Oggi, mentre mangiavo, ho ascoltato un video ( poche immagini, molte parole), ed ho riconosciuto in quella spiegazione come ho amato, e come ho inteso e intendo io l'amore. Io avevo un modello mentale di Cristina, ne simulavo - ne simulo ancora - i pensieri e il suo modo di essere.
Per questo ho gioito con Lei, l'ho affiancata nella sua crescita e nella lotta alle sue paure, e di Lei poi ho potuto capire che, nell'accettazione del mio modo di essere che Le avevo rivelato, non poteva andare oltre. Mi seppi perciò fermare perché il mio amore era come quello spiegato in quel video, non pura passione, ma nasceva da una elaborazione cognitiva, consapevole, della rappresentazione di Lei.
E poi ho sofferto con Lei, tanto quanto Lei, e ho sentito in me l'angoscia, la rabbia, la profondissima tristezza : ero in Lei e bruciavo dentro. Una volta dissi, non mi ricordo a chi, che se avessi potuto prendermi il suo male e levarglielo l'avrei fatto senza esitazione.Ma metà sì, perché avevamo sempre diviso tutto e, anche nel dolore e nella malattia, non solo nella gioia, avremmo dovuto fare così.
Un'azione libera quando è posta sull'impulso dell'intuizione, quando si realizza grazie ad un pensiero prodotto dal soggetto stesso e riconosciuto come moralmente valido. In questa prospettiva ogni essere umano è chiamato a diventare il legislatore interiore di sé stesso come rinnovata versione, ma radicalmente interiorizzata, dell'imperativo categorico Kantiano (cioè agire secondo un'etica basata sul dovere e sulla ragione).
Non si tratta di conformarsi ad una legge morale universalmente già data, ma di intuirla creativamente nell'atto stesso del pensiero vivente. L'individuo non si limita a scegliere tra opzioni date, ma genera le proprie motivazioni a partire da un'attività interiore di pensiero libero. È questa per lui la vera libertà. Infatti l'uomo è libero nella misura in cui è capace di obbedire a se stesso, cioè di seguire nella propria azione soltanto se stesso.
In questo quadro anche l'amore non è riducibile ad impulso cieco o sentimento irrazionale, ma nasce dalla rappresentazione pensante dell'altro. Il sentimento, anche quello più profondo, ha un'origine cognitiva.
La via del cuore passa attraverso la testa, non fa eccezione neppure l'amore. Quando non è semplice manifestazione dell'impulso sessuale, l'amore si basa sulle rappresentazioni che ci facciamo dell'essere amato. E quanto più idealistiche sono le rappresentazioni, tanto più beatificante è l'amore.
In queste righe dense e profondamente controintuitive, si rovescia un'idea culturalmente a sé diffusa, quella secondo cui l'amore sarebbe un fenomeno cieco, irrazionale, passionale, dunque anteriore e indipendente dal pensiero.
Abbiamo elaborato dentro di noi un'immagine viva di ciò che è solo o ci affidiamo ad emozioni passeggere. Siamo capaci di amare non perché sentiamo qualcosa, ma perché abbiamo imparato a vedere ciò che altri non vedono. E infine, cosa può diventare l'amore quando è sostenuto dal pensiero e guidato dall'intuizione morale? Sono domande scomode, certo, ma è proprio da queste domande che può nascere una nuova educazione del cuore, un amore consapevole, libero, generativo.
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Tutto questo e altro in questo video
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