Questa è la trascrizione che ho fatto di un video, eliminando le poche ridondanze colloquiali. E' un argomento che mi interessa molto, mi emoziona sentirne parlare - quasi alla soglia delle lacrime - e mi ritrovo e mi interrogo su me e su quello che ero e che sono.
Alla fine le mie riflessioni e il link al video, per chi si scoccia a leggere.
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C.Jung - Anima e Animus : il Dialogo segreto delle Energie interiori Femminile e Maschile
Esploreremo insieme la visione del grande psicologo svizzero sull'equilibrio tra le energie interiori maschili e femminili incarnate dagli archetipi di anima e animus.
Introduzione
L'uomo interiore è androgino. E' una frase che può disorientare, ma anche aprire orizzonti inattesi. L'uomo completo e androgino non è un'affermazione ideologica né una provocazione moderna. è un'intuizione antica che attraversa la sapienza di Platone, l'alchimia medievale, la mistica ebraica e infine approda con parole nuove nella psicologia del profondo di Carl Gustav Jung.
In ognuno di noi, uomo o donna che sia, agiscono due energie fondamentali, due polarità che Jung chiama maschile e femminile, ma che vanno intese ben oltre la semplice distinzione biologica o culturale dei sessi. Per Jung queste due forze non sono opposte, ma complementari e solo dalla loro danza armonica può emergere una psiche veramente integra, viva, creativa.
La loro tensione è insieme un conflitto e un'alleanza, la radice stessa del processo di crescita interiore. La visione di Jung si inserisce in un'epoca, la prima metà del secolo, segnata da profondi squilibri tra razionalità e sentimento, tra scienza e mito, tra maschile e femminile nella cultura e nell'anima. Eppure il suo pensiero non è datato.
Oggi in un mondo che oscilla tra nuove identità fluide e vecchie resistenze patriarcali, parlare di equilibrio interiore tra maschile e femminile non è solo attuale, è urgente. Ma cosa significa esattamente maschile e femminile in termini psicologici? Di quali energie parliamo? Per capirlo dobbiamo entrare nel mondo degli archetipi, delle immagini primordiali dell'inconscio collettivo che Jung ha saputo riscoprire e interpretare come mappe interiori.
Tra questi archetipi ce ne sono due che hanno un ruolo centrale: l'anima, immagine del femminile nell'uomo, e l'animus, immagine del maschile nella donna. Sono figure simboliche che abitano i sogni, i miti, le proiezioni amorose e i percorsi spirituali. Non sono fantasie, sono presenze psichiche reali, attive, trasformative.
Ecco perché per Jung l'equilibrio tra maschile e femminile non è una questione morale o sociale, ma un compito interiore, un processo di individuazione che ciascuno è chiamato ad attraversare. È una riconciliazione degli opposti che avviene nel cuore della psiche, spesso in modo faticoso, ma sempre rivelatore.
Questo è il punto da cui partiamo. L'essere umano è completo finché non impara ad abitare entrambi i suoi poli, a riconoscere l'altro dentro di sé, a danzare con la propria ombra e con la propria luce, con la logica e con l'intuizione, con l'azione e con la ricettività. In questo viaggio ci accompagneranno due compagni interiori, l'anima e l'Animus, figure antiche e vive, misteriose e necessarie.
Archetipi fondamentali, anima e animus.
Ogni anima è un paesaggio popolato da figure. Alcune emergono dai sogni, altre appaiono nei turbamenti dell'amore, nei pensieri improvvisi, negli slanci creativi o nei momenti di profonda solitudine. Jung ha dato un nome a due di queste figure interiori che non sono solo nostre, ma ci attraversano come parte di un'antica eredità collettiva.
Le ha chiamate anima e animus. Non sono immagini decorative, ma forze archetipiche reali, attive, trasformative. sono, potremmo dire, i due volti interiori dell'alterità, l'altro dentro di noi. L'anima e il femminile presente nell'uomo. Non è un concetto né un ideale, ma un'immagine viva che nasce e si sviluppa nel rapporto dell'uomo con la sua interiorità, con il proprio mondo emotivo, con il mistero del corpo e con il linguaggio del sogno.
Jung la descrive così. Nel suo inconscio ogni uomo porta l'immagine eterna della donna, non quella di una determinata donna, ma una figura femminile che egli ritrae dal fondo del proprio essere. Questa immagine è l'archetipo dell'anima e rappresenta il femminile per eccellenza, un'immagine sedimentata per via ancestrale, una sintesi di tutte le esperienze degli uomini con le donne, condensata nel profondo della psiche (cit. L'uomo e i suoi simboli. 1964).
L'anima appare nei sogni, nelle visioni, nelle fantasie. È spesso mutevole, talora seducente, talora irraggiungibile. Talvolta compare come giovane donna eterea, altre volte come madre saggia o come misteriosa straniera che conduce l'uomo in luoghi che egli non ha mai osato esplorare.
L'anima è ponte tra la coscienza e l'inconscio, tra l'io e il sé. Quando è accolta conduce in profondità, quando viene respinta o ignorata agisce nell'ombra provocando inquietudine, dipendenza, confusione. Jung osserva con chiarezza: "L'anima è quella funzione che collega l'io con il mondo dell'inconscio.
Essa costituisce una guida naturale verso il sé, ma può diventare anche un ostacolo se non è riconosciuta trasformandosi in un complesso autonomo che domina la personalità". (cit Psicologia e alchimia 1944).
Ma c'è anche il maschile nella donna? La risposta non è simmetrica. Nell'universo psichico femminile la figura complementare si chiama Animus. Anch'egli è un archetipo, ma un volto diverso, più duro, più verbale, più astratto. E la voce interiore del logos, del principio razionale, dell'autorità. Spesso si manifesta come un'opinione rigida, una certezza che non ammette replica, una convinzione impersonale che prende il posto dell'ascolto.
Jung dice: "L'animus si presenta solitamente come una pluralità di opinioni prestabilite, come frasi fatte, giudizi netti e taglienti che agiscono nella donna in modo automatico. È la forma più impersonale dell'archetipo maschile nella psiche femminile(cit.. Tipi psicologici 1921). Anche l'Animus può evolvere, può diventare una guida interiore, un compagno spirituale, una voce ispirata, ma il suo volto più frequente è quello dell'arroganza mentale, della parola inflessibile, dell'uomo interiore che impone e non ascolta. Jung ha osservato che in molte donne l'Animus si manifesta inizialmente come un tiranno invisibile, un sacerdote interiore, un critico costante che spesso si rivela più autoritario degli uomini reali.
Nel loro lato oscuro, anima e animus sono complessi autonomi, capaci di prendere il controllo delle personalità, di proiettarsi sulle relazioni esterne, di confondere l'amore con l'illusione. L'anima può portare l'uomo a idealizzare una donna reale senza mai veramente vederla per ciò che è. L'Animus può spingere una donna ad aderire a principi astratti oppure ad affidarsi a figure maschili carismatiche che incarnano l'autorità ma non la verità.
Tutte le grandi passioni amorose sono in un primo momento, proiezioni dell'anima. L'amante non ama l'altro per ciò che è, ma per l'immagine archetipica che l'altro risveglia. (cit. Psicologia del transfer, 1946 ). Tuttavia non bisogna pensare che queste figure siano negative, al contrario, sono necessarie al processo di individuazione.
Sono le guide simboliche che ci introducono nel mondo profondo, le soglie da attraversare, gli specchi nei quali dobbiamo imparare a riconoscerci. Nella tradizione alchemica l'anima è spesso associata alla Sofia, alla luna, alla rosa mistica. l'animus al sole, al re, alla parola creatrice.
Insieme essi sono le due metà dell'essere umano completo, come nel mito platonico dell'androgino o come nel simbolo orientale del Tao, in cui il bianco contiene sempre un punto nero e il nero un punto bianco. Non si tratta allora di reprimere l'anima o l'animus, ma di ascoltarli, conoscerli, integrarli, di imparare a convivere con la loro voce senza esserne dominati.
Quando vengono riconosciuti diventano forze creative. L'anima apre l'uomo alla poesia, al sogno, alla compassione, alla spiritualità. L'animus offre alla donna lucidità, parola, azione consapevole, libertà interiore. Ogni passo verso la consapevolezza, dice Jung, comporta un sacrificio dell'io. Solo che è disposto a morire per se stesso, può rinascere nella verità del sé.
E questa rinascita passa sempre per l'incontro con l'altro dentro di noi, psicologia e alchimia. Ecco allora perché l'anima e l'animus non sono concetti, ma figure viventi dell'interiorità. Incontrarle è uno degli eventi decisivi dell'esistenza psichica ed è anche il momento in cui l'amore cessa di essere una passione cieca per diventare una forma di conoscenza, perché conoscere l'altro comincia sempre da una cosa sola.
Riconoscere l'altro in noi stessi.
Il percorso dell'individuazione come integrazione delle polarità. Nella visione Junghiana la vita interiore non è un luogo di riposo, ma un territorio in perenne movimento. Ogni essere umano, se vuole veramente diventare se stesso, è chiamato a compiere un cammino. Jung lo chiama processo di individuazione, non un'autorealizzazione narcisistica, ma un viaggio che conduce l'io oltre i suoi confini verso la scoperta del proprio centro profondo, il sé.
Ma questo viaggio non è lineare, non si tratta di costruire qualcosa, quanto piuttosto di disfare, disarmare, decostruire tutto ciò che dentro di noi si è irrigidito in maschere, paure, meccanismi di difesa. Jung lo dice con parole nette: Individuarsi significa diventare un essere singolo, cioè distinguersi dagli altri e divenire un tutto indivisibile, implica diventare il proprio sé. (cit Tipi psicologici 1921)
Il primo passo in questo percorso è spesso doloroso, è la discesa nell'ombra, cioè in quella parte di noi che abbiamo escluso, rimosso, proiettato all'esterno. L'ombra contiene tutto ciò che l'io non vuole vedere: collera, fragilità, desiderio, vergogna, ma anche talenti dimenticati, intuizioni, sensibilità mai espresse.
Non si può giungere alla totalità. senza attraversare questa zona d'ombra. Jung scrive: "Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia, ma guardare dentro significa incontrare l'ombra". L'uomo che si confronta con la propria ombra si confronta con il male in sé stesso. ( cit.Psicologia alchimia, 1944)
Solo dopo aver incontrato e integrato l'ombra, senza giudicarla, ma riconoscendola come parte di sé, l'individuo è pronto ad un passaggio ulteriore, l'incontro con l'archetipo sessuale complementare. È qui che entrano in scena ancora una volta anima e animus, non più come figure proiettate all'esterno, ma come interlocutori interiori.
Essi diventano guide, mediatori, soglie. Jung paragona questa fase ad una discesa nel mondo mitico, dove l'eroe deve affrontare la prova decisiva. L'anima appare come la musa che ispira e guida l'uomo verso l'interiorità. L'animus come la voce interiore che stimola la donna a cercare la verità al di là dell'approvazione esterna.
Entrambi chiedono un atto di riconoscimento profondo, un lasciarsi trasformare. L'anima è una specie di psicopompo, una guida dell'anima, un mediatore con l'inconscio. L'incontro con l'anima è il primo passo verso il sé che rappresenta la totalità psichica dell'individuo. Ion 1951. L'animus non è solo la forza del pensiero maschile nella donna, ma può diventare una guida interiore verso il logos superiore, una parola spirituale capace di connettere la coscienza con il luminoso. (cit. La dinamica dell'inconscio 1934).
L'incontro con questi archetipi non è mai neutro, è uno scontro, è una danza. L'io non li controlla, deve imparare ad ascoltarli, a dialogare con loro, ad accettarne la forza. simbolica. Solo così il maschile e il femminile interiori, troppo a lungo vissuti come nemici, come dominatori, come assenze, possono riconciliarsi in una nuova alleanza, non una fusione indistinta, ma una tensione creativa.
Questo momento nella psicologia junghiana è spesso raffigurato attraverso simboli alchemici. il matrimonio mistico tra il re e la regina, la coincidentia oppositorum, l'unione degli opposti. L'individuo che attraversa questo passaggio sente che qualcosa si unifica dentro di lui. L'azione non è più contro l'intuizione, la logica non esclude l'emozione, la fermezza non reprime la dolcezza, si apre un equilibrio sottile in cui i contrari coesistono senza annullarsi.
Jung torna spesso su questo tema con immagini poetiche. potenti. La totalità psichica non è un'armonia piatta, ma una unità tensionale degli opposti. Il sé è la coincidentia oppositorum, la loro misteriosa e dinamica coesistenza.( cit My misterium conis 1955).
Non si tratta di diventare neutrali, ma di imparare a contenere l'altro dentro di sé.
In un uomo accogliere l'anima significa dare spazio all'emozione, alla fragilità, alla percezione sottile. In una donna integrare l'animus significa riconoscere la propria autorità interiore, la forza del pensiero autonomo. Questo non snatura, ma rende completi. Al la meta del processo di individuazione non è un io potenziato, ma un centro psichico più profondo che abbraccia conscio e inconscio, maschile e femminile, luce e ombra. E' il punto in cui tutte le tensioni si ricompongono in una forma viva, aperta, creativa. Jung lo paragona al mandala, simbolo orientale dell'interezza e dell'ordine cosmico. Il sé è il centro regolatore della psiche, è l'archetipo dell'ordine, dell'equilibrio, dell'unità. Ogni vita autentica tende verso di esso, anche senza saperlo. (cit Struttura e dinamica della psiche 1928).
E così, passo dopo passo, crisi dopo crisi, l'individuo si fa intero e intero non significa perfetto, ma capace di contenere le polarità della propria interiorità senza autodistruggersi. In questo senso l'equilibrio tra maschile e femminile non è un traguardo esterno, ma un atto spirituale, un modo di abitare se stessi con verità, con grazia e con forza.
L'ombra degli archetipi, quando anima e animus diventano demoni interiori. Quando Jung parla di maschile, femminile e interiori, non li rappresenta mai come essenze pure, luminose, armoniche fin dall'inizio. Ogni archetipo, infatti, possiede anche un lato ombra, un volto scuro che si manifesta proprio quando viene rifiutato, represso o frainteso.
L'anima e l'animus non sono soltanto guide interiori, angeli dell'integrazione. Possono diventare, se non riconosciuti o se rimossi nell'inconscio, demoni della psiche, ostacoli travestiti da illusioni, figure che confondono, seducono, manipolano", scrive Jung in una delle sue opere più intense.
"L'anima può diventare una sirena che incanta e paralizza, oppure una strega vendicativa e disgregatrice." L'animus può trasformarsi in un logorroico predicatore, un razionalista freddo, un giudice interiore inesorabile. Quando il maschile dentro la donna prende la forma ombra dell'animus negativo, ecco che la mente si affolla di opinioni rigide, giudizi assoluti, discorsi astratti che diventano leggi interiori.
La donna rischia di sentirsi imprigionata in un pensiero che non è più vitale, ma ossessivo, dogmatico. L'Animus ombra è colui che parla sempre e non ascolta mai. Quando invece l'uomo a rifiutare il proprio femminile interiore, l'anima si manifesta sotto forma di sentimentalismo narcisista, di passività disorientata, oppure di un erotismo illusorio che lo fa innamorare non di una donna reale, ma di un'immagine ideale proiettata.
L'anima ombra è colei che seduce per dissolvere. Questo lato oscuro è tanto più potente quanto meno è riconosciuto, perché ciò che non viene integrato ritorna sotto forma di destino. Come un'ombra ci segue ovunque. Per Jung non si può accedere alla totalità senza passare attraverso la ferita, l'inciampo, l'inganno.
L'incontro con l'ombra, anche quella degli archetipi, è necessario alla trasformazione interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia, scriveva ancora Jung. Ma prima di svegliarsi bisogna avere il coraggio di attraversare i propri sogni, anche i propri incubi.
Queste figure ombra non vanno esorcizzate, ma trasformate solo attraverso un lungo lavoro di confronto con se stessi, con la propria storia, con le proiezioni e i fallimenti. L'anima e l'animus possono rivelare il loro volto autentico, non più inganni, maestri. Solo allora, come accade nei grandi miti iniziatici, la strega si rivela una guida e il predicatore un pensatore libero.
Ma per arrivare a questo bisogna avere attraversato il bosco interiore, dove le immagini non sono ancora luce e l'amore non è ancora coscienza.
L'equilibrio, una danza, non una fusione.
Nel cuore della psicologia Junghiana non troviamo mai il mito dell'unificazione assoluta, ma piuttosto il simbolo della coincidentia oppositorum, la congiunzione degli opposti, non annullamento dell'uno nell'altro, ma mantenimento di una tensione viva e generativa. Come scrive Jung né il segreto del fiore d'oro, l'essere umano si realizza là dove la luce incontra l'ombra e la tensione non è sciolta, ma trascesa in una forma superiore.
In questo senso anima e animus non sono destinati a fondersi in una sorta di neutro indistinto, ma a danzare come poli magnetici all'interno dell'anima. Il femminile accogliente e profondo, simbolo di intuizione e relazione con l'invisibile, il maschile penetrante ordinatore, principio di logos e discernimento. Sono linguaggi diversi dell'interiorità che si rispondono, si contraddicono, si attraggono, si sfidano.
Nel processo di individuazione questa danza è ciò che trasforma la psiche in un organismo vivente, fluido, non irrigidito, né dalla mascolinità egemone né da un femminile idealizzato o sacrale. Per Jung è compito dell'io cosciente diventare ponte tra le due energie, traghettatore che ascolta, media e raccoglie le voci che emergono dal profondo. Non è un trono, ma un crocevia.
Il compito dell'io non è dominare gli archetipi, ma lasciarsi plasmare da essi senza perdersi. L'equilibrio non è dato, è un atto continuo, come il funambolo che danza sul filo. Questo equilibrio non è statico, ma ritmico, organico, talvolta persino drammatico.
È come un respiro in cui i contrari si alternano e si arricchiscono a vicenda. Jung ci invita a immaginare la psiche come una figura androgina, non nel senso biologico, ma simbolico, un essere che ospita il femminile e il maschile senza confusioni, senza esclusioni. Così l'intuizione femminile non è contrapposta all'intelletto maschile, ma lo completa.
La creatività maschile non si oppone alla spiritualità femminile, ma la esprime nel mondo. e un invito a superare le dicotomie storiche che hanno separato le facoltà umane secondo un rigido binarismo e ad accedere ad una psiche integrale, fluida, metamorfica, come scrive Jung dei suoi passaggi più limpidi e profetici, tratto da tipi psicologici, non si tratta di diventare maschio e femmina insieme, ma di lasciar parlare nella propria anima l'interezza dell'umano, quella molteplicità di voci che la coscienza ha imparato a temere.
E allora il vero equilibrio non è il silenzio delle parti, ma il loro canto corale, una danza continua, una reciprocità dinamica che non trova mai una forma definitiva, ma evolve, si adatta, si rinnova, proprio come la vita. Conseguenze pratiche: pedagogia, educazione, relazione, spiritualità.
Se è vero, come ci insegna Jung, che anima e animus non sono solo figure interiori, ma forme viventi dell'energia psichica, allora il lavoro di integrazione non può restare confinato all'ambito privato dell'individuazione. Deve prima o poi irradiarsi nel mondo nei modi in cui educhiamo, curiamo, ascoltiamo, amiamo.
L'equilibrio delle energie maschili e femminili, lungi dall'essere un ideale astratto, si manifesta anzitutto come pedagogia interiore, imparare a riconoscere e a dialogare con la propria doppia identità. In ogni individuo, infatti, vive un nucleo di maschile e di femminile e ogni percorso educativo dovrebbe aiutarci non a scegliere da che parte stare, ma ad onorare entrambe le presenze.
Si tratta, come scrive Jung, di insegnare all'anima a pensare con il cuore e al cuore a vedere con l'intelletto. Nella relazione educativa e affettiva questo significa superare tanto la competizione tra i generi quanto la fusione simbiotica che annulla le differenze. Il modello non è né la battaglia né la confusione, ma la reciprocità dinamica.
Imparare a restare in contatto con l'alterità senza perdercisi dentro a tenere viva la distanza che permette il riconoscimento profondo. Un'etica della relazione come spazio di libertà e co-creazione. Ma come si può coltivare nella pratica questo sguardo? Jung ci offre una chiave, quella del lavoro simbolico. Anima e animus non si studiano, si incontrano e gli incontri avvengono nei sogni, nei miti, nelle fiabe, nella letteratura, ovunque la psiche collettiva depositi le sue immagini.
Educare nel senso più profondo significa allora insegnare a leggere i segni, a riconoscere, per esempio, l'irrompere dell'anima nella figura di una donna misteriosa che appare in sogno o l'irrigidirsi dell'animus nella voce interiore che giudica, argomenta, impone.
L'anima educata simbolicamente sviluppa una capacità di ascolto e discernimento che non è solo intellettuale, ma spirituale. Come scrive Jung in psicologia e alchimia, è nella contemplazione delle immagini interiori che la psiche si cura, si orienta, si trasforma. La riflessione immaginativa, lungi dall'essere evasione, diventa cura di sé e il terapeuta, come il pedagogo e il maestro, ha il compito di non dire la verità, ma di rendere visibili le immagini con cui l'anima si narra.
In questo senso il lavoro con anima e animus apre anche alla dimensione spirituale della coscienza, non una religione esterna, ma una via interiore in cui il sacro si manifesta nella riconciliazione delle polarità. Ogni volta che accogliamo un simbolo, ogni volta che lasciamo spazio all'altro che vive in noi, si compie in piccolo un atto sacro.
E forse il più grande atto educativo oggi è proprio questo, insegnare a restare nell'ascolto delle polarità, a tollerarne la tensione, a non risolvere troppo presto, a diventare, come dice Jung, vaso in cui l'invisibile prende forma.
L'androgino come simbolo del sé.
Nel cuore di molte tradizioni sapienziali la figura dell'androgino emerge come simbolo potente, enigmatico e profondamente vocativo. Jung stesso ne riconosce l'importanza, vedendo nell'androgino non una impossibile neutralità, ma un ideale di integrazione armonica, un archetipo che rappresenta la totalità del sé.
L'androgino non è semplicemente un essere a metà strada tra maschio e femmina, né una fusione indistinta che annulla le differenze. È piuttosto una danza di polarità che convivono in equilibrio dinamico, un'unità nella molteplicità, un punto di incontro sacro tra i contrari. In questa visione le energie maschili e femminili si riconciliano non per cancellarsi, ma per esprimersi in un nuovo modo più vasto, più libero.
Questa figura trova eco in molte immagini mitiche spirituali. Hermes, il messaggero alato che connette cielo e terra. Krishna, l'incarnazione che unisce l'amore e la saggezza. Cristo che in sé porta la natura divina e umana. Sofia, la sapienza che è allo stesso tempo madre e figlia del mondo. Questi simboli non sono solo miti antichi, ma archetipi vivi che parlano al profondo di ogni essere umano, invitandolo ad un cammino di riconciliazione interiore.
Jung afferma: "L'androgino è il simbolo dell'unità della psiche e la coincidentia oppositorum, la congiunzione degli opposti che rappresenta la più alta aspirazione dell'uomo." (cit Mysterium Congiunzionis 1955). Questa meta non è una semplice neutralità dove le differenze si dissolvono in un grigio indistinto, ma una integrazione che rispetta la diversità, che mantiene vive le tensioni creative senza ricadere nella separazione o nella fusione simbiotica.
La riconciliazione dei contrari in questo senso diventa un vero e proprio atto di libertà spirituale. Non siamo più schiavi delle polarità che ci dividono o ci oppongono, ma diventiamo artefici consapevoli del nostro mondo interiore, capaci di abitare la complessità senza paura, di accogliere la luce e l'ombra con uguale dignità.
Questa libertà è forse la forma più alta di amore per sé e per l'altro, perché ci libera dalle catene delle identità rigide, ci apre alla profondità del vivere, ci invita a danzare sempre nella complessità dell'essere.
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Le mie - su di me - riflessioni
Queste teorie, questa intuizione sulle polarità intersecantesi, le conoscevo fin dalla mia gioventù . Soprattutto, la curiosità speculativa e riflessiva che ho sempre avuto per le filosofie orientali non poteva non farmi edotta di Yin e Yang che, anche simbolicamente e geometricamente ( e queste cose a me piacciono assai), rappresentano quella fusione, anzi danza, tra gli opposti.
Quindi psicologicamente mi ritrovo in questa ricerca di fusione del maschile e femminile ma, personalmente, qualcosa in me è andato oltre, forse è andato storto, o forse no, non so.
Il fatto che io abbia avuto l'impulso ( non irrefrenabile però) di trasformazione anche fisica e di immagine, oltre che psichica, da cosa può esser dovuto ?
Perché in me è così ?
Infatti, interpretando Jung, un uomo ovviamente deve poter fare a meno di indossare la gonna per accogliere in se la sua parte femminile. E credo che abbia pure ragione, anche se in mitologia, nella iconografia, l'androgino è anche rappresentato con la fusione dei caratteri estetici e biologici dei due sessi .
Non ho una risposta chiara.
Una spiegazione che mi sono data è che la "maschera" maschile, la "persona" maschile, in questa società occidentale è molto più rigida, pesante, ferrea, di quella femminile. Voler uscire da certi stereotipi restando dalla parte maschile è praticamente impossibile senza cadere nel senso del ridicolo, inteso quello proprio, il proprio censore. Evidentemente per me è stato così. Per qualcun altro, meno debole di me, il percorso può sicuramente esser diverso, meno complicato.
Infatti, quando la mia maschera maschile non fu più parte di una maschera comune ( la coppia stabile, felice), con un atto di forza e di coraggio, l'ho strappata indossando l'altra femminile che credo mi da molta più libertà nel cercare di essere una persona autenticamente completa.
E' come se, nel viaggio che ho intrapreso alla ricerca del mio vero se, io avessi cambiato veicolo in uno che trovo più confortevole, più capiente di relazioni, di sentimenti e di emozioni e, perché no, di una spiritualità che prima snobbavo e misconoscevo. Però ho lasciato, in un bagagliaio accessibile, anche la razionalità, l'attitudine all'azione, l'assertività dialogica, e quelle caratteristiche che, più o meno giustamente, si attribuiscono all'essere maschile.
Queste mie sono speculazioni a posteriori, a cose fatte, a vita in parte già vissuta. Valgono solo per me e quindi non ci si può costruire sopra nessuna teoria.
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Per chi volesse ascoltare, il video è questo.
Grazie per questo ripasso, che fa sempre bene. Credo che le tue riflessioni personali siano molto pertinenti.
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