THREAD N.RO 30 - " Immagine e simboli" (dalla Mail-List "Disforia" , scritti di 20 anni fa )

 

THREAD N.RO 30

 

Da:   "Maryliz" 

Data:  Mar Set 3, 2002  12:55 pm

Oggetto:  Immagine e simboli

 

 

Sono ormai 19 mesi di ormoni. E, nonostante il tempo sia passato,  ho sensazioni molto simili a quelle di Stephy. Mi chiedo : “Come potrei smettere ? Come potrei tornare indietro ? C’è una ragione valida per farlo? “

Dei figli, dei cuccioli come dite voi, non ho gran rimpianto, anzi non abbiamo rimpianto. Non li abbiamo cercati a suo tempo, ed a ragion veduta. E quindi non sarò padre ( o madre …fate voi J)

I miei cambiamenti, apportati omeopaticamente, hanno  creato strane occhiate, sguardi stupiti, forse pettegolezzi, ma non mi importa molto.

Non è tanto il seno, che è visibile ad occhi attenti nonostante la t-shirt e la camicia, ma è il viso quello che più stupisce.

Una volta Mirella scrisse : “ Levare la barba ti cambia la vita “.

Infatti l’immagine che gli altri conservano di noi subisce uno stravolgimento brusco quando la barba sparisce o si attenua molto.

Sto leggendo un libro di disegno. Si intitola : “Disegnare con la parte destra del cervello”. Questo libro spiega che la difficoltà principale che molti incontrano nel disegnare risiede nel fatto che la mano è guidata dalla  parte sinistra del cervello. E, notoriamente, la parte sinistra è quella specializzata nel linguaggio, cioè alla strutturazione simbolica della realtà.

Cioè la gente vede un viso e, utilizzando la parte sinistra del proprio cervello, abbandona la visione di dettaglio e d’insieme per costruire mentalmente un insieme di simboli : gli occhi, il naso, i capelli, la barba : quell’insieme è l’immagine conservata, come una frase, come un concetto.

Non avete mai provato quella strana sensazione di disagio, quasi di fatica visiva, nel riconoscere qualcuno quando questo si taglia i baffi, o toglie gli occhiali? Cosa vuol dire ? Che la nostra percezione è tutt’altro che dedicata ai dettagli ma è puramente simbolica.

Quando invece si usa la parte destra si comincia a percepire diversamente la realtà, ci si fonde con essa, si entra nel dettaglio. Provate a farlo guardandovi allo specchio in tutti i dettagli o riosservando chi è vicino ed è disponibile a farsi scrutare. Sto cercando di farlo in questi giorni e sembro matta…

Ed ho scoperto che io non ho mai saputo osservare gli esseri viventi. Infatti non li so disegnare. Mentre ciò che è inanimato ho imparato a saperlo guardare e disegnare.

Ecco, quindi,  come gli altri ci vedono. Distrattamente. Non capiscono. E’ come se, improvvisamente e senza ragione, intercalassimo parole straniere , in un nostro discorso. E gli suona strano, incomprensibile.

Tutto questo è anche un vantaggio. Sia chi non ci ha visto da un po’, sia chi ci vede tutti i giorni, non avendo mai veramente visto, ma solo organizzato simbolicamente la nostra immagine, interpreta molto probabilmente il suo disagio come un errore mnemonico. Infatti, solo se è in confidenza ci chiede, ad esempio “ Ma hai cambiato occhiali ? “

Ritornando alla barba. La barba, o la sua ombra, è un simbolo associato alla immagine maschile. Eliminare quell’ombra produce un pò di sconcerto. Tutto il resto, se non troppo ostentato, non crea grandi turbamenti. La barba mia va e viene. Quando va, mi guardano strana. Quando torna, anche se rada, sale e pepe, vedo tutti più tranquilli, rassicurati. Tranne mia moglie che sa che divento nervosa ed irascibile. Dovrei decidermi a fare qualche passo deciso per eliminarla per sempre.

Per il resto, se devo esser sincera, a dissimulare il mio seno soffro un po’. Ma capisco che l’inserimento del simbolo per eccellenza della femminilità nella percezione altrui della mia immagine non può esser indolore.  Se mi decidessi a fare questo passo dovrei necessariamente chiarire che, da quel momento, io comincio a comunicare in un altro linguaggio (quello femminile) nell’espressione visiva di me.

Non so.

Al solito scrivo  per riversare i miei dubbi e leggo per nutrirmi delle vostre certezze (quando ci sono…).

Baci

Mary

 

Da:   "Stephy" 

Data:  Mar Set 3, 2002  11:39 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Immagine e simboli

 

 

----- Original Message -----

From: Maryliz

 

Sono ormai 19 mesi di ormoni. E, nonostante il tempo sia passato, ho sensazioni molto simili a quelle di Stephy. Mi chiedo : “Come potrei smettere ? Come potrei tornare indietro ? C’è una ragione valida per farlo? “

Dei figli, dei cuccioli come dite voi, non ho gran rimpianto, anzi non abbiamo rimpianto. Non li abbiamo cercati a suo tempo, ed a ragion veduta. E quindi non sarò padre ( o madre …fate voi J)

Beh....magari esula dalla topic del group.....probabilmente è una questione troppo intima e personale..... però una certa curiosità mi viene.....

Pourquoi?

I miei cambiamenti, apportati omeopaticamente, hanno creato strane occhiate, sguardi stupiti, forse pettegolezzi, ma non mi importa molto.

Non è tanto il seno, che è visibile ad occhi attenti nonostante la t-shirt e la camicia, ma è il viso quello che più stupisce.

Ti trovano ringiovanita, non è così?

Una volta Mirella scrisse : “ Levare la barba ti cambia la vita “.

"Entrare in guerra con la barba ti cambia la vita"..... mi sembra più realistico e corretto dato il carattere cronico ed estenuante del conflitto ;-)

Infatti l’immagine che gli altri conservano di noi subisce uno stravolgimento brusco quando la barba sparisce o si attenua molto.

Già, questo è vero. Io sono però molto fortunata: i miei interlocutori sono molto tranquillizzati, rispetto alla mia mascolinità, dall'ossatura parietale e dalle sagomature mascellari :-((((

Sto leggendo un libro di disegno. Si intitola : “Disegnare con la parte destra del cervello”. .........zip...........Quando invece si usa la parte destra si comincia a percepire diversamente la realtà, ci si fonde con essa, si entra nel dettaglio. Provate a farlo guardandovi allo specchio in tutti i dettagli o riosservando chi è vicino ed è disponibile a farsi scrutare. Sto cercando di farlo in questi giorni e sembro matta…..

Gasp. Mi sembra di vederti. Mentre qualche collaboratore ti illustra l'andamento dei rapporti con un committente tu gli fissi interessatissima il padiglione auricolare destro a quialche centimetro di distanza..... Se continui così, non mi stupirebbe che qualcuno in azienda si prendesse la briga di dirti: " A ingegnè....se sbrighi a ffà sto caminaut sennò "me sbrocca der tutto"...." (trad.: "rischia d'impazzire"......l'ho detta in romano perchè in catanese non mi viene....)

Ed ho scoperto che io non ho mai saputo osservare gli esseri viventi. Infatti non li so disegnare. Mentre ciò che è inanimato ho imparato a saperlo guardare e disegnare.

La mia negazione nel disegno m'addolora molto. Credo sia collegata all'emotività infantile. Disegno come un bimbo di terza elementare....

Ecco, quindi, come gli altri ci vedono. Distrattamente. Non capiscono. E’ come se, improvvisamente e senza ragione, intercalassimo parole straniere , in un nostro discorso. E gli suona strano, incomprensibile.

Se a questo discorso fatto d'immagine unissimo sintonicamente un altrettanto nuovo discorso fatto di suoni e concetti, magari scopriremmo di piacere di più o per aspetti diversi...,, ma è un riskio.... e forse sono troppo ottimista.....

Tutto questo è anche un vantaggio. Sia chi non ci ha visto da un po’, sia chi ci vede tutti i giorni, non avendo mai veramente visto, ma solo organizzato simbolicamente la nostra immagine, interpreta molto probabilmente il suo disagio come un errore mnemonico. Infatti, solo se è in confidenza ci chiede, ad esempio “ Ma hai cambiato occhiali ? “

E' verissimo. Certo, nel tuo fortunatissimo caso, se decidessi di fiondarti in ufficio con un fiammante reggiseno push up fintamente nascosto da una camicetta sfiancata e qualcuno ti chiedesse se hai cambiato occhiali, lo spedirei dall'ottico o dallo psicanalista (o da tutti e due?)

Ritornando alla barba. La barba, o la sua ombra, è un simbolo associato alla immagine maschile. Eliminare quell’ombra produce un pò di sconcerto. Tutto il resto, se non troppo ostentato, non crea grandi turbamenti. La barba mia va e viene. Quando va, mi guardano strana. Quando torna, anche se rada, sale e pepe, vedo tutti più tranquilli, rassicurati. Tranne mia moglie che sa che divento nervosa ed irascibile. Dovrei decidermi a fare qualche passo deciso per eliminarla per sempre.

Per il resto, se devo esser sincera, a dissimulare il mio seno soffro un po’. Ma capisco che l’inserimento del simbolo per eccellenza della femminilità nella percezione altrui della mia immagine non può esser indolore. Se mi decidessi a fare questo passo dovrei necessariamente chiarire che, da quel momento, io comincio a comunicare in un altro linguaggio (quello femminile) nell’espressione visiva di me.

Nervosa ed irascibile in presenza di barba autoprodotta......uhm....interessante. Eliminarla per sempre? Cos'è, una battuta? Sic!!

Seno e comunicazione. Non è che tenedolo coperto, al riparo dalla luce, dal vento e dai laidi sguardi, rischi di continuare a germogliare?..... Non vorrei che fossi costretta ad un coming out emergenziale per arginare un'inarrestabile quinta decisa a sfidare le grazie di Dolly Parton...... ;-)

Baciotti, moderatrice pazzerella.

Ti si attende nella Padania della razza Piave.... Sic e straSic!!!

Stephy

 

 

Da:   "Mia" 

Data:  Mar Set 3, 2002  4:47 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] Immagine e simboli

 

 

Acuta e piacevole come sempre, cara Mary: la gente non vede.

Non so se si tratti sempre di miopia involontaria, o se invece a volte abbiano proprio bisogno di non vedere (così possono evitare di porsi domande alle quali non saprebbero dare risposte).

 

Mentre leggevo le tue parole, mi veniva in mente una scenetta avvenuta qualche tempo fa nell'azienda dove presto servizio di supporto due volte la settimana (è il nostro cliente più importante, e quindi abbiamo un accordo che prevede una supervisione periodica in loco). E' opportuno precisare che in quest'azienda non mi presento in gonne, al fine di non turbare eccessivamente equilibri che risultano comunque, per altri motivi, poco stabili. Però, gonne a parte, tutto il resto è assolutamente inequivocabile.

 

Per farla breve, la settimana scorsa avevo rotto l'elastico per i capelli, e la chioma ribelle, non preparata ad affrontare la libertà con un minimo di ordine, mi è praticamente esplosa sulle spalle... uno dei dirigenti, con il quale mi vedo abitualmente per concordare i piani di sviluppo, e che mi ha inevitabilmente visto, negli anni, cambiare radicalmente aspetto, abbigliamento e comportamento (e tengo a precisarlo, si tratta di una persona in gamba, sveglia, vivace... mica un imbalsamato, tanto per intenderci) mi ha guardato e mi ha detto, con tono scerzoso: 'che succede, il tuo barbiere è in ferie ?'

 

Per utilizzare le parole di Mary, io pensavo di aver davvero smesso di dissimulare: moltissime donne usano i pantaloni in ufficio, e io ormai mi vesto, mi trucco e uso accessori esattamente come una qualsiasi di loro (beh, concedetemi una civettata: spero un po' meglio, in realtà). Ciò nonostante, per molti di loro rimani identica, immutata ed immutabile: ti hanno guardata realmente (forse) la prima volta che ti hanno vista (visto), hanno parcheggiato quell'immagine nel loro cervello e non si sono più posti la domanda... e fino a quando non dovessi prenderli uno per uno, a quattr'occhi, e gli dicessi: Mia, mi chiamo Mia, non Augusto, capisci ?... beh, ecco, secondo me fino a quel punto non accadrebbe niente... poi, forse, una volta tanto, potrebbero alzare gli occhi e guardarmi, e finalmente dimi: 'scusi, ma... lei chi è ?'.

 

Ciao, vado a lavorare, se no finisce che mi cacciano... ma non per disforia :-)

Mia

 

Da:   Silvyb 

Data:  Mar Set 3, 2002  7:39 pm

Oggetto:  Re: R: [disforia di genere] Immagine e simboli

 

 Mia wrote:

Acuta e piacevole come sempre, cara Mary: la gente non vede. Non so se si tratti sempre di miopia involontaria, o se invece a volte abbiano proprio bisogno di non vedere (così possono evitare di porsi domande alle quali non saprebbero dare risposte).

 

Io propenderei per la seconda ipotesi. E' vero che a volte alcuni particolari possono essere scambiati per "innocui colpi di testa", ma è anche vero, e qui parlo per esperienza, che le battutine e i commenti dietro le spalle ci sono. Forse il far finta di non vedere è anche un segno di "rispetto" verso le nostre scelte, ma credo che nasca più dal fatto che "pensare" e "vedere come stanno realmente le cose" invece di "vedere quello che a noi piacerebbe fosse la realtà" comporti molta fatica, e a volte sofferenza.

Certo bisogna anche dire che il transessualismo non è un fenomeno così diffuso, per cui non mi stupirei che qualcuno vedendo una persona gli inizi della transizione scartasse la cosa come "improbabile", pensando magari a chissa cosa altro.

 

Bacibaci

Sil

 

Da:   "Maryliz" 

Data:  Mer Set 4, 2002  12:56 pm

Oggetto:  Re: R: [disforia di genere] Immagine e simboli

 

 

Io ho una ipotesi.

Noi siamo quello che il contesto permette. Se in ufficio Sil può stare con le braccia depilate e Mia in gonna e camicetta senza che ciò determini la loro reiezione ma solo qualche pettegolezzo ( in genere di chi nota e lo fa quindi notare ad altri...) allora loro possono essere quello che sono. Solo perchè il contesto le ha accettate.

Voglio dire che noi tutt* , con disforia o senza, abbiamo non una ma molte immagini di noi stess*, ed ogni volta la adattiamo al contesto in cui ci troviamo per renderci più o meno conformi e poter continuare a vivere come animali sociali.

L'esplorazione  a tentoni di un'altra immagine di se, fatta per micropassi come la sottoscritta,  è un modo di  adattare contemporanemente se stesse e il contesto in modo da non creare conflitti troppo traumatici. Senza salti bruschi, trovando gli equilibri possibili e cercando di intuire quelli impossibili.

Aggiungo un  pensiero importante di mia moglie di qualche ora fa...

" Tu ti vedi con i tuoi occhi. Io ti vedo con gli occhi degli altri..."

Come è vero. Noi siamo i peggiori giudici di noi stessi. L'esagerazione è in agguato, il ridicolo ci può travolgere senza che ce ne accorgiamo.

Io non so se riuscirei a superare senza troppa sofferenza  una qualsiasi scivolata nel ridicolo che potrebbe capitarmi.

Sarebbe come se, nell'esplorazione di cui sopra, prendessi una sonora capocciata... Ecco perchè vado piano, pianissimo. E cerco di camminare mano nella mano con mia moglie fidandomi del suo, a volte terribile, giudizio.

Baci pensierosi

Mary

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