THREAD N.RO 55
Da: "Maryliz"
Data: Mar Feb 18, 2003 1:27 pm
Oggetto: Il disincanto
Sono tre notti che mi risveglio con certi pensieri. Sotto le coperte, al buio, rimugino con gli occhi chiusi ma ormai sveglia.
Al centro di questi miei pensieri mattutini c’è il “disincanto”.
Il disincanto è un sentimento che trovo piuttosto fastidioso. E’ il sentimento finale del soddisfacimento di un bisogno che, dopo tanto desiderio, diventa normalità, ruotine, abitudine a goderne.
Il disincanto però è anche più fastidioso se lo cominci a provare anche prima di aver soddisfatto i tuoi desideri. Dovremmo chiamarlo saggezza ? Nel senso che capisci in anticipo quanto dura poco il piacere di ogni cosa ? O, ahimè, vecchiaia quando decidi di non fare niente perché, tanto, non cambia mai niente, o se cambia qualcosa tutto è comunque sempre fatuo ed inutile ?
Fatta questa premessa vi racconto, dopo mesi di silenzio, un episodio di “Casa Mary” accaduto stamane.
Scena:
Io e mia moglie raggomitolate e abbracciate sul lettone, come al solito, dopo colazione.
Io : Sono un paio di giorni che penso ad una cosa.
Lei : A cosa?
Io : Al disincanto. A quel sentimento fastidioso che subisci quando ti accorgi che il piacere dura poco. Cambi casa, auto, lavoro, perfino sesso (!) e poi… dopo un po' tutto torna normale, l’abitudine ti riavvolge con le sue spire asfissianti e ti sembra che ogni sforzo sia stato in fondo inutile.
Lei : Si, è vero ma non è sempre così. E’ così solo se fai dipendere la felicità dal soddisfacimento di certi bisogni, e solo da quello. In questo caso tutto finisce presto e subentra il disincanto.
Io : Hai ragione. Ho sempre detto che la felicità è fare pipì dopo essersela tenuta per una giornata. Soddisfare un urgente bisogno e dopo pochi istanti finisce tutto. Ma, la cosa che mi dà più fastido è pensare al disincanto in anticipo. Questa, chiamiamola così, “saggezza” la percepisco come una specie di invecchiamento. E mi fa un po’ paura.
Lei : Eh.. io però sto adottando un’altra strategia. Cerco di godermi quello che ho. Ogni piccola cosa senza lasciar da parte niente. Una specie di modo di apprezzare il flusso della vita, senza farci troppo caso. Come viene viene.
Io : Si. Ma è una facoltà, diciamo un lusso che ti puoi permettere quando, in fondo, non ti manca niente di essenziale. Quando puoi scegliere tra varie opportunità. Altrimenti soddisfare i bisogni primari e poi, via via , quelli sempre meno essenziali, resta il modo di vivere tipico di tutti, fatto ricercando continuamente momenti di felicità e subendo poi il conseguente disincanto.
Lei : Si. Lo so. Sono una privilegiata in questo. Ma sento che, fino a quando posso, è la chiave giusta per vivere una esistenza serena.
Io : Qualche mese fa, non dicevi questo. Anzi soffrivi e ti rodevi per un passato avaro che ti ha impedito di coltivare le tue aspirazioni artistiche. Ti ricordi ?
Lei : Si. Ricordo. La depressione non fa ragionare. Anche se è vero che siamo segnati dal nostro passato e ti dico sempre che mi sento “marchiata” dal mio passato, dalla mia famiglia, da mio padre. Ma una riflessione fatta in un momento meno “giù“ ti porta dopo a vedere le cose in modo differente.
Io : Sai in lista c’è stata una animata discussione sul passato e sul futuro. E’ molto legata a quello che stiamo dicendo. Si è parlato anche di suicidio.
Lei : Il suicidio per me è la soluzione ad uno stato di impotenza totale. Quando ti scopri totalmente impotente, senza possibilità di alcuna reazione, ecco che quella forma di disperazione conduce al suicidio. Ecco perché sono favorevole all’eutanasia : restituire l’ultima libertà a quella persona quando l’impotenza nei confronti del dolore e della sofferenza è l’unica cosa che le resta.
Io : Vabbè.. Per favore... smettiamo qui, che devo andare in ufficio. Che mi metto ?
Fine dell’episodio
E voi che mi leggete, specialmente se avete già raggiunto il vostro traguardo, con il disincanto come la mettete ?
Un bacio a tutt*
Mary
Da: "mirella"
Data: Mar Feb 18, 2003 1:50 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Il disincanto
Cara Mary.. io credo che il disincanto non venga quando hai realizzato uno scopo della tua vita ma solo quando a quell'obbiettivo hai attribuito un eccesso di aspettative.
Non mi prende il disincanto per le mie piantine grasse che sto amando tantissimo.. Mi prenderà disincanto se scoprirò che coltivarle richiede cose che io non posso dare loro... e che non avevo messo in conto (chessò una serra, una illuminazione che non ho in casa ecc.).. Ma il punto centrale del disincanto è aver sbagliato i conti.. o avere messo troppe aspettative.
Credo che un po' di disincanto prenda moltissime transizionanti quando arrivano ad un punto di arrivo (scusa la cacofonia) o di stabilizzazione.
La transizione richiede talmente tante forze per essere portata avanti che spesso necessita anche di un po' di "doping" nelle aspettative. Se non ti metti l'aspettativa che sarai molto felice... come fai ad affrontare tutte le menate ed i rischi?
Quindi tante di noi, non tutte, hanno un po' "pompato" sulle aspettative... e quindi un tot di disincanto è da mettere in conto.
Io per es. ho un po' il disincanto che speravo di mantenere l'aspetto giovanile e fresco che avevo un paio di anni fa... Forse l'avrei anche oggi senza le "scoppole" che ho preso e senza le conseguenti forti riduzioni di terapia ormonale che ho dovuto seguire.
Ma questa non è stata la mia storia...
Forse parlo di una cosa diversa da quella di cui parli tu, Maryliz.. ma il disincanto "puro" è un meccanismo che dovrebbe finire con l'infanzia. Quello per cui un giocattolo lo agogni tanto e dopo un po' che ce l'hai ti annoia..
Personalmente non credo di soffrirne. Credo di avere imparato ad aprpezzare le cose belle nel tempo... Credo sia stato un processo di crescita, di maturazione, di "adultezza".
Certo a volte uan cosa la credo bella e poi, quando ce l'ho mi rendo conto che tanto bella non è.. ed allora nasce il disincanto se non la delusione.. ma difficilmente mi nasce perchè ad uan cosa bella mi ci "abituo".
Certo alle cose ci si abitua. Certo oggi sentire che ho un seno non è come nei primi mesi in cui cresceva. Ma non c'è disincanto.. apprezzo sempre comunque seppure in modo diverso di averlo. E' come l'innamoramento e l'amore... Peraltro vivere in eterno innamoramento alal fine distruggerebbe, perché è una condizione psichica molto sbilanciata.
Se prima ero innamorata del mio esser donna oggi amo essere donna. (semmai il problema è la mia lotta per mantenere un'adeguata femminilità senza mettere a rischio la salute.. ma questa è un'altra cosa)...
Ma non c'è disincanto nell'aver perso l'innamoramento in cambio dell'amore.
Un caro saluto.
Mire
Da: "Mia"
Data: Mar Feb 18, 2003 5:21 pm
Oggetto: R: [disforia di genere] Il disincanto
Mi piace questa storia del disincanto.
E mi è piaciuta un sacco anche la risposta di Mirella.
Purtroppo non ce la faccio ad argomentare quanto vorrei, il tempo mi è tiranno... solo un pensiero veloce, perchè c'è un disincanto che vivo quotidianamente, legato alle piccole cose, vorrei dire alle stronzate, in un certo senso... perchè, lo riconosco, temo di essere un po' "fashion victim", e così a volte accade che mi ritrovo tra le mani una cosa che ho acquistato, o di ripensare ad una cosa che ho fatto in modo un po' troppo impulsivo, e mi rendo conto di essere stata molto infantile, perchè quella cosa o quell'oggetto non erano così importanti, e potevo anche accorgermene prima, non dopo... il matrimonio per esempio... c'era poco da disincantarsi: bastava aprire gli occhi... giuro, non è perchè lo dico io, credetemi: quella donna era stupida, nel senso letterale del termine. E pensare che l'ho pure aiutata a laurearsi... come in che cosa, in psicologia, no ? Ecco, non c'entra niente con questo post ma penso a quello che pensa Katia degli psicanalisti, e secondo me se avesse conosciuto la mia ex sarebbe passata alla vie di fatto: l'avrebbe fatta fuori.
Però se ci spostiamo sul terreno delle cose importanti, allora è diverso, allora trovo che le parole di Mirella siano davvero molto sensate: personalmente non ho mai provato il disincanto nei confronti delle cose importanti, di quelle cose sulle quali decido di puntare davvero delle considerevoli quantità di fiducia e di convinzione, e di assegnare loro grande importanza. Ma come, mi direte, il matrimonio non rientrava tra queste ? Si, ma quella non ero io, era un tizio che assomigliava molto all'uomo che io avrei potuto essere, se fossi nata uomo. Io parlo della mia vita, di quella cosa iniziata più o meno nel '99...
Anche perché la penso così, che, nelle giuste proporzioni, anche il dolore, la sofferenza, la tristezza e forse anche il disincanto siano una componente imprescindibile della natura umana. Perché ognuna di loro, attraverso l'azione che esercita nei confronti dei nostri schemi comportamentali, o forse percettivi, o forse qualche altra parola più adatta che non mi viene ma che spero si sia capita, contribuisce in modo significativo alla nostra crescita.
(faccio una pausa e rifletto)
(non ho tempo per riflettere)
(però amo scrivere, ed è troppo tempo che non scrivo, e mi scappa proprio)
(pazienza farò tardi questa sera in ufficio)
Mi viene da aggiungere che a volte ho confuso il disincanto... nel senso che pareva disincanto così, di primo acchito, ma poi a ben guardare, ragionandoci un po' sopra, mi rendevo conto che riassumeva un insieme di fattori che, analizzati singolarmente, non avevano nulla a che fare con il disincanto vero e proprio. Magari avevo peccato di eccesso di ottimismo, o di approssimazione, e spesso capivo che in fondo era sensato che le cose fossero andate così.
(penso ancora un istante)
Nemmeno questo è del tutto vero... ci sono stati degli eventi di disincanto reale, vissuto, sofferto fino in fondo ed era giusto così.
Me ne viene in mente uno di recente, quando mio padre, dopo aver dato l'impressione di aver capito, compreso ed accettato tutta la storia della mia disforia, ha fatto una repentina inversione ad U, apparentemente ingiustificata, nel senso che non sembrava legata ad alcun episodio, e mi si è schiantato frontalmente davanti agli occhi. E dal giorno del primo scontro, non ha più cambiato traiettoria. Solamente qualche metro di retromarcia, per poi ripartire a tutto gas e sbam !!! nuovo frontale.
Mio padre è vivo e vegeto, sta benissimo e lo vedo spesso per motivi di lavoro e se serve posso anche chiedergli qualche favore... ma non c'è più.
Mi sa che questa è proprio una storia di disincanto... e non poteva finire con l'infanzia come dice Mirella.
Vabbè, ora vado... devo scappare... devo scrivere una piccola cosa su un altro thread che ho appena visto qui in lista.
Scusa, ma non dovevi lavorare ?
Si, lo so... e poi quando questa serà scoprirò di non aver finito, sapete che faccio ? La metto sul disincanto :-)))
Baci
Mia
Da: "Maryliz"
Data: Mar Feb 18, 2003 8:45 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Il disincanto
----- Original Message -----
From: mirella
............
Certo alle cose ci si abitua. Certo oggi sentire che ho un seno non è come nei primi mesi in cui cresceva. Ma non c'è disincanto.. apprezzo sempre comunque seppure in modo diverso di averlo. ...........Mire
E' il buio che mi porta a questi pensieri.
Il non vedermi, ma solo sentirmi e pensarmi, determina in me uno stato di indifferenza e disincanto rispetto alla mia immagine. Tutto, al buio, diventa meno importante.
Poi mi sveglio, mi guardo allo specchio e scopro che i miei cambiamenti, il seno ad esempio, non sono oggetto di nessun disincanto. Anche se mi sono abituata a vedermi così mi rendo conto che non sopporterei di vedermi come prima. Anzi non mi basta e non mi piaccio.
I miei bisogni sono spostati in avanti. L'"incantesimo" continua e il disincanto del buio e della notte sparisce.
Per quanto riguarda questa sottile delusione delle aspettative che tutti abbiamo sperimentato, sia nelle cose più banali che nelle cose più importanti, credo faccia parte della natura umana.
Deve esserci qualche circuito neuronale che ci spinge alla ricerca dell'orgasmo (sessuale, intellettuale,emozionale ecc...), insomma alla ricerca del premio. E poi, solo una volta raggiunto, ci si placa. E quindi i criteri di importanza, bellezza, opportunità, che ci hanno spinto mutano diventano più deboli.
Ma, in questo, uomini e donne sono diversi.
I maschi sono sempre alla ricerca di un premio continuo e, nella vita, usano la stessa subroutine che usano nel sesso ma con input ed output differenti.
Carriera, competizione, lotta alla continua ricerca del successo, della vittoria, del podio cioè dell'orgasmo.
Invece, estendendo il discorso alle femmine ed applicando la subroutine del loro sesso agli input della vita, lo stesso ricercare diventa più sfumato, un risalire pian piano colline piuttosto che un veloce scalare di montagne.
Ed ecco che ritorna la mia bistrattata teoria del disturbo di identità di genere come un guasto, un errore di programmazione, un difetto d'installazione del nostro software neuronale.
Che generalizzazione esagerata, direte. Lo ammetto. Le cose sono molto più complicate. Ma è necessario trovare chiavi semplificate per tentare di comprendere alcuni comportamenti umani ricorrenti.
Altrimenti, tanto vale stare zitti.
Ciao a tutt*
Mary
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