E' passato un anno da quando, il giorno di pasqua del 2023, rivelai la mia intenzione di cambiare il mio genere sessuale alla mia piccola famiglia. Trovate in questo post il racconto di quel momento.
E' stato un anno di elaborazione dei miei sentimenti, di perfezionamento delle mie percezioni, di confronto con la realtà delle cose e delle persone. Mi è piaciuto farlo, e l'ho fatto con quello spirito esplorativo che credo sia un aspetto fondamentale del mio carattere, senza vergogna, senza paure, senza pudore inutile.
Ho voluto celebrare questo tempo passato, questo RLT (Real Life Test così lo chiamano), con una piccola festa, per ritrovarmi nella mia piccola comunità di amici e aggiungere anche questo momento rituale alla mia memoria di vita e - forse anche - a quella degli altri.
Nell'organizzare l'evento ho prenotato nel locale che ci vede spesso a cenare dopo il caffè letterario : una pizzeria alla buona, accogliente e con un menù vario adatto a tutti.
Con l'aiuto di Luisa ho prenotato la torta . Lei, che conosceva la pasticceria, ordina anche cosa scrivere : "Un anno di Marialisa". Ovviamente il quadro che si fanno in mente in pasticceria è la celebrazione per una infante bimbetta. Quando Luisa dice che passerà Marialisa a prendere la torta, hanno un attimo di sbandamento, ma la cosa finisce lì, perché, in effetti, la soluzione del dilemma c'è e sta nelle tradizioni italiane di dare il nome dei nonni ai bambini. Quindi se qualcuno dovesse chiedermi chi sono, dirò che sono la nonna della bimba ! In fondo - nella mia evoluzione coscienziale - è in parte così, perché negarlo !
Per scherzare la mattina mando questa foto a Luisa, affermando che come nonna non riesco bene.
Lei infatti mi risponde - per la mia posa giovanile (a parte i capelli argentati ) - che sembro più la fidanzata del nonno che la nonna! Ma di un nonno che ancora apprezza certe forme, direi. E così mi ritrovo contemporaneamente nonno, nonna e nipotina ! Stato di sovrapposizione quantistica, che Schrödinger mi fa un baffo !
Vado a ritirare la torta senza quei capelli e infatti nessuno, ovviamente, mi chiede i documenti : basta pagare.
Riesco a convincere Lino, un amico mio da una vita a venire alla cena con sua moglie. Fanno un sacrificio perché lei deve alzarsi prestissimo la mattina dopo per turni del suo lavoro, ma mi vogliono bene sul serio e confermano la loro presenza. Fu il giorno del mio compleanno dell'anno scorso che mi rivelai a Lino e il racconto è in questo post.
Ci ritroviamo in quattordici nel locale, mancando Nino, che ha un forte raffreddore e Salvatore, Elvira, Vincenzo e Gabriella per loro impegni (saremmo 17 in totale come banda di matti, io più di tutti, ovviamente).
Mi sono vestita così, e mettere una foto qui fa parte della rappresentazione mnemonica della mia esistenza che questo blog rappresenta.
Nelle foto di fronte, come questa, mi piaccio, mentre nelle foto con altre inquadrature mi sparerei. Sarà il naso, sarà la postura, sarà l'espressione presa al volo, non so, ma mi trovo orribile < faccio spallucce, scritte, che qui non trovo la figurina>.
Ordiniamo, mangiamo, quasi tutti contemporaneamente e questo, visto il numero di commensali, è un pregio dell'organizzazione del locale. Alla buona, ma con una qualità di base che si fa apprezzare.
Arriva il momento torta. Il culmine della celebrazione. Eccolo in questa foto, dalla fotografa del gruppo, Luisa.
Mi sono preparata il discorsetto. Eccolo qua.
Quando si festeggia una ricorrenza, noi umani, lo facciamo per festeggiare un traguardo nel tempo. Come per dire : ce l'ho fatta, sono arrivata fin qui. Quindi per lasciarne traccia, nella memoria propria ed altrui, applicando le ritualità del caso : torte, brindisi, candeline da spegnere, foto, abbracci.
Ma io non sto festeggiando per questo, non vi ho invitato per questo, anche se alla fine anche questo resterà.
L'ho voluto fare per altro, che ora vi spiego.
Voi sapete molto di me, quasi tutto e perciò sapete, spero , che il mio percorso, questa nuova vita, io l'ho intrapresa consapevolmente, cioè come atto di volontà della mia coscienza, non come pulsione irrefrenabile. Sarei potuta restare un vedovo solitario, con cane o senza cane, in una villa enorme da sistemare, stracolma di ricordi struggenti, uscendo solo per fare la spesa o poco più.
Questo universo parallelo - per chi ci crede - è lì.
In questa mia consapevolezza ci sta anche che, per quanto possa asintoticamente avvicinarmi alla mia nuova identità, io non la raggiungerò mai, perché è impossibile. Resterò per sempre - ed è giusto così - una donna "tra virgolette", che è come preferisco appellarmi per non invadere quella realtà del femminile che io idealizzo, anche esageratamente, quasi in modo contemplativo.
Purtroppo ogni consapevolezza ha degli inconvenienti. La consapevolezza, che è una forza psicologica, come prima conseguenza ti mette in solitudine tra gli altri e perciò può diventare una debolezza, almeno in alcune circostanze.
E infatti, per tornare a noi, tra di voi, io a volte sento un pizzico di solitudine, mi sento un po' intrusa, un po' aliena, perché io, le mie "virgolette", le sento più grandi di quelle certamente sentite anche voi e quindi, la vostra confidenza, la vostra amicizia , i segni d'affetto, io li sento più forti, quasi come non completamente dovuti, come dei doni.
Voi direte che mi sbaglio, ma il mio è un sentimento e non lo posso cambiare con un ragionamento.
Allora, per finire, questo incontro non è per celebrare un banale anniversario ma mi serve come occasione per ringraziarvi tutti in una volta, per avermi accolto tra di voi e per l'amicizia che mi avete dato in questi mesi di conoscenza e di mia trasformazione.
E quindi grazie di cuore a tutti.......
Ma non finisce qui. Adesso dovete farmi, ognuno, un regalo.
Il regalo consiste nel dirmi, ognuno di voi, con la massima sincerità, come percepisce quelle virgolette di cui ho parlato, come le ha elaborate interiormente per relazionarsi con me. Non cerco un giudizio estetico, non mi interessa, vorrei capire come mi vedete nella mia diversità, se avete superato o non superato pregiudizi, se comunque non riuscite a capire qualcosa e come anche è cambiata, se è cambiata, man mano in questi mesi, la vostra visione di me.
I due estremi del regalo sono: "mi fai schifo" e l'altro è "ti adoro", ma non usateli, per favore, non ci crederei.
Chi comincia ?
Grazie Marilisa della bellissima e coinvolgente serata che ci hai permesso di vivere. Party allegro ed emozionante che solo le belle anime sanno regalare. Oltre a nutrire affetto sappi che ti stimo enormemente perché sei un mix di fragilità e forza che ti rende una persona unica ma, soprattutto, ammiro il coraggio e l'ironia con cui affronti, rectius gestis, questo tuo cambiamento. Sei un esempio di autenticità che ispira chi ti sta intorno. È raro incontrare qualcuno che riesca a esprimere così autenticamente le proprie emozioni e la propria storia. Tu dai a me più di quanto io ti possa restituire. Grazie ancora, bimba!
A parte il "bimba" che sarebbe un vezzeggiativo improprio - se non mi fossi fregata io stessa dandomi un anno di vita - apprezzo moltissimo queste parole, sintesi della mia dualità e della mia storia.
Grazie a tutti per la bella serata, spero che sia restato qualcosa a tutti voi, come è restato tanto a me.
In fondo è questo lo scopo di ogni celebrazione.
PS. Mi hanno fatto anche bei regali materiali. Ricevere regali "al femminile" per me è una nuova sensazione. Ma non si finisce mai d'imparare.
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