THREAD N.RO 18 :"Teoria matematica (!) del transessualismo" (dalla Mail-list "Disforia" , scritti di 20 anni fa)

 

THREAD N.RO 18

 

Da:  "Maryliz" 
Data:  Ven Giu 14, 2002  6:52 pm
Oggetto:  Teoria matematica (!) del transessualismo

 

Vorrei fare un po’ d’ordine nei miei pensieri dopo molti interventi che argomentavano sulla femminilità, sul sentirsi femmina e sull’esserlo effettivamente. Speriamo che qualcuna delle cose che scrivo possa essere utile e interessante.

 

Mille messaggi fa (circa) scrissi questo:

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Una definizione di cosa è femminile e cosa è maschile.

Potremo definire femminile una caratteristica (fisica,psichica, comportamentale, attitudinale, estetica ecc) che, da una analisi statistica su un campione sufficientemente esteso delle  popolazione ( e culturalmente ed antropologicamente omogeneo), risulta appartenere alle persone classificate di sesso femminile (con patrimonio genetico XX) con una probabilità superiore al xx %.

Lo stesso per ciò che è maschile.

Si tratta di stabilire o determinareper ogni caratteristica, qual'è la xx % di femminilità o mascolinità.

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 Ad esempio “possedere utero ed ovaie” è una caratteristica femminile al 100%. Cioè prendendo un campione di donne ha l’utero il 100% di esse.

Se dicessimo che “avere il seno” è una caratteristica femminile al  97%  significa  che il 95% della popolazione di donne  ha il seno  e che il 3% invece no ( le piatte sono tante o poche ? boh…)

Se dicessimo che “ divertirsi a fare l’uncinetto” è una caratteristica femminile al 30% significa che il 30% della popolazione femminile trova piacevole questa attività e il 70% no.

Se dicessimo che “preferire gli uomini come partner sessuali” è una caratteristica femminile al 90 % abbiamo rilevato statisticamente il 10% di lesbiche tra le donne genetiche.

Se dicessimo  che “preferire gli uomini come partner sessuali” è una caratteristica maschile al 10 % abbiamo rilevato statisticamente il 10% di omosessuali e il 90 % di eterosessuali tra la popolazione maschile genetica..

Notate come le due ultime caratteristiche riguardano quello che noi vogliamo voler distinguere con forza: orientamento sessuale ed identità di genere. Tuttavia è indubbio che una correlazione tra le due cose c’e’ e accettare questa definizione statistica è un modo di rappresentare meglio la realtà varia e mutevole di questi aspetti della sessualità.

Chi ha disturbi di identità di genere ha interesse a modificare, nonostante il suo sesso genetico, alcune caratteristiche  definibili appartenenti al sesso opposto secondo la definizione statistica sopra riportata. Ovviamente chi è transessuale è interessato/a alle caratteristiche con notevole percentuale di appartenenza al sesso opposto (ambisce ad avere il seno e la vagina mentre voler fare l’uncinetto non è considerato un indizio certo di transessualismo…).

Il modificare alcune caratteristiche della propria persona in modo da farle rientrare in un’altra  fattispecie ( da maschile a femminile o viceversa) determina una “rivoluzione estetica” .

 Riporto quello che scrisse Gigliola Toniollo :

"La particolarità principale e più evidente della condizione transessuale invece resta la visibilità, infatti, il transessualismo è una condizione che non può prescindere dal rendersi pubblica dato che la "rivoluzione estetica" che la scelta transessuale comporta come condizione indispensabile ha sempre una immediata ricaduta su tutti gli aspetti della vita affettiva, familiare e lavorativa.

La “rivoluzione estetica” è una parola omnicomprensiva che sfuma molti degli aspetti che invece rendono complesso il problema. Tento perciò di fare ordine.

Considererei quindi non una ma tre aspetti estetici. All’interno dei quali  individuare gli insiemi di caratteristiche definibili maschili e femminili suscettibili di variazioni in un verso e nell’altro.

Estetica del corpo: Riguarda i caratteri secondari e primari maschili e femminili. La transizione si ottiene sottoponendosi a cure ormonali ed interventi chirurgici. Questa è una esigenza estetica  indispensabile che caratterizza la transessualità

Estetica della persona: Riguarda i vestiti, gli accessori, il trucco, l’acconciatura dei capelli. La transizione avviene con pratiche di travestimento più o meno integrali e ben fatte. E’ una esigenza estetica che caratterizza, ma non solo, il travestitismo .

Estetica del comportamento : Atteggiamento, linguaggio, movimenti. La transizione avviene attraverso pratiche di “recitazione” che tendono ad essere sempre più naturali.

Tutti noi coltiviamo esigenze estetiche differenti. E in questo si caratterizza  la nostra unicità più come persone che come transessuali.

Se addirittura  ponessimo  dei punteggi alle tre caratteristiche ponendo a 0 il maschile ed a 100 il femminile potremmo classificarci prima, durante e dopo la transizione. Ad esempio Marylin Monroe potremmo classificarla una 100/100/100 mentre Platinette potrebbe essere 0/20/20 ( o peggio?). Imma Battaglia potrebbe essere una 100/0/0 ?

Vi  immagino già inorridite per questa trattazione matematico-statistica. Nessuno mai avrà il diritto di darci un punteggio per quanto femmine o maschi siamo o vogliamo essere ed è orribile parlare di classificazioni. La generalessa fondatrice le odia. Ma Marylin Monroe è classificabile come femmina o no?  Transizionare è cambiare, cioè spostarsi da una classificazione ad un'altra. Purtroppo le classificazioni sono le semplificazioni  indotte dalle forti correlazioni statistiche tra le caratteristiche sessuali alla nascita e le caratteristiche del genere maschile o femminile.

In  società  future dove questa correlazione potrebbe essere minore  non sarà neanche  più necessario parlare di transessualismo.

A voi il thread…

Baci

Mary

moderatrice che tenta di fare la scienziata…

PS. Non volevo essere arida e professorale. Sapete che so essere dolce…non mi odiate .. vi prego…:)

 

Da:   "Stephy" 

Data:  Ven Giu 14, 2002  7:37 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Teoria matematica (!) del transessualismo

 

 

Ciò che scrivi mi fa pensare alle modificazioni nel tempo di queste percentuali.....

 

In una società come la nostra, in cui le differenze di genere sono e saranno sempre più sfumate, può ancora essere cavalcato il concetto di transessualismo indipendente dall'orientamento sessuale?

 

Se oggi una donna è teoricamente libera di essere manager mascolina, fisicamente androgina, single per scelta ed un uomo può esser casalingo (ometto il teoricamente in questo caso....), impegnato nella cura dei figli, mesciato e casual, ci si rende conto (con tutti i se....e i ma....) che la spinta a cambiar sesso non può risiedere nella necessità di ricoprire un ruolo sociale di genere differente.... (valga a questo proposito l'osservazione che in alcune MtF il modello femminile di riferimento è un modello arcaico, obsoleto..... rispetto ad un diritto ormai acquisito, nei contesti urbani evoluti come nei media, delle donne a "partecipare")

 

Non quindi un ruolo sociale, ma un ruolo affettivo (assimilabile ad una fisicità dolce e femminea nel caso delle MtF) alla base del desiderio di transizionare.

 

Siamo così sicure (lo chiedo al group come a me stessa) che questo ruolo affettivo sia totalmente svincolato dall'orientamento sessuale?

 

Con orientamento sessuale non intendo la definizione di un'oggetto delle proprie pulsioni sessuali di tipo biologico maschile o femminile, bensi il tipo di ruolo, durante la relazione fisica, definibile come passivo/recettivo piuttosto che attivo/assertivo....

 

Troppo complicato?

 

Mi sa di si, ora che lo rileggo....

 

Un bezo

 

Stephy

 

 

Da:   "Simona P." 

Data:  Sab Giu 15, 2002  10:25 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Teoria matematica (!) del transessualismo

 

 

 

Attenzione! Questa e-mail è lunghissima ma molto interessante. Siete

cortesemente invitate/i a leggerla. Anzi, leggetela, è un ordine! :)

 

Maryliz wrote:

 

> Potremo definire femminile una caratteristica (fisica,psichica,

> comportamentale, attitudinale, estetica ecc) che, da una analisi

> statistica su un campione sufficientemente esteso delle popolazione

> ( e culturalmente ed antropologicamente omogeneo), risulta

> appartenere alle persone classificate di sesso femminile (con

> patrimonio genetico XX) con una probabilità superiore al xx %.

> Lo stesso per ciò che è maschile.

 

Cos'è un "campione sufficientemente esteso"? In base a quali parametri

puoi stabilire la validità dell'estensione di un campione della

popolazione per "definire" la femminilità e la maschilità? Cosa intendi

per culturalmente ed antropologicamente omogeneo? Vorresti seguire le

stesse regole dei sondaggi Cirm o Datamedia sulle preferenze politiche

degli italiani, il colore preferito dagli italiani, il gusto di gelato

preferito dagli italiani? Okay, ci sono 57 milioni di italiani, ne

selezioniamo 1000, ovviamente non a caso. NO. Noi siamo sondaggisti

seri, facciamo statistiche sensate e che hanno un grande valore. Noi

prendiamo 1000 italiani, e li scegliamo in base alla provenienza

geografica, al titolo di studio, all'età, al sesso (ovviamente), al tipo

di lavoro, allo stipendio, e a qualsiasi altro parametro che NOI

decidiamo essere indicativo e in grado di fornire, tirando le somme, un

quadro approssimativamente corretto di TUTTI i 57 milioni di italiani.

Poi facciamo un rapido calcolo e stabiliamo che il colore preferito

DAGLI ITALIANI è il lilla, perché il 68% del campione di mille persone

prese in esame preferisce il lilla.

Mary, la statistica è di per se fallace e inconcludente, e i migliori

esperti di statistica sono i primi ad ammetterlo. Può fornire

indicazioni vaghe e approssimative su questioni stupidissime, per cui

figurati cosa può uscirne fuori se si tirano in ballo la definizione di

maschilità e femminilità. E' impossibile avere un campione

sufficientemente esteso, culturalmente ed antropologicamente omogeneo. E

poi bisogna mettersi d'accordo sul significato che vogliamo dare a

queste parole e sulla loro rilevanza all'interno di un discorso come il

tuo. Quella che noi abbiamo deciso di definire, classificare,

etichettare come femminilità, dipende in toto dalla cultura della

società in cui si sviluppa o no? Seguendo il tuo ragionamento, a quanto

pare no, visto che come primo esempio indiscutibile di femminiltà poni

la presenza dell'utero, riscontrabile nel 100% delle donne genetiche. A

questo punto però non ci si capisce più niente, perché c'è troppa carne

al fuoco e si sono mescolate tutte le carte in tavola. Che ragione c'è

di mettere all'interno dello stesso calderone le caratteristiche

biologiche e quelle culturali? Nella società Masai, in quella

occidentale, tra le popolazioni del terzo e del primo mondo, tra i

talebani e gli eschimesi la percentuale di donne genetiche con l'utero

sarà sempre del 100% (o del 99,9, non so se e quante persone di sesso

femminile nascono senza utero). Se però si prendono in considerazione le

abitudini, gli schemi, le caratteristiche di tipo culturale, ecco che le

cose cambiano. Poniamo che la percentuale di donne col burqa in

Afghanistan sia del 95%. Ora, è ovvio che in questo caso si tratta di

un'imposizione culturale. E' sin troppo palese. La realtà, che appariva

tanto semplice, comincia a complicarsi, nascono un'infinità di domande a

cui sarebbe impossibile rispondere anche se si avesse la possibilità di

attuare un'indagine statistica sull'intera popolazione, e non su un

semplice campione.

Quanti uomini con disturbi dell'identità di genere, nati e cresciuti in

quella società, desidereranno indossare il burqa? E il loro desiderio di

indossare il burqa è assimilabile al loro desiderio di avere

caratteristiche sessuali femminili? Qual è il peso della cultura di una

determinata società sugli impulsi, i desideri, le frustrazioni, le

dinamiche psicologiche degli individui? Fino a che punto è possibile

generalizzare, incasellare, semplificare? In una ipotetica società in

cui le donne si fanno crescere i peli (facciamo l'83,9% della

popolazione femminile) e gli uomini si depilano (l'89,8% della

popolazione maschile), gli uomini che desiderano avere le tette e la

vagina e vogliono restare senza peli, cosa sono? In quale casella si

possono inserire? Come si possono definire?

Esistono degli elementi comuni a TUTTE le società e le culture che

caratterizzano il genere femminile al di là delle caratteristiche

biologiche? E le caratteristiche biologiche si riverberano sempre alla

stessa maniera nelle attitudini culturali? Se io fossi nata in India, in

Cina o in qualche sperduto paese africano, sarei stata sempre e comunque

disforica? E se fossi nata nel XIX secolo? E se fossi vissuta in una

famiglia di nobili inglesi snob, cosa avrei desiderato? E se invece

fossi stata figlia di zingari, di Rom, cosa avrei voluto? Io voglio

essere una donna in QUESTA ben precisa società o vorrei esserlo

comunque?

Che senso ha classificare? Quale rilevanza hanno le statistiche, a

questo punto? Nella nostra società gli ingegneri sono per l'85% uomini

(numero a caso). E allora? Questo cosa dimostra? Che le donne sono "meno

portate" per l'ingegneria e più per l'uncinetto? Ovviamente no, perché

si tratta di cose contingenti, definite dagli schemi mentali che vengono

più o meno esplicitamente imposti dalla società. Le donne delle "società

libere" mettono il rossetto e la minigonna, non sono costrette ad

indossare il burqa. Ma mettono il rossetto e la minigonna perché lo

vogliono, perché "piace alla società", perché è "un'esigenza della loro

femminilità" o per cos'altro? E gli uomini che vogliono mettere il

rossetto e la minigonna? Perché lo vogliono fare? E perché hanno così

tanti problemi se lo fanno? Potrei continuare all'infinito. E allora,

fino a dove vogliamo arrivare? E soprattutto, a cosa ci serve

classificare? Può servire come gioco intellettuale, ma di certo non

porta a nulla se si vuole capire a fondo un problema, perché le

statistiche non mettono nel conto la complessità dellE società umane, e

soprattutto del singolo individuo. Ogni singolo individuo è un

labirinto, un rompicapo, qualcosa che è impossibile definire ma che si

può tuttalpiù cercare di interpretare, sbagliando quasi sempre.

 

> Se dicessimo che "preferire gli uomini come partner sessuali" è una

> caratteristica maschile al 10 % abbiamo rilevato statisticamente il

> 10% di omosessuali e il 90 % di eterosessuali tra la popolazione

> maschile genetica..

 

Ma il 10% (tanto per dire, potrebbe essere pure il 15% o il 30%) ti

sembra una percentuale bassa? Alla fin fine, la statistica, cosa mi

dice? Che c'è una "maggioranza che", una "tendenza prevalente a"?

L'eccezione NON conferma la regola. La conferma solo se si considera la

regola come un'entità assoluta, statica o immodificabile. Ma non

esistono regole assolute, non su questo pianeta, almeno. Il guaio è che

noi viviamo in una "società della maggioranza", in cui la minoranza o è

dimenticata e cancellata, o addirittura è combattuta perché rappresenta

qualcosa di diverso, anomalo, non "normale". Non parliamo quindi della

"minoranza della minoranza". Ecco perché le trans lesbiche o bisex sono

considerate quasi una sorta di aberrazione. Qual è la loro percentuale?

0,01? 0,02? Non contano. Sono troppo strani, quindi non"normali". Ma chi

l'ha detto che è la maggioranza a stabilire cos'è giusto e cosa è

normale? Negli USA la maggioranza della popolazione è a favore della

pena di morte, ma se io fossi il presidente degli Stati Uniti, anche ci

fosse solo uno 0,0001% contro la pena di morte dovrei prenderlo in

considerazione e, guarda caso, sarebbe proprio quello 0,0001% ad essere

nel giusto. Ma ovviamente non è così che funzionano le cose. Lo 0,0001%,

in un mondo dominato da statistiche fredde e leggi di mercato equivale a

zero. Magari in quello 0,0001 ci sono centinaia di persone con un sacco

di cose da dire, centinaia di "visioni del mondo", ma che conta? A noi

interessa quello che vuole la maggioranza, che è "normale", il resto

vada a farsi fottere.

 

> Chi ha disturbi di identità di genere ha interesse a modificare,

> nonostante il suo sesso genetico, alcune caratteristiche definibili

> appartenenti al sesso opposto secondo la definizione statistica sopra

> riportata.

> Ovviamente chi è transessuale è interessato/a alle

> caratteristiche con notevole percentuale di appartenenza al sesso

> opposto (ambisce ad avere il seno e la vagina mentre voler fare

> l'uncinetto non è considerato un indizio certo di transessualismo.).

>

> Il modificare alcune caratteristiche della propria persona in modo da

> farle rientrare in un'altra fattispecie ( da maschile a femminile o

> viceversa) determina una "rivoluzione estetica" .

 

Queste sono semplificazioni eccessive.

 

> La "rivoluzione estetica" è una parola omnicomprensiva che sfuma

> molti degli aspetti che invece rendono complesso il problema.

 

Sono d'accordo, il problema è complesso.

 

> Tento

> perciò di fare ordine.

 

Ma sei sicura che "fare ordine" serva a qualcosa? Non porterà invece ad

altre semplificazioni che ci costringeranno a ingabbiare, definire,

incasellare per l'ennesima volta? Noi non siamo cose, siamo esseri

umani. Siamo complicati, strani. Ognuuno di noi è un caos. Ogni volta

che si cerca di trovare delle regole, seppur approssimative, in grado di

dare un quadro "chiaro" di una situazione umana, si è destinati a

fallire.

 

> Considererei quindi non una ma tre aspetti estetici. All'interno dei

> quali individuare gli insiemi di caratteristiche definibili maschili

> e femminili suscettibili di variazioni in un verso e nell'altro.

 

Ma dai Mary! Ma ti rendi conto? Un solo aspetto onnicomprensivo sfuma

molti aspetti (l'hai detto tu) e invece tre vanno bene? Ma perché?

 

> Estetica del corpo: Riguarda i caratteri secondari e primari maschili

> e femminili. La transizione si ottiene sottoponendosi a cure ormonali

> ed interventi chirurgici. Questa è una esigenza estetica

> indispensabile che caratterizza la transessualità

 

Okay

 

> Estetica della persona: Riguarda i vestiti, gli accessori, il trucco,

> l'acconciatura dei capelli. La transizione avviene con pratiche di

> travestimento più o meno integrali e ben fatte. E' una esigenza

> estetica che caratterizza, ma non solo, il travestitismo .

> Estetica del comportamento : Atteggiamento, linguaggio, movimenti. La

> transizione avviene attraverso pratiche di "recitazione" che tendono

> ad essere sempre più naturali.

 

Qui si ritorna al punto di partenza. Secondo te che senso ha la parola

transgender? Chi l'ha inventata cosa voleva dire? Una persona che ama

stare col pizzetto, vuole le tette, si trucca ma veste come un minatore

e vuole esercitare questa sua libertà, cos'è? Sotto quale estetica

ricade? E' maschile o femminile? Transgender è una parola che non

definisce. E' questo è il bello. Siamo tutti transgender, ognuno a modo

suo.

Giovanna (nome a caso) non vuole sottoporsi a nessuna cura ormonale o

operazione, non si "traveste" neppure, ma vuole vivere la sua vita in un

modo che lei percepisce al 100% come femminile. Agli occhi di molte

persone lei rimane un uomo, ma internamente lei è una donna, e non le

interessa manifestarlo all'esterno, secondo nessuna delle estetiche

sopra riportate. Cos'è Giovanna? Non è transessuale, non è travestito.

Cos'è? Oh, cavolo! E adesso come facciamo? In quale categoria la

facciamo rientrare?

Riprendo da una mia vecchia e-mail:

Tu vuoi transizionare e operarti? ok, che c'è di male? vuoi definirti

donna? ok, ma che diavolo c'è che non va? vuoi definirti transessuale?

ok, transgender? ok, donna ex-transessuale? MTF? FTM? donna non

genetica? uomo non genetico? essere umano? "cosa pensante"? ok ok ok ok

ok ok!!! Non sei "passabile" come donna ma ti vuoi definire (e vuoi

essere definita) donna? Va bene! Sei "passabilissima" ma vuoi che tutti

riconoscano la tua transessualità? Va benissimo! Bisogna educare le

persone a comprendere ed accettare ogni singola differenza individuale.

La "causa transgender" è, secondo me, anche la causa del diritto ad

essere quello che si vuole, e sono convinta che solo partendo da questo

presupposto potremo liberarci dai vincoli che ci incatenano. E' anche

per questo che credo sia importante partecipare a manifestazioni come il

Pride, per rivendicare i diritti della propria "categoria" o del proprio

"gruppo" (gay, lesbo, bisex, trans conosenzatettealvento, donne trans o

ex-trans lesbiche, uomini trans omo fetish, trav etero, semplici

simpatizzanti, puffi, orchi, folletti, babbonatale, paperino e qui quo

qua), si, ma SOPRATTUTTO E PRIMA DI TUTTO, per rivendicare il sacrosanto

e fondamentale diritto alla libertà di poter far parte di qualsiasi

"categoria" o "gruppo" (o di rifiutare le categorie e i gruppi, se si

preferisce).

 

> Tutti noi coltiviamo esigenze estetiche differenti. E in questo si

> caratterizza la nostra unicità più come persone che come

> transessuali.

 

Tutti noi coltiviamo esigenze estetiche differenti. E in questo si

caratterizza la nostra unicità come persone. Punto.

 

> Se addirittura ponessimo dei punteggi alle tre caratteristiche

> ponendo a 0 il maschile ed a 100 il femminile potremmo classificarci

> prima, durante e dopo la transizione. Ad esempio Marylin Monroe

> potremmo classificarla una 100/100/100 mentre Platinette potrebbe

> essere 0/20/20 ( o peggio?). Imma Battaglia potrebbe essere una

> 100/0/0 ?

 

Mary, se questo è un divertissement intellettuale, a me va bene. Può

essere divertente. Ma se vuole essere un discorso serio...

 

> Vi immagino già inorridite per questa trattazione matematico-

> statistica. Nessuno mai avrà il diritto di darci un punteggio per

> quanto femmine o maschi siamo o vogliamo essere ed è orribile parlare

> di classificazioni. La generalessa fondatrice le odia.

 

Si, le odio. Perché le classificazioni, anche quando realizzate senza

alcun secondo fine, sono l'anticamera delle discriminazioni e delle

divisioni tra gli uomini.

 

> Ma Marylin

> Monroe è classificabile come femmina o no? Transizionare è cambiare,

> cioè spostarsi da una classificazione ad un'altra.

 

E se Marylin Monroe si fosse sentita un uomo, pur mantenendo tutte le

caratteristiche che dici tu, e avesse desiderato essere definita uomo?

Noi le avremmo detto: no, guarda, cara, tu sei 'na femmina, hai un

punteggio 100/100/100, come pretendi che ti consideriamo un uomo?

Transizionare è cambiare, ma NON è detto che sia spostarsi da una

classificazione ad un'altra. A meno che non si ammetta che esistono 6

miliardi di classificazioni, una per ogni essere umano sulla terra. E

anche in quel caso per me saremmo imprecisi, perché a ben vedere per

ogni persona c'è un numero infinito di possibili classificazioni.

 

> Purtroppo le

> classificazioni sono le semplificazioni indotte dalle forti

> correlazioni statistiche tra le caratteristiche sessuali alla nascita

> e le caratteristiche del genere maschile o femminile.

 

E ognuno fa le sue semplificazioni. Puoi semplificare all'infinito,

inchinarti alla logica dell'etichettatura e della definizione. Solo che

se lo fai con gli esseri umani devi accettare che non abbia alcun senso.

Io cosa voglio? Tu cosa vuoi? Ho letto di una transessuale che si è

fatta operare e si è sottoposta a mille operazioni per assomigliare a

Elle Mcperson. Cos'è? E' transessuale? O è pazza? Un'altra invece non ha

alcun modello, semplicemente odia quella cosa che ha in mezzo le gambe e

se la vuole togliere. Cos'è? E' transessuale? O è pazza? Siamo tutti

pazzi? Esistono 6 miliardi di pazzi, perché sei miliardi di persone

sfuggono alle definizioni.

 

> PS. Non volevo essere arida e professorale. Sapete che so essere

> dolce.non mi odiate .. vi prego.:)

 

Non ti odio, tranquilla! :) Anzi, se sei riuscita ad arrivare fino in

fondo nella lettura di questa e-mail, ti amo proprio! ^__^ Ehi, voi

intrepide lettrici che siete arrivate fin qua, vi amo tutteee! :))

 

Ora torno a studiare (gli esami si avvicinano),

Simona

generalessa anarchica pazza

 

--

CATERINA - ...Perché io sono pazza furiosa.

LUCA - No, non sei pazza.

CATERINA - Sì che sono pazza.

LUCA - Il pazzo non ammette di essere pazzo.

CATERINA - Il pazzo non corrisponde alla definizione.

 

 

Da:   "Maryliz" 

Data:  Sab Giu 15, 2002  12:37 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Teoria matematica (!) del transessualismo

 

 

Preferisco rispondere con un unico discorso piuttosto che ripercorre la tua risposta di cui credo sia chiaro il senso : non è opportuno classificare e schematizzare.

 

Convengo sulla difficoltà ma non sulla impossibilità di avere un campione sufficientemente esteso, culturalmente ed antropologicamente omogeneo di una popolazione.

Anche in questo caso ci sono dei metodi per stabilire la "confidenza" tra campione e popolazione. Ma non voglio, ovviamente,  tediarvi con qualche trattazione sui metodi statistici della teoria della correlazione e sulla analisi di varianza....

Naturalmente se si nega la possibilità di dividere l'umanità in gruppi dotati di caratteristiche somatiche, culturali, di abitudini simili non è possibile neanche parlare di società. La società italiana, tedesca, afghana, masai si distinguono per  i loro usi e costumi.

Anch'io sono un po' anarchica, coltivo agnosticamente il dubbio e non amo per niente  gli schematismi e sono consapevole della complessità estrema di tutto, tuttavia è indiscutibile che le differenze e le similitudini sociali ed antropologiche vengono rilevate e misurate.

Gli schemi e le semplificazioni sono parte fondamentale del metodo razionale e scientifico. La complessità viene analizzata cominciando da un caso particolare, la varietà diffusa viene classificata con criteri provvisori che limitano il numero delle fattispecie.

Al massimo, come tu stessa mi hai ricordato nelle nostre (privatissime) chiacchierate, possiamo usare una "fuzzy logic".

Sono d'accordo che tutto è quantisticamente indeterminato secondo Heisenberg,  ma la realtà poi condensa in atomi, molecole, oggetti reali, cose e persone visibili e concrete. Non tutti raggiungono illuminazione Zen e si fondono in tutt'uno con l'universo. E' (solo) in questo caso che ogni classificazione perde di significato.

Lasciare tutto lì inestricabilmente fuso,  anche se può essere maledettamente vero, non porta invece a niente. Non risolve i problemi miei e tuoi. Li lascia lì congelati in una massa informe inattaccabile. 

Insomma il nostro problema ( è un problema o no ?) lo dobbiamo affrontare come persone di questa società non di quella afghana, masai o indiana. Per cui nel transizionare la maggior parte di noi ( e torna inevitabilmente la statistica) vorrebbe assumere alcune caratteristiche che, in questa società e non in un altra, sono schematicamente, stupidamente, poveramente, inutilmente ( se vuoi) classificate come femminili.

Potremmo porci il problema di cambiare questa società, almeno in questi aspetti, invece che noi. Ma lo possiamo veramente ?

Supponiamo di ipotizzare questa società ideale nella quale non ci siano più schematismi di nessun genere. Nè classificazioni. Nè uomini ne donne. Ognuno vestito e che si comporta come gli pare e, ovviamente, rispettoso della libertà altrui di fare altrettanto.  Temo che una utopica società così fatta non sarebbe stabile. Essendo l'uomo un animale sociale ha bisogno di uniformarsi a certi criteri. Primo perché non tutti hanno la capacità intellettuale di coltivare le proprie libertà di scelta e secondo perché la sicurezza determinata dall'appartenenza alla propria "tribù"  è una necessità sentita da molti.  La semiotica dell'appartenenza imporrà certi atteggiamenti, certi abbigliamenti. E' così che si creano continuamente i più vari gruppi umani e sociali.

L'unico cambio auspicabile è la tolleranza nella libertà. Cioè che ognuno non si preoccupi e non giudichi per le abitudini  o gusti, per quanto strani, di qualcun altro.

Le classificazioni, i gruppi, le aggregazioni umane avverranno inevitabilmente e con esse le corrispondenti transizioni tra un gruppo e l'altro. Magari sarà tutto meno traumatico. Ma le classificazioni continueranno ad esistere inevitabilmente.

Per concludere.. hai usato per argomentare la tua aspirazione a lasciare tutto indefinibile e inclassificabile tantissime domande senza risposta (ben 82 punti interrogativi).

E ora io ti chiedo: Perché Simona vuole esser Simona ?  Sharon Stone è un esempio di quello che Simona vorrebbe essere ? Perché lo è ? Perché non lo è Richard Gere ? Perché non lo è ( o lo è) Rosy Bindi?

Non puoi sfuggire, filosofeggiando, alle classificazioni. Te ne puoi rammaricare ma ci devi fare i conti. Tutti i giorni. E ti riguardano...eccome se ti riguardano....

Bacioni

Mary

moderatrice che ti vuole bene tanto.. e ti invita a studiare forte forte...

 

Da:   "mirella" 

Data:  Sab Giu 15, 2002  2:00 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Teoria matematica (!) del transessualismo

 

 

Facciamo una colletta per un dosaggio annuale di bromuro (o qualsiasi altra cosa possa "spegnere la mente razionale") per Maryliz?

:))

Mary.. davvero .. mica lo sapevo che eri pazza!

Je t'aime

Mirella

 

 

Da:   "Simona P." 

Data:  Dom Giu 16, 2002  12:41 pm

Oggetto:  1 - Re: [disforia di genere] Teoria matematica (!) del transessualismo

 

 

Maryliz wrote:

 

> Preferisco rispondere con un unico discorso piuttosto che ripercorre

> la tua risposta di cui credo sia chiaro il senso : non è opportuno

> classificare e schematizzare.

 

E' sempre meglio, secondo me, rispondere facendo riferimento alle frasi

precise dell'interlocutore, altrimenti si corre il rischio di lasciarsi

prendere dal proprio discorso, di travisare quello che è stato detto, o

di modificare e piegare alcuni concetti espressi dell'altro per rendere

più forti i propri. Non sei d'accordo? ;)))

Non è che non sia opportuno classificare e schematizzare, semplicemente

non ha valore. O meglio, ha lo stesso valore che può avere disporre i

libri della propria libreria in maniera ordinata sugli scaffali.

Io posso catalogare i libri, contare quanti hanno la copertina blu e

quanti quella rossa, quanti sono in edizione economica e quanti in

quella rilegata, ma questo non mi dirà comunque mai niente sul loro

contenuto, sul loro significato, sulle loro infinite possibili

interpretazioni. E una persona qualsiasi è infinitamente più complessa

del più complesso dei libri.

 

> Convengo sulla difficoltà ma non sulla impossibilità di avere un

> campione sufficientemente esteso, culturalmente ed antropologicamente

> omogeneo di una popolazione.

> Anche in questo caso ci sono dei metodi per stabilire la "confidenza"

> tra campione e popolazione.

 

La statistica, per ammissione degli stessi statistici, non è una scienza

esatta. Nessuna indagine statistica potrà mai sottostare alle regole del

falsificazionismo Popperiano.

Ora, se si tratta di valutare quante persone, all'interno di un

campione sufficientemente esteso, hanno i capelli biondi naturali e

quante invece se li tingono, si può sperare di ottenere dei dati

attendibili, seppur approssimativi. Ma come si può pretendere lo stesso

quando si parla di concetti relativi alle singole culture e società o

addirittura vaghi, oscuri, nebbiosi?

 

> Naturalmete se si nega la possibilità di dividere l'umanità in gruppi

> dotati di caratteristiche somatiche, culturali, di abitudini simili

> non è possibile neanche parlare di società. La società italiana,

> tedesca, afghana, masai si distinguono per i loro usi e costumi.

 

Io non nego la possibilità di dividere l'umanità in gruppi. Non mi

sognerei mai di dire che non esistono caratteristiche comuni che rendono

identificabili determinate società e permettono di distinguerle dalle

altre. Dico solo che dobbiamo stare attenti, perché non tutto è

classificabile. Ribadisco che per me non ha alcun senso definire la

femminilità in base a dati statistici. Se si vuole fare un discorso

serio, bisogna andare più a fondo. Io non sono femminile perché seguo

quello che fa la maggioranza della popolazione femminile.

Lo sono per motivi più profondi e difficili da capire. Hai ragione a

dire che le varie società si distinguono per i loro usi e costumi, ma

non si capisce molto di una determinata società se la si considera solo

come un insieme di usi e costumi da quantificare e definire attraverso i

numeri e le percentuali. Cosa c'è dietro?

 

> Anch'io sono un pò anarchica, coltivo agnosticamente il dubbio e non

> amo per niente gli schematismi e sono consapevole della complessità

> estrema di tutto, tuttavia è indiscutibile che le differenze e le

> similitudini sociali ed antropologiche vengono rilevate e misurate.

 

Si, io questo non l'ho mai contestato. Nego però che le misurazioni e le

rilevazioni possano essere scientificamente esatte (è assolutamente

impossibile, ti ricordo Popper) e possano aiutarci a capire.

Sono approssimative e si limitano alla superficie.

 

> Gli schemi e le semplificazioni sono parte fondamentale del metodo

> razionale e scientifico. La complessità viene analizzata cominciando

> da un caso particolare, la varietà diffusa viene classificata con

> criteri provvisori che limitano il numero delle fattispecie.

 

Ma il metodo razionale e scientifico NON può essere applicato agli

esseri umani. Se lo fai ricadi nel Positivismo (Auguste Comte pretendeva

di applicare delle regole fisse ai fenomeni sociali, solo che la sua

"fisica sociale" o "sociologia scientifica" faceva acqua da tutte le

parti), o ancor peggio nel Neopositivismo o nel cosiddetto scientismo,

secondo cui tutto è misurabile, quantificabile, definibile attraverso il

metodo scientifico.

 

> Al massimo, come tu stessa mi hai ricordato nelle nostre

> (privatissime) chiaccherate, possiamo usare una "fuzzy logic".

> Sono d'accordo che tutto è quantisticamente indeterminato secondo

> Heisenberg, ma la realtà poi condensa in atomi, molecole, oggetti

> reali, cose e persone visibili e concrete. Non tutti raggiungono

> illuminazione Zen e si fondono in tutt'uno con l'universo. E' (solo)

> in questo caso che ogni classificazione perde di significato.

> Lasciare tutto lì inestricabilmete fuso, anche se può essere

> maledettamente vero, non porta invece a niente. Non risolve i

> problemi miei e tuoi. Li lascia lì congelati in una massa informe

> inattacabile.

 

Io non ho mai detto che bisogna lasciare tutto indistinto e fuso,

eliminando tutte le classificazioni. Noi non potremmo neppure vivere in

un mondo così, non avrebbe senso neanche il linguaggio, non potremmo

comunicare. Criticare le classificazioni inutili, non vuol dire essere a

priori contro qualsiasi forma di classificazione; alcune sono utili, a

volte persino inevitabili. Ma la fuzzy logic ci insegna che la realtà

degli esseri umani non è fatta di bianco e nero, di si e no, di giusto e

sbagliato. Se ci troviamo di fronte a un problema irrazionale, se

volgliamo capirlo, non ha senso piegarlo alle logiche della nostra

razionalità. Questo non c'entra nulla con l'illuminazione Zen, piuttosto

è un modo di procedere molto pragmatico e realistico. Pretendere di

capire l'uomo con il metodo scientifico è invece assurdo.

 

> Insomma il nostro problema ( è un problema o no ?) lo dobbiamo

> affrontare come persone di questa società non di quella afghana,

> masai o indiana. Per cui nel transizionare la maggior parte di noi (

> e torna inevitabilmente la statistica) vorrebbe assumere alcune

> caratteristiche che, in questa società e non in un altra, sono

> schematicamete, stupidamente, poveramente, inutilmente ( se vuoi)

> classificate come femminili.

 

Ma non è questo il punto che ho posto io. Ho fatto l'esempio di altre

società semplicemente per porre in evidenza la relatività delle culture.

Se qualcosa è valido solo in un determinato contesto socio-culturale,

allora quali sono le sue radici? Noi siamo schiave della nostra cultura?

Secondo me, se si definisce il transessualismo come un fenomeno solo

culturale, lo si svilisce. Allora bisogna capire dove finisce il

condizionamento culturale e cominciano dinamiche psicologiche più

profonde. Allora, a questo punto, per capire il transessualismo, hai

bisogno di scavare a fondo nelle vita di ogni singola persona

transessuale.

Ripeto: se tu vuoi avere indicazioni vaghe su un problema vago, puoi

fare quattro conti e due somme. Ma se vuoi definire il problema e poi

capirlo, devi andare più a fondo, devi arrivare al singolo individuo.

 

> Potremmo porci il problema di cambiare questa società, almeno in

> questi aspetti, invece che noi. Ma lo possiamo veramente ?

 

Ma non è questo il problema all'interno di questo discorso.

 

> Supponiamo di ipotizzare questa società ideale nella quale non ci

> siano più schematismi di nessun genere. Nè classificazioni. Nè uomini

> ne donne. Ognuno vestito e che si comporta come gli pare e,

> ovviamente, rispettoso della libertà altrui di fare altrettanto.

> Temo che una utopica società così fatta non sarebbe stabile. Essendo

> l'uomo un animale sociale ha bisogno di uniformarsi a certi criteri.

 

Sono d'accordo. Infatti io non ho mai detto che la nostra società

dovrebbe essere priva di schematismi di ogni tipo. Una società del

genere sarebbe assurda, l'ho scritto anche sopra. Nella vita di tutti i

giorni è fondamentale sottostare a determinati schematismi. Ma il

problema è: se io mi trovo di fronte a una persona, dopo aver stabilito

che ha gli occhi neri, i capelli castani, fa l'ingegnere ed è

transessuale, che faccio?

Ognuno di noi rientra in un'infinità di categorie. Simona: diplomata,

studentessa universitaria, sesso maschile (!), legge fantascienza come

il 38% (numero a caso) dei giovani tra i 20 e i 25 anni, usa il

computer come il 76% (altro numero a caso) dei giovani tra i 20 e i 25

anni, va al cinema più di 10 volte l'anno, come il 19% (random) della

popolazione che vive nel sud Italia eccetera eccetera eccetera. Bene, e

ora? A che mi serve questo? Chi è Simona? Perché Simona legge

fantascienza? Per gli stessi motivi per cui la leggono le altre persone

nella sua fascia d'età? E quali sono questi motivi? Perché va al cinema?

Cosa mi dicono quei numeri? Possono servirmi a farmi un'idea vaga di

cose vaghe, ma non mi fanno capire niente. Non tengono in considerazione

l'irriducibilità dell'individuo. L'individuo non è un numero.

 

> Primo perché non tutti hanno la capacità intellettuale di coltivare

> le proprie libertà di scelta e secondo perché la sicurezza

> determinata dall'appartenenza alla propria "tribù" è una necessità

> sentita da molti. La semiotica dell'appartenenza imporrà certi

> atteggiamenti, certi abbigliamenti. E' così che si creano

> continuamente i più vari gruppi umani e sociali.

 

Infatti, su questo sono d'accordo. Non l'ho mai negato.

 

> L'unico cambio auspicabile è la tolleranza nella libertà. Cioè che

> ognuno non si preoccupi e non giudichi per le abitudini o gusti, per

> quanto strani, di qualcun altro.

 

E' quello che ho detto io (cito dalla mia precedente e-mail):

E' anche per questo che credo sia importante partecipare a manifestazioni come il

Pride, per rivendicare i diritti della propria "categoria" o del proprio

"gruppo" (gay, lesbo, bisex, trans con o senza tette al vento, donne trans o

ex-trans lesbiche, uomini trans omo fetish, trav etero, semplici

simpatizzanti, puffi, orchi, folletti, babbonatale, paperino e qui quo

qua), si, ma SOPRATTUTTO E PRIMA DI TUTTO, per rivendicare il sacrosanto

e fondamentale diritto alla libertà di poter far parte di qualsiasi

"categoria" o "gruppo" (o di rifiutare le categorie e i gruppi, se si

preferisce).

 

> Le classificazioni, i gruppi, le aggregazioni umane avverranno

> inevitabilmente e con esse le corrispondenti transizioni tra un gruppo

> e l'altro. Magari sarà tutto meno traumatico. Ma le classificazioni

> continueranno ad esistere inevitabilmente.

 

Le classificazioni continueranno ad esistere, d'accordo. L'unica cosa

che contesto è il valore che gli si attribuisce. Filippo è un professore

di matematica maschio, eterosessuale, di sinistra. Si, ma chi cavolo è

Filippo? Giovanna è una stilista transessuale lesbica, e come l'83%

(numero a caso) delle transessuali ama indossare le gonne. Si, ma chi

cavolo è Giovanna?

 

> Per concludere.. hai usato per argomentare la tua aspirazione a

> lasciare tutto indefinibile e inclassificabile tantissime domande

> senza risposta (ben 82 punti interrogativi).

 

Io non ho alcuna aspirazione a lasciare tutto indefinibile e

inclassificabile. Ho detto e ripeto solo che le classificazioni sono

inutili se vogliamo andare a fondo nella comprensione dell'essere umano.

Il singolo essere umano si può far rientrare in tutte le categorie che

vuoi, ma io non posso comprendere nulla se mi limito a questo. L'uomo

non è un processo chimico, non posso applicare il metodo scientifico per

capirlo. Per cui, ben vengano le classifiche, le categorie, le

statistiche, i numeri, le percentuali. Ma non è con queste cose che

potrai capire cos'è la femminilità o il transessualismo.

I tanti punti interrogativi vogliono dire questo. Non abbiamo verità

preconfezionate, le risposte non sono a portata di mano. Possiamo porre

dei problemi, ma siamo ben lontani dal sapere come si risolvono.

 

> E ora io ti chiedo: Perchè Simona vuole esser Simona ? Sharon Stone

> è un esempio di quello che Simona vorrebbe essere ? Perchè lo è ?

> Perchè non lo è Richard Gere ? Perchè non lo è ( o lo è) Rosy Bindi?

 

Qui il discorso, ovviamente, si farebbe lungo e complicatissimo. Per ora

lasciamo perdere. Ti basti sapere che Rosy Bindi NON è un mio modello,

sotto nessun punto di vista. :))))

 

> Non puoi sfuggire, filosofeggiando, alle classificazioni. Te ne puoi

> rammaricare ma ci devi fare i conti. Tutti i giorni. E ti

> riguardano...eccome se ti riguardano....

 

Sono d'accordo. Riguardano tutti. Ma credo che ormai questo si sia

capito...

 

> Bacioni

> Mary

> moderatrice che ti vuole bene tanto.. e ti invita a studiare forte

> forte...

 

Ciao,

Simona

generalessa anarchica pazza che ricambia l'affetto e se ne va a studiare

perché è tardi.

 

Da:   "maryliz315" 

Data:  Dom Giu 16, 2002  9:42 pm

Oggetto:  Reply to Simona : Teoria matematica (!) del transessualismo

 

  

"Simona P." ha scritto:

 

> Non è che non sia opportuno classificare e schematizzare, semplicemente non ha valore.

O meglio, ha lo stesso valore che può avere disporre i libri della propria libreria in maniera ordinata sugli scaffali.  Io posso catalogare i libri, contare quanti hanno la copertina blu e  quanti quella rossa, quanti sono in edizione economica e quanti in  quella rilegata, ma questo non mi dirà comunque mai niente sul loro  contenuto, sul loro significato, sulle loro infinite possibili  interpretazioni.

 

Hai ragione nel dire che la classificazione ha un valore ordinatorio.

Ma non è un valore da poco.

Ai libri si da un titolo, nella copertina c'è una grafica che spesso  vuole rappresentare il contenuto, sul retro c'è un breve riassunto. Ad essi vengono associate parole chiave perchè possano essere  inseriti in un database. Se vai su Amazon e inserisci sul search " transsexualism " non verranno selezionati libri sulle turbine  eoliche .

Quindi la necessità del titolo, del riassunto,delle parole chiave è  fondamentale per trasmettere una breve informazione sul contenuto  del libro.

Non dobbiamo confondere il "significante" ( cioè il titolo) con  il "significato" ( cioè il contenuto interpretabile del libro).

La classificazione riguarda il significante non il significato. Per comunicare abbiamo bisogno di un sistema formale che rappresenti la realtà. La parola "cane" in noi richiama il concetto di cane ma non è "il cane", cioè quell'animale peloso con coda

che abbaia…. E quante cose sono opinabili in questa definizione di cane ! Però

è indubbio che la parola "cane" a noi evoca questo. Ad un eschimese che

non parla la nostra lingua non evoca un bel niente. Però lui ha ben

chiaro cos'è un cane ed userà un'altra parola, un altro significante,

per individuare i cani. I due significati per noi coincidono mentre i  significanti no.

 

 

> E una persona qualsiasi è infinitamente più complessa del

più complesso dei libri.

 

E chi lo mette in dubbio. Ciò non toglie che ogni persona

appartiene alla specie umana. Che è già una classificazione. Poi

ha un certo colore della pelle, un sesso alla nascita, è alta o bassa,

è grassa o magra, ecc. ecc.

O queste classificazioni "fisiche" non sono lecite ? Per me, non solo

sono lecite ma anche necessarie a se stessi ed agli altri.

Io sono taglia 46 e porto scarpe 41. Che orribile classificazione

fisico-matematica! Ma è utile per comprare vestiti e scarpe.

Il problema è invece se, a causa di queste classificazioni, si

generano razzismi, emarginazioni, discriminazioni, ecc.. Ma questo

attiene alla imperfezione delle società non, in se, alla utilità

della classificazione degli individui.

Naturalmente le classificazioni fisiche possono essere completate

dalle classificazioni comportamentali e culturali. La classificazione

non è un giudizio. E' un dato di fatto che alcune persone

collezionano francobolli e altri monete. Essere definiti filatelici o

numismatici è un dato di fatto.

Alcune persone amano farsi crescere la barba. In prevalenza sono

persone con patrimonio genetico XY. Quelle poche persone con

patrimonio genetico XX che amano la stessa cosa cominciano a

rientrare nella fattispecie che interessa chi legge questa lista.

Se aggiungiamo qualche altra loro preferenza forse riusciamo a dare

una "sintesi" del concetto di transessuale ftm ? Io credo di sì.

Al significato (cioè al concetto che ci facciamo in testa di

preferenze, immagine, abitudini ecc. di quella persona) appiccichiamo

il significante, cioè la parola "transessuale ftm" e ciò solo per

l'utilità che ne deriva nel linguaggio.

 

> La statistica, per ammissione degli stessi statistici, non è una scienza

> esatta. Nessuna indagine statistica potrà mai sottostare alle regole del

> falsificazionismo Popperiano.

> Ora, se si tratta di valutare quante persone, all'interno di un

> campione sufficientemente esteso, hanno i capelli biondi naturali e

> quante invece se li tingono, si può sperare di ottenere dei dati

> attendibili, seppur approssimativi. Ma come si può pretendere lo

stesso > quando si parla di concetti relativi alle singole culture e

società o  addirittura vaghi, oscuri, nebbiosi?

 

Si può e non lo neghi tu stessa cinque righe più sotto…

 

> > Naturalmete se si nega la possibilità di dividere l'umanità

in gruppi dotati di caratteristiche somatiche, culturali, di abitudini

simili  non è possibile neanche parlare di società. La società

italiana, tedesca, afghana, masai si distinguono per i loro usi e costumi.

Io non nego la possibilità di dividere l'umanità in gruppi.

Non mi  sognerei mai di dire che non esistono caratteristiche comuni che

Rendono  identificabili determinate società e permettono di distinguerle

Dalle altre. Dico solo che dobbiamo stare attenti, perché non tutto

È  classificabile. Ribadisco che per me non ha alcun senso definire la

 femminilità in base a dati statistici. Se si vuole fare un

discorso  serio, bisogna andare più a fondo.

 

E come ? Sono ansiosa di approfondire. Se io adotto una

semplificazione matematica, cioè formale e numerica, per definire

un concetto non lo faccio per divertirmi, ma per cominciare a fare chiarezza a me ed a qualche altra (c'è?) che ha la pazienza di leggermi con

attenzione.

 

> Io non sono femminile perché seguo

> quello che fa la maggioranza della popolazione femminile.

> Lo sono per motivi più profondi e difficili da capire.

 

Cerca di capirlo…allora. . Aggiungi altre parole, descrizioni.

Non puoi lasciare il significante " femminilità" senza significato.

Ognuna di noi ne ha un suo concetto in testa. Questi concetti hanno

qualcosa in comune o no? Qualcuna di voi pensa che esser femminili

è avere i peli lunghi un dito sulle gambe ? Si ? Bene.

Mi sento dire che è in minoranza. Non che non conti. E' solo in minoranza.

E allora il concetto di femminilità non esiste? No. Esiste. Solo che

è fatto di aspetti che hanno una prevalenza "statistica" maggiore

nelle teste degli esseri umani (della società in cui viviamo). Per

cui, alla fine, su 1000 persone intervistate 999 diranno che Marylin

Monroe è femmina ( qualunque cosa pensi lei a riguardo) e

quell'uno che non lo dice probabilmente ha problemi oculistici gravi.

 

> Hai ragione a  dire che le varie società si distinguono per i loro usi e

costumi, ma  non si capisce molto di una determinata società se la si

considera solo  come un insieme di usi e costumi da quantificare e definire

attraverso i numeri e le percentuali. Cosa c'è dietro?

 

Già. Cosa c'e dietro ? E chi lo sa ?

Lasciamo fare agli antropologi ed ai sociologi il loro mestiere.

 

> Ma il metodo razionale e scientifico NON può essere applicato

agli  esseri umani. Se lo fai ricadi nel Positivismo (Auguste Comte

pretendeva  di applicare delle regole fisse ai fenomeni sociali, solo che la sua

> "fisica sociale" o "sociologia scientifica" faceva acqua da tutte le

> parti), o ancor peggio nel Neopositivismo o nel cosiddetto

scientismo,  secondo cui tutto è misurabile, quantificabile, definibile

attraverso il  metodo scientifico.

 

A volte sono positivista, a volte realista, a volte anche idealista (

Simona è solo idealista ?)

Einstein considerava lo scienziato più efficiente come un

poliglotta  che, ai filosofi, appare come un puro opportunista dal momento che

 

" …. si mostra un realista nella misura in cui cerca di descrivere

il mondo indipendentemente dall'atto della percezione, un idealista

nella misura in cui considera i concetti e le teorie come libere

invenzioni dello spirito umano ( non deducibili logicamente da ciò

che è dato empiricamente), un positivista nella misura in cui

ritiene i suoi concetti e le sue teorie giustificati solo finché

forniscono una rappresentazione logica delle relazioni tra i dati sensoriali."

 

Utilizzando le parole di Einstein in questo contesto sono positivista

perchè ho conferma delle mie teorie dai dati sensoriali ( riesco

ancora a distinguere una bella ragazza da uno scarafaggio insomma.. e

questo mio giudizio spesso coincide con quello degli altri…)

 

 

> Io non ho mai detto che bisogna lasciare tutto indistinto e fuso,

 eliminando tutte le classificazioni. Noi non potremmo neppure

vivere in  un mondo così, non avrebbe senso neanche il linguaggio, non

potremmo  comunicare. Criticare le classificazioni inutili, non vuol dire

essere a  priori contro qualsiasi forma di classificazione; alcune sono

utili, a  volte persino inevitabili.

 

Criticare le classificazioni inutili è esprimere un giudizio sulle

classificazioni. E' come dire : " Perché hai diviso il libri che parlano di

filatelica da quelli che parlano di numismatica ? Mettili tutti sotto la voce

collezionismo…"

Ci guadagniamo o ci perdiamo a farlo ? Dipende dai punti di vista..

Non cambia niente in quello che c'e scritto sui libri che,

invece, è quello che ci interessa.

 

> Pretendere di capire l'uomo con il metodo scientifico è invece

assurdo.

 

Non allarghiamo il campo del problema senza ragione. Capire

l'uomo non è un compito umanamente perseguibile e non mi interessa.

Concentriamoci.

La parola "femminilità" ( e mascolinità) nella nostra società (senza divagare spostandoci in Afghanistan, in Burundi o in Nuova Guinea) sono "significanti" dotati di significato o no?

Io credo di sì. Se affermate il contrario spiegatemi cosa avete in

testa quando pensate ad una femmina od ad un maschio.

Se le vostre spiegazioni sono simili a quelle di tante altre persone

il mio metodo statistico può formalizzare questi pensieri,

altrimenti

no…

 

> Secondo me, se si definisce il transessualismo come un fenomeno solo

> culturale, lo si svilisce. Allora bisogna capire dove finisce il

> condizionamento culturale e cominciano dinamiche psicologiche più

> profonde. Allora, a questo punto, per capire il transessualismo, hai

> bisogno di scavare a fondo nelle vita di ogni singola persona

> transessuale.

 

Giusto. E se ritrovi maledettamente un sacco di assonanze, stessi

vissuti, stessi sentimenti, stesse emozioni, che fai ? Te ne freghi e

non classifichi ? Ma questo gruppo perché è un gruppo ? Che ci

accomuna ? La passione per le tagliatelle ?

 

> Ripeto: se tu vuoi avere indicazioni vaghe su un problema vago, puoi

 fare quattro conti e due somme. Ma se vuoi definire il problema e

poi  capirlo, devi andare più a fondo, devi arrivare al singolo

individuo.

 

E come analizzi tanti individui ? Fai le stesse domande; dopo metti

le loro risposte in un bel database e quindi fai una bella tabella,

un grafico, e una bella conferenza con tanto di trasparenti e

diagrammi a barre. I sociologi fanno così . Mi pare.

 

>…Cosa mi dicono quei numeri? Possono servirmi a farmi un'idea vaga di

> cose vaghe, ma non mi fanno capire niente. Non tengono in considerazione

l'irriducibilità dell'individuo. L'individuo non è un numero.

 

Attenta. Con me sfondi una porta aperta. Io credo nell'individuo.

E anche per me caratterizzarlo aridamente con un numero è

improponibile. Però se limiti la descrizione in un contesto ciò

è possibile. In un negozio d'abbigliamento gli individui sono

classificati per taglie. E' anche possibile dare una misura approssimativa di

femminilità.

Ho visto proprio un documentario su Discovery Channel a riguardo.

Hanno chiesto ad uomini di visionare varie foto di soggetti per

esprimere un giudizio su quali immagini fossero più femminili. E

si è scoperto che le facce con il viso minuto, naso piccolo e gli

occhi  grandi avevano punteggi (orrore: ancora numeri) di femminilità

maggiori . Bella scoperta direte… E concordo con voi. Perché?

Perché nella testa abbiamo lo stesso concetto "statistico" di

femminilità.

Il servizio attribuiva questa evidenza statistica a fattori

evoluzionistici, ma questo è un altro discorso e non

approfondisco…

 

> Le classificazioni continueranno ad esistere, d'accordo. L'unica

cosa  che contesto è il valore che gli si attribuisce. Filippo è un

professore  di matematica maschio, eterosessuale, di sinistra. Si, ma chi

cavolo è  Filippo? Giovanna è una stilista transessuale lesbica, e come

l'83%  (numero a caso) delle transessuali ama indossare le gonne. Si, ma

chi  cavolo è Giovanna?

>

 

Filippo e Giovanna sono persone. La loro classificazione è

strumentale all'uso che se ne fa. E la descrizione parziale che

hai dato serve già quasi a farsene una immagine mentale.. A me riesce.

A te no? Non ci credo…

 

> >

> Il singolo essere umano si può far rientrare in tutte le

categorie che  vuoi, ma io non posso comprendere nulla se mi limito a questo.

L'uomo  non è un processo chimico, non posso applicare il metodo

scientifico per capirlo. Per cui, ben vengano le classifiche, le categorie, le

statistiche, i numeri, le percentuali.

 

Robaccia da ingegneri. Questa deprecabile sottospecie marziana che,

invece di occuparsi solo di ponti e macchinari, ha la presunzione di

occuparsi di filosofia, di sociologia, addirittura di politica. Che

vergogna…

Lasciamolo fare agli umanisti DOC, o alle impiegate postali (

Mirella smack :-)) , insomma solo a tutti quelli che (accade solo in

Italia ) non si vergognano, e anzi si fanno vanto, di pronunciare

frasi tipo "Io non capisco niente di matematica…. "

 

> Ma non è con queste cose che  potrai capire cos'è la femminilità o il transessualismo.  I tanti punti interrogativi vogliono dire questo. Non abbiamo

verità  preconfezionate, le risposte non sono a portata di mano. Possiamo

porre  dei problemi, ma siamo ben lontani dal sapere come si risolvono.

 

Bene. Il problema è posto. Chi si fa avanti per risolverlo? Io ho

provato non a risolverlo ma ad individuare una chiave formale (usando

la matematica, che serve a questo) per affrontarlo. Tu ?

 

> Ciao,

> Simona

> generalessa anarchica pazza che ricambia l'affetto e se ne va a

studiare

> perché è tardi.

>

 

Bacione e studia! Perchè il thread finisce qui…(forse)!

Mary

semplice moderatice, anarchica e pazza quanto basta, e che, per

questa assonanza, preferisce rispondere a te e non a Mirella :-))).

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