo un valore di abito, figurativo, simbolico di se stesse, al rossetto, al fard, all’ombretto. Naturalmente c’è anche la necessità di enfatizzare o minimizzare particolari del viso più o meno belli per costruire di se una immagine soddisfacente.
Ecco. Ci siamo.
Una immagine di sé soddisfacente. Non è la disforia ? Non è questo quello di cui soffro, anzi, soffriamo ?
Io aspiro ad aver una immagine di me soddisfacente. Il problema è che questa immagine soddisfacente è femminile ed io, purtroppo, sono nata maschio !
E’ un sentire che deve risiedere in qualche parte del mio cervello.
Faccio un esercizio all’incontrario. Se penso al mio passato, magari guardando qualche foto, mi trovo ributtante (non è che ora vada meglio… comunque).
Perché? Il mio è solo un giudizio estetico o è una incapacità di riconoscermi ?
Mi spiego.
Io mi riconosco o non mi riconosco nella mia immagine maschile ?
Ma per non fermarmi all’immagine : ho una coscienza di me “maschio”, di una mia identità “maschile” ?
Da qualche parte ho letto che la nostra identità è un distillato della nostra memoria, una specie di sintesi subliminale di quello che è il nostro vissuto, le nostre esperienze, le nostre emozioni.
Non attribuendo alle soddisfazioni scolastiche e di lavoro nessuna valenza di genere, mi sforzo di trovare nei miei ricordi tutte le volte che mi sono sentita orgogliosa di essere “maschio”.
Niente da fare. Non ne trovo. Trovo invece infiniti pensieri, desideri, sogni di “essere femmina”.
Quindi non è solo un giudizio estetico. C’è qualcosa nella mia testa che mi rende difficile vivere da maschio, me lo rende indesiderabile, non mi da soddisfazione.
E rieccoci al punto di partenza. Alla disforia. La ricerca spasmodica di una identità, di una immagine, che sia soddisfacente. E così siamo tornati allo specchio. E ai trucchi.
L’ho fatta lunga. Direte “ Ma perché ci racconti queste cose…sappiamo tutto… e ne abbiamo rotte le palle.. vai al sodo …dicci che hai fatto : ti sei truccata o no?”
Ok Ok. Vado al sodo.
Dopo questi pensieri ( fatti in un batter di ciglia cioè, appunto, alla velocità del pensiero…) decido che anche se so di poter resistere, che potrei sforzarmi di “essere talmente femmina da non aver bisogno di esserlo”, non mi va. Devo imparare a lasciarmi andare. E, allora, mi lascio andare.
Mi spoglio di maglione e camicia restando in reggiseno, tiro i capelli indietro, e mi trucco. Non lo faccio spesso, ma viene comunque benino. Matita, mascara, rossetto lieve. Senza eccessi, con molta sobrietà, come si addice ad una signora ( non ridete, please…)
Vado in cucina. “ Com’è ? “ chiedo, con tono implorante, aspettandomi un tagliente “fai schifo!”
E invece no.
Dice “Ma perché non ti metti la parrucca ?” senza enfasi ma senza manifestare nessun segno di disgusto. Mi accorgo di essere stata troppo crudele con me stessa.
Ok. "Devo continuare a lasciarmi andare" penso.
“ Dov’è messa ? “ le chiedo. Sono mesi che non la prendo da quando, messa sulla sua testina e ben pettinata, venne dimenticata ben in vista su un mobile generando le domande perplesse di una nostra amica e le risposte imbarazzatissime di mia moglie.
“In un sacchetto, nell’armadio” mi grida dalla cucina. La trovo quasi subito e la tiro fuori.
Ho in mano “il topo morto”. Così l’abbiamo battezzata perché quando è messa lì posata, un po’ raggomitolata, sembra proprio un grosso topo, un ratto peloso marrone, e morto. Torno in bagno e indosso il topo. Con il codino dietro sta bene in testa, trova la sua posizione con facilità. Do una pettinata, rigiro il ciuffo, sistemo qualche ciocca. Non male.
Vado in camera e apro l’armadio. Mi siedo sul letto. E ora ? Guardo confusa la sfilza di vestiti, camicie , gonne, pantaloni, dell’armadio di mia moglie. Posso metter quasi tutto della sua roba inoltre, da un po’, cominciamo a comprare capi cercando di condividerli. Ovviamente ci guadagna sempre lei in questa promiscuità d’abbigliamento. Ma io sono comunque strafelice.
Lei, asciugandosi le mani in uno strofinaccio, entra in camera.
“ E allora ? Che ti vuoi mettere ?” dice, col tono di una madre avente l’ingrato compito di consigliare una figlia rincoglionita che deve uscire la prima volta con il fidanzato.
“ Boh ..” faccio io, manifestando una reale e non simulata confusione.
“Gonna o pantaloni ?…”
“Boh...” sempre più nel pallone, ma in realtà trattenendomi dal dire “gonna”, perché nelle nostre teste malate gonna=donna e, perciò, una che vuole essere donna la gonna deve mettere… no?
“ Metti questa…” e prende una gonna di maglina marrone. Vita bassa, fasciante, lunga al polpaccio.
Mi levo i pantaloni. Sotto ho dei collant neri che indosso, oltre che per “ragioni disforiche”, anche per più utili ragioni termiche. Infilo la gonna. “ E sopra ? “ chiedo, mentre lei tira fuori un twin set celeste, di maglia molto leggera. Il sotto ha le manichine corte, il sopra è abbottonato con tre bottoni sul seno. Un amore….
“E’ troppo pensavo.. è troppo…”
Mi levo il reggiseno e indosso il golfino a pelle. Il seno, che prima era schiacciato dal reggiseno sportivo senza coppe che me lo spalmava sul petto, svetta evidente. Cacchio! Comincio ad eccitarmi…
“ E’ troppo... E’ troppo…” continuo a pensare, mentre mi guardo allo specchio stupita di non sembrare uno scorfano. Nel frattempo mia moglie, come se niente fosse, continua ad uscire roba “Oppure potresti metter questi pantaloni di velluto nero con il bolerino… O questa gonna a pieghe di lana…”.
“ E’ troppo... E’ troppo…” non ce la faccio più. Le dico. “ Senti. Facciamo così… mi metto i jeans stretch, quelli tuoi che mi stanno da schianto, la camicetta nera stretch un po' sbottonata sul petto…perché non voglio esagerare” e poi continuo “ Però mi metto il reggiseno push-up di pizzo….” Lei, senza scomporsi, accetta di buon grado la mia moderazione e la scelta verso un abbigliamento più sportivo e comincia a riporre tutto quel bendidio.
Tanto, ormai, potevo fare da sola.
Mi spoglio dal twin-set, stando attenta a non strapparmi il “topo” dalla testa. Levo la gonna. Mi levo anche i collant per indossare sotto le mutandine imbottite che mi fanno un sedere alla Jennifer Lopez (esagero… ma insomma, un po' di licenza letteraria me la volete consentire…,o no? :-)
Indosso il push-up terza misura (senza lunette, badate) che mi regala un seno tipo Emanuela Folliero ( booom! ..direte… ok.. ok. stra-esagero… ma insomma.. era per dare l’idea…:-).
E poi metto su la camicetta stretch e i jeans. Ok. Fatto. Finito. Anzi no. Le scarpe.
Ah.. le scarpe… Apro l’immenso armadio delle scarpe. Mia moglie è una collezionista di scarpe. Lei indossa il 40 io il 41 per cui l’80% delle sue scarpe le posso mettere anch’io. Stivaletti, decolleté, scarpe basse, sportive, ho solo l’imbarazzo della scelta. Alla fine, coerentemente con il resto del mio abbigliamento, prendo le sue scarpe basse sportive leggere, tipo flex, con l’elastico davanti. Comodissime.
Ecco. Sono pronta. Non sono vestita di gran gala, da serata di Capodanno. Ma sono a casa con l’amore mio e perciò che mi frega. Non mi andava di esagerare. Non volevo “travestirmi” ma “vestirmi”.
Tutto è pronto. Tavola imbandita, candele, spumante in ghiaccio…
Anche Cristina si cambia, indossa i suoi fuseaux nuovi e un maglione di lana bellissimo che comprammo a Londra anni fa. Non si trucca. E resta pure in ciabatte…
Morale della favola : “ Lei è femmina e perciò può permettersi anche di non esserlo ! “
Un bacio a tutte/i.
Mary
P.S. E scusatemi per la lunghezza… ma che ci posso fare…a volte mi viene voglia di scrivere.
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