Una transizione estesa a professoressa.

Qualche giorno prima di capodanno  andai da Cavallotto, una grande libreria catanese, per comprare un libro da portare a Nino, come presente alla imminente cena a casa sua. Prima passai dall'istituto di estetica per ritirare una bottiglia di Aloe Vera e, sebbene di sfuggita, Cristina mi fece i complimenti per come mi ero aggiustata. A volte ci indovino, a volte esagero, a volte sono una frana, ma quella sera ero così


Mentre ero in libreria mi è capitata una cosa strana. Ero nel reparto dei libri di scienza (ci passo sempre, è più forte di me) quando un signore anziano, bassino, mi si avvicina e gentilmente mi chiede con tono interrogativo : Richard Dawkins - L'illusione di Dio ? Di primo acchito mi sembrò che mi chiedesse il favore di prendere un  libro da qualche scaffale alto, notando questa signora piuttosto fuori misura. Invece lui continuò a spiegarmi che cercava questo libro per leggere qualcosa contro le religioni e capii dalle sue parole che ce l'aveva con la chiesa cattolica, non tanto con il cristianesimo. E poi  mi dice che in quel libro c'è un dialogo con un prete dove si affrontano le contraddizioni tra fede e ragione che gli interessava molto. 

Gli dico che questo Dawkins è un biologo ed è famoso per un altro suo libro "Il gene egoista" e anche il successivo "L'orologiaio cieco". Per questi suoi libri egli è diventato un'icona dell'evoluzionismo scientifico e quindi, per contrapposizione, un fiero oppositore di ogni creazionismo. Insomma, gli spiego, costui si è messo a scrivere di ateismo per farci anche soldi, vista la sua fama. E allora gli dico :

"Visto il suo interesse, perché non legge -  Bertrand Russell - Perché non sono cristiano - ? E' un libro che ho letto da giovane, a 15 o 16 anni, e che mi diede una sferzata di razionalità che, all'epoca, mi lasciò il segno"

Il tipo ringrazia, contento di aver trovato una così esperta consulente sulle sue richieste, e si rivolge all'impiegato per trovare i libri dove fossero messi, se presenti in libreria.

Mentre scendevo le scale mi sento chiamare. "Gentile signora ! Ho trovato il libro che mi ha consigliato !" e me lo mostra, contento. E poi mi chiede : " Ma lei è una professoressa ? "

Inciso

Questa è la seconda volta che mi fanno questa stessa domanda. Quindi ci deve essere  qualcosa nella mia immagine e nel mio porgermi al femminile che ricorda questa fattispecie umana che ognuno di noi conserva - nel bene e nel male- nei suoi ricordi scolastici.  Saranno gli occhiali, l'altezza, qualche rigidità espressiva, una postura altera ? Comunque non sono contentissima di questa così frequente rappresentazione di me, con tutto il rispetto per le professoresse.

Fine dell'inciso

Rispondo  "Lo sono stata, anni fa" senza dire altro. Il tizio dice "Non mi sembrava..." manifestando, anche con un'espressione del viso, un qualche stupore che io fossi già una pensionata. Evidentemente mi dava qualche anno in meno.  

Ci rincontriamo alla cassa e ci salutiamo con gli auguri di fine anno e di buona lettura. 

Chiosa finale

L'obiettivo- che stimo raggiungibile - della mia transizione, è " donna non più giovane,  piacente e che ha cura di se " ma non avrei mai immaginato che la mia transizione si potesse estendere oltre, addirittura a "professoressa". 

P.S.

In questi incontri casuali dove emerge, nel dialogo, un richiamo al passato, mi ritrovo a mentire nel  raccontare la mia vera natura sessuale. Insomma se al tizio gli avessi risposto : " Lo sono stata anni fa, ma allora ero ancora un uomo " che sarebbe successo ? Che faccia avrebbe fatto ?😮 Che piega avrebbe preso la conversazione ? 
Provo un sottile piacere ad essere riconosciuta senza dubbi come una donna ma, contemporaneamente, il mio senso morale e di onestà, mi spingerebbe a dire la verità su di me. Poi ci ripenso perché farlo potrebbe mettere in molto imbarazzo gli altri, esser interpretato male, forse come esibizionismo, oltre a non essere un atto molto gentile.
Ciò, per me, è una conferma che l'identità è anche una maschera che siamo costretti ad indossare per rapportarci con gli altri, celandovi dietro quello che siamo veramente, per storia e vita vissuta. 

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